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martedì 28 ottobre 2014

in concerto

11-10-2014
ALDO TAGLIAPIETRA + CONSORZIO ACQUA POTABILE con ALVARO FELLA live @ Teatro Sacro Cuore -
Novara (NO)

 
Era da tanto tempo che Aldo Tagliapietra non tornava ad esibirsi in Piemonte con un concerto tutto suo. Forse l'ultima volta fu esattamente un lustro fa, in quel Prog Fest di Veruno che ne rappresentò l'ultima data sul territorio italiano insieme alle sue amate Orme. Poi la separazione dal gruppo e una lenta, ma progressiva rinascita non solo musicale che avrebbe portato dopo il rendez-vous acustico del doppio UNPLUGGED all'incisione di due album sequenziali, concepiti nell'alveo del prog rock e imprescindibili per quanti del musicista veneto hanno sempre apprezzato gusto e trasparenza. L'opportunità di ascoltare finalmente dal vivo le storie di NELLA PIETRA E NEL VENTO e la circolarità de L'ANGELO RINCHIUSO giunge in quel di Novara, in una giornata di sole caratterizzata da una temperatura decisamente mite - e abbastanza anomala per questo periodo dell'anno, preceduta dall'esibizione quasi gemella solo ventiquattro ore prima nella vicina Magenta. Il nostro arrivo a Novara è dei più semplici. La città ci accoglie in tutta tranquillità, silenziosa e riservata com'è la provincia italiana in genere. A pochi metri dal parcheggio la chiesa del Sacro Cuore si erge di fronte a noi nel buio della sera, illuminata a giorno in tutta la sua verticale maestosità.
 
Al suo fianco, leggermente in ombra, c'è l'ingresso al teatro omonimo, edificio dall'apprezzabile ritorno acustico che saprà restituire nel corso della serata quelle vibrazioni mai dimenticate e che solo l'ugola di Tagliapietra è in grado di esprimere. Decidiamo di attenderne l'apertura nell'antistante piazzetta quando, raccolta nei suoi pensieri, ecco verso noi avanzare una figura estremamente familiare, le braccia raccolte dietro la schiena, il passo sicuro. L'incontro con Aldo Tagliapietra avviene così, spontaneamente e senza alcun tipo di accordo preventivo; due chiacchiere, giusto il tempo di capire che nonostante tutto la ripartenza è il sale della vita, il momento decisivo per mettersi in gioco una volta ancora, in un continuo e concreto scambio di energia con il pubblico. Che negli istanti precedenti il concerto arriva preparato ed entusiasta seppur alla spicciolata. Molti i volti già presenti a Mortara, tutti certi di un clamoroso bis che non può mancare con Aldo e la sua affiatata band. Le 21:00 arrivano rapide. Le luci calano in sala e la musica non si fa attendere. In apertura l'esibizione dell'autoctono Consorzio Acqua Potabile, in una formazione allargata ad otto elementi con il prezioso e decisivo featuring di Alvaro Fella, preludio all'imminente collaborazione fra la band di Boffalora Ticino e il veterano frontman dei Jumbo, scalda e coinvolge. Le note di Coraggio E Mistero, Il Cervo E La Fonte, gli estratti da DNA, con la magistrale Suite Per Il Sig. K sopra tutti, e la conclusiva nonché inedita Sui Cavalli Delle Strade dedicata all'amico Francesco Di Giacomo sono un buon viatico per il piatto forte della serata che di lì a poco calcherà il palco. È giunto infatti il momento. Tocca ad Aldo. "Nel 2015 saranno 50 anni dalla nascita de Le Orme quindi quest'anno ho deciso di fare un omaggio a questo grande gruppo che mi ha dato molto e al quale io ho dato tutto." Con queste poche parole introduttive l'apertura affidata a Insieme Al Concerto dimostra all'istante che non c'è tempo per rimpianti o facili nostalgie. La serata celebrativa, il Celebration Tour, com'è stata ribattezzata questa trance di concerti che nel corso del nuovo anno proseguirà con nuove date, prende presto quota.
 
La voce di Tagliapietra, come sempre in perfetta forma nel suo elegante completo bianco, è assai tonica e convincente, unica nel suo genere, corposa come non sentivamo da tempo cosicché i brani in scaletta non possono che beneficiarne riemergendo in maniera decisa dal passato e propagandosi freschi e attuali dal palco. Non solo attraverso il prog blues di Los Angeles, ma anche e soprattutto per mezzo dell'inattesa Il Gradino Più Stretto Del Cielo, un piccolo capolavoro di potenza e incisività ripescato a sorpresa dal canzoniere ormesco, qua eseguita in una versione potente e estremamente dinamica grazie all'apporto dei Former Life, l'affiatato trio che accompagna il melodista muranese da qualche anno. Nel corso della serata, con il passare dei minuti, sarà sempre più evidente il decisivo apporto che la giovane band veneta è stata in grado di garantire alla causa dell'illustre collega attraverso un entusiasmo e una preparazione invidiabilmente naturali. La gioventù che sprizza energia e dinamismo incontra infatti la passione, il tocco, il gusto dell'esperienza e produce un affresco immaginifico dello stato della musica sempre attuale, capace di spingere al limite un Manuel Smaniotto  - già al fianco di Tagliapietra nel progetto Tagliapietra-Pagliuca-Marton -  in costante crescita, di porre l'accento sulla chitarra di Matteo Ballarin e di lasciare libera creatività alle tastiere di Andrea De Nardi. Terzo estratto da VERITA' NASCOSTE: Regina Al Troubadour è la melodia giusta al momento giusto con Ballarin protagonista dell'ottimo assolo finale su tonante impostazione ritmica di Smaniotto. Attesissima è invece La Porta Chiusa, un tempo autentico tour de force per Le Orme e oggi rampa di lancio per l'ormai rodato quartetto veneto, sempre più a proprio agio nel raggiungere di lì a poco il primo climax della serata con un paio di episodi tratti da L'ANGELO RINCHIUSO, il concept album mandato in stampa nel corso dello scorso anno e qui rappresentato, dopo l'introduzione della strumentale Volatus, dall'autobiografica title track e dalla delicata, ma decisa Dentro Il Sogno, sintesi di un lavoro di profonda e lucida creatività prog rock, dalla struggente epicità, capace di fotografare alla perfezione la sintonia venutasi a creare anche in sala di incisione con innata classe e maestria.
 
Si torna dunque agli antichi fasti con una tripletta in cui vengono combinati melodia e contrappunti folk-cameratistici: Frutto Acerbo, Gioco Di Bimba e l'ipnotica Amico Di Ieri sono il preambolo all'ottima Figure Di Cartone con il talentuoso De Nardi sulle tracce del miglior Pagliuca. A un'ora di viaggio da tutto questo è finalmente tempo di approdare sul cristallino Felona, dopo esser stati a lungo Sospesi Nell'Incredibile sulle note del fantasioso assolo di Mr. Smaniotto e qualche istante prima di rimettere piede a terra con un velo di malinconia; Tagliapietra non dice nulla, ma attacca deciso Morte Di Un Fiore mentre il pensiero corre rapido al nipote Stefano venuto a mancare proprio pochi giorni prima di questo concerto. Mentre sullo sfondo si alternano senza soluzione di continuità opere di Walter Mac Mazzieri, Canzone D'Amore dissipa le nuvole con una splendida esecuzione che evidenzia, se mai ce ne fosse ancora bisogno, l'affiatamento del sorridente Aldo con i suoi giovani compagni di viaggio. Sugli scudi una volta ancora De Nardi e la chitarra di Ballarin, sempre preciso e travolgente. A tratti debordante, come le note della potentissima Sguardo Verso Il Cielo che accendono tutta la platea in vista del gran finale. Grinta, entusiasmo, vitalità, pathos: tutto si anima e prende corpo in un concentrato di assoluto dinamismo immaginifico che cresce nota dopo nota, fraseggio dopo fraseggio. Breve pausa ed è già tempo per il bis. Poteva forse mancare all'appello Cemento Armato? Con una irruenza nuova la voce di Tagliapietra, meticoloso esecutore spronato dalla linfa vitale sprigionata dai suoi colleghi, è un urlo di disarmante attualità che non fa prigionieri né si perde fra la pioggia di note su cui si staglia. Poi è solo tempo di applausi a scena aperta per un live intenso e privo di cali di tensione. Uno spettacolo sinergico di rinnovato entusiasmo fra l'artista e il suo pubblico, in grado di travolgere con reciproca soddisfazione delle parti. Il vecchio leone Tagliapietra ruggisce ancora guidando sicuro l'imbarcazione sospinta per l'ennesima volta in mare aperto; cum grano salis, come fa solo chi ha costruito non soltanto la propria carriera, ma l'intera vita su solide fondamenta. Senza tempo e senza età. Come le emozioni e tutti quei luoghi dell'anima che ciascuno di noi serba gelosamente dentro sé. E non osa dimenticare. Mentre la luna di Novara ci osserva complice lassù, benigna.
 
Andrea Barbaglia '14

martedì 19 agosto 2014

L'ANGELO RINCHIUSO

L'ANGELO RINCHIUSO
Aldo Tagliapietra
- Clamore - 2013

"Io non sono un uomo del passato e nemmeno un uomo del futuro. Io viaggio nel tempo - prigioniero del vento - sulle ali dell'eternità." Questo è Aldo Tagliapietra oggi. Questo è il sintetico ritratto che meglio esprime l'essenza dell'Uomo prima ancora dell'Artista che per decenni ha contribuito a forgiare con Le Orme un sound unico e riconoscibilissimo in Italia e all'estero, autore schivo eppure determinante per la quadratura del cerchio, perennemente innamorato del suo lavoro. Se dopo il mesto divorzio dalla band madre che, ricordiamolo, contribuì a fondare nel lontano 1966 qualcuno avesse ipotizzato un sereno e tranquillo ritiro a vita ascetica e contemplativa in qualche locus amenus tra Veneto e India, la produzione discografica post Orme del musicista muranese è qui a dimostrare con veemenza l'esatto opposto. Con una progressione oggettivamente quasi insperata - visto il glorioso passato e la possibilità di vivere di rendita con nuovi live improntati su un facile revival - alle soglie dei settant'anni Aldo vive una seconda giovinezza ed estrae dal proprio quadernetto degli appunti note e pensieri capaci di puntellare quella che possiamo considerare una carriera solista vera e propria. Magari non cercata, ma vissuta con la solita passione e il noto impegno; di certo non come una parentesi minore. Abituato a ragionare in gruppo, Tagliapietra conferma dalla precedente formazione gli affiatati Former Life Matteo Ballarin e Andrea De Nardi, coadiuvati dal già noto Manuel Smaniotto, e, indicando la via, si fa accompagnare dai giovani trevigiani in un onirico viaggio sinergico. Una sfida senza più compromessi che richiede, ma al tempo stesso implementa, energie e forza comunicativa. Se NELLA PIETRA E NEL VENTO, il precedente album rilasciato nel 2012, andava ad esplorare la dimensione prog su un impianto fondamentalmente pop L'ANGELO RINCHIUSO, pur non rinunciando mai alle imprescindibili linee melodiche tanto care a Tagliapietra, si inserisce senza dubbio in maniera più completa nel solco della tradizione progressiva. Neanche troppo paradossalmente è proprio la melodia ad accentuare l'essenza prog delle nuove composizioni, assemblate spontaneamente in una elegante suite di quasi quaranta minuti, sganciandosi da statici cliché formali che vorrebbero sempre la tecnica prevalere sul buon gusto. Riflessi Argentati, breve raccordo strumentale tra la circolarità di Io Viaggio Nel Tempo e la cosmica riflessione interiore di Storie, è uno dei tanti esempi in tal senso, favoriti dalla felice scansione narrativa del platter incentrata sulla visita notturna ad un vecchio da parte di quell'angelo che dà titolo al disco e al successivo, intimo, dialogo tra le parti. Sarà questa stessa creatura ultraterrena a restare imbrigliata tra i fitti reticoli della memoria umana allorquando, passati in rassegna i ricordi del tormentato signore, giungerà ad una nostalgica immagine famigliare: quella di due pianeti lontani, localizzati in simbiotico parallelismo nelle profondità dell'universo. Lo sfavillante Felona e l'oscuro gemello Sorona sono una volta ancora lì davanti ai nostri occhi, in tutto il loro fascino astrale, quarant'anni dopo la loro prima apparizione. Qui la rivelazione. Al nostro fianco infatti la creatura celeste ed l'essere umano assumono i contorni di proiezioni dello stesso Tagliapietra, con la prima tutta intenta a lenire i dolori del secondo. Il sontuoso Magnificat finale rafforza l'accorata preghiera laica e chiude il lavoro risuonando in una esistenza che è verità di fede. Come gli angeli custodi; invisibili e silenziosi, ma sempre accanto all'uomo. Prova ad alzare uno sguardo verso il cielo e tutto capirai.

lunedì 11 aprile 2011

TAGLIAPIETRA-PAGLIUCA-MARTON live

09-04-2011
- TAGLIAPIETRA-PAGLIUCA-MARTON live @ Auditorium Porto Antico -
Genova (GE)

Che bellezza poter riassaporare finalmente dal vivo le note provenienti dalle tastiere di Tony Pagliuca! Queste le prime parole pronunciate dalle nostre orecchie al cervello, sensazione di per sé già appagante mentre Regina Al Trobadour viene provata, rigorosamente a porte chiuse nell'accogliente cornice della Sala Maestrale dell'Auditorium ubicato accanto all'Acquario di Genova e a due passi da una splendida vista della Lanterna, dall'illustre trio del prog italiano e internazionale. Il GE-PROG FESTIVAL, organizzato dalla MusicNoLimit, fin dal suo primo anno di vita si assicura dunque un evento: la reunion del duo che ha composto testi e musiche per i più celebri e significativi album de Le Orme prevede addirittura la presenza in pianta stabile di un loro altro caro amico di ieri qual è quel prodigioso guitar hero che risponde al nome di Tolo Marton. E alla batteria? Difficile rimpiazzare Michi Dei Rossi: il giovane Manuel Smaniotto ha l'arduo compito almeno di provarci, ma se i tre compagni di ventura lo hanno voluto con loro qualche valido motivo ci deve essere per forza. Noi abbiamo ben due ore di tempo per valutare anche questo.

Sì, perché alle 21:01 in punto si parte con un fantastico viaggio a ritroso nel tempo che mai sa di stanca riproposizione da vecchie glorie, bensì affascina ed emoziona grazie all'abilità strumentistica dei protagonisti. Circa 750 spettatori affollano la Sala Maestrale per un sold-out mancato di un soffio; eppure non è in casi come questo che i numeri fanno la storia bensì le canzoni, ed è così Regina Al Trobadour ad aprire la serata, proprio sulle note di Smaniotto, quadratissimo drummer fin dai prime rullate, quasi a voler esorcizzare da subito l'assenza di Dei Rossi anche con la scelta di liberare immediatamente dopo la potenza sonora de La Porta Chiusa, da sempre brano e-n-O-r-m-e e qua impreziosita pure dalla chitarra di Marton che non interferisce nel fraseggio di note tra organo, basso e batteria, ma si ritaglia piccoli spazi di rara delicatezza, rivestandolo di luccicanti bagliori di classe.

All'annuncio della gradita presenza in sala del Maestro Gian Piero Reverberi, genovese d.o.c., fa seguito la dedica di Amico Di Ieri che purtroppo registra un iniziale problema audio con la chitarra, dimenticato però in fretta anche per merito del solo di armonica affidato sempre al dinamico Tolo sul tappeto di tastiere gestito da Tony Pagliuca. Ancora un estratto da SMOGMAGICA: su Los Angeles è la chitarra di Marton a fare davvero la differenza con uno spettacolare assolo che, oltre a far lievitare il tasso emotivo del brano, da solo meriterebbe la standing ovation pur senza dimenticare l'apporto nient'affatto secondario delle tastiere di Pagliuca e la fase di decisivo raccordo di Tagliapietra. A questo punto tutti abbandonano il palco e le attenzioni si concentrano sul solo Tony che, lasciato appunto in solitaria, si siede al pianoforte digitale e, spalle al pubblico, si cimenta con l'ottimo Preludio, già ascoltato nel suo emozionante APRES MIDI, prima di passare direttamente al brano vero e proprio, quella Gioco Di Bimba che non necessita assolutamente di presentazione alcuna, tanto è rimasta sedimentata nella memoria collettiva dell'Italia intera da quasi quarant'anni a questa parte, e cantata come di consueto dall'inconfondibile voce di Aldo, mentre il sodale tastierista si posiziona di fronte al suo castello formato da un Hammond M 100 "rafforzato" dal Leslie, da un Trinity KORG e dall'indispensabile Mini Moog Voyager dall'inconfondibile suono ovattato che la caratterizza al pari del pastorale tempo dettato dalla batteria.

Una ballata del 1974: Frutto Acerbo, autobiografica composizione di Pagliuca, è introdotta dalla dodici corde di Tagliapietra mentre Tolo ricama da par suo trame all'epoca non contaminate dalla sua Fender Stratocaster. Lo stesso dicasi per la strepitosa Figure Di Cartone che, oltre ad una naturale verve decisamente rock ben supportata dal preciso Smaniotto, presenta un inedito accompagnamento di chitarra affidato al musicista trevigiano mentre Pagliuca continua ad imperversare, folletto senza età, con estrema disinvoltura sui tasti del Voyager, realizzando paesaggi spaziali sonori fuori dal tempo. Gli stessi che si materializzano di fronte a noi all'ascolto di una eccezionale Evasione Totale, da sempre luogo di libera creatività ed improvvisazione che oggi si sviluppa per ben 9 minuti dando vita ad uno spettacolo nello spettacolo.

Pagliuca, ora in piedi, ora seduto, mai fermo, libera freneticamente il proprio talento, sbagliando nella concitazione qualche passaggio, mentre sul lato destro del palco Marton centellina le note con la sua chitarra prima che Tagliapietra stoppi tutto col suo basso facendo esplodere il composto pubblico dell'Auditorium in un fragoroso applauso. Primi Passi è il brano scelto al posto di Dai Un Nome, l'inedito che la formazione sta provando comunque anche in sede live in vista di un futuro album, prima di affidarsi alla sensibilità di Tolo per l'omaggio al mai troppo rimpianto Germano Serafin: la delicata Alpine Valley permette al virtuoso chitarrista di esprimersi nel suo caratteristico e personalissimo suono elettrico ottenuto quasi "per sottrazione", con le note che vengono letteralmente estratte dalle corde attraverso le proprie dita, conferendo così una leggerezza unica all'insieme. Smaniotto è protagonista nello strepitoso finale della successiva Sospesi Nell'Incredibile, altro autentico tour de force per tutti gli strumentisti, intenti a duellare tra loro a suon di note, scale e svisate mentre l'organo di Pagliuca diffonde il suo suono unico lungo tutta la composizione. Le asperità vengono mitigate dalla cristallina Felona, secondo e ultimo brano estrapolato da FELONA E SORONA, e da un medley comprendente Sera, La Fabbricante Di Angeli, Maggio e l'inconfondibile organo di Collage su cui Marton innesta un altro assolo.

Introdotta da un testo letto da Aldo, parte una vibrante e adrenalica versione di Sguardo Verso Il Cielo, inedita nei contrappunti rock di Tolo, che scuote nuovamente la platea e assesta colpi di gran classe prima di ricevere lunghi applausi da tutti. Consapevoli dell'intensa prova offerta, il ritorno sul palco per i bis è semplicemente una festa: Cemento Armato, immancabile e con un basso davvero potente, offre all'arcinota Canzone D'Amore l'onere e l'onore di chiudere una performance davvero maiuscola, nonostante l'affiatamento ancora da affinare e qualche sempre gradita imperfezione. Eppure non è ancora finita: tra un commento post concerto ed un acquisto al merchandising ecco comparire nell'atrio della struttura un richiestissimo Pagliuca e il sempre umile e schivo Marton mentre Manuel Smaniotto si defila per far spazio ai due giganti. Per la verità Aldo non si vede, ma sappiamo che altre occasioni si presenteranno nei mesi futuri. Come si suol dire: e non finisce qui.

Andrea Barbaglia '11

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