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mercoledì 1 febbraio 2012

LE CANZONI AI TESTIMONI

LE CANZONI AI TESTIMONI
Enrico Ruggeri
- Universal - 2012

Correva l'anno 1988. Di ritorno dall'abbuffata nazionalpopolare di Si Può Dare Di Più in compagnia di Gianni Morandi e Umberto Tozzi, dopo un importante e riuscitissimo tour teatrale supportato dall'Orchestra Filarmonica di Alessandria e dai fidati Champagne Molotov il trentunenne Ruggeri si appresta a realizzare un album che dovrebbe, almeno sulla carta, consolidarne la fama di cantautore impegnato col vizio del rock. Ciò che nell'autunno di quell'anno viene però rilasciato col titolo LA PAROLA AI TESTIMONI è un album che realizza solo in minima parte le aspettative della casa discografica di allora e anzi, complice una, col senno di poi, errata logica di mercato cui si deve la poco convincente decisione di affidarsi a collaboratori esterni per la sua realizzazione, vede addirittura sgretolarsi l'idea di gruppo e affiatamento alla base del sodalizio con gli Champagne Molotov fino a quel momento ritenuta imprescindibile. Ci vorranno due anni, un disco di cover pure questo dai risultati altalenanti poi, grazie alla parabola rock de IL FALCO E IL GABBIANO, il Rouge tornerà finalmente in carreggiata con sempre buoni, spesso ottimi, risultati. A volte pure d'eccellenza. Giunto al ventisettesimo lavoro discografico recante il suo nome in copertina, tra inediti, live album e raccolte, cosa resta da inventarsi per stupire ancora e restare sempre al passo coi tempi? Un tributo a sé stesso, con la chiamata a raccolta di band e artisti che mantengono fertile quel sempre ricettivo sottobosco musicale italiano da cui lo stesso Ruggeri proviene avendone sperimentato l'esistenza coi suoi Decibel, anni fa, al tempo degli esordi. E al tributo il cantautorocker meneghino partecipa attivamente! Sì perché, dopo aver vagliato in compagnia dello stimato Mario Riso la nouvelle vague con cui confrontarsi, Enrico scende in campo duettando con i quattordici prescelti. Il singolone con cui abbattere la diffidenza di radio e network musicali è l'inatteso remake elettronico di Tenax, brano scritto agli inizi degli anni '80 per la voce di Diana Est, oggi proposto dall'accattivante duo dei Serpenti. Il videoclip che lo accompagna diventa viatico per parlare di una dentesca Pernod che Giuseppe Peveri fa brillantemente sua, e una eccezionale Quello Che Le Donne Non Dicono, minimalista ed eterea, affidata alla voce della mai troppo celebrata L'Aura Abela con gli arrangiamenti degli GnuQuartet. Tre soluzioni sonore per altrettante diverse realtà legate fra loro dai brevi episodi in musica realizzati dalla Santicorna di Bergamo. Ma le soprese non terminano certo qua. Classe e stile per Diego Mancino e Boosta, rispettivamente con il raffinato trip hop sintetico di Rien Ne Va Plus e la destrutturata Il Mare D'Inverno, liquida e sospesa. Andy recupera l'anima new wave dei Bluvertigo e la infonde nell'ottima Polvere; i Linea77 giocano pesante con Tanti Auguri al pari dei Marta Sui Tubi che, da par loro, stravolgono l'intoccabile Contessa. Un quartetto da sogno (Max Zanotti, Roberto Tiranti, Cristina Scabbia, Pino Scotto) sotto l'egida Rezophonic armonizza e si spartisce vocalmente l'hard rock di Mistero. Pop&punk con i Vanilla Sky (Punk (Prima Di Te)) e i più giovani The Bankrobber (Señorita, solo su i-Tunes). Purtroppo incolore la Prima Del Temporale ad opera dei The Fire a cui si preferisce la versione dei Nomadi (prossima band di Tiranti?) presente sul loro RACCONTIRACCOLTI di fine 2010. Ritmi in levare con gli storici Africa Unite per Eroi Solitari e infinita classe per Andrea Mirò nella carezza rock di Quando Sogno Non Ho Età. Eppure c'è ancora spazio per un capolavoro: Bugo si supera e, attraverso un processo di dilatazione filtrato da lontane suggestioni raga, possiede lo space rock de Il Lavaggio Del Cervello. Ma in tutto questo Ruggeri è semplice spettatore? No, per nulla. Il suo è al contrario un ruolo da co-protagonista. Mai invadente, lascia la costruzione del gioco ai suoi tanti compagni di squadra, smarcandosi ripetutamente in piena area di rigore giusto in tempo per lasciare la zampata vincente del fuoriclasse. Fiuta momenti ed atmosfere, illumina stili e sonorità. Fondamentale sempre, omologato mai.

mercoledì 18 maggio 2011

REZOPHONIC

REZOPHONIC
Rezophonic
- Sugar - 2006

"A Mario Riso sono bastati due giorni nell'Africa vera per sentire il bisogno di una "rullata" vincente, una rullata importante!" Così Icio De Romedis, attivista di AMREF Italia e della Nazionale Artisti TV, nelle parole introduttive al corposo booklet che accompagna il cd del progetto REZOPHONIC, l'acquisto del quale contribuisce alla costruzione di nuovi pozzi d'acqua in Africa, nel distretto amministrativo del Kajiado tra Kenya e Tanzania, a favore di chi ha veramente sete. Lo scratch di Dj Aladyn ci catapulta all'istante nel crossover fiero e potente del singolo Can You Hear Me? affidato alle brillanti voci di Olly, Cristina Scabbia e Marco Cocci coadiuvate dal growl di Gian Luca Perotti direttamente dagli Extrema. Ancora il cantante dei Malfunk è protagonista, questa volta in compagnia dei Linea 77 Emo e Nitto e del Folder Mana, di Riso's Beat, un brano impreziosito dalla tromba di Roy Paci e dalle chitarre di Stef Burns, Tommy Massara, J.L. Battaglion e Marco Trentacoste, co-produttore e man in the box dell'intero progetto. L'Uomo Di Plastica poggia inizialmente sui pianoforti di Morgan e di Pablo Von Roitberg per poi offrirsi all'ugola d'oro di Max Zanotti e al controcanto di Giuliano Sangiorgi; Andy regala un tocco di new wave mentre Roberta Sammarelli, piegata sul proprio basso, infonde ritmo circolare alla composizione ritmata dal drumming di Riso. Aperture solari in I Miei Pensieri grazie al trio Mancino-Sangiorgi-Ranzani e all'assolo di Cesare Petricich una volta tanto non relegato alle ritmica, qui appannaggio invece di Omar Pedrini e Nikki. La successiva I'm Junk, nu-punx italobasco dalle forte vena Sex Pistols, viene accreditata ai FFD feat. Mario Riso nonostante la presenza dei due No Relax Micky e Joxemi e gli scratch del solito Aladyn. Lo strumentale hard-funk di Alien vede un bell'interscambio tra le chitarre di Fabio Mittino, Michele Albè e Pier Gonella mentre Mario macina chilometri sulla macchina del ritmo. Il duo Riso-Bruni è autore di Qualcuno Da Stringere, altro episodio rilassato del platter che risente fortemente delle atmosfere degli ultimi Negrita; la presenza di Patrick Djivas al basso va ben oltre il semplice cameo rivelandosi pietra angolare del pezzo. L'urlo di Marco Cocci è supportato dagli acuti controllati di Zanotti su Non Ho Più Niente Da Dire, hard rock realizzato dai Malfunk al completo, ottimo in sede live e dalla carica esplosiva contagiosa. Altro must del cd è Spasimo, non a caso scelto come ennesimo singolo, il terzo, su cui è ancora una volta Zanotti a lasciare il segno nonostante le altrettante buone prove di Francesco Sarcina, forse un pò troppo melodrammatico, e il mai dimenticato David Moretti dai Karma e dai Juan Mordecai. Fantastica Black In Blue, ballabilissimo disco funk affidato al groove di Saturnino su cui Petricich e l'ex Lijao Fausto Cogliati ricamano trame chitarristiche mai troppo invasive e per questo adatte al mood spensierato e tropicale. In tutto questo susseguirsi di pesi medio-massimi del rock italiano poteva forse mancare Pino Scotto? A capo dei suoi Fire Trails e con l'innesto di un tonante Riso eccolo protagonista della già conosciuta Spaces And Sleeping Stone in cui non si può non citare l'ottimo steve Angartal e il suo assolo. Il "ritorno a casa" per il promotore del progetto Rezophonic si completa con l'estasi di Puro Incanto, classico hard rock dei Movida su cui è comunque il frontman Ranzani a far la differenza. Il remix di Can You Hear Me? affidato al N.A.M.B. Davide Tomat e all'Africa Unite Madaski è il preambolo per Il Riso di Tullio: batteria e percussioni affidate ai soli Riso e De Piscopo ci catapultano nel cuore dell'Africa nera, omaggio sincero a quel continente culla dell'umanità e del ritmo a cui tutti i soggetti coinvolti nel disco guardano tendendo la mano. Tante gocce, un solo fiume: che la solidarietà possa dunque scorrere vitale come la sua acqua.