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venerdì 21 settembre 2012

TERZO TEMPO

TERZO TEMPO
Nomadi
- I Nomadi - 2012

Con un titolo che, ironia della sorte, sarebbe sicuramente piaciuto all'ex frontman Danilo Sacco, appassionato di rugby per la disciplina e il rispetto che gli atleti dimostrano agli avversari, arriva nei negozi la terza vita artistica dei Nomadi. Il terzo tempo appunto. Masterizzato all'Air Mastering di Londra e presentato da più parti come la svolta rock (avvenuta in realtà già con UNA STORIA DA RACCONTARE prima e consolidata con il potentissimo CORPO ESTRANEO dopo) della storica band italiana che nel 2013 festeggerà i 50 anni di carriera, il nuovo corso intrapreso con il successore del Kakuen di Agliano battezza l'esordio in sala di incisione di Cristiano Turato. Padovano, classe 1974, già al microfono del misconosciuto trio di electro-rock dei Madaleine, Turato aveva in precedenza avuto modo di prestare la sua voce a Έξοδο βρες, versione ellenica di Dove Si Va, registrata dai Nomadi qualche mese fa in compagnia del cantautore greco Lavrentis Machairitsas per il suo album di duetti ΟΙ ΑΓΓΕΛΟΙ ΖΟΥΝ ΑΚΟΜΗ ΣΤΗ ΜΕΣΟΓΕΙΟ. Ma qua si tratta di brani nuovi. Freschi, eppure sempre nel solco della tradizione. Perché di rivoluzioni copernicane TERZO TEMPO in realtà non ne offre. Certo, il singolo Ancora Ci Sei con quel cantato un po' alla Tiziano Ferro delle strofe e le armonie vocali care ai Beach Boys lascia forse perplessi, non riuscendo a valorizzare al meglio la potenza del nuovo vocalist. Cosa che al contrario riesce a fare la maestosa opener Non Avrai, adrenalinico e rabbioso hard rock di chiara matrice Seventies sostenuto da un riff di chitarra aggressivo e da un Hammond grintoso. I Deep Purple che incontrano gli Uriah Heep? Di certo una delle vette del disco con Cico Falzone e Beppe Carletti in grande spolvero. Dopo aver contribuito alla stesura di questa canzone Massimo Vecchi si riappropria del microfono per una doppietta personale: la ribelle Fuori, mid tempo di denuncia con le radici ben piantate nel presente e nel sociale, e la brillante Un Attimo Di Sole, protettivo abbraccio rock che guarda al futuro con speranza. In Terzo Tempo torna Turato per rassicurare un intero popolo smarrito dopo l'ultima separazione comunque dolorosa in seno alla band di Novellara e per ribadire se mai ce ne fosse bisogno che, ancora nel 2012, gli ideali alla base dello stile Nomadi non sono affatto tramontati. Scritta intorno al 2001 e lasciata decantare fino ad oggi, Tarassaco è il classico brano per pianoforte-violino-voce nonché seconda composizione del nuovo arrivato; il quale si supera nel vero capolavoro di questi 40 minuti di musica. Giù il cappello infatti per Apparenze, iper ballad posta quasi in conclusione di cd, orchestrata magistralmente ed eseguita ancor meglio. Con trasporto e ancora una volta con sentimento. Piccola fase di stanca. Lo scattante pop rock del carpigiano, ed ex Godiva (band in orbita nomade qualche anno fa), Luca Zannoni, Un Altro Cielo, non lascia il segno, ma a risollevare le sorti ci pensa l'ormai terza voce ufficiale dei Nomadi: Sergio Reggioli è infatti il felice solista del ritmato gospel arrangiato in chiave rock Il Vento Tra Le Mani e scritto in collaborazione con l'amico Bip Gismondi. In chiusura l'ultima stoccata di Turato con Addormentato Ma Non Troppo introdotta dal wah wah di Falzone e sospinta dalla batteria di Daniele Campani. Ma restate seduti: il film, così come la vita, non è ancora finito.

martedì 26 giugno 2012

in concerto

25-06-2012
- EMILIA: LIVE @ Stadio Dall'Ara -
Bologna (BO)

Afa e sole cocente. Così è Bologna oggi. Fa caldo e splendono ancora le luci basse del tramonto sulla città quando le prime note de Il Suono Della Domenica si diffondono nello stadio Dall'Ara propagandosi in simultanea nell'etere della diretta tv. Sono le 21:20. Le prime parole pronunciate dietro le quinte da Fabrizio Frizzi, presentatore ufficiale della serata trasmessa su Rai 1 per la regia di Sergio Colabona con la scenografia di Marco Calzavara, ricordano come "siamo gente abituata a combattere da sempre. Con la natura, la fabbrica, con la nebbia. Abbiamo un carattere sanguigno e terragneo per questo sapremo risorgere anche da questa catastrofe." Un ritratto fiero dello spirito della gente d'Emilia che si materializza all'istante nel volto inconfondibile di Zucchero Fornaciari, primo protagonista di Emilia Live, il concertone di questa fine giugno 2012 fortemente voluto da Beppe Carletti dei Nomadi, e capace di incantare con le note di uno fra i brani migliori della sua ultima produzione. Sono i controcori preregistrati dello stesso Sugar la nota stonata di questa apertura, ma il pubblico pare giustamente non prestare particolare attenzione a questo dettaglio anche perché, di lì a poco, sono le scatenate note di X Colpa Di Chi a irrompere sulla scena, scaldando i 40.000 accorsi allo stadio di Bologna. L'arrangiamento sempre trascinante del brano amplifica la carica di energia e sensualità padana sottolineate dalla sezione fiati. Chiusura con il solo di Mario Schilirò e le rullate di Adriano Molinari. "Grazie mille! Ciao Bologna: che Dio vi benedica! God Bless you all! Sempre!" Adelmo cede il palco al prossimo artista con un invito consolatorio e speranzoso insieme: "...don't cry Emilia, don't cry!"

Tra i nomi più attesi della serata,
Francesco Guccini si presenta on stage. Emozioni? "Provo a non averne. Vediamo se riusciamo. (...) Speriamo di accontentare tutti." E sull'arpeggio classico di Juan "Flaco" Biondini prende forma il malinconico racconto de Il Vecchio E Il Bambino. Il Maestrone, ringraziati e congedati parte dei suoi musicisti abituali, viene raggiunto da Caterina Caselli, tornata su di un palco dopo addirittura quarantadue anni, per un duetto che sulla carta promette scintille. La scelta dei due artisti è ricaduta infatti su Per Fare Un Uomo, esemplare ballata sulla vita scritta dal cantautore di Pavana nel lontano 1967, portata poi al successo dai Nomadi di Augusto Daolio ed interpretata pure dall'ex casco d'oro della canzone italiana in quegli stessi anni. Questa sera la quadratura del cerchio viene impreziosita dall'attesa e rinnovata collaborazione, almeno in sede live, tra Guccini e l'amico Carletti che, seduto al pianoforte, porta con sé il violinista Sergio Reggioli. Al basso c'è Pier Mingotti; all'acustica Flaco Biondini.

L'insolito sestetto dura lo spazio di una canzone; la Caselli, ancora in evidente fase di rodaggio, si avventura, sbarazzina ed emozionata come una debuttante, in una rilettura per pianoforte e violino della classica
Insieme A Te Non Ci Sto Più raccogliendo gli applausi di tutti. Spetta a Guccini, richiamato sul palco da Frizzi per i saluti, presentare Ligabue. Abituato da tempo alla dimensione stadio, il rocker di Correggio si propone in solitaria, sicuro e a suo agio, armato semplicemente di una Gibson SJ acustica, per Il Giorno Di Dolore Che Uno Ha e Il Meglio Deve Ancora Venire. Lo stadio canta con una sola voce. Carletti torna sotto i riflettori per raccontare brevemente le tre settimane nelle quali la macchina organizzativa s'è mossa e ha permesso la realizzazione del concerto di questa sera. Significativo il fatto che a settembre (sabato 22 per l'esattezza) spetterà proprio a Ligabue fare gli onori di casa, questa volta nella "sua" Campovolo, per un seconda kermesse canora in favore dei terremotati dell'Emilia. Altra sorpresa: Raffaella Carrà!

Bolognese DOCG, la Raffa nazionale si rivolge risoluta ai potenti dell'Italia ("Voi dovete per favore, per favore, alleviare questa burocrazia tremenda nei confronti dell'Emilia e dovete mettere in atto subito, vi prego, subito, tutti i piani d'azione che avete pensato") prima di lanciarsi nella scatenata Rumore. Dopo aver ricordato le recenti visite sui luoghi del disastro del Presidente della Repubblica Napolitano e del Dalai Lama, oltre a quella imminente di Papa Benedetto XVI, Frizzi lascia spazio ai Nomadi, band promotrice di Emilia: Live. Per molti telespettatori Cristiano Turato è ancora, a quattro mesi dal suo debutto, il volto e la voce nuova, da ascoltare e con la quale prendere confidenza. La scelta di Carletti e soci (affiancati dalle coriste Cristina Montanari e Monica Magnani) di affidarsi a Io Voglio Vivere e all'immancabile Io Vagabondo, ennesimo sing along della serata, confermano le buone impressioni avute sulla tenuta del cantante patavino, sempre grintoso e sempre più a proprio agio sul palco.

Daniele Bergonzoni, per una volta più affabulatore che surreale, riversa una funambolica pioggia di parole nella sua lettera-monologo rivolta alla Terra con l'augurio conclusivo di una nuova alba perché "il buongiorno si vede dal mattone. Costruiamoci!".
E mentre Frizzi ricorda a scanso di equivoci che tutti gli artisti coinvolti questa sera si stanno esibendo senza ricevere compenso, ecco prepararsi gli Stadio. In formazione allargata a ben sette elementi, la band emiliana attacca con Sorprendimi, forse non uno dei brani maggiormente rappresentativi pescato dal loro vasto repertorio, ma dall'alto coinvolgimento emotivo sulla platea di questa sera che infatti risponde compatta agli inviti di Gaetano Curreri ad aprire le ali. Per l'inno Chiedi Chi Erano I Beatles, che sfumerà sul finale in Hey Jude, gli Stadio vengono raggiunti pure da Gianni Morandi, reduce da un leggero infortunio al costato che inizialmente ne aveva messo in dubbio la presenza, ma perfettamente ristabilitosi per omaggiare l'Emilia e un caro amico comune.

Sui maxischermi allestiti ai lati del palco compare infatti l'immagine di Lucio Dalla, compagno fraterno di Morandi e molto più che un mentore per la formazione di Curreri ai tempi dei loro esordi per l'affermazione nel panorama della musica che conta. Piazza Grande è il giusto atto di riconoscenza nei suoi confronti. Morandi non si trattiene poi di intonare acappella una strofa di C'era Un Ragazzo Che Come Me Amava I Beatles E I Rolling Stones seguito ça va sans dire da curve, tribune e distinti del Dall'Ara. Una menzione all'asta pro terremotati istituita dal team Ferrari che ha fruttato 1.800.000 euro e breve collegamento con Cracovia da Casa Italia, ritiro della Nazionale Italiana di calcio impegnata nell'Europeo di Polonia e Ucraina. Alle 22:45 è il turno di Filippo Neviani da Sassuolo, in arte Nek, che al basso presenta la doppietta Lascia Che Io Sia (Daniele Ronda osserva da casa) e E Da Qui (Alex Baroni sorride dal Cielo) con Chicco Gussoni alla chitarra solista e leader della backing band che lo accompagna.

Inaspettato l'intervento parlato del bolognese Alberto Tomba, forse eccessivamente euforico, e del castelnovese Giuliano Razzoli. A 60' dalla mezzanotte spetta a Samuele Bersani comparire con i suoi musicisti, prima raccolto nella sempre strepitosa Giudizi Universali, fin qui il momento più intenso della serata, poi intento a raccontare la commozione dei colleghi dietro alle quinte e infine, con un energico arrangiamento rock, pronto a chiudere il suo quarto d'ora di intervento con la ritmata Chicco E Spillo, dedicata oggi più che mai al suo scopritore, al suo maestro Lucio Dalla che permise anche a lui di intraprendere il mestiere di cantautore ormai vent'anni orsono. Sul palco è il momento di Vasco Errani e Beppe Carletti. Qualche fischio per la verità all'indirizzo del Presidente della giunta regionale dell'Emilia-Romagna, presto dimenticato grazie anche agli applausi rivolti allo stesso Commissario speciale per la ricostruzione e al leader dei Nomadi al momento della comunicazione dell'incasso della serata: 1.097.190 euro per un totale di 36.573 paganti.

Un parziale risultato arriva pure dalle donazioni fatte via
sms al numero 45500: 750.000 euro. Con Un Giorno Migliore spetta a Paolo Belli e alla sua Big Band dare un tocco di swing al proseguimento della serata. L'ex cantante de I Ladri Di Biciclette, cittadino di Carpi, di recente in visita alle tendopoli, ricorda sì il danno materiale provocato dal terremoto, ma soprattutto quello psicologico provocato dalle oltre 1500 scosse che hanno fatto tremare la sua terra al confine tra Lombardia ed Emilia Romagna nell'ultimo mese e mezzo.
Supportato da cinque ragazzi appassionati di musica e finiti nelle scorse settimane tra le decine di migliaia di sfollati, Belli affida all'R&B inedito, ma di stampo jannacciano, intitolato Noi Cantiamo Ancora (Com'è... Com'è) regalare nuovi brividi, questa volta positivi, ai carneadi Sara, Tiziana, Yoel, Fabio e Samantha. Sulle note di Gocce Di Memoria, tocca a Fabrizio Frizzi dare il suo contributo con una lettura scritta di proprio pugno da Michele Serra. Nuove emozioni in musica con Luca Carboni.

E se la preparazione del suo set risulta più lunga del previsto, torna tuttavia utile per mandare un saluto alla sorella di Big Luciano Gabriella, presente in tribuna con regolare biglietto, a testimoniare la vicinanza della famiglia Pavarotti. Silvia Lo Sai e Mi Ami Davvero in versione unplugged, ma accorciate rispetto alle versioni in studio, sono ottime scelte, ma sulla seconda Carboni pare leggermente in debito di ossigeno. Un terzo brano come Mare, Mare conferma il calo di voce dell'artista e le sue inattese difficoltà. È comunque sulle note dei suoi successi che viene toccata quota 1.000.000 di euro con gli sms da casa. Sulle transenne delle macerie della torre di Finale Emilia, simbolo del disastro, una pia mano ha voluto affiggere un messaggio. "Grazie torre che hai sfiorato le nostre case. Certo, non sei riuscita ad evitare alcune macchine, ma non ci hai fatto del male. Sei stata con noi per anni, ci hai fatto sentire ogni ora i tuoi rintocchi; alla notte alcuni di noi ti hanno detto anche brutte cose. Ma non erano rivolte a te, bensì alla campana che ora rimpiangiamo.

Ti chiediamo ora, ancora una volta, un favore grossissimo: lasciaci passare e lasciaci lavorare, e appena saremo tutti ripartiti e ritornati nelle nostre case faremo di tutto per rimetterti in piedi più forte e più bella di prima. Arrivederci torre. I tuoi vicini.
" Urla femminili annunciano Cesare Cremonini. Da solo, al pianoforte, l'ormai maturo cantautore bolognese brilla di luce propria nella versione stripped down di Mondo. Se il pensiero corre all'Elton John dei primi stratosferici successi, il nuovo tributo a Dalla ne conferma le potenzialità, affidando a L'Anno Che Verrà il duetto con l'applauditissima Laura Pausini, dark lady e terza regina della serata dopo la Caselli e la Carrà. Non un secondo brano per l'interprete di Solarolo, ma spazio ad un prezioso contributo filmato riguardante la chiesa di Mirabello. Ancora musica dopo una citazione di Edmondo Berselli: l'anima blues e soul di un grintoso Andrea Mingardi, classe 1940 e a capo di una band di ben dieci elementi, esce con tutto il suo entusiasmo e la sua passione dalle note di Con Un Amico Vicino, With A Little Help From My Friends e la storica È La Musica.

Torna Carletti per un abbraccio ideale esteso a tutti quanti si trovano al Dall'Ara di Bologna questa sera e verso coloro i quali seguono la diretta alla tv su Rai 1: una prova di affetto e amore che ha portato al momento con i soli sms la ragguardevole cifra di 1.258.000 euro. Ora, al centro del palco, trova spazio, anche lui proveniente da Correggio, il flautista classico Andrea Griminelli che accompagnato dal pianista Matt Herskowitz esegue un medley capace di unire l'Ave Maria di Joseph Bonnet a quella di Franz Schubert. Sono da poco passate le 00:30 quando assistiamo alla reunion one-night-only fra Modena City Ramblers e Cisco per due estratti provenienti dall'ultimo album in studio composto insieme quasi dieci anni fa: Viva La Vida e I Cento Passi vedono Stefano Bellotti e Davide Morandi spartirsi equamente le parole infuocate del combat folk militante della band mentre la band si destreggia abilmente tra rock e influenze irish. Siamo in dirittura di arrivo.

Dopo i ringraziamenti di rito, accanto all'impeccabile Fabrizio Frizzi, vero erede di Pippo Baudo, ecco comparire per un'ultima volta Beppe Carletti, ancora prodigo di ringraziamenti per la generosa presenza degli astanti e per la solidarietà tributata da casa: i 2.500.000 di euro raccolti sono così destinati a finire in un fondo regionale a favore della causa. Al comitato di indirizzo composto da membri della Regione, dagli artisti stessi e dai rappresentanti delle aziende partecipanti all'evento spetterà il compito di attivarsi perché il denaro arrivi celermente a destinazione. Il gran finale spetta quasi di diritto ai Nomadi: sulle note della gucciniana Dio È Morto, affidata alla voce del bassista Massimo Vecchi, si chiude in rock la lunga kermesse voluta dagli artisti emiliani in aiuto e soccorso della propria terra. Sono le 00:50. Nel fade out televisivo si mescolano le grida del pubblico scandire "Au-gu-sto! Au-gu-sto!" e un conclusivo "Sempre...Nomadi!". Missione compiuta. Prossimo appuntamento sabato 22 settembre, Campovolo.


Andrea Barbaglia '12

le immagini pubblicate sono tratte dalla diretta di RAI1

lunedì 27 febbraio 2012

25-02-2012
- NOMADI live @ Teatro Tenda -
Novellara (RE)

Si è parlato tanto, troppo e molto spesso a sproposito in questi ultimi due anni e mezzo. Tanto ancora si dirà nelle settimane e nei mesi a venire dell'abbandono di Danilo Sacco in seno ai Nomadi. Diciannove anni là su quel palco, in prima fila dopo l'incolmabile vuoto provocato dalla scomparsa del grande Augusto Daolio, all'inizio condividendo la responsabilità del canto con Francesco Gualerzi poi, dal 1998 in solitaria, da frontman navigato e maturo, non si cancellano in un istante e sicuramente possono portare con sé, alla luce di quanto accaduto, polemiche (sempre sterili) e riflessioni. A fronte dell'addio per motivi di salute del cantante astigiano, vittima, ricordiamolo, nella primavera del 2009 di un infarto che pareva potesse pregiudicarne la salute prima ancora che la carriera, è giusto così registrare e prendere atto dello scontento di quanti hanno seguìto, e forse addirittura scoperto, la band di Beppe Carletti negli anni post Augusto proprio grazie alla crescita artistica dell'ex cantante della Comitiva Brambilla, ora delusi in primis per la decisione maturata e, in seconda battuta, per un presunto atteggiamento "freddo" della band all'indomani della notizia resa pubblica da Danilo sul suo sito. Concluso il tour teatrale in supporto a CUORE VIVO, raccolta di rifacimenti nomadi tra 1967 e 1977 con due inediti, non senza questo imbarazzo di fondo, dal primo gennaio 2012 le strade delle parti in causa si sono così ufficialmente separate. Danilo Sacco si rifugia nell'abbraccio della sua Agliano, prende un po' di tempo per riordinare le idee e lascia intendere come, a tempo debito, una nuova avventura musicale verrà abbracciata e condivisa con quanti vorranno seguirlo nel suo percorso.

Di riflesso i Nomadi hanno la necessità di trovare un nuovo cantante in grado di affrontare un gravoso impegno: raccogliere l'eredità dello stesso Sacco e, come a quest'ultimo accaduto, quella sempre pesantissima di Augusto Daolio, ineguagliabile per carisma e sensibilità artistica, del quale nel 2012 ricorrono fra l'altro i vent'anni dalla scomparsa. Gli stessi trascorsi dalla morte di Dante Pergreffi, quel Principe Desiderio ricordato sempre sorridente al basso e che solo il destino ebbe la forza di portare via anzitempo in quello sciagurato 1992. Ricorrenze e anniversari. A 365 giorni dai cinquant'anni di carriera della band. Febbrili, le prove con i nuovi candidati vocalist si sono protratte fino a qualche settimana fa, nel riserbo più assoluto. Da fine novembre ad oggi si sono succedute voci, smentite, ipotesi; nomi ne sono stati fatti davvero molti, da Roberto Tiranti dei Labyrinth a Paolo Montanari dei Ma Noi No, cover band nomade d.o.c.g., passando per la compagna dello stesso Tiranti, Irene Fornaciari, già al fianco del sestetto novellarese in più di una occasione. Niente da fare. Il nuovo cantante sarà presentato sabato 25 febbraio, in occasione del XX Tributo ad Augusto, appuntamento classico per il popolo nomade, dove farà la sua prima uscita ufficiale. E il 26 si bissa.

Arrivati nel tardo pomeriggio di sabato sostiamo qualche istante al di fuori del tendone sotto cui si svolgerà il concerto ascoltando commenti e aspettative. C'è cauto ottimismo per quanto accadrà da qui in avanti nella storia dei Nomadi anche se un calo numerico di presenze al momento è un dato ben visibile. Entriamo, e anche sotto al tendone ci si muove senza grossi problemi. Certo, son passate da poco le 20:30 dunque tutto sommato è ancora presto. Però... Conclusa la breve esibizione a suon di ritmi caraibici di Pepe e Los Trinitarios, è la volta di Martino Corti, mascotte nomade rimasta nei cuori di qualche fans e oggi di nuovo sul palco ad aprire la serata come spesso accaduto nel corso del tour 2010. A scaldare davvero il pubblico ci pensa però l'arrivo di Cisco, uno dei tanti nomi dati per papabili e in corsa alla successione di Danilo Sacco almeno fino alla fine dello scorso novembre, quando a far naufragare la sua possibile candidatura nel ruolo di nuovo cantante nomade apparve sul sito internet dell'artista la notizia di fine registrazioni del nuovo disco solista. Forte dell'esperienza ultradecennale maturata tra le fila dei Modena City Ramblers e dotato di un naturale carisma, il buon Bellotti ha gioco facile nell'intrattenere la platea intonando uno dei nuovi brani contenuti in FUORI I SECONDI, sua ultima fatica discografica uscita da meno di un mese. Scritto in collaborazione con il chitarrista Andrea Faccioli, presente sul palco in compagnia di Simone Copellini allo xilofono, Augusto non poteva infatti che essere dedicato all'indimenticabile Daolio e gli applausi commossi e sinceri delle persone che via via stanno arrivando ne impongono un bis immediato. Poi è la volta di Beppe Carletti.

Accompagnato sul palco da Red Ronnie, che con la sua innovativa Roxy Bar TV seguirà in diretta mondiale la due giorni di Novellara, e con Pietro Casarini presentatore di giornata, la parola passa però subito al protagonista più importante che la storia nomade abbia mai avuto. Sul maxischermo alle loro spalle compare infatti un Augusto d'annata che all'intervistatore di turno ha modo di ricordare come
i Nomadi dopo, già allora, oltre venti anni di onorata carriera siano non solo una band, ma uno stile di vita vero e proprio. Che cresce e guarda al futuro. Quel futuro che ora, febbraio 2012, è il nostro presente, qui, proprio in quel di Novellara. Al rientro dall'intervista sono la comparsa on stage della chitarra di Daolio e del basso di Dante Pergreffi a colpire e suscitare emozione. Lo stesso moto d'animo e di affetto che tra gli applausi scroscianti di tutti accompagna le parole di ringraziamento rivolte al pubblico da parte di Carletti. Affetto certo, ma anche qualche sassolino finito nelle scarpe lungo il camminare di questi ultimi mesi e che ora pare necessario togliersi. Con una certezza incrollabile: "Possiamo guardare al domani perché abbiamo un passato fortissimo". Siamo in ritardo di qualche minuto sulla tabella di marcia, ma poco importa.

Oggi è una festa. Una festa con una sorpresa di nome Cristiano e l'attesa è naturalmente palpabile. Poi, quando meno te lo aspetti, si spengono le luci e tutto si fa buio sotto al tendone. È qui che "nasce la terza vita nomade". Protetti dal profilo di Augusto Daolio che compare sul lato destro della scenografia quasi a osservare la sua band, i cinque veterani della band salgono sul palco, si posizionano dietro ai loro strumenti e rivolgono lo sguardo nuovamente al maxischermo dietro di loro. Ancora Augusto, da un passato che si fa presente, prende la parola: "Allora, grazie per essere venuti questa sera; oggi... ancora un'altra volta, con tanto sentimento, sempre Nomadi!" All'istante le note di Ricordarti si propagano dai pick up della chitarra di Cico Falzone, che taglia l'aria e annulla quell'aura di sogno nella quale ci si stava pigramente crogiolando. E sono note pesanti, massicce, che corrono a ritroso nel tempo per riannodarsi a quei fili mai recisi vent'anni prima. Spetta a Massimo Vecchi, che alcuni avrebbero voluto promuovere sul campo nel ruolo di voce unica dei Nomadi, l'incombenza del canto; ma la seconda strofa è tutta per Sergio Reggioli mentre la terza tocca al già citato Falzone. Esecuzione corale supportata dalle inattese, ma sempre gradite presenze di Cristina Montanari e Monica Magnani che si fanno sentire con la misura che le contraddistingue nel finale. L'attesa per poter ascoltare e conoscere il nuovo cantante non è dunque terminata. Fotocamere e cellulari restano ancora a bocca asciutta anche durante il secondo brano in scaletta, la veemente Ad Est, Ad Est affidata a Vecchi, grintoso e carico al basso tanto quanto pare esserlo l'infaticabile Daniele Campani dietro la batteria.
Tutto sotto l'occhio vigile di Carletti. Ormai ci siamo.

È tempo di un nuovo, importante battesimo. Spetta al grande Augusto "officiare" dal maxischermo: "Ti dedichiamo questa canzone; con questa canzone diventi praticamente battezzata. Sei a posto con Dio, con la terra, con il mondo, con tutti e soprattutto fai parte della grande famiglia dei Nomadi". Signore e signori ecco a voi Cristiano Turato. Tre inchini carichi di emozione rivolti ai tre spazi in cui si divide il pubblico. "Heilà! Alloraaa!! ...Ciao a tutti." Basettoni, pizzetto, di nero vestito, con una voce molto corposa e strutturata anche nel parlare e con una cresta cyberpunk che mai s'era vista da queste parti, il primo impatto con il nuovo cantante è sorprendente. Quasi un pugno nell'occhio. Inutile paragonarlo, anche solo esteticamente, a Danilo Sacco o tantomeno ad Augusto Daolio. Altri tempi, altre necessità. "Prima di tutto, ragazzi, volevo veramente, veramente, col cuore, con tutto me stesso, ringraziare loro perché mi hanno scelto... e non so ancora perché!?! Per me, per me è come sposarmi di nuovo, avere una nuova famiglia. C'è tutto da fare, c'è tutto da costruire, e io voglio farlo insieme a voi. Mi date una mano? Grazie." Grande prova di umiltà da parte della ventitreesima new entry in casa Nomadi lungo questi quasi cinquant'anni di carriera.

"Se riusciremo a passare questa due giorni indenni - ammonisce tra il serio e il faceto Falzone - ce la faremo". Si riparte. L'hard rock di Sangue Al Cuore non risente affatto del cambiamento vocale operato dal nuovo arrivato che ci mette anzi del suo per mantenere l'usuale potenza sprigionata dalla musica, lasciando intravedere smaglianti bagliori metal e sfiorando addirittura il growl.
Potentissimo. Con Una Storia Da Raccontare Turato divide il cantato con Vecchi e anche in questa occasione imprime una aggressività nuova all'interpretazione che ben si sposa alle liriche contro la pena di morte. Sempre in ambito sociale fa la sua comparsa Il Serpente Piumato, affidata nella sua interezza al bassista e seguita a ruota dalla più disimpegnata, ma non meno efficace Toccami Il Cuore, appannaggio invece del nuovo frontman. Qualche comprensibile incertezza per lui in questo pezzo, ma il giovane cantante patavino, classe '74, può contare su una squadra di professionisti affiatata che sopperisce alle sue veniali lacune garantendogli fiducia e sostegno incondizionato. È a questo punto che purtroppo per noi termina la prima giornata del tanto atteso XX Tributo ad Augusto. Le note de La Libertà Di Volare e Auschwitz rieccheggeranno di lì a breve frammentarie e lontane alle nostre orecchie mentre saremo costretti da uno spiacevole imprevisto ad abbandonare il luogo del concerto, non certo per stanchezza o peggio ancora per delusione rispetto a quanto ascoltato fino a quel momento. Peccato, perché il fattore T piace e potrebbe regalare soddisfazioni anche alle "vedove inconsolabili" di Danilo, già da queste prime apparizioni. Tempo al tempo. Dove si va? Per intanto poco oltre la collina c'è il paese che ci aspetta. Domani pomeriggio torneremo invece a Novellara, quando sarà tutto a posto.

Andrea Barbaglia '12

le fotografie pubblicate sono tratte dal sito web www.nomadi.it

martedì 10 maggio 2011

CANZONI NEL VENTO LIVE 1987-1989
Nomadi
- I Nomadi - 2011

Un pò a sorpresa esce in questo scorcio di primavera il qui presente live album che va a completare le registrazioni dello storico doppio album IN CONCERTO - LIKE A SEA NEVER DIES, della relativa vhs, oggi reperibile in dvd, IN CONCERTO, CASALROMANO 1989 e dei brani live presenti su ANCORA NOMADI. Come lo scarno booklet (unica pecca del progetto) ci segnala, si tratta di una dozzina abbondante di brani conservati fino ad oggi negli archivi della band emiliana ed eseguiti nei concerti di quegli anni a Cremona, Casalromano, Lugo, Spezzano e Modena, da sempre terreni fertili e produttivi per fans e amici. Complice la raggiunta indipendenza discografica ecco che i Nostri possono permettersi di muoversi come meglio credono immettendo sul mercato un gioiellino che forse la vecchia guardia del popolo nomade attendeva da molto. Fa un certo effetto leggere nuovamente, dopo più di due decadi, la dicitura "Nomadi: Augusto Daolio, Beppe Carletti, Dante Pergreffi, Gianpaolo Lancellotti, Christopher Dennis", formazione a suo modo storica, prima dello scisma del 1990 che non pochi strascichi ha portato con sè negli anni a seguire, e che i più giovani hanno potuto solo conoscere attraverso i racconti e le mai sufficienti tracce video ed audio che affiorano ancora oggi dalla rete. Sì, ma la scaletta? È una sorpresa: messi da parte tanti successi già rintracciabili su raccolte più o meno dozzinali indiscriminatamente presenti sul mercato, qua si predilige fare spazio a brani solo apparentemente minori, manna dal cielo invece per la vecchia guardia. Si parte con una versione davvero divertente de Il Fiore Nero a cui Augusto modifica, trattenendo a stento le risa, la parte finale "dedicata" all'amico Jimmy e che ci fa capire il criterio e il comune denominatore scelti per assemblare questo live: la gioia e la spensieratezza di condividere istanti di semplicità e complicità tra persone che si vogliono bene e che si rispettano in un tempo sì ormai passato, ma non così lontano. La successiva Riverisco cattura e restituisce nella sua limpidezza, grazie al lavoro in cabina di regia del fido Atos Travaglini, addirittura il suono argentino del fischio dell'Artista di Novellara che prima accompagna l'acustica di Dennis poi si lancia nella sostenuta doppietta estrapolata da ANCORA NOMADI, l'ineluttabile Tu Che Farai e l'avvincente Il Seme. Brividi con Auschwitz (Canzone Del Bambino Nel Vento) presentata come inossidabile e che ha la tempra dell'acciaio a cui fan seguito i toni paterni e risoluti di Aiutala. L'arrangimaneto de Il Paese Delle Favole, regalata agli amici di Busseto, è quello originale: niente fisarmoniche, ma tante tastiere, a tratti new wave, su cui Daolio anticipa di una decina d'anni Serj Tankian e i suoi System Of A Down. Scorrono fluide e frizzanti come il lambrusco il rock di Sera Bolognese e de I Tre Miti; poi, la sempre avvincente Gordon ci proietta, anche per merito del vorticoso basso di Pergreffi e dei fraseggi di Dennis, in un'altra dimensione, fantastica e fuori dal tempo mentre la voce di Augusto è l'ennesimo valore aggiunto a uno dei vertici del cd. Ultima sorpresa la salsedine rock di Costa Dell'Est che pone in bella evidenza l'assolo di Chris; la vibrante Ho Difeso Il Mio Amore e l'immancabile Io Vagabondo, poggiando sul rassicurante tocco alla batteria di GPL, chiudono infine i conti. Col passato? O con il futuro? Tra due anni, per il cinquantesimo, probabilmente lo scopriremo. Manteniamo il cuore vivo.

lunedì 28 marzo 2011

27-03-2011
- NOMADI live @ Officina H -
Ivrea (TO)

Non cancellare il passato, ma saperlo recuperare e rinnovarne le tradizioni è quanto di più auspicabile l'uomo possa fare per mantenersi in contatto con le proprie origini ed essere in grado di fornire nuovi stimoli futuri per sé e i suoi simili. Tutto ciò è stato un lento processo messo ormai in atto da più di una decina di anni presso l'ex cortile interno delle Officine Olivetti, una volta sede della nota azienda italiana e oggi interessante spazio sottratto alle incurie e all'abbandono, destinato a spettacoli artistici di diversa natura volti a valorizzare il territorio eporediese e piemontese tutto.

Grande merito per quest'opera a suo modo encomiabile va attribuito all'Associazione Culturale La Terza Isola, alla guida dell'Officina H per il terzo anno consecutivo e multiforme forza promulgatrice in questi anni di asfittiche proposte culturali. A ben guardare, le stesse finalità che auspicavamo per il recupero e la ridefinizione del passato possono tranquillamente essere attribuite per meriti sul campo anche alla band di Novellara, questa sera protagonista assoluta dell'Auditorium e capace di radunare poco meno di un migliaio circa di spettatori per un quasi sold out come spesso è in grado di fare anche in spazi più ampi. Come per ogni tour teatrale che si rispetti la serata si articolerà in due tempi, inframezzati da un quarto d'ora accademico di pausa che consentirà ai musicisti di rifiatare e ai fans, giunti principalmente dal nord ovest, di scambiarsi le prime opinioni in merito alla scaletta dei propri beniamini.

L'attacco è affidato ad un classico di questo tour, infatti l'ariosa La Dimensione abbraccia simbolicamente, grazie alla calda voce di Danilo Sacco, le due ali di folla che siede in platea preparando il terreno al ripescaggio de La Coerenza, accolta da un misto di gioia e stupore e interpretata congiuntamente da Sacco e Massimo Vecchi, da anni grintoso sostituto dell'originaria voce di Francesco Gualerzi che si può ascoltare su QUANDO CI SARAI. I siparietti tra Cico Falzone e l'amico Danilo sono proverbiali; uno di questi precede i ritmi latini di Lo Specchio Ti Riflette che si fa notare per una coda strumentale leggermente allungata anche se la prima canzone memorabile della serata è l'attualissima La Storia, anno di pubblicazione 1977, la quale nell'arrangiamento attuale rivela, grazie a Vecchi, una carica rock solo sfiorata trentaquattro anni prima.

A gentile richiesta del pubblico Sergio Reggioli accenna un brevissimo motivo zigano con il suo violino prima che i sei tornino a fare sul serio con la sempre brillante Due Re Senza Corona, poderosa e affascinante interpretazione di un brano di per sé già molto riuscito e amato. Reggioli al canto fornaciaresco e alla chitarra acustica è successivamente indice che la cover di Zucchero Hey Man è il prossimo brano in scaletta pronto a strappare convinti applausi vista la sentita interpretazione di Danilo Sacco. Mantenendo il violinista all'acustica, torna, dopo qualche tempo, Amore Che Prendi Amore Che Dai, attesissima dalle prime file e come sempre cantata a squarciagola in supporto a Massimo Vecchi mentre Beppe Carletti si concede una fantasia alle tastiere. Dopo una manciata di messaggi letti sul palco, ecco un altro classico che non fa prigionieri: su Dove Si Va la voce di Sacco viene quasi sovrasta dai cori dei novecento paganti mentre nell'altro anthem Pugno Di Sabbia è Falzone a sottolineare con un bel passaggio di chitarra l'acuto del suo frontman. I due hanno poi tutto il palco a loro disposizione nella magica L'Eredità, provata peraltro precedentemente
anche in sedi soliste e per la quale l'affiatamento è così elevato che non sfugge agli occhi dei più attenti la sincera stretta di mano tra cantante e chitarrista al termine del brano come a congratularsi per l'ottima esecuzione regalatasi.

Sacco viene ora raggiunto da Carletti e Reggioli per l'intensa Qui che suscita come sempre applausi a scena aperta ben prima del suo termine: il vibrato di Danilo è sincero ed emozionante, il violino di Reggioli toccante e commovente mentre Carletti orchestra il tutto con le note emozionanti del suo pianoforte. Standing ovation. Per movimentare la serata è tempo de Il Vento Del Nord: il nuovo arrangiamento, fresco e latino, consente a Falzone di esibirsi in un pregevole assolo finale di indubbia classe e offre uno scambio di testimone vocale a Danilo, Massimo e Sergio, le tre voci che si alternano difatti su altrettante strofe della canzone. Sono le 21:44. Ecco la pausa. Il ritorno on stage è battezzato da Il Nulla, meno coreografata rispetto a precedenti uscite teatrali, ma sempre di impatto e riarrangiata in chiave acustica con Reggioli ora al flauto, rispetto alle programmazioni e al computer del cd.

Io Voglio Vivere: fortunatamente niente coriandoli oggi anche perché la botta di vita che esplode ogniqualvolta si esegue questo brano, la Io Vagabondo per l'attuale formazione dei Nomadi, arriva comunque prima di affidarsi alle acque chete di Mediterraneo. Capolavoro assoluto l'assolone di Cico su Mamma Giustizia: finalmente liberata, la creatività del chitarrista ha modo di esprimersi senza vincoli nei sei minuti abbondanti lungo cui si articola la canzone: grandissimo. Altro classico proposto con il consueto pathos è Auschwitz seguita dall'omaggio a Marco Pantani de L'Ultima Salita. Un battesimo nomade formato maxi-extra-papale precede la grintosa, eppure un pò troppo logora, Marinaio Di Vent'Anni, sempre accattivante per carità, ma scontata a questo punto dello spettacolo nonostante i ricami finali di Carletti alle tastiere.

Di altra pasta l'ottima L'Uomo Di Monaco con Beppe che passa con disinvoltura alla fisarmonica mentre scorre nelle parole di Augusto Daolio interpretate da Danilo la storia dell'ex SS ormai vecchio e alla fine dei suoi giorni. Secondo e ultima cover estratta da RACCONTIRACCOLTI, Vent'Anni è l'eccezionale apoteosi del concerto grazie al prolungato acuto di Sacco davvero da brividi: il prezzo del biglietto passa anche da queste parti. "Oh, oh, intenditori..." si lascia scappare serafico il cantante piemontese mentre il pubblico gli tributa i giusti onori consapevole che potrebbe in qualunque momento rivaleggiare anche con Massimo Ranieri. E siamo quasi arrivati al termine dell'evento: le gucciniane Canzone Per Un'Amica e Dio È Morto, quest'ultima sempre molto vigorosa con le sue sfumature rock, sono infatti il classico preambolo alla conclusiva e corale Io Vagabondo, non prima certo di aver ringraziato le centinaia di persone accorse e i fans club presenti, da sempre sicura fonte di sostentamento e motore ben oliato della macchina nomade che macina chilometri in lungo e in largo per tutto lo Stivale italiano da quasi quarantotto anni.

Spetta in realtà al Te Deum far calare definitivamente le luci e il sipario sull'ennesima serata di festa che ha saputo catalizzare l'attenzione e la soddisfazione sia dei molti appassionati sia dei semplici curiosi, amici di vecchia data della band, impossibilitati magari a seguirla nei mesi estivi, che si sbracciano per acclamare e salutare i propri beniamini. Non immalinconisce più il clima uggioso che ha accolto tutti e che ci riaccompagna a casa: gli spazi dell'Officina H sono stati e restano una sicurezza di professionalità e calda accoglienza. Guardando l'orizzonte sull'autostrada si scopre con un sorriso sincero quanto la primavera sia ormai alle porte.

Andrea Barbaglia '11

un ringraziamento per la professionalità e la cordialità dimostrate all'amica Chiara Feliciotti e all'associazione La Terza Isola tutta.

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giovedì 25 novembre 2010

24-11-10
- NOMADI live @ Auditorium RadioItalia -
Cologno Monzese (MI)

È complicata arrivare negli studi di RadioItalia quando si avvicina l'inverno: il traffico sulla rete autostradale si fa intenso e qualche imprevisto per raggiungere la location dove ho appuntamento con persone molto care si materializza. Non appena varcata la soglia dell'edificio la tensione accumulata si scioglie però velocemente: molti i volti noti già seduti su divani e poltrone messe a disposizione dell'organizzazione, ma ovviamente la concentrazione è massima quando davanti a noi si materializzano Beppe Carletti e Danilo Sacco intervistati dalla sempre precisa Paola Gallo.
Oggi si presenta il nuovo cd pubblicato da poche settimane, quel RACCONTIRACCOLTI che omaggia una decina di cantautori e interpreti della musica italiana, partendo dall'immancabile Francesco Guccini per arrivare alla sorpresa Massimo Ranieri. Il totoscommesse impazza per sapere quali saranno i brani interpretati nell'ora di spettacolo a cui assisteranno il centinaio scarso di persone presenti che la struttura può ospitare. Dopo le foto di rito a conclusione dell'intervista, si parte.

Purtroppo l'attacco de La Dimensione, ariosa canzone del precedente ALLO SPECCHIO, non è dei migliori visto il microfono ancora chiuso di Danilo che tuttavia continua a cantare imperterrito, sicuro della professionalità dei tecnici in studio affiancati per l'occasione dallo storico Atos Travaglini. È subito tempo di omaggio,"a un grande, al grande Edo": la sempre attuale L'Isola Che Non C'è è la prescelta per scaldare il pubblico che già è partecipe e tiene il tempo con le mani nella successiva Lo Specchio Ti Riflette, brano "richiamato" dai cori dei presenti per essere ripreso almeno una volta dopo la canonica chiusura. La tastiera di Carletti e il violino di Sergio Reggioli, oggi per la verità spesso all'acustica, acconsentono e Danilo sa come esaudire la richiesta formulata. La voce dell'amico "speciale" Zucchero fa capolino sulla base registrata nel finale de Hey Man, brano scritto nel lontano 1987 dal musicista di Roncocesi a quattro mani con Gino Paoli e scelto oggi dai Nomadi per promuovere il loro cd in qualità di primo singolo. Buona la prestazione di Cico Falzone nei riff e nelle inserzioni di chitarra che lo costellano. Che poi sia sempre difficile per una band con quasi cinquant'anni di carriera alle spalle scegliere all'interno del vasto repertorio le canzoni da proporre in un breve showcase come quello odierno è comprensibile, ma con Io Voglio Vivere si va sempre sul sicuro!

Tutti si alzano in piedi e tra canti a squarciagola, applausi e salti, partecipano attivi alla sua realizzazione (vero, rispetto ad un live classico mancano i coriandoli...per fortuna!?!) incitati dallo stesso Sacco che, ricordandoci di come vox populi sia vox Dei, non ha difficoltà a riprendere due volte la canzone concludendola davvero bello carico e supportato dall'ottima band che su brani rodati come questo gira davvero a mille, con o senza pilota automatico. Ma ci sono tempi televisivi e radiofonici da rispettare perciò mettiamo da parte la voglia di riprenderla una terza volta e ci troviamo in pochi istanti a cantare l'altrettanto nota Dove Si Va, con ancora Falzone impegnato a tener calda la sua chitarra. La chicca della serata è comunque Due Re Senza Corona, fantastico brano inspiegabilmente tenuto fuori dalla tracklist di ALLO SPECCHIO per questioni, sbagliate dico io, di marketing e inserita solo ora nell'ultimo cd dopo un primo ripescaggio sulla piattaforma di iTunes. Aggressivo il basso di Massimo Vecchi, infernale il violino di Reggioli, a Cico, Beppe e Daniele Campani non resta altro che corroborare il tutto amalgamandosi alla possente voce di Sacco: grandi!!

A un quarto d'ora dalla fine ancora un sussulto: Stranamore (Pure Questo È Amore) del professore Roberto Vecchioni è eseguita magnificamente, con ancora un Danilo Sacco gran mattatore, perfettamente calato nel testo scritto dal loro amico milanese. Eppure the best has yet to come: Vent'Anni è l'apoteosi delle qualità del vocalist, protagonista di un acuto me-mo-ra-bi-le, con buona pace dei gufi a piede libero sparsi qua e là. Giù il cappello e tutti in piedi per render omaggio a quanti sono sul palco stringendosi in un unico abbraccio sulla conclusiva Io Vagabondo. Lunga vita e prosperità a tutti.

Andrea Barbaglia '10

giovedì 22 luglio 2010

CORPO ESTRANEO
Nomadi
- Atlantic - 2004

Attacco più grintoso di così non potevano scegliere né sferrare: L'Ordine Dall'Alto, il miglior brano di sempre con Massimo Vecchi alla voce, dà subito le coordinate di quello che è il sorprendente 24esimo disco in studio di Beppe Carletti e soci, grazie alla sua urgenza sonora, urlata e diretta. Già qualche avvisaglia col precedente AMORE CHE PRENDI AMORE CHE DAI si era avuta, ma difficilmente un ascoltatore distratto avrebbe mai pensato di dover correre ai ripari per la pioggia sonora di decibel scaricata dai Nomadi con questo cd assai maturo e dai forti accenti hard. Oriente è il singolo apripista che, su riff di Cico Falzone e tappeto di tastiere, lascia libero sfogo al sempre ottimo Danilo Sacco: se con quella voce può, come si suol dire, fare ciò che vuole, qua risulta incisivo come non mai per un brano dall'ampio respiro, immediato, ma per nulla scontato. Daniele Campani picchia come un dannato sui pezzi più tirati, merito anche di una produzione snella che non ne mortifica la bravura dietro le pelli; la potente title track Corpo Estraneo è micidiale sia in studio, con ancora Falzone sugli scudi, sia dal vivo, dove saranno ben tre le chitarre elettriche utilizzate per eseguirla. Il rock di Essere O Non Essere è abbastanza standard, ma pur sempre di buona fattura, eppure sono da preferirgli Vulcani, ben più ispirata e pronta a farci gettare il cuore oltre alle fiamme, e Stringi I Pugni, ariosa composizione dai toni pacati, ma decisi. La più compassata In Piedi, mancato brano per la vetrina sanremese, e la country-oriented Stella Cieca, affidata a Vecchi, saranno due brani frequentemente eseguiti anche nei tour successivi. Sorte analoga capiterà all'emozionante Confesso, vero e proprio spot per Sergio Reggioli e il suo violino, mentre Sacco ci spiega la differenza tra il confidare e il confessare. E, mentre l'hard-blues della conclusiva La Voce Dell'Amore fa muovere su e giù la testa una volta ancora grazie ad un ispirato Vecchi, autore del brano con Carletti e con una vecchia conoscenza in casa Nomadi come Aida Satta Flores, menzione particolare va fatta per la stupenda Soldato: intro di pianoforte, accompagnamento di violino a dar la linea guida e Danilo Sacco che entra nuovamente da par suo seguìto a ruota da tutti gli altri strumenti per quello che, alla luce dei poco meno 47' di durata, risulta essere un altro capolavoro da sfoggiare con classe ed eleganza. Tutti in guardia!