Visualizzazione post con etichetta Antonio "Rigo" Righetti. Mostra tutti i post
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giovedì 5 marzo 2015

MEXI-COLA

MEXI-COLA
Sugar Ray Dogs
- Rivertale Productions - 2015

Uno scorcio di Texas sulle rive del Ticino. Questa è il panorama che si staglia ai nostri occhi e questa è la sensazione che resta dopo l'ascolto del torrido MEXI-COLA, terzo riuscito album per i funambolici Sugar Ray Dogs di ritorno alle proprie terre dopo una entusiasmante e proficua spedizione negli States. Un disco che è un notevole passo avanti rispetto ai precedenti lavori, operazione di energica trasfigurazione sonora che si attesta su ottimi livelli, fedele fotografia per chitarre del brillante stato di forma in cui la band di Ernani Natarella, Alberto Steri e Andrea Paradiso si trova ed è pronta a condividere con l'ascoltatore attraverso un tour al solito ricco e articolato che partendo dalla penisola italiana muoverà presto oltreconfine. Un progetto discografico nato quasi per gioco da una utopia tramutatasi pressoché all'istante in concreta opportunità di lavoro e, perché no?, divertente apprendistato; un sogno quello che sta dietro al making of di MEXI-COLA divenuto ben presto tangibile realtà grazie anche alla collaborazione e supervisione di Paolo Pagetti, l'uomo in più di questa avventura, factotum della Rivertale Productions - qui nelle vesti di executive producer - e mentore del trio pavese in questo lungo viaggio sulle strade di confine tra Stati Uniti e Messico. Un'alchimia dosata e sviluppata nel tempo da questo quartetto di viandanti della musica attratti irresistibilmente da suoni, profumi e umori, ma soprattutto da racconti e narrazioni, vere e proprie microstorie condensate mediamente in poco più di quattro minuti attraverso una scrittura sempre molto lineare e priva di voli pindarici, tesa non tanto ad elaborare concetti articolati, ma a fissare il vissuto e l'immaginario. Vicende in cui ci si imbatte per caso, ma anche luoghi e personaggi con cui entrare in contatto scientemente, figure portatrici di vita e di destino, ispirati accompagnatori divorati dal fuoco della loro stessa creatività. Come David Hidalgo dei Los Lobos, voce e chitarra portante nella meditazione sciamanica di Have You Ever Waited, o Rick e Mark Del Castillo protagonisti con le loro chitarre nella festa mariachi italo-americana de El Rosario Y La Navaja indetta da Alex Ruiz e affilato accompagnamento ritmico nella opacità sanguigna di Mexi-Cola, coraggioso singolo mescalero a cui partecipa anche la seducente Patricia Vonne. Sono tanti i motivi alla base della crescita artistica degli Sugar Ray Dogs, ma primera è la coinvolgente abilità di assecondare l'umore del momento raccontandosi attraverso polverose ballate (Troubles, la pulsante Die In Mexico) e numeri rock d'alta scuola, tra un sanguigno spaghetti western e digressioni tex mex in cui alla creazione di alternativi mondi possibili (la delusione amorosa di Hate The Sun) si succedono storie di vita vissuta (Don't Mess With Billy, strumentale colorato dalla tromba di Jesus Guerra), romanzate, ma realmente accadute. Intuizioni, speranze, visioni: un passato che torna a popolare di misteri e splendori il nostro odierno caos quotidiano e una etica di lavoro che trasforma la passione in omaggio senza mai oltrepassare quella pericolosa sottile linea di demarcazione che lo separa dalla copia o dal plagio. Un intenso viaggio, un po' a colori un po' in bianco e nero, di cui non si intravede ancora il capolinea, capace di raccontarsi con efficacia minuto dopo minuto, storia dopo storia, istante dopo istante. Un sogno semplice e sobrio presente a sé stesso. Another Chance. L'ennesima.

lunedì 9 febbraio 2015

RIVOLUZIONE & SENSI

RIVOLUZIONE & SENSI
Rigo
- MRM Records - 2015

Che il sodalizio artistico tra Antonio Righetti e Sara Del Popolo non si fosse esaurito con il riuscito ANGELI E DEMONI era una certezza assodata già da tempo, una necessità narrativo-musicale rinnovata e consolidata oggi a distanza di soli tre anni dai primi timidi passi mossi con l'ep SOLO che di questo connubio costituisce i prodromi. A riprova della sinergia sviluppata dall'insolito duo ci sono infatti dieci nuove canzoni in lingua italiana, sviluppate una volta ancora a partire dalle suggestioni testuali che la scrittrice campana ha voluto inviare al bassista emiliano e da quest'ultimo musicate con il gemello di ritmo Roby Pellati presso gli studi aretini The Garage grazie alla collaborazione tecnica dell'altrettanto fidato Fabrizio Simoncioni. Ma RIVOLUZIONE & SENSI non è la pedissequa part II del cd che lo precede. A partire dalla convocazione del virtuoso Frank Ricci alla sei corde, il nuovo lavoro targato Rigo si muove su coordinate cantautorali che guardano però all'Inghilterra, agli anni '80 camaleontici e ricchi di spunti sonori, in una continua sfida alle regole tra nevrosi pop e cinismo new wave, complice forse anche l'abortito progetto TRUTH & LIES; con un tocco di elettronica (La Tigre Reale) che non ti aspetti (Nudo E Vero) sparsa qua e là, non tanto per irrobustire il groove, mai venuto meno in casa Righetti, ma per offrire appunto qualcosa di nuovo ad ogni nuova uscita. Sì, perché Rigo è veramente un musicista indaffarato a "fare la sua cosa", a inseguire i suoi "sogni di rock'n'roll", ma anche un artigiano di talento che rischia sempre in prima persona mettendoci la faccia e l'anima. Sembra un paradosso, ma dopo la separazione da Ligabue (con relativo picco di visibilità che l'ha fatto conoscere anche al grande pubblico) il bassista modenese si è letteralmente fatto in quattro. Accanto alla produzione solistica, eccolo accompagnare Danilo Sacco nelle sue scorribande post Nomadi; eccolo calcare i palchi con i Lowlands di Edward Abbiati, eccolo addirittura trovare il tempo per ricostituire gli storici Rocking Chairs da cui nacque tutto e, riordinate le idee, esibirsi con tutti coloro i quali bruciano ancora di musica e hanno l'impellente necessità  personale di attaccare un amplificatore per scaricare watt e passione in un never-ending tour il cui canzoniere questo cd va rimpolpando. Probabilmente non il migliore di una discografia sempre più nutrita, ma una volta ancora verace, sincero e giovane, come un buon bicchiere di lambrusco (chiedete della Lambrusco edition e vi sarà dato anche quello). Frizzante e funky (Woman), amabile, ma corposo (Io Non Resisto), anche quando la musica sembra faticare per trovare le giuste misure ad un periodare sempre ampio e poco disidratato (Delle Tue Mani), il nuovo lavoro di Rigo è attraversato da un filo rosso che scioglie nodi e reclama attenzione, stimolo continuo, sintomo di una malattia pulsante da cui è bello non guarire mai. Raccolta sequenziale di riflessioni e polaroid sonore, RIVOLUZIONE & SENSI è l'album di passaggio che approda a nuovi lidi, senza pressioni esterne, ma sempre al servizio di una incrollabile fede nei propri mezzi, con una versatilità in cui l'alternanza fra speranze e delusioni lascia testimonianza di sé superando ostacoli e pericolose assuefazioni. L'ennesima zampata di un vecchio leone della musica mai domo.

giovedì 10 ottobre 2013

ANGELI E DEMONI

ANGELI E DEMONI
Rigo
- Rigo Records/IRMA Records - 2013
 
Non è solo il passato a essere glorioso per Antonio "Rigo" Righetti: davanti a sé, come sempre, c'è una strada che chiede di essere percorsa una volta ancora al ritmo di quel rock'n'roll che strega, scalda i cuori e rapisce l'anima. Tuttodunfiato e senza fermate intermedie. La musica del resto è per il veterano bassista emiliano una ossessione vera e propria, un bisogno primario. Lo ricordava anche l'ex compagno di viaggio Ligabue nella prefazione al libro Autoscatto in 4/4 che Rigo pubblicò nel 2011 allegandoci, guarda caso, un cd dal vivo in cui andava a testimoniare fedelmente le sue scorribande sonore nei piccoli club della provincia italiana che resistono e godono nell'offrire all'ascoltatore watt di grinta e dedizione alla causa, sbattendoti in faccia se necessario (e lo è!) gli umori, il sudore e la tenacia di chi sta su quel palco come se fosse in missione per conto divino. Rigo - sottolinea Luciano - "(...) ama la musica come pochi. La ama così tanto da avere costantemente aperta una specie di partita doppia con tutti i debiti e i crediti che verso la musica ha e di cui non vedrà forse mai il saldo." E al tavolo di questa infinita partita il rocker di Modena gioca tutte le sue carte continuando la sfida iniziata con l'ep SOLO, quella del rock cantato in italiano. ANGELI E DEMONI raccoglie così il testimone di quelle cinque schegge rilasciate soltanto dodici mesi prima e permette a Rigo di tornare in sala di incisione per raccontare nuove storie di quotidiana umanità attraverso i testi letterari scritti da Sara Del Popolo e qui opportunamente rivisitati nella forma. Affiancato alternativamente dalla batteria del solito tonante Robby Pellati e da quella della new entry Tommy Graziani con cui divide i palchi nell'avventura musicale dell'ex nomade Danilo Sacco, il Fender bianco pompa, entusiasta, energia a profusione. Asseconda le staffilate di Mel Previte, leader incontrastato alle chitarre elettriche; sprinta quando necessario. L'approccio alla materia è dei migliori con le ritmate Guardando Te e Ricorderò subito in bella evidenza; nel mezzo ecco comparire invece il rigo'n'roll impudente ed istintivo di Dimmelo, primo singolo di un lavoro che rallenta un poco per far spazio alle leggiadre melodie di Incanto, occasione in cui hanno buon gioco i cori di Katja Marun, da Rovereto via Guruflex, che impreziosirà con la propria voce anche la biografica Io Non Cambio Mai, la corale Proverai e Angela (in quest'ultimo caso non accreditata). In Cosa Mi Dirai fanno capolino gli arpeggi di Federico Poggipollini, ennesimo compagno di palco che non poteva rifiutare la chiamata per questo cameo. Occasione di future tirate strumentali nelle esecuzioni dal vivo, Tra Prendere E Lasciare cita il Lou Reed di Sweet Jane, ma anche, senza volerlo, il più nostrano e meno atteso Antonello Venditti di Benvenuti In Paradiso. Se Vuoi (Perdonami) è invece un pezzo ambizioso che si insinua in maniera graduale grazie sia alla sua struttura non convenzionalmente cantautorale e marchiata dal sacro fuoco del blues sia alle suggestioni che da esso scaturiscono. Così, mentre la strada chiama, in un ultimo sguardo allo specchio arriviamo alla conclusione del cd con il messaggio di libertà condiviso da Per Volerti Cercare. Ora è tempo di andare. Con sincerità, passione e generosità. Tre qualità che non mancheranno mai a Righetti e al suo rock stradaiolo, con un'anima e una importanza sociale non negoziabili come questo disco di contrasti è lì a testimoniare. "È un mestieraccio, ma non possiamo fare a meno di farlo."
 

martedì 29 maggio 2012

SOLO

SOLO
Antonio "Rigo" Righetti
- Rigo Records - 2012

È la storia di un rocker dalla scorza dura, ma dal cuore sensibile. La storia di uomo sincero, appassionato, generoso. Un uomo che crede in ciò che fa, da sempre; che vive, respira, mastica il rock nella sua forma più pura, sia quando figura indispensabile per l'economia di un suono per altrui musicisti, ma che pian piano si fa sempre più riconoscibile al punto da diventare un tutt'uno con la sua persona, sia quando slegato da ogni altro vincolo contrattuale che non sia quello dell'onestà intellettuale verso le sue passioni. Un uomo in fuga solitaria. Un uomo solo e al comando dunque, giusto per parafrasare una metafora ciclistica da sempre in voga. Uno sport, il ciclismo, che del resto per anni è stato, e a certi livelli lo è ancora oggi, semplicemente sinonimo di fatica, costanza e impegno. Le stesse qualità che richiedono il rock'n'roll, il blues, il folk, quelli veri, quelli che hanno attraversato e attraversano mode e decenni, infischiandosene di luccicanti specchietti per le allodole e ammalianti, ma pur sempre effimeri canti di sirene. Antonio Righetti, per tutti Rigo, è parte integrante di questa lezione di vita che la Musica offre e condivide con chi è capace di darle fiducia; fin dai suoi esordi a metà anni '80 con i seminali Rocking Chairs di Graziano Romani sono bastate quattro corde in acciaio montate su un basso Fender per ottenere quel groove e quelle variazioni scarne, ma di buona fattura che ben si sarebbero apprezzate su più larga scala nel successivo periodo con Ligabue. Oggi quelle stesse vibrazioni, lasciate un po' per strada dal rocker di Correggio, rivivono qui, in questo quarto appuntamento solista per il bassista (e per l'occasione chitarrista) modenese, primo col cantato in italiano dopo la strepitosa sbornia strumentale del precedente PROFONDO BASSO. Su testi curati dalla giovane autrice napoletana Sara D, Rigo fonde il piacere di lasciar parlare la sua musica con parole nuove, in compagnia del compagno di tutta una vita artistica, quel Robby Pellati da cui pare non poter prescindere, coppia ritmica affiatata per amicizia e sintonia musicale. Cinque pezzi che sono fotografie, autoscatti nitidi di una condizione dell'anima, di un vivere altro, che trova nel viaggio la sua inconsapevole finalità, con una mèta che è come l'El Dorado: bramata, ambita, ma irraggiungibile. Si parte con il rock blues in levare di Non Puoi Cambiare, in cui le atmosfere rilassate provenienti dalla chitarra vengono contrappuntate da un basso corposo e di forte musicalità, che sgomita per accaparrarsi le luci della ribalta. La gentilissima voce di Elisabetta Gagliardi si accorda a quella più profonda e personale di Antonio nell'immarcescibile promessa amorosa di Noi così come nella title track Solo, episodio che rimanda ad un cantautorato più desertico e scarno, di forte matrice americana, arido e secco come il polveroso territorio spazzato dal vento torrido del West. È una terra di frontiera quella raccontata da Rigo, tra ricordo e oblio, tra amore e desiderio; anche Quante Volte con il suo piglio vigoroso non viene meno a questa vocazione. E se la conclusiva Sguardi è forse il brano più macchinoso del lotto nonostante l'apprezzabile apertura del ritornello, resta la certezza di aver tra le mani l'ennesima sfida di Righetti lanciata a sé stesso, nel tentativo di alzare una volta ancora l'asticella verso il nuovo traguardo. Perché, incisa e missata da Andrea Lepori, SOLO è pure la prima pubblicazione della sua casa discografica ad personam, la Rigo Records appunto, nata, come tutto ciò che riguarda il suo titolare, per passione e sentimento prima ancora che per profitto. E se tra i suoi mille impegni dovessimo perderlo di vista per qualche istante, sapremmo già dove rivolgere lo sguardo. Qualche metro più in là, su un palco, c'è una spia accesa e una nota di basso capace di farci vibrare lo stomaco.

venerdì 25 maggio 2012

in concerto

24-05-2012
- DANILO SACCO live @ Teatro tenda -
Osnago (LC)

Il fatidico giorno è così giunto. Sono passati cinque mesi quasi esatti dall'ultimo concerto tenuto da Danilo Sacco in compagnia dei suoi antichi compagni di viaggio, quei Nomadi capitanati da Beppe Carletti con cui ha girovagato e condiviso più volte i palchi di tutta Italia dal 1993 fino allo scorso dicembre. In questi cinque mesi il cantante astigiano, dopo un primo periodo di smarrimento e riflessione, ha lavorato duramente per allestire una band che potesse supportarlo nel suo nuovo percorso solista, fatto di nuove canzoni e sentiti omaggi a evergreen del patrimonio musicale italiano, rivitalizzato da una nuova linfa andata purtroppo affievolendosi negli ultimi tempi. Alle porte c'è addirittura un cd dal titolo esplicito, UN ALTRO ME, il primo ufficiale dopo la raccolta di pensieri e musiche andato sotto il nome de L'ORIZZONTE DEGLI EVENTI e uscito in sordina, inizialmente solo per gli iscritti ai suoi fanclub, sul finire del 2011. Oggi è l'occasione per testare live uomini e canzoni, forze e sentimenti, per provare a sé stesso e agli altri di esserci ancora, sempre determinante e a pieno regime, come ai bei tempi. Al termine delle affabulanti parole di Massimo Cotto, spetta a Pierluigi Giorgio, regista e attore teatrale molisano, far vivere come in una nemesi che fa il paio con l'introduzione recitata di Per Quando Noi Non Ci Saremo i primi istanti di questa nuova avventura, di questo nuovo percorso, di questa nuova porta spalancata sul destino. Dopo aver lasciato un suono con la band di Novellara per Danilo Sacco è giunto il momento di mostrare un lato inedito della sua musica e della sua anima, Un Altro Me (Ed Altri Guai) appunto, tra schitarrate rock degne della miglior tradizione d'Oltreoceano e influenze folk alle quali l'ex cantante della Comitiva Brambilla ha sempre guardato. "Filibustieri, pirati: benvenuti!!! Dio vi benedica!"

Pugno alzato al cielo e grinta da vendere per questa opener collaudata già in passato che vede affiancarsi alla certezza della Telecaster di Valerio Giambelli, ora in pianta stabile nella band di Sacco dopo essere fuoriuscito dagli Statuto, la gradita novità della fisarmonica di Andrea Mei, storico terzo membro dei Gang e già collaboratore degli stessi Nomadi in sede di composizione nei successi più recenti. Un tappeto di tastiere, proprio appannaggio del polistrumentista marchigiano, annuncia un altro inedito. Il ritmato mid tempo
Aprimi è accolto con attenzione dal pubblico accorso in Brianza fin dal tardo pomeriggio; nella vicenda dell'ingranaggio stabile, senza comandi, senza perché c'è chi vede un autoritratto del cantante, intento a esprimere in musica note autobiografiche legate alle ultime vicissitudini nomadi; di certo è una occasione per scaldare i motori, supportato dal basso di Antonio "Rigo" Righetti, la roccia angolare su cui Ligabue costruì la fortuna di un album come BUON COMPLEANNO ELVIS dopo la separazione con i ClanDestino, nel secondo tempo della sua carriera. Cane, presentata come "una canzone per la casta" ha il tiro giusto per fare sfracelli dal vivo, grazie ad un ritornello accattivante di facile impatto e un ottimo lavoro ancora della sezione ritmica che pompa sangue ed energia mentre un tappeto di Hammond amalgama il tutto. A questo punto è inevitabile per Sacco il confronto con il suo passato più recente. Tra fiori tropicali e grida di dolcezza è tempo di Asia: molto più secca ed essenziale rispetto alle divagazioni progressive imbastite da Beppe Carletti e compagni anche per il drumming quadrato, ma in quest'occasione poco dinamico, di Tommi Graziani, la descrittiva visione di Francesco Guccini perde qualcosa nell'arrangiamento, ma guadagna in dinamismo con il basso di Righetti e le percussioni di Jean-Pierre Augusto Rodriguez Ugueto.

Soddisfatta una buona fetta di presenti, che si troverà, qui come anche in altre occasioni nel corso della serata, ad assistere ad una rievocazione ibrida di certi fasti nomadi seppur contestualizzati in un ambiente differente. Difficile chiedere a Sacco di essere totalmente altro se il proprio modo di vivere la musica e la vita è quello che abbiamo visto in vent'anni di carriera ad alti livelli, senza filtri e maschere. Ora si è "semplicemente" tentato di ricostruire, di ripartire da dove si era lasciato, con un bagaglio di esperienza sul campo davvero notevole, non più protetto dall'abbraccio immancabile della famiglia nomade, ma consapevole che il nuovo carico di responsabilità verrà pareggiato dalla possibilità di dare libero sfogo alle proprie inclinazioni. Danilo è così artefice del proprio destino, acrobata senza rete, uomo tra gli uomini. Quindi, innanzitutto, "voglio ringraziare tutti voi (...); perché ci avete dato una grande mano, perché siete qua, perché avete creduto in questo piccolo progetto che non esisteva, in realtà. In qualche mese abbiamo fatto cose davvero straordinarie, quindi grazie dal profondo del cuore. Grazie veramente. Questa è una canzone d'amore si chiama Non Ho Che Te; (...) concedetemelo, per una volta, vorrei dedicare questa canzone alla mia compagna che si chiama Chiara Stella. Grazie dal profondo perché quando qualcuno si è girato dall'altra parte tu c'eri e non mi hai lasciato solo." Così, con una emozionata dedica alla persona amata presente sotto al palco, prende vita la ballad che consegna alla serata i primi veri istanti da brividi per una sentita interpretazione tutta cuore e voce di un brano che pare avere fatto breccia all'istante sui circa 700 paganti della serata. Forse non un risultato clamoroso numericamente parlando, ma pur sempre una cifra di tutto riguardo per una data zero, infrasettimanale, che regalerà di lì a poco altre emozioni.

A salire sul palco è infatti un nome altisonante della tradizione folk rock italiana. Massimo Bubola si presta a duettare su una tripletta che inizialmente si pensa possa essere unplugged, per sole chitarre, voce e fisarmonica e che comprende
Il Cielo D'Irlanda, una fiera Fiume Sand Creek, con il finora in ombra Valerio Giambelli finalmente protagonista, e Dove Scendono Le Strade. Strette di mano, abbracci, sguardi e gesti di intesa: un intervento programmato che conserva il sapore della jam session quello con il sempre più pingue cantore veronese di storie sbagliate, amori e guerre. La scaletta si fa corposa. In risposta a quanti si erano domandati negli ultimi mesi cosa avrebbe fatto Danilo Sacco dopo aver lasciato i Nomadi arriva una sorprendentemente autobiografica A Muso Duro, canzone manifesto di Pierangelo Bertoli assai amata dal cantautore piemontese che, concentrato con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro, la fa totalmente sua perché "questa sera è un pretesto per suonare quello che abbiamo nel cuore." A ruota ecco allora Signora Bionda Dei Ciliegi, memorabile tributo all'inimitabile Ivan Graziani, vero rocker italico, sempre un passo avanti anche quando legato alla tradizione, geniale e creativo nella sua unicità. Istrionico. Estroso. Acuto. Genio assoluto. Canzone inedita che tratta il tema della rinascita è invece L'Aurora. Con Giambelli all'acustica il brano contenuto nel cd di prossima uscita parte lento, ma lungo il suo sviluppo vive di un crescendo naturale che consente a Sacco di sfoderare una interpretazione sincera e accorata con una serie di pregevoli acuti.

È in forma Danilo. E lo ribadisce con un inaspetto arrangiamento
rockeggiante de La Canzone Del Bambino Nel Vento (Auschwitz). La nuova versione del classico di Guccini si muove su territori cari al Ligabue di inizio millennio, lasciando sospese nel limbo di uno spazio ultraterreno le sempre attuali parole del testo. Inopportune e del tutto fuori luogo le "coreografie" di alcune spettatrici. Forse anche Sacco tende un poco a strafare con le note alte, sempre pulite e mai stonate sia chiaro; ma è solo un peccato veniale, comprensibile come lo è la foga del ragazzo nel voler dimostrare al mondo di essere al 100%: "Erano mesi che non sentivo questa bellissima cosa. Grazie. Erano mesi che mi veniva detto che non me la meritavo più. Erano mesi che pensavo "lasciateci salire su un palco e dimostreremo che forse non è proprio così". Grazie ancora." Una piccola pausa per riprendere fiato e spetta a Righetti avanzare a centro palco, innanzitutto per rivolgere un pensiero alle vittime del terremoto che ha colpito la popolazione dell'Emilia nella notte del 20 maggio; in seconda battuta per proporre Solo, il singolo di presentazione del suo omonimo ep, anch'esso in uscita ad inizio giugno. Rock blues senza fronzoli, che vede nello stiloso Valerio Giambelli il naturale partner strumentale per le scorribande sonore di impronta southern, la parentesi solista di Rigo, per la prima volta misuratosi con liriche in italiano, è viatico per il ritorno sul palco del vero frontman della band. Spalleggiato dal solo Andrea Mei al piano elettrico, per Sacco giunge il momento di dedicare il prossimo pezzo a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel ventesimo anniversario della strage di Capaci e a soli cinque giorni dall'attentato, di cui non è stata ancora chiarita la matrice, all'Istituto Professionale Statale per i Servizi Sociali di via Galanti a Brindisi, intitolato a Francesca Laura Morvillo Falcone, nel quale ha trovato la morte la sedicenne Melissa Bassi.

U
n'emozione che viene così concentrata in una canzone storica dei Nomadi: Non Dimenticarti Di Me è cantata all'unisono da tutti i presenti. Sacco, inizialmente sorpreso per l'affetto suscitato, riprende il controllo della situazione e, spingendo sulle note alte (rischiando quasi di steccare in un paio di punti per il comprensibile trasporto) sfodera un'interpretazione magistrale come da tempo non gli si sentiva fare.
Un pizzico di elettronica introduce la solenne Non Cammineremo Mai, primo singolo tratto da UN ALTRO ME, che vede il ritorno sul palco di tutta la band quasi a testimoniare, anche visivamente, il messaggio delle liriche cantate. Come nella miglior tradizione nomade giunge il momento di aprire un regalo recapitato sul palco; non più materiale didattico o viagra naturali, ma le iniziali "DKS", presente estemporaneo di alcuni ammiratori qualche istante prima che l'intensa e malinconica Mekong faccia la sua prima comparsa live, al pari di Io Mi Ricordo, analisi in rock sui bei tempi andati. Attraverso la scelta di suonare Un Giorno Credi si passa necessariamente dalle parti di Edoardo Bennato mentre, dedicata a tutti coloro che hanno fede, ecco l'esplosiva, e in qualche modo nietzscheana, Dinamite, robusto hard rock con gli Ac/Dc nella testa e nel cuore. Con La Mucura si cambia totalmente registro e sono i festosi ritmi sudamericani a farla da padrona con Jean-Pierre Rodriguez in estatico vortice sonoro. Siamo quasi a fine serata. Tocca a Non Ho Santi In Paradiso, primo inedito scritto per altri da Massimo Bubola dopo una pausa durata quasi venti anni (erano i tempi de Il Cielo D'Irlanda e l'interprete Fiorella Mannoia) a condurci a ridosso della mezzanotte. Forse un po' troppo simile da un punto di vista musicale a L'Eredità, quella che sarà l'undicesima traccia presente nel nuovo cd è motivo per Danilo Sacco di ringraziamento verso i suoi nuovi musicisti, per il percorso intrapreso insieme dopo essere stati loro ad avere scelto la sua voce. Non il contrario.

L'improvvisa apparizione in carne ed ossa della mascotte Mr.Free consente un altro momento di distrazione così come invece la seguente discesa dal palco di tutti quanti sembra uno dei più classici stop and go prima dei bis; tuttavia le disposizioni legate ai permessi diventano rigide dopo aver già concesso di sforare in precedenza per circa trenta minuti sulla tabella di marcia. I tre bis annunciati (una attesa Ala Bianca, l'immancabile Peter Gabriel di Biko e la classicissima Dio È Morto) restano così solamente parole vergate in nero sul bianco delle scalette presenti on stage, tanto quanto la cover di Tom Petty You Wreck Me e l'unico pezzo inedito a non aver ricevuto al momento l'investitura live, Io Non Lo So. Pazienza, ci saranno altre occasioni nell'immediato futuro. Nei minuti successivi è comunque assalto al gazebo allestito di fianco al palco per un incessante via vai di congratulazioni, a Sacco e alla band tutta, un po' dispiaciuti certo per il taglio finale, ma soddisfatti della performance nonostante qualche meccanismo comprensibilmente ancora da oliare. Quale il futuro artistico del Kakuen alla luce della serata odierna, dunque?
Siamo alla data zero; saranno la bontà delle sue musiche e dei suoi testi a fondarne il percorso, a decretarne il successo o l'insuccesso. Un primo album è ormai alle porte. Per intanto, l'abbiamo visto e constatato, una cosa è certa: parafrasando una vecchia canzone di qualche anno fa oggi Dani è più felice.
 
Andrea Barbaglia '12

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