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lunedì 29 settembre 2014

MOSTRO FRAGILE

MOSTRO FRAGILE
Manoloca & Massimo Vecchi
- I Nomadi - 2014

Galvanizzati dall'ottimo responso tributato insindacabilmente dall'affezionato popolo nomade al precedente debut album LONTANO DAL CERCHIO e sorretti da una invidiabile nonché costante crescita sui palchi di mezza Italia che ne ha affinato le qualità e amplificato a dovere il sound, tornano i Manoloca di Massimo Vecchi con un cd che vuole essere da un lato il giusto sequel al lavoro di tre anni fa, dall'altro un naturale passo avanti rispetto a quella prima prova, capace di veicolare con ancora più grinta e passione - le stesse riconosciute in sede live - il messaggio di attualità sociale che ne contraddistingue l'essenza originaria. Indiscussa protagonista è qui più ancora che in passato la chitarra di Dave Colombo, la quale fin dal wah-wah iniziale dell'orchestrale Segni Di Rispetto traccia le coordinate e lascia intravedere ruspanti riflessi hard rock per un platter che saprà spingere sull'acceleratore con giusta misura dall'inizio alla fine. Con un baldanzoso mood party metal che sembra esser uscito da un indovinato riff di Ricky Portera Manoloca è la canzone in grado di sintetizzare in poco più di tre minuti la miscela di vigoroso rock e sfrontata attitudine alla base della ragione sociale della band. Colombo non ha grossi problemi a ricordarci come Eddie Van Halen sia stato l'ultimo grande innovatore della chitarra metal; nell'assolo e nei licks della circolare e pachidermica Ancora Rido c'è tutta la sua ammirazione per la band di David Lee Roth (chi rammenta l'omaggio ai Van Hagar con l'inusuale scelta di proporre la misconosciuta strumentale Baluchitherium nei passati concerti?) e addirittura una punta di manierismo nel ricordare lo stratosferico Randy Rhodes, altro talentuoso axe-man che non necessita certo di alcuna presentazione. Così, quando si parla la stessa lingua è più facile comunicare. E lo sa bene Agostino Barbieri che si ritaglia sempre maggior spazio con le sue tastiere vintage senza mai risultare invadente o peggio ancora prolisso, ma piuttosto sostenendo diverse composizioni come la spumeggiante Sei Di Nuovo Tu (ottima la prova di Daniele Radice al basso) e la più compassata, ma ugualmente ariosa Non Sei Più Dio. A Massimo Vecchi restano allora solo le briciole? Evidentemente no. Sempre più calato nel ruolo di front-man e interprete lungo tutta la durata di MOSTRO FRAGILE ruba letteralmente la scena quando si tratta di accendere l'infuocata Polvere Di Vuoto in un felice dai e vai con l'onnipresente Colombo, perfetta spalla musicale per le scorribande soliste del bassista di casa Nomadi. E svela un lato confidenziale - a conti fatti abbastanza inedito - nella riuscita ballad Che Ne Sai aperta da un semplice arpeggio di chitarra molto atmosferico in grado di riportare alla mente di chi scrive le introduzioni acustiche dei Metallica prima maniera. Impossibile non citare il faticatore del ritmo Franz Piatto e il suo sodale Radice che oltre a costituire la spina dorsale del progetto determinano attraverso una sinergia simbiotica la direzione del gruppo. La funky Quello Che Tocca così come la tonante Lettera All'Amico R. non sarebbero risultate altrettanto efficacemente quadrate se al loro posto la band avesse arruolato una sezione ritmica meno affiatata. In chiusura arriva l'ottima Tu Da Che Parte Stai, ennesima conferma, probabilmente la più completa del lotto, atta ad avvalorare questa tesi, nella sua corsa lanciata a tutta velocità su quel treno che nessuno ha voglia di fermare. Una finestra - e una garanzia - spalancata sul futuro.

lunedì 16 giugno 2014

BERTOLI

BERTOLI
Alberto Bertoli
- I Nomadi - 2014

Chi la dura la vince. Dopo diversi anni di faticosa, ma salutare gavetta puntellati da qualche singolo dall'intento benefico, prestigiose collaborazioni live e il fumettistico ep IL TEMPO DEGLI EROI su cui faceva la sua comparsa la chitarra rouggente di Luigi Schiavone, Alberto Bertoli riesce finalmente a dare alle stampe il suo primo lavoro non senza evidente soddisfazione per il risultato finale ottenuto. A oltre dieci anni di distanza dalla sua collaborazione con i Sempre Noi di Gian Paolo Lancellotti (per i quali scrisse il blues di E Intanto) le strade del figlio dell'indimenticato Pierangelo si incrociano una volta ancora con il mondo dei Nomadi. Questa volta è nientemeno che Beppe Carletti a prendere sotto la sua ala protettrice il giovane Alberto producendone il disco d'esordio dopo l'interessamento iniziale del fido Massimo Vecchi, grintoso avamposto rock all'interno del combo novellarese. Affiancato in studio di registrazione dai gagliardi Manoloca, altrettanto noti al popolo nomade e capaci di sposare le istanze del giovane Bertoli in un connubio spontaneo di rock padano e melodie ariose, Alberto firma nove dei dieci brani in scaletta (alcuni in coppia con il già citato Vecchi) lasciando spazio alla penna del padre nella conclusiva e per nulla scontata Delta, omaggio al Grande Fiume che bagna l'Emilia - e a tutta la vita che gli fiorisce intorno - datato 1993. La scelta di affidarsi in apertura all'elegante pop rock di E Così Sei Con Me è del resto altrettanto naturale e programmatica, tra i ricordi di un'infanzia e gli insegnamenti di una giovinezza trascorsa al fianco di un grande uomo, eredità di coerenza e libertà, giusto preambolo al primo singolo Come Un Uomo con quella sua chitarra à-la The Edge che imperversa solare tracciando panorami aperti del tutto simili ai campi di grano che puntellano il territorio emiliano. Già dopo una manciata di ascolti è chiaro come Bertoli sia il nuovo indiano padano. Sincero e appassionato. Si vedano le accellerate di Quando Non Ne Hai Più oppure l'ironico rock'n'roll di Mondo Di Media con un debito grosso così con i conterranei Rats. Ma qua e là ci sono tracce pure dell'outlaw Graziano Romani e dei suoi Rocking Chairs, del riminese Filippo Malatesta e del primissimo Ligabue, fautori di un rock solido, a volte ricercato, quasi sempre orecchiabile, complici testi diretti e facilmente memorizzabili (Sulla Statale 106). Ugualmente dotato di quella loro stessa energia Bertoli lascia esplodere dunque tutta la sua emilianità anche nei momenti sonori apparentemente più distanti come Senza Davvero Un Perché, a tutta prima intonata alla musica celtica di Boomtown Rats e Celtas Cortos, ma che a ben vedere è indissolubilmente legata alle nostre corti padronali quando ai dì della festa si soleva danzar la sera sull'aia di casa, in spassosa allegria. Anche nella malinconia de Il Clown (mentre nell'arpeggio portante il pensiero corre alla nomade Tempo Che Se Ne Va) l'anima padana di Alberto trova occasione per manifestarsi, pacata e riflessiva, mentre piace sottolineare il messaggio pacifista contenuto nell'inno universale affrontato da La Storia Di Elena seppur non convinca del tutto il finale monco. Plauso a Gabriella Martinelli per i suoi interventi vocali nella romantica Se Sarai Lontana, ballad semplice, ma di grande effetto come, nel suo insieme, risulta esserlo tutto il cd, piacevole accompagnamento musicale in questo scorcio di 2014. Quando in casa propria si respira e vive Musica 24 ore su 24 i risultati non possono tradire le aspettative. Ora non resta che dare un seguito a questo BERTOLI, felice nel colmare il vuoto di una assenza e irrinunciabile come la felicità che precede l'attesa dell'incontro.

giovedì 1 marzo 2012

LONTANO DAL CERCHIO

LONTANO DAL CERCHIO
Manoloca & Massimo Vecchi
- Segnali Caotici - 2011

Manoloca è grinta. Manoloca è tenacia. Manoloca è genuinità. Tre caratteristiche che balzano immediatamente all'orecchio dell'ascoltatore anche meno preparato dopo aver prestato attenzione ai dieci episodi raccolti in questo rockeggiante debut album della band lombardo-emiliana. A far gli onori di casa è senza dubbio il volto noto del gruppo, quel Massimo Vecchi da quattordici anni al servizio della causa Nomadi che qui, smessi i panni di bassista, si concentra sul ruolo di cantante, mansione peraltro già ricoperta nella band di Novellara con buoni risultati quando si tratta di eseguire alcuni tra gli episodi più tirati del repertorio, da L'Ordine Dall'Alto a Marinaio Di Vent'anni, passando per Jenny e Status Symbol. A farne le veci al basso ci pensa il buon Daniele Radice che, affiancato da Franz Piatto alla batteria va a costituire il duo di faticatori del ritmo. E se ad Agostino Barbieri spetta il piacevole compito di svariare tra le innumerevoli trame sonore che le tastiere gli consentono (il finale di Al Bivio Sbagliato), è la Les Paul di Dave Colombo, già leader dei Rosso Channel ed insegnante di chitarra moderna presso la NuovaBustoMusica, la punta di diamante del combo, sempre a suo agio nel passare con disinvoltura dall'hard rock anni '70 (Il Prestigiatore) ai ritmi balcanici in levare (il conclusivo inno alla libertà de Il Ponte, tra le migliori dell'intero lavoro) e ritorno. Le danze si aprono con Porgi L'Altra Guancia, arioso pop rock dalle neanche troppo velate connotazioni sociali in cui utopia e desiderio di cambiamento viaggiano a braccetto; coordinate queste ravvisabili pure nel primo singolo consegnato alle radio, la spigolosa Il Tuo Ritratto che garantisce buona visibilità all'assolo di Colombo nel finale. Toni più soffusi e ritmi sudamericani sembrano indirizzare le sorti di Regina In Polvere, ma il risveglio dallo stordimento sintetico-anfetaminico ha, nel refrain, le asperità del rock duro e la valenza di una opportuna doccia fredda, energica e ritemprante. A briglia sciolta con la denuncia di Hanno Picchiato Damiano (Sul Portone Di Casa) e Un Leggero Senso Di Insoddisfazione, quest'ultima quasi un involontario tributo ai disciolti Quartiere Latino di Paolo Martella. Piace il contrasto tra la tempra concettuale e la leggerezza pop che contraddistingue tanto Non Mi Servi Più quanto Sotto Lo Stesso Cielo. Certo, il lavoro a ben guardare non è scevro da qualche pecca formale e alcune ingenuità ancora affiorano, specialmente nei testi, sempre di denuncia, ma che qua e là necessiterebbero probabilmente di un supervisore con quel quid in grado di metterli in bella copia, garantendo attraverso un maggior labor limae una qualità poetica maggiormente incisiva. Allora perché scegliere i Manoloca tra le tante proposte che escono sul mercato? Per la dedizione al lavoro e per il vibe positivo che si respira sia in studio sia nei live? Non solo. Qui c'è materiale su cui meditare e che merita di essere approfondito. Argomenti scomodi, conosciuti, ma dimenticati da ben più blasonati menestrelli musicali intenti troppo spesso a ripiegare su sé stessi con tutto il mondo fuori. Per chi crede che a volte la parola "cuore" faccia ancora rima con "calore". Umano e professionale. Mastro Beppe Carletti docet.