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giovedì 12 marzo 2015

THE THIRD SEASON

THE THIRD SEASON
Makhno
- Neon Paralleli/Bloodysound Fucktory/Brigadisco/Hysm?/Il Verso del Cinghiale/Onlyfuckingnoise/Villa Inferno/Xego/Wallace Records - 2015

L'avevamo richiesto ad alta voce dopo la prova epica di SILO THINKING: Paolo Cantù doveva tornare senza se e senza ma per dare un seguito a quell'ottima polveriera di elettro-noise grezzo e dissonante che ci aveva catturato per titanica tragicità e necessaria alienazione anarchica. Formulata la domanda Makhno ha risposto. Con una nuova sfida che non replica le precedenti gesta, ma ne affronta il lato più oscuro e feroce. Ancora una volta in solitaria, libero da facili distrazioni e pericolose mediocrità. THE THIRD SEASON è la naturale evoluzione di un percorso che per Cantù si snoda secondo una logica del tutto spontanea lungo le strade della sperimentazione e del non scontato, percorsi a cui ognuno può approcciarsi in maniera libera e a suo modo unica quando non irripetibile. Per capire l'essenza di questo nuovo lavoro noi vogliamo focalizzare l'attenzione sull'immagine riprodotta in copertina, quella di una cerambice, coleottero a rischio di estinzione il cui interessante stato evolutivo prevede tre fasi di muta, ognuna ragionevolmente indipendente nella sua essenza eppure al tempo stesso ugualmente propedeutica per il grado successivo. Una evoluzione che "ragiona" anche in natura per compartimenti stagni, ma che al contempo tesse trame geneticamente profondissime per dare continuità ad un cambiamento che è prima di tutto vita; una continuità come quella replicata da Cantù in studio e che l'opener The Book Of The Year è in grado di riallacciare con il capitolo discografico precedente attraverso il suo sfrontato sferragliamento noise-punk, snervante e rumoristicamente diretto, scheggia diversamente piacevole nella sua morbosa attitudine distorta. Un trait d'union rivisitato poco dopo nell'incedere claudicante e nero di Per Non Mai Dimenticarmi in vista dell'ipnotico blues modificato I Dreamed I Saw Mark P Last Night, litania di meccanica industriale per soli strumenti e recordings alla periferia dell'antico impero d'Occidente, in un tripudio di luci al neon e dissoluzione culturale. Poi, seppur dato per morto, ecco in lontananza avanzare malconcio, ferito, ma sempre determinato e fiero il nostro generale Custer, l'indomito e caustico Federico Ciappini, questa volta intento a raccontare l'isolamento, l'alienazione dell'individuo, del suo sciocco e infetto parlarsi addosso morbosamente psicotico, insulso, vuoto e insensato, portando alla luce attraverso le crepe di una esistenza apparentemente perfetta il sommerso tormentato della lucida Avevo Cose Da Dire. Un bilancio provvisorio che ci vede vittime di un incubo riscattabile solo grazie alla libertà di pensiero fermentata nella cupa rivisitazione post-industriale di Die Gedanken Sind Frei, protest song a suo modo gemella dell'esortazione-mantra Do Not Let The Olive Branch Fall From My Hands (tratta da un discorso di Yasser Arafat alle Nazioni Unite nel 1974) mentre la mente ancora cogita (Nobody Knows You When You're Down And Out) e la fase intermedia della cerambice volge al termine. Nel conclusivo brano omonimo le chitarre e le frastagliate chincaglierie metalliche di cui Makhno si avvale esplicitano, evocandolo, lo sforzo, la tribolazione, la fatica fisica, perfino il temporaneo panico dell'insetto che sembra annaspare tra le maglie del proprio esoscheletro prima di raggiungere lo stadio adulto, abbandonando lo stato larvale e quello di mezzo in favore della sua terza stagione. Il conflitto diventa così mezzo di crescita; la difficoltà iniziale di una scelta obbligata una scalata verso la comprensione e la maturità. Cantù racchiude questo sapere nelle musiche assemblate una volta ancora facendo incontrare le proprie esigenze espressive a quelle altrettanto personali dell'individuo per un ascolto che renda protagonisti entrambi i soggetti. Una esperienza di vita in cui riconoscersi, bilanciando tensioni e stimoli creativi, prima magari di scomparire dalle dinamiche del quotidiano senza lasciare rimpianti.

martedì 3 febbraio 2015

VIRALE

VIRALE
Il Vuoto Elettrico
- DreaminGorilla Records / Banksville Records - 2015

Figlio illegittimo di un movimento anni '90 in cui hard-core, noise e post rock trovavano finalmente anche in Italia una via di riconoscimento e accettazione all'indomani della rivoluzione grunge messa in atto oltreoceano da NEVERMIND, il quintetto orobico-bresciano de Il Vuoto Elettrico arriva al disco d'esordio sventolando trionfante la bandiera di una disgregazione umana nero pece in cui tutte le tensioni accumulate nella quotidianità dall'individuo schiumano rabbia repressa eppure sempre, immancabilmente, vitale. Ciò che un tempo fu anticonvenzionale oggi rischia però di essere semplicemente anacronistico, compresso tra un manierismo nocivo per la propria reputazione e una credibilità ridimensionata perché vissuta solo di riflesso. VIRALE ha dunque il compito di fugare tutti i dubbi a riguardo recuperando massicce dosi di elettricità ed angoscia, esorcizzando una sorta di rassegnazione e disfattismo, e lasciandosi avvolgere da una ossessiva ostilità tragica che possa andare oltre i limiti della band. Senza compromessi. Per farlo, la mossa più intelligente, ma anche più rischiosa, è stata quella di assoldare il produttore di mille battaglie, quel Fabio Magistrali che i cultori di un certo sound o, per meglio dire, di una certa attitudine non hanno affatto dimenticato, e che, seppur oggi più defilato di allora, è sempre attento a non lasciarsi sfuggire quegli ululati dall'underground mai realmente sopiti. Trovarsi in sinergica comprensione con questo atipico magister ha permesso a Il Vuoto Elettrico di scavare a fondo dentro sé e di sviluppare la propria idea di disarmonica insofferenza veicolando una paura condivisibile all'esterno; senza alcun tipo di protezione, perché virale è il disagio ed esso è connaturato all'indole umana anche nel nuovo millennio dove ha trovato terreno fertile, rinnovandosi e sviluppando nuove forme di aggressiva stratificazione, invincibile idra dalle cento teste, mozzata una delle quali se ne genera automaticamente l'esatto doppio. Una claustrofobia che la musica amplifica e distorce senza lasciare scampo di salvezza alcuno, incapace di far trovare una via di uscita all'essere umano afflitto da angosce e indifferenza. Certo, Paolo Topa non è Federico Ciappini e la sua narrativa non sarà mai tanto visionaria e destabilizzante come quella maggiormente parca e minuta dell'antico frontman dei Six Minute War Madness (con cui Il Vuoto Elettrico paga costantemente un debito enorme fin dalla scelta del proprio moniker), ma è pur vero che nel suo declamare, urlare e schiantare parole le pietre di paragone si chiamano Emidio Clementi (Arianna Tace) e Cristiano Godano (Il Ruolo Del Perdono). VIRALE viaggia precario e roboante come un motore a scoppio sorretto da tensioni strazianti (Labirinto Di Cani), acidi attriti dissonanti (Asso Di Spade) e pericolose esplosioni di eruttante energia, senza schemi vincolanti (Il Tuo Ego, Il Mio Crollo) o facili compiacimenti (Emilia Paranoica). Guarda al passato, ma racconta un presente, intimo e personale, nascosto alla vista sotto i nostri letti, ricettacoli di inesauribili peccati e confessioni. Bisogna solo registrare il suono della batteria per garantire una profondità oggi ancora superficiale. Accumulando polvere si può creare una montagna.

lunedì 24 novembre 2014

ALL IMPOSSIBLE WORLDS

ALL IMPOSSIBLE WORLDS
HysM?Duo
- Wallace Records/Neon Paralleli/Il Verso del Cinghiale/Only Fucking 
Noise/Hysm?/Eclectic Polpo/Kaspar House Studio/Ashame/Qsqdr/Dente di Sega/Lemming Records - 2014

Ci accoglie con una distorsione l' HaveyousaidMidi?Duo che vede una volta ancora come protagonisti Stefano Spataro e Jacopo Fiore, coadiuvati qua e là per l'occasione da una manciata di improvvisati (poteva essere altrimenti?) ospiti sopraggiunti nello studiolo perugino di Ferdinando Farro per rifinire il loro sesto lavoro in studio. Saldamente al timone di comando per questa nuova avventura i bislacchi marinai del suono, autori di psichedelici esperimenti sonori avant-garde come RUMOR VINCIT OMNIA e il più recente e accessibile SCIENCE IN ACTION, si trovano oggi a solcare i mari sconfinati del rock meno convenzionale alla ricerca di nuovi mondi da colonizzare. Che non ci sia una vera e propria direzione unitaria lo si capisce dai continui cambi di rotta che, al solito, caratterizzano i brani contenuti anche in questo vinile, promosso da uno scatto in bianco e nero di Valentina Vagnetti, in arte VACVO. A differenziarsi dai precedenti album ci pensa tuttavia una sorprendente e nuova tendenza alla progressione costruita a suon di percussioni ed elettricità, priva di reali schemi compositivi, ma che, tentata la carta dell'evoluzione sonora, chiede - trovandoli - sostegno e aiuto nella messa a fuoco di idee e stimoli creativi. Una seconda, reale, concreta linearità riconducibile poi a ALL IMPOSSIBLE WORLDS è ravvisabile nel concept di fondo teorizzato e approfondito in musica dal duo tarantino. La ricerca personale, la conoscenza, il mutamento dell'esistenza, il linguaggio: sono queste le tematiche alla base di episodi sequenziali che vanno dalla camaleontica Leviathan Vs Predator alla conclusiva Death & Dreams passando per la composita I Want To Hug Everything su cui compaiono i sax incrociati dello Squarci(aci)catrici Andrea Caprara e di Francesco Li Puma, reclutato direttamente dagli improvvisatori collettivi Atomic Clocks. Eppure il raccordo lirico che al solito compare e viene generalmente sviscerato dalle migliori rock band mondiali attraverso suite musicali o testi fra loro concatenati, qua viene sì sfruttato nei titoli degli episodi che compongono il platter, ma solo accennato, fugacemente e quasi di nascosto, nelle poche parole, centellinate e minimali, proposte dagli HysM?. La decisione di affidarsi al potere immaginifico dei loro brani per liberare le emozioni da essi stessi prodotte e suscitate è sicuramente una scelta da un lato logica e ragionata, che libera da un ruolo ancora non richiesto di "frontman" i due musicisti; dall'altro spontanea e naturale, capace di rendere protagonista l'ascoltatore, inaspettato terzo incomodo della narrazione. È dunque possibile combinare l'approccio creativo dell'uomo con l'inesorabile andamento della natura? Nelle intenzioni tutto è ragionevolmente plausibile e ortodosso, ma non basteranno quaranta minuti di fiero avant-rock ad esaurire l'argomento. Forse non basteranno neppure una, cento, mille, infinite vite per farlo; meglio allora guardare al presente, credere in una parte di bugie e rapportarsi al mondo per quello che è. O per quello che crediamo sia. Sempre che mai qualcuno ce l'abbia richiesto.  

martedì 9 ottobre 2012

SILO THINKING

SILO THINKING
Makhno
- Wallace Records/Neon Paralleli/Hysm?/Brigadisco - 2012
 
""Silo thinking" è il termine inglese usato per definire il "pensare a comparti stagni". Io ho utilizzato molto il "silo thinking" in momenti in cui i problemi da affrontare erano troppi e i rischi di non trovare soluzioni altissimi. Il riferimento è dunque molto personale, ma è anche un po' la storia del disco e dei brani. Ho lavorato in modo da trovare per ognuno di loro una soluzione particolare, come se ogni episodio qui presente fosse un comparto stagno, anche se poi inevitabilmente (sia nel caso del disco che nella vita) ti rendi conto che le metodologie per trovare soluzioni, spesso, sono le stesse." Così parlò Paolo Cantù da Monza. Chitarrista per convenzione, suonatore a 360° per passione, orgogliosamente Makhno per scelta di vita, il protagonista delle eclettiche scorribande sonore di Tasaday, Six Minute War Madness, A Short Apnea e Uncode Duello, solo per citare alcuni ensemble musicali a cui ha donato la propria visione sonora, concentra oltre trent'anni di attività in altrettanti minuti spesi per definire in questa opera prima l'essenza e lo stile che ne hanno caratterizzato la carriera, in un continuo ed inesausto slancio creativo votato alla sperimentazione e alla ricerca del suono migliore; convogliato, "catturato", ma subito lasciato (ri)fluire attraverso l'uso controllato dei più svariati strumenti a propria disposizione. STILO THINKING è la conferma di tutto questo. A partire dalla più totale, solitaria autonomia esecutiva con cui la strumentazione è stata trattata. Basso, batteria, drum machines, voci, clarinetti, nastri, le immancabili chitarre, le registrazioni e perfino il mix: tutto qui fa capo al solo Cantù. Tutto parla di e per lui. Ne racconta la storia, confinata probabilmente al di là di quella porta under lock and key che campeggia in copertina. Ricordare diventa lo sforzo utile a ricostruire il proprio percorso. E noi, per farlo, forziamo, apriamo e spalanchiamo quell'accesso così tanto serrato. Con Remember inizia questo percorso intimo, di immagini e sensazioni che si credevano confinate in un angolo della memoria; le atmosfere dei Suicide prendono presto il soppravvento, ma sono potenziate da un intreccio chitarristico dissonante cui sottende una linea di pianoforte che andrà a chiudere questo primo, necessario, brano. Inno della resistenza anarchica ucraina guidata dall'irriducibile Nestor Makhno (da cui deriva il moniker del progetto), La Makhnovtchina diventa cantilenante ed ossessiva nenia tribale, frastagliata, robotica e meccanica, prima di cedere il passo al rock post industriale di Ulrike. Zena "è una cosa che ho trovato in rete, ed è appunto il racconto degli scontri a Genova del 30 giugno 1960 contro il congresso fascista organizzato in città" con un rimando ai migliori Fuzz Orchestra. Il lato A del vinile si chiude con Stiv, il fiero saluto all'amico Stefano "Stiv" Livraghi, leader dei Tupelo scomparso nel 2000 in seguito ad un drammatico incidente stradale. Le infinite possibilità che l'alternanza suono-silenzio regalano ci introducono il tappeto sintetico dell'esasperato dialogo a una voce di Father And Son. Fine Della Storia? No. Unica concessione esterna a questo documento sonoro privato, la voce familiare di Federico Ciappini cresce stentorea nell'impetuosa Custer, conferendole un alto senso di fatale partecipazione e titanica tragicità. Musica carbonara. Meravigliosa. E viva. E immensa. Come la nostra vita. Come le nostre donne. Come le nostre musiche e le nostre grida.
 

lunedì 1 ottobre 2012

in concerto

29-09-2012
- PAOLO CANTÙ_MAKHNO live @ Villa Morgana
San Colombano al Lambro (MI)

Giornata piovosa. Il temporale pomeridiano abbattutosi in questo sabato di fine settembre sulle campagne della Bassa non lascia presagire niente di buono. Scrutando però l'orizzonte, in lontananza, il cielo pare se non rasserenare almeno promettere una tregua nelle ore serali ormai sempre più prossime. Si decide così di partire, tra lampi e tuoni, alla volta delle colline di San Colombano al Lambro, abitato a sud di Milano al centro di un triangolo che vede nelle città di Pavia, Lodi e Piacenza i suoi vertici. L'occasione si concretizza dopo aver ricevuto il gradito ed inaspettato invito a partecipare alla presentazione del primo disco solista di quel veterano della scena underground milanese che risponde al nome di Paolo Cantù. Fin dai primissimi anni '80 il giovane agitatore musicale di allora, partito autodidatta dagli Orgasmo Negato (a.k.a. Nulla Iperreale) e ben presto approdato negli sperimentali Tasaday, con un passato nei primi, pionieristici Afterhours, avrebbe trovato nell'inesausta volontà di sperimentazione il fine ultimo della sua produzione, alternando le spigolose evoluzioni sonore dei Six Minute War Madness alle destrutturanti note oblique degli A Short Apnea; riappropriandosi oltre un decennio dopo dei suoi Tasaday e condividendo in compagnia del suo "allievo" Xabier Iriondo, altra infaticabile figura di riferimento tra studio e improvvisazione che mai ha nascosto la propria attenzione per lo stile di Cantù, i programmatici Uncode Duello. Ora, a due sole dozzine di mesi dai festeggiamenti per i suoi primi cinquant'anni, Paolo si regala il primo album davvero da solista, un vinile 12" che, anziché venire rilasciato a suo nome come ci si sarebbe potuto aspettare, colpisce la curiosità degli ascoltatori nella scelta dell'uso dello pseudonimo Makhno.
 
Ma cos'è o meglio chi è "Makhno"? Ce lo spiega lo stesso Cantù: "Makhno è stato scelto come nome del progetto prendendo spunto da Nestor Makhno, rivoluzionario anarchico ucraino. Ho letto un po' di cose è mi ha affascinato la storia, il personaggio e più in generale la sua vicenda. È stato il fautore delle prime comuni anarchiche di contadini, ma più che i riferimenti politici, che comunque mi interessano molto, è quest'idea del combattere a tutti i costi per una giusta causa, senza compromessi, e inevitabilmente finire da perdente, ad avermi affascinato." Trasposizione musicale di un sentire comune con questo leader del movimento di resistenza ucraino, l'album SILO THINKING sarà il piatto forte della serata. Anzi: il live sarà improntato esclusivamente su di esso e per una durata prestabilita di trenta minuti al massimo. Un'incursione. Costruttivista e d'Avanguardia insieme. Arriviamo a destinazione che la pioggia ha cessato di cadere già da qualche minuto. Buon segno. Villa Morgana si trova sulla salita che dal centro cittadino porta alla sommità del Colle fino a intersecarsi con le strade panoramiche della Madonna dei Monti e della Serafina. Accanto al corpo principale della costruzione novecentesca si trova l'omonima azienda vitivinicola che anche questa sera offre bevande e alimenti di respiro provinciale e regionale a tutti i presenti.
 
L'ambiente entro cui è stato ricavato anche lo spazio per la strumentazione è decisamente affollato e non sorprende che tra gli astanti-commensali di questa prima compaiano alla spicciolata il già citato Iriondo con il compagno di improvvisazione nei The Shipwreck Bag Show Roberto Bertacchini; il MoRkObOt Lan, al secolo Marcello Bellina, autore tra l'altro della mostra di disegni che completa l'appuntamento odierno, e Francesco Ciappini, fratello del più noto Federico, frontman dei Six Minute War Madness. Qualche sigaretta, un bicchiere di ottimo vino, molti sorrisi. Poi le declamanti parole di Zena, estrapolate chissà da quale documento sonoro scovato in rete, annunciano l'inizio della serata e anticipano il martellante incedere industrial di Ulrike. La Danelectro cede il posto alla SG per l'immediata rivisitazione rumoristica de La Makhnovtchina, inno della resistenza anarchica ucraina originariamente modellato sull'aria della canzone popolare Per Vallate E Per Colline dal poeta Sergej Alimov, il cui successivo interludio proveniente dall'ampli FBT, utilizzato per lanciare tutte le basi, è affidato alle note malinconiche di Remember. Torna la Danelectro, e arriva pure da una dimensione altra la lancinante voce, saturata, del compianto Stiv Livraghi, cantante dei Tupelo scomparso in un tragico incidente alcuni anni fa, con lo spigoloso omaggio di Stiv. Ottima la scelta di inframezzare fra una emozione e l'altra la soave Toccata in La di Pier Domenico Paradisi che anticipa prima Father And Son quindi Fine Della Storia. Il Marshall viene messo a dura prova dalle svisate e dai clangori elettrici, ma è pronto ad una ultima, scatenata, cavalcata. Custer è uno straordinario grido metropolitano di innocenza perduta, assalto alla diligenza del tempo che immobile va, tra il rimpianto del passato e il lacerante recitato contingente di Federico Ciappini. Cantù riavvolge i cavi della sua strumentazione. Noi quelli della nostra memoria.
 
Andrea Barbaglia '12

Ringraziamo l'ottima Cecilia Pirovano per la concessione degli scatti allegati. 
un link al seguente post è presente qui: http://www.facebook.com/wallacerecords qui: http://www.facebook.com/brigadisco.rec?fref=ts e qui: http://www.facebook.com/pages/Neonparalleli/412513845462818