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martedì 25 febbraio 2014

SEGNI (E) PARTICOLARI

SEGNI (E) PARTICOLARI
Alberto Patrucco - Andrea Mirò
- Anyway Music - 2014

Pur non essendo mai stato autore troppo noto in Italia Georges Brassens con la sua indole pigra e schietta, sempre al passo con i tempi, ha saputo lasciare il segno in più di un professionista della nostra canzone d'autore. Maestro indiscusso fra gli altri di Fabrizio De André, traduttore ad inizio carriera di una mezza dozzina abbondante di canzoni che si prestavano alla traduzione senza particolari voli pindarici e artifici linguistici (la celeberrima Il Gorilla è fra queste) l'irriverente artista di Sète riceve a oltre trent'anni dalla sua scomparsa l'ennesimo atto d'amore da parte del mai banale Alberto Patrucco, verace equilibrista della parola, libero osservatore del quotidiano e colto filologo musicale con una passione esagerata per il baffuto concittadino di Paul Valery. Giunto al secondo capitolo e mezzo della sua recente produzione musicale se, come dovuto, consideriamo parte integrante del tutto l'ep omonimo allegato ad un libro lapidario come NECROlogica Alberto non modifica la propria dedizione al lavoro per il quale abbiamo avuto la buona sorte di conoscerlo. Ne cambia solo, in parte, il vestito sonoro. Dopo il lussureggiante esordio di CHI NON LA PENSA COME NOI, impreziosito da una pletora di Musici e Artisti d'altissimo rango e prestigio che donarono una veste cantautorale estremamente ricca e ricercata alle dodici canzoni prescelte e, ricordiamo, quasi tutte originariamente pensate per sola voce e contrabbasso, con SEGNI (E) PARTICOLARI il taglio oggi si fa più rock. La scelta è pressoché obbligata e felice se sulla propria strada si ha la possibilità di incontrare anime affini come la vulcanica Andrea Mirò che di lì a poco avrebbe saputo coinvolgere l'altrettanto artisticamente irrequieto Enrico Ruggeri. Impostato una volta ancora il lavoro in compagnia dell'indispensabile Daniele Caldarini, supervisore della quasi totalità degli arrangiamenti, Patrucco, come in un autentico gioco di squadra, passa presto la palla a Mirò e compagni in cabina di regia, per poi chiedere la triangolazione decisiva e finalizzare da autentico attaccante di razza. Dopo le tante esecuzioni dal vivo negli spettacoli teatrali trovano così definitiva sistemazione su disco altri tredici brani scelti seguendo ciò che il proprio cuore suggeriva. Ecco perciò la storica La Cattiva Reputazione, uno dei brani cardini di Brassens, fare il paio con le recriminazioni beffarde di Se Soltanto Fosse Bella, arricchita dai fiati à-la Chicago e dall'intervento vocale di Enzo Iacchetti, e con l'irriverente Nonno Riccardo affidata ad un esuberante Ricky Gianco. Si ritaglia un angolo tutto suo Andrea Mirò con l'intensa (poteva essere altrimenti?) Penelope; Ruggeri fa lo stesso sposando l'ottima La Domanda Di Non Matrimonio costruita sulla chitarra gipsy di Marco Nista. E che emozione ascoltare di nuovo accanto alla coppia Mirò-Ruggeri gli interventi alla batteria dello storico Champagne Molotov Luigi Fiore, le centellinate note di pianoforte di Pino Di Pietro e la chitarra sempre più raffinata di un rocker come Luigi Schiavone. E ancora: il mito Ellade Bandini, il "fibrillante" Eugenio Finardi nel dolceamaro racconto de La Principessa E Il Musicante che pare provenire direttamente da un album della Cramps, i compagni di palco Ale e Franz ai cori della sempre attuale Il Re, l'arpa celtica di Vincenzo Zitello e il violoncello di Mattia Boschi nella tormentata Ragazze Di Vita, il "Billa" Davide Brambilla alla tromba, ma soprattutto alla fisarmonica della maestosa Il Grande Pan, vertice del cd per densità di contenuto. Nota di merito a Francesco Gaffuri, da sempre discreto e misurato collaboratore di Patrucco, che qua irrobustisce il sound, ora al basso ora al contrabbasso, confermandosi affidabilissima spalla per più celebrati colleghi. Al comico brianzolo il merito invece di restituire una volta  ancora attraverso la sua caratteristica "non voce" l'anima delle acute composizioni di Brassens, salvandole dall'oblio italico e restituendole integre all'attualità, mantenendo la propria cifra stilistica nelle fedeli traduzioni senza ritocchi alla metrica. Perché Brassens è "parole che suonano e musica che parla". E Patrucco la sua più sincera incarnazione. Ça va sans dire.
 
un link al seguente post è presente qui: http://twitter.com/MiroAndrea

martedì 28 gennaio 2014

SEGNI (e) PARTICOLARI

11 febbraio 2014
SEGNI (e) PARTICOLARI
Alberto Patrucco e Andrea Miro'
con Ricky Gianco, Enrico Ruggeri, Enzo Iacchetti e...
Barclays Teatro Nazionale, Milano 
 

In anticipo d'un soffio sull'uscita dell'album – prevista per il 25 febbraio – e di qualche mese dall'avvio del tour estivo che lo riguarda, ma leggermente in ritardo sul veglione di san Silvestro, Alberto Patrucco e Andrea Miro, con la complicità di Enrico Ruggeri, Enzo Iacchetti, Ricky Gianco e... (chi verrà, vedrà!...) presentano per la prima volta in pubblico, il frutto di un appassionante lavoro durato quasi due anni.
 
Un recital nel quale ironia, musica e riflessione, per una volta, sono padrone di casa insieme alle parole e alle melodie di Georges Brassens, il più raffinato cantautore francese del secolo scorso, un artista unico, dotato di genialità senza eguali.
 
Un incontro tra canzone d'autore e comicità che si colorisce qua e là di suoni e poesia. Un appuntamento da non perdere. Uno spettacolo particolare che, neanche a dirlo, lascia il segno.
 
Biglietteria: http://www.ticketone.it (Segni e particolari)
 
 

lunedì 27 maggio 2013

FRANKENSTEIN

FRANKENSTEIN
Enrico Ruggeri
- Anyway - 2013

C'era già andato molto vicino all'epoca di FANGO E STELLE e più ancora con la suite elettronica de Le Sette Sorelle contenuta nel mai troppo celebrato L'UOMO CHE VOLA. Oggi a distanza rispettivamente di diciassette e tredici anni Enrico Ruggeri porta a compimento il suo primo concept album con un plot narrativo di spessore ed una analitica visione ragionata sulla società contemporanea. In una foga creativa che ha pressoché coinvolto il solo Luigi Schiavone come ai pionieristici tempi di CHAMPAGNE MOLOTOV (1981), il cantautore milanese sceglie di raccontare l'uomo di oggi prendendo spunto dal romanzo ottocentesco per il quale ancora oggi viene celebrata l'allora giovanissima Mary Shelley. La storia del dottor Frankenstein alle prese con la sua creatura è specchio dei nostri tempi in cui si riflettono le nevrosi dell'animo umano, a partire dal desiderio egocentrico di vita eterna che, anche con l'aiuto della scienza, contrasta e sfida le leggi di Natura. Il superuomo di nietzschiana memoria, il moderno tema della diversità, la mai sopita lotta tra vincenti e perdenti confluiscono in un lavoro piacevolmente fuori dal tempo, e quindi per questo sempre attuale, che vede Ruggeri lavorare alacremente un intero anno alla ricerca del suono e della parola migliore, capaci di conferire all'album, come ci viene spiegato dallo stesso autore nel corposo booklet, tre chiavi di lettura. La prima di commento al moderno Prometeo della Shelley; la seconda atta a considerare ogni canzone un'opera se stante; la terza utile per seguire brano dopo brano i capitoli del romanzo breve L'Uomo al Centro del Cerchio allegato al progetto discografico. Così, quando La Nave salpa tra le onde, nella foschia, al suono del flauto traverso dell'amico Elio, ci troviamo catapultati in una dimensione di avventura che non prescinde da quella personale: Il Capitano è fotografia di tutti coloro i quali, mossi da curiosità e ambizione, sono pronti a ripartire per oltrepassare le colonne d'Ercole della propria conoscenza. Sono queste Le Affinità Elettive con un altro personaggio letterario, l'eroe omerico Ulisse, sottotesto al classic rock de La Folle Ambizione e nemesi dello stesso dottor Frankenstein impegnato nell'azzardato assemblaggio della propria creatura (Per Costruire Un Uomo). Pietosa preghiera pagano-superomistica è invece il pop-prog della title track che diventa un tutt'uno con il vertice musicale del concept. La cowbell anni '70, il chitarrone di Schiavone lanciato in un assolo, l'indovinato cambio di atmosfera centrale caratterizzano la strepitosa Aspettando I Superuomini, in equilibrio a metà dell'opera. A ruota trova spazio il singolo Diverso Dagli Altri, dalle liquide sonorità elettroniche già sperimentate nel 2000 e che ora ci conducono nell'antro dei pensieri più reconditi della Creatura. Qui Il Cuore Del Mostro, quasi una rallentata Notte Di Calore, pulsa e sanguina sotto una pioggia fredda, penetrante, mentre la minaccia si fa largo e prende forma. Gli sferragliamenti prodotti dal violino di Andrea Mirò in Ucciderò (Se Non Avrò Il Mio Amore) fanno il paio con il clangore sinistro de L'Odio Porta Odio e con la voce di Ruggeri filtrata meccanicamente ad urlare quella interiore del "mostro" ribellatosi al suo creatore. Dopo la tempesta ecco la quiete. Mentre guardiamo malinconicamente il tramonto una brezza leggera soffia ne Il Tuo Destino È Il Mio, eterna convivenza fra miseria e ingegno umani sottolineata dalla tromba dell'amico Billa. L'Infinito Avrà I Tuoi Occhi. E una lacrima scende su una fotografia in bianco e nero; la Creatura dall'altro capo del supporto ottico ci guarda mentre sbiadisce lentamente. La redenzione risiede altrove.

venerdì 21 settembre 2012

ELETTRA E CALLIOPE

ELETTRA E CALLIOPE
Andrea Mirò
- Anyway Records - 2012

Incurante delle mode del momento, libera, aperta al cambiamento, metodica e testarda, da sempre affrancatasi dalla fortunata carriera del proprio compagno di vita che risponde al nome del camaleontico Enrico Ruggeri, al quale anzi ha concesso, oltre che all'amore, tutta la sua bravura e preparazione artistica in più di un'occasione, oggi Andrea Mirò ha raggiunto una maturità tale che le permette di poter recitare un ruolo da assoluta protagonista in Italia come altrove. Già con gli ultimi suoi due lavori avevamo preso dimestichezza con questa crescita esponenziale del talento della cantautrice astigiana; ma è l'attuale e sorprendente ELETTRA E CALLIOPE che porta a compimento un percorso iniziato da giovanissima, tra collaborazioni illustri (Ron, Finardi, Vecchioni, il già citato Ruggeri), progetti personali di alta caratura (ultimo, ma non ultimo l'entusiasmante omaggio alla canzone d'Oltralpe con La Belle Équipe, in perfetta sinergia degli amici Giangilberto Monti e Alberto Patrucco) e tanto, tanto studio. Ad inseguire i propri sogni ci si può smarrire e perdere sulla strada che da essi ci separa; ma Andrea no, non ha commesso l'errore di crogiolarsi al sole di quella critica che troppo spesso, anche stucchevolmente, tante lodi tesse e in concreto poco fa per segnalare e fare emergere presso il grande pubblico autori e musicisti realmente meritevoli. Andrea, incurante di tutto questi giochi di (finto) potere, si tuffa tra le note e i pentagrammi, approfondisce le sue conoscenze, riparte ogni volta da sé; e come l'amata fenice rinasce più splendente di prima. E sperimenta. Suoni e atmosfere. Nelle forme e nei contenuti, circondandosi di musicisti dediti alla nuova causa. Se per ELETTRA, primo polo d'interesse che l'autrice va a sviscerare, compaiono i nomi dei fidati Alex Carreri e Marco "Nano" Orsi supportati dal tuttofare Daniel Bestonzi, è con CALLIOPE, secondo cardine della ricerca, che la svolta di Mirò si concretizza, venendo affiancata, lei sola, dalle macchine manovrate dal produttore nonché ingegnere del suono Marco Zangirolami. Accanto alle controllate scariche elettriche del remake di Vite Parallele, alla progressione ritmica del metafisico singolo Il Sogno Dell'Astronauta, all'attenta analisi a fior di pelle del quotidiano di Partono I Tram e alle oscillanti atmosfere in levare della potente Database, avanza l'introspezione sintetica di algida umanità di Senza Che Nulla Cambi. La cesura con gli episodi che l'hanno preceduta è netta, in parte mediata da Faust, canzone (in)consapevolmente di passaggio e collegamento tra i due universi tesi a svelare "l'inadeguatezza dell'uomo di fronte alla prepotenza delle aspettative, alla delusione di una scelta sbagliata, alla pretesa di un ruolo stereotipato". Il cantautorato elettronico veste di chiarore lunare L'Incantatore Di Serpenti riportando alla memoria il lavoro di ricerca della migliore Giuni Russo; Altri Giorni, Altri Occhi compendia l'avant-garde di AMNESIAC e il trip hop di MEZZANINEPadre, Figlio si vena di jazz. Un'elettronica sostenibile che s'insinua pure su tracce passate, ridefinendo così i contorni de Il Mondo Dei Non Vivi, gotica ripresa reznoriana di THE FRAGILE, e celebrando nella destrutturazione la solennità classica de L'Uomo Del Faro, la Nannini di PERLE supervisionata da Battiato. Non paga, Andrea spalanca una ulteriore finestra. Sull'hip hop, ospitando Dargen D'Amico nella bonus track conclusiva e dimostrando le molteplici possibilità che curiosità e preparazione sono in grado di offrire. Grande ritorno. Non resta che attendere i live.
 

mercoledì 4 luglio 2012

mercoledì 1 febbraio 2012

LE CANZONI AI TESTIMONI

LE CANZONI AI TESTIMONI
Enrico Ruggeri
- Universal - 2012

Correva l'anno 1988. Di ritorno dall'abbuffata nazionalpopolare di Si Può Dare Di Più in compagnia di Gianni Morandi e Umberto Tozzi, dopo un importante e riuscitissimo tour teatrale supportato dall'Orchestra Filarmonica di Alessandria e dai fidati Champagne Molotov il trentunenne Ruggeri si appresta a realizzare un album che dovrebbe, almeno sulla carta, consolidarne la fama di cantautore impegnato col vizio del rock. Ciò che nell'autunno di quell'anno viene però rilasciato col titolo LA PAROLA AI TESTIMONI è un album che realizza solo in minima parte le aspettative della casa discografica di allora e anzi, complice una, col senno di poi, errata logica di mercato cui si deve la poco convincente decisione di affidarsi a collaboratori esterni per la sua realizzazione, vede addirittura sgretolarsi l'idea di gruppo e affiatamento alla base del sodalizio con gli Champagne Molotov fino a quel momento ritenuta imprescindibile. Ci vorranno due anni, un disco di cover pure questo dai risultati altalenanti poi, grazie alla parabola rock de IL FALCO E IL GABBIANO, il Rouge tornerà finalmente in carreggiata con sempre buoni, spesso ottimi, risultati. A volte pure d'eccellenza. Giunto al ventisettesimo lavoro discografico recante il suo nome in copertina, tra inediti, live album e raccolte, cosa resta da inventarsi per stupire ancora e restare sempre al passo coi tempi? Un tributo a sé stesso, con la chiamata a raccolta di band e artisti che mantengono fertile quel sempre ricettivo sottobosco musicale italiano da cui lo stesso Ruggeri proviene avendone sperimentato l'esistenza coi suoi Decibel, anni fa, al tempo degli esordi. E al tributo il cantautorocker meneghino partecipa attivamente! Sì perché, dopo aver vagliato in compagnia dello stimato Mario Riso la nouvelle vague con cui confrontarsi, Enrico scende in campo duettando con i quattordici prescelti. Il singolone con cui abbattere la diffidenza di radio e network musicali è l'inatteso remake elettronico di Tenax, brano scritto agli inizi degli anni '80 per la voce di Diana Est, oggi proposto dall'accattivante duo dei Serpenti. Il videoclip che lo accompagna diventa viatico per parlare di una dentesca Pernod che Giuseppe Peveri fa brillantemente sua, e una eccezionale Quello Che Le Donne Non Dicono, minimalista ed eterea, affidata alla voce della mai troppo celebrata L'Aura Abela con gli arrangiamenti degli GnuQuartet. Tre soluzioni sonore per altrettante diverse realtà legate fra loro dai brevi episodi in musica realizzati dalla Santicorna di Bergamo. Ma le soprese non terminano certo qua. Classe e stile per Diego Mancino e Boosta, rispettivamente con il raffinato trip hop sintetico di Rien Ne Va Plus e la destrutturata Il Mare D'Inverno, liquida e sospesa. Andy recupera l'anima new wave dei Bluvertigo e la infonde nell'ottima Polvere; i Linea77 giocano pesante con Tanti Auguri al pari dei Marta Sui Tubi che, da par loro, stravolgono l'intoccabile Contessa. Un quartetto da sogno (Max Zanotti, Roberto Tiranti, Cristina Scabbia, Pino Scotto) sotto l'egida Rezophonic armonizza e si spartisce vocalmente l'hard rock di Mistero. Pop&punk con i Vanilla Sky (Punk (Prima Di Te)) e i più giovani The Bankrobber (Señorita, solo su i-Tunes). Purtroppo incolore la Prima Del Temporale ad opera dei The Fire a cui si preferisce la versione dei Nomadi (prossima band di Tiranti?) presente sul loro RACCONTIRACCOLTI di fine 2010. Ritmi in levare con gli storici Africa Unite per Eroi Solitari e infinita classe per Andrea Mirò nella carezza rock di Quando Sogno Non Ho Età. Eppure c'è ancora spazio per un capolavoro: Bugo si supera e, attraverso un processo di dilatazione filtrato da lontane suggestioni raga, possiede lo space rock de Il Lavaggio Del Cervello. Ma in tutto questo Ruggeri è semplice spettatore? No, per nulla. Il suo è al contrario un ruolo da co-protagonista. Mai invadente, lascia la costruzione del gioco ai suoi tanti compagni di squadra, smarcandosi ripetutamente in piena area di rigore giusto in tempo per lasciare la zampata vincente del fuoriclasse. Fiuta momenti ed atmosfere, illumina stili e sonorità. Fondamentale sempre, omologato mai.