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lunedì 2 luglio 2012

in concerto

30-06-2012
- AFTERHOURS live @ Villa Arconati -
Castellazzo di Bollate (MI)

Da un festival all'altro. Dopo oltre 300 km e l'ottima cornice proposta dal Summer Festival di Lucca presso il quale si è esibito solo ventiquattro ore prima l'imprescindibile Tom Petty con i suoi Heartbreakers, spetta al Festival di Villa Arconati concederci l'elegante bis in una altrettanto prestigiosa location come quella ubicata nel parco delle Groane. Al Castellazzo, immerso nella brughiera milanese, va di scena infatti una delle prime date in supporto a PADANIA, l'ultima fatica della band di Manuel Agnelli capace di rinverdire i fasti di album a loro modo fondamentali per tutto il panorama musicale italiano come HAI PAURA DEL BUIO? e QUELLO CHE NON C'È. La mai perduta compattezza sonora degli Afterhours, cementificatasi ulteriormente nei precedenti due anni di tour con una formazione a sei poliedrica e affiatata, si è riversata nelle monumentali trame trasversali del loro lavoro più socialmente politico fin qui realizzato e premiato dalle classifiche di vendita con un quantomai significativo secondo posto. Il parco della villa, allestito nel miglior modo possibile da una organizzazione pressoché impeccabile, accoglie un flusso costante di gente di tutte le età, complice la serata estiva calda, ma non afosa. Gli Afterhours, proprio come il festival, sono ormai realtà consolidata e l'apertura affidata a Metamorfosi, a tutta prima ostica e dissonante tratta proprio da PADANIA, non deve stupire. In un crescendo di violini che enfatizzano la componente teatrale del brano si innesta la voce di Agnelli mentre la cacofonia delle chitarre prenderà il sopravvento di lì a poco. In evidenza, nella schizofrenia delle distorsioni, Roberto Dell'Era al basso con l'archetto.

Senza soluzioni di continuità Terra Di Nessuno prosegue nella sua alternanza tra vuoti elettrici e pieni melodici, con l'attesa La Verità Che Ricordavo terzo estratto e prima hit della serata. A stupire in positivo è l'acustica del luogo. Dopo le delusioni sotto tale aspetto del Carroponte 2010 e all'Arena di Milano 2011, finalmente anche la capitale meneghina (o, in questo caso, il suo hinterland) gode di suoni e volumi all'altezza della band che ospita sullo stage. Il pubblico gradisce e risponde entusiasta alle scariche di adrenalina e furia rock provenienti dal palco. Senza spezzare il climax già raggiunto, in mezzo a tutto questo furore c'è spazio per la riflessione. Una volta ancora sociale; una volta ancora politica. Su un tappeto sonoro a cura di Rodrigo D'Erasmo e con i contributi minimali delle chitarre, Manuel Agnelli, inforcati gli occhiali, legge con autorevolezza e in un rimando alla tournée teatrale di inizio 2010, un passo tratto da Paolo Borsellino e l'agenda rossa, libro a cura della redazione 19luglio1992.com, da cui due concetti decisivi filtrano e vengono enunciati: "La mafia è un problema di cultura (intesa - ndr) come insieme di conoscenze che contribuiscono alla crescita della persona", ebbe a dire il magistrato palermitano ucciso in via D'Amelio. Eppure, continuò, "(...) la maggior parte di noi rispetta le leggi perché sente il dovere di rispettarle." Male Di Miele è accolta come sempre da un boato mentre il dispiegamento di ben tre Telecaster erige un muro di suono invalicabile. Sperimentazioni continue prive delle scosse elettriche di cui sopra nella lunghissima rincorsa di Costruire Per Distruggere, con Xabier Iriondo alla tromba, D'Erasmo al flauto turco e le seconde voci di Giorgio Ciccarelli, per l'occasione pure al piano, e Dell'Era.

Spreca Una Vita vive di accellerazioni improvvise e strappi chitarristici che Padania, con il suo incedere melodico, va invece a riequilibrare, cavallo di Troia per le nostre coscienze e chiarissimo esempio di canzone civile, fotografia tanto lucida quanto disincantata in questi anni '10 del nuovo millennio. Dedica "speciale" per Ci Sarà Una Bella Luce. Spigolosa, ruvida e inquieta la traccia numero sette dell'ultimo cd è una discesa concentrica e volutamente disarmonica nei dubbi e nelle incertezze dell'esistenza umana, filtrata dal paracadute del sarcasmo. Altro tuffo nel passato recente: riconoscibile fin dal primo giro di accordi Ballata Per La Mia Piccola Iena è il momento delle evoluzioni di Xabier alla Melobar mentre il dialogo tra le chitarre di Agnelli e Ciccarelli si fa serrato come i cori da stadio dei fans. È Solo Febbre ci tengono a precisare i nostri; ma è febbre eccitante che la prestazione mastodontica di Bungee Jumping fa inevitabilmente aumentare. Una volta ancora tra i momenti più coinvolgenti e partecipati nella scaletta del sestetto, questa sorta di atipica jam session organizzata è infatti sintesi di epilettiche convulsioni al limite della resistenza umana e prova di coraggio ardita e senza ritorno, che vive il proprio slancio vitale nella caduta verticale verso il basso descritta dalle liriche, inarrestabile e alla velocità della luce, in attesa del probabile schianto finale che non avverrà mai.

"Grazie, grazie mille, grazie. Grazie mille per essere venuti qua questa sera, grazie davvero. Questa mi piacerebbe che per una volta la cantaste voi, se volete"; così Manuel invita i fans a far propria la sanremese Il Paese È Reale, forse primo vero episodio di coscienza socialmente impegnata proposto dalla band, che si schiera e si espone, cercando la maggior visibilità mediatica possibile per farsi veicolare e diffondere. Si procede sempre inquieti e duri con Sulle Labbra. Dopo la pausa romantico-agrodolce di Nostro Anche Se Ci Fa Male, con tanto di dedica alla compagna ("Francy è per te questa"), Agnelli diventa il cantore sperimentale tra urla e tonalità inconsuete dell'indiavolato rock avanguardista di Io So Chi Sono (Iriondo si divide una volta ancora tra tromba e chitarra; D'Erasmo è alle percussioni) qualche istante prima di sedersi al piano per regalare una versione leggera eppure testualmente profonda de La Terra Promessa Si Scioglie Di Colpo. 22:48. Sono passati poco più di sessanta minuti dall'inizio dello spettacolo eppure il concerto potrebbe già terminare qua con ottime recensioni e reciproca soddisfazione di pubblico e addetti ai lavori vista la densità di significato riversata oltre le transenne. Ma siamo a metà dell'opera. Il rientro sul palco è accolto da applausi prolungati ricambiati dalla band. "Grazie mille davvero. Questo è probabilmente uno dei migliori concerti che abbiam fatto a Milano negli ultimi anni; e non è un caso, perché siete uno dei migliori pubblici che abbiamo avuto a Milano ultimamente. E non lo dico per dire..." I ritmi della sincopata Tutto Fa Un Po' Male sono l'ultima occasione della serata per ritornare con la memoria ad un album come NON È PER SEMPRE, a suo tempo croce e delizia per la band.

Statuario, Ciccarelli è il motore ritmico per La Vedova Bianca mentre il pubblico, composto e compatto, la puntella a tempo. Bye Bye Bombay con la sua lunga introduzione e la coda strumentale veicola la presentazione dei musicisti che nei momenti più free avevano fatto quadrato attorno alla batteria. "Grazie ragazzi, bravi, bravissimi, bravi." 23:15. Seconda discesa dal palco e seconda rentrée, questa volta temporaneamente senza drummer, ma con Agnelli al piano Yamaha e il resto della band schierato, in virtuoso accompagnamento. È l'inno Pelle a diffondersi leggero nel parco della villa. L'ingresso di Prette e il passaggio di consegne strumentali tra Agnelli e Ciccarelli permette di far quadrare tempi e ritmi di Quello Che Non C'è, tra le migliori composizioni di sempre. Per la vecchia guardia presente ecco Posso Avere Il Tuo Deserto?, con Manuel libero al microfono, pronto a svuotare il pieno dentro sé mentre il "gemello" Xabier viene toccato dal furore sacro dell'elettricità nell'aria. Terza discesa e ultimo ingresso. "Stasera questo pezzo è dedicato al nostro band assistant Andrea Samonà che dopo dieci anni di torture, sodomia e scherzetti molto sadici ha deciso di andarsene. Non si capisce perché ha deciso di andarsene adesso, dopo dieci anni... Ormai cominciava a piacergli..." spiega un ironico Manuel invitando sul palco il componente dello staff; "per rimanere in tema, ha scelto la libertà sposandosi!? Proprio non capisce un cazzo..." E via con la conclusiva Voglio Una Pelle Splendida, classico finale di cui non ci si stanca mai. Poi, come in un film neorealista, il giardino di Villa Arconati diventa luogo di incontro, palcoscenico per attori non professionisti, ma protagonisti indispensabili di una stagione altrimenti abbandonata a immobilismo e inazione. Mentre cala il buio e molti tornano alle proprie case resta una certezza: quella che in giornate come questa il sole sorge ancora.

Andrea Barbaglia '12 

martedì 17 aprile 2012

PADANIA

PADANIA
Afterhours
- Germi - 2012

Non-finito. Un non-finito michelangiolesco capace di bastare a sé perché compiuto nella sua inesausta tensione verso l'alto. Così si presenta nell'Anno Domini 2012 PADANIA, il nuovo atteso caposaldo della discografia afterhoursiana, destabilizzante monolite alternative, concept album della mente, imprescindibile successore del transitorio I MILANESI AMMAZZANO IL SABATO e atteso punto di partenza alla ricerca di nuove strade sonore e comunicative. Una porta aperta, anzi un cancello spalancato da casa Agnelli sul futuro nebuloso e sul presente desolato dei giorni nostri ben rappresentati dallo scenario fangoso e innevato fotografato in copertina. Prodotto direttamente dal sciùr Manuel, in collaborazione con Tommaso Colliva che si è occupato pure delle registrazioni tra Como e Milano, il nono album in studio della band milanese è annunciato dalla dirompente potenza sonora di La Tempesta È In Arrivo e dalla più canonica title track, perfetta metà complementare a Il Paese È Reale e raro esempio di canzone tout court del platter. Poi sono caos e delirio sonoro totale. Controllati e voluti. Se tecnicamente gli Area, l'international POPular group per eccellenza, e Demetrio Stratos restano inarrivabili in Italia e nel mondo, l'opener Metamorfosi omaggia nei vocalizzi lo scomparso cantante italo-greco, senza scimmiottamenti, dando il la a un vorticoso percorso artistico aperto a contaminazioni continue (la splendida Tarantella All'Inazione di qualche anno fa docet) che molto deve alle scorribande sonore compiute negli ultimi anni da Agnelli e dall'imprescindibile Xabier Iriondo assieme al folletto  di scuola Can Damo Suzuki, folgoranti happening di improvvisazione sperimentale realizzati in Italia a cui hanno partecipato pure l'ex Enrico Gabrielli, qui preziosa guest star in un paio di episodi, e Rodrigo D'Erasmo. Tensione muscolare e trasversalità dunque. Mattatore, un po' a sorpresa a dire il vero, seppure già galvanizzato dal ritorno di Iriondo in sede live, è tuttavia il solitamente compassato Giorgio Ciccarelli, da qualche tempo leader dei brillanti Maciunas, diavolo a quattro in stato di grazia su PADANIA, coautore di quasi 2/3 delle musiche e protagonista di prove maiuscole sulle "sue" Io So Chi Sono, in compagnia dei figli Michele e Teresa sulle note del sax baritono di Domenico Mamone, e Fosforo E Blu, in trio con Agnelli e il rigoroso Giorgio "metronomo umano" Prette, così come sulla ballad Nostro Anche Se Ci Fa Male. Spiazzante, Terra Di Nessuno agita i sonni e le certezze sedimentate da anni; straordinaria la cacofonia free di Ci Sarà Una Bella Luce, tra le migliori summe del lavoro nella sua disturbante vigoria plastica, con ancora un illuminato Ciccarelli sugli scudi. Provata un paio di volte in uno stato embrionale durante il tour europeo dello scorso anno, apparsa per un brevissimo periodo on line in quella forma grezza, Spreca Una Vita è dissonante tale e quale ce la ricordavamo, migliorata ovviamente nelle liriche, allora in finto inglese. Giù Nei Tuoi Occhi avrebbe potuto ospitare la follia avant-garde di Buckethead se solo non ci fossero già gli assoli del duo Agnelli-Iriondo. Le iene tornano a ridere stridule nei violini disseminati in Costruire Per Distruggere con D'Erasmo che si ritaglia ulteriore spazio nell'intermezzo Iceberg, introduzione orchestrale alla sbilenca e volutamente "stonata" La Terra Promessa Si Scioglie Di Colpo con cui il nastro della memoria si riavvolge rapidamente fino a riportarci ai tempi de Mi Trovi Nuovo e Il Mio Ruolo, in un nuovo tributo (forse) all'amico Edda. C'è tempo per due messaggi promozionali (esilarante il #2) utili per rifiatare e dare un attimo di requie all'ascoltatore, sicuramente disorientato dal lavoro della maturità degli Afterhours, per nulla immediato, ma assolutamente duraturo. La curiosità ora è per la sua trasposizione in sede live. Sarà quella la sfida nella sfida perché i veri Artisti, lo sappiamo, camminano sempre davanti al proprio pubblico, incuranti di compiacerlo o meno. Anche in questi anni di crisi globale il genio non conosce né ostacoli né barriere di spazio e tempo. Spetta a noi recepirlo. Bentornati.

martedì 11 ottobre 2011

ESPLODERE NEL SONNO

ESPLODERE NEL SONNO
Maciunas
- Malone - 2011

Correva la metà degli anni '90 e Edoardo Bennato preconizzava e si dichiarava interessato a realizzare in un futuro prossimo venturo videoclip in numero uguale ai brani presenti su cd in modo tale da realizzare un videoalbum a tutti gli effetti. Bene, il futuro prossimo venturo è arrivato in casa Maciunas. L'esordio discografico del trio lombardo-piemontese è di fatto un dvd musicale di brani inediti a tutti gli effetti su cui la storica sezione ritmica dei sempre gloriosi Fluxus e il chitarrista solo apparentemente più pacato degli Afterhours uniscono le forze per dare, a modo loro, una nuova lettura del prodotto discografico. Osando. "Da Vedere Ad Alto Volume". Così recita la scritta riportata nell'inlay card posta sotto al dvd. Ma noi optiamo per una esperienza sonora ulteriormente alternativa. Rippiamo l'audio in mp3. Il primo ascolto diventa così fugace, rapido, istantaneo. Solo musica, non guardiamo infatti le immagini che scorreranno più avanti sullo schermo. Ce lo imponiamo. Poi, in un secondo momento, ci fermiamo, ci spostiamo su una sedia e pigiamo play sul lettore dvd, facendo partire audio e video. Registrato in diretta il 22 dicembre 2010 in via Malone 40 a Torino, ESPLODERE NEL SONNO è introdotto da voci e frequenze audio disturbate, coadiuvate da immagini acide provenienti direttamente dallo studio di registrazione, secondo il riconoscibile taglio operato da Luca Pastore, ormai affermato videomaker e, in questo progetto, di nuovo chitarra a quattro corde. Quando inizia l'omonima title track è la voce di Giorgio Ciccarelli, nuovamente in primo piano dopo la notevole esperienza maturata in quel ruolo coi Sux!, a risultare ficcante e malinconicamente urgente. C'è Roberto Rebellino dietro le pelli e l'immagine che si para di fronte ai nostri occhi è del tutto simile a quella che avevamo dei Fluxus nel video di Nessuno Si Accorge Di Niente una decina di anni prima. Anche le luci qua e là inquadrate hanno superato la prova del tempo. Inquieta il volto solitamente rassicurante di Ciccarelli, qui nascosto, come del resto quello dei suoi compagni, da un collant per signora. Secondo brano. Nuovo Ordinamento. Immagini di bimbe sulle giostrine, poi ignude al mare rimandano, opportunamente trattate, alla cover realizzata da Hipgnosis per HOUSES OF THE HOLY dei Led Zeppelin mentre il suono si scioglie in un noise rock levigato. Ancora interludio di voci teutoniche, con Rabellino e Ciccarelli a colloquio fra loro prima del terzo brano. Camaleonte vede scorrere tralicci e pali della elettricità, rifiuti urbani e terreni abbandonati. Pastore riprende soluzioni grafico-visive usate anni addietro in videoclip come Radioestensioni e Tutti I Miei Sbagli per i concittadini Subsonica, mentre la band avanza potente e giurassica tra stoner e fluxus sound. È bello risentire la voce di Giorgio. Nuovo stacco. Saliamo sul tram per farci condurre nella realtà paludosa di Quello Che Ci Manca, forse il brano più Sux! del lavoro (non a caso i crediti riportano una collaborazione Ciccarelli-Pastore anche per quel che riguarda il testo), ma con una distorta coda finale che dal vivo regalerà sorprese. La corsa in autostrada tra le campagne piemontesi è la via più breve per Sesso & Carità, altro pezzo minaccioso che rivela la compattezza del combo, colorata per la prima volta da rumori afterhoursiani. A Galla è musicalmente più lenta; il recitato del testo ne risolleva le sorti, tuffo obbligatorio e controllato in piscine comunali e fiumi metropolitani. Ed eccoci dunque arrivati in città. I Preti Pazzi è segnata da immagini di guerriglia urbana e militare che ben si sposano con una delle tante frasi da mandare a memoria: "piccole bugie per grandi ideali che cambiano il corso degli eventi naturali". Bestemmia. In Un Momento trasuda disperazione doom dall'incedere grunge, sempre più psicotica nelle certezze acquisite. Le immagini scorrono in verticale. I criminali sonori svelano il volto. Ancora una discesa nei sotterranei e negli scantinati. Poi finisce tutto, lasciando trepidanti per un seguito che oggi non ci sarà. Nella loro programmatica atipicità i Maciunas anticipano, riprendono e superano il discorso Fluxus realizzando un lavoro socialmente contro. Contro il lento e pericoloso soffocamento della realtà, sempre più preda di un avvilente sonno della ragione che ci impedisce di capire la gravità del momento. Mostrami le cose che ci son da fare. Un minimo di regole. Un minimo di cuore.

martedì 31 agosto 2010

in concerto

18/08/10
- AFTERHOURS + DER MAURER live @ Fortezza medicea - Siena (SI)

Ci son concerti che devono essere vissuti, punto e basta. Basterebbe questa affermazione per iniziare e concludere il post seguente. Ma è anche giusto riportare "qualche" dettaglio in più in merito ad una grande performance.
Gli Afterhours al meglio delle loro possibilità si presentano in quel di Siena dopo la già più che positiva performance al Carroponte di Milano e un'altra manciata di eventi live. Ma qua è tutto diverso. E in meglio.

Innanzitutto, in un caldo pomeriggio tos'ano tornare là davanti, alla transenna, dopo anni di vagabondaggio nella pancia del parterre è una piccola soddisfazione che riporta indietro agli albori, quando arrivare in prima fila era quasi routine solo perché era difficile che se ne formasse una seconda.
In più di dieci anni ne è passata tanta di acqua sotto i ponti, forse ben più di quanto ad un certo punto ci si potesse aspettare dalla band milanese, e forse solo il rientro (prossimamente stabile?) di Xabier valeva la pena per arrivare sul luogo del delitto fin già dalle prove.

 

Il primo ad arrivare è l'ex Gabrielli che oltre ad aprire la serata col suo progetto solista Der Maurer accompagnerà gli Afterhours su diversi pezzi. In contemporanea ecco Xabier, con la compagna e l'erede, poi via via tutti gli altri. Le prove scorrono via lisce tra il gradimento del centinaio di irriducibili assiepati chi sui gradoni, chi lateralmente a due fasce che, per una scelta non chiara e per nulla condivisibile, in questo frangente delimitano il palco impedendo di raggiungere già di buon ora le transenne.
Portate pazienza: tagliati i nastri la corsa in prima fila è obbligatoria e da lì non ci si muove più.
 
Ha un bel da fare il buon Enrico Gabrielli per tenere a freno il parterre, che durante le ore successive si riempirà, durante il proprio set introduttivo. I brani estratti dal suo raffinato cd sono infatti ad un primo ascolto ostici e impegnativi; i molti tempi dispari non aiutano certo la concentrazione con cui meriterebbero di essere ascoltati. Eppure il pubblico gradisce. E apprezza ancora di più quando sul palco compaiono tutti gli altri sei Afterhours, a coppie di due, per eseguire col solo uso delle mani la performance dell'ultimo brano del loro ex compagno.

Un quarto d'ora, venti minuti dopo...eccoli!! "Sei fratello del controllo..sei fratello del controllo": Punto G, ormai l'abbiam capito, è ufficialmente il brano d'apertura di questo tour estivo: la tenuta fetish-sadomaso-dark prestata da Manuel a Xabier è stupefacente e inquietante al tempo stesso. Il chitarrista occupa la scena relegando nelle retrovie il pur dinamico Dell'Era e il luciferino (don) Rodrigo D'Erasmo. Questi ultimi rubano un istante la scena per eseguire Nadir poi Prette attacca Germi: delirio!!!
 
E ancora: Siete Proprio Dei Pulcini e Posso Avere Il Tuo Deserto?, con Manuel che maltratta la sua chitarra mentre al suo fianco Iriondo impazza. Giorgio Ciccarelli, sul lato opposto, resta compìto come suo solito garantendo solidità su questi e i successivi pezzi più tirati: una sicurezza con la sua chitarra.
La batteria della fotocamera non regge l'impatto sonoro che qua è nettamente superiore rispetto a quello del Carroponte; il sottoscritto ha la compagnia e l'adrenalina giusta perciò via a cantare a squarciagola le successive Rapace, Varanasy Baby ed È Solo Febbre.
 
Su La Sottile Linea Bianca Xabier sfoggia la sua lap steel Melobar, montata su corpo Explorer, mentre è su Pochi Istanti Nella Lavatrice che fa capolino Gabrielli col suo sax continuando a impreziosire la sfuriata hardcore di Dea, a colorare ulteriormente la splendida Tarantella All'Inazione e l'anthemica Ballata Per La Mia Piccola Iena, canzone che vede scender dal palco l'Iriondo.

Cambio: Gabrielli ci saluta, torna Xabier e l'atmosfera è talmente calda che Manuel ricompare sul palcoa torso nudo e, indemoniato, ci urla tutto il suo e nostro Veleno.

Il tuffo nella macchina del tempo ci riporta quindi a Simbiosi, vero e proprio tour de force sonoro della band con Xabier gran cerimoniere, e ancora più indietro alla archeologica How We Divide Our Souls col potente basso Danelectro a ispessire le pareti di suono. Applausi, applausi, applausi e arriva il turno di Male Di Miele: cos'altro si può dire? Attesa? Cantata? Imprescindibile? Già, anche questo, ma anche molto e molto di più.

Abbastanza incolore Neppure Carne Da Cannone Per Dio si fa apprezzare perché anticipa Il Paese E' Reale e l'ottima Ritorno A Casa.

Pausa.

Il primo bis è affidata a The Letter dei Box Tops in memoria del compianto Alex Chilton, scomparso giusto quattro mesi fa. Ma è la doppietta tratta da NON È PER SEMPRE che è da applausi: L'Estate e Non Si Esce Vivi Dagli Anni '80, col ritorno di Gabrielli, sono solamente il potentissimo preludio a Televisione.

Ora, parlare di alcuni dementi che insultano Dell'Era e disturbano il concerto con cori fuori luogo trovo sia lezioso e per nulla importante in questa sede: mi piace solamente ricordare l'ottimo Giorgio Prette che pesta ancora più forte per coprire le urla sguaiate facendo "beneauguranti" segni di decapitazione agli incauti astanti che infastidiscono band e pubblico, e soprattutto il caloroso insulto e invito ad andare... avete capito tutti dove, di Manuel ad uno di loro: GRANDI AFTER!!

Quest'ultimo intervento di Agnelli avviene quando i Nostri sono in procinto di scendere uno ad uno dal palco (mai così tanti meritati applausi per Roberto?!), supportati dalla ritmica di Prette, prima di risalirvi per una seconda trance di bis: Strategie, con Rodrigo alla chitarra acustica, ha l'onere e l'onore di spalancare le porte alla devastante Bungee Jumping e alla conclusiva Sangue Di Giuda con la formazione a sette elementi.


Richiamati a gran voce, Manuel ci ricorda che "Ce ne eravamo dimenticata una...". Sui Giovani D'Oggi Ci Scatarro Su non fa prigionieri: graditissima sorpresa, l'ultimo pezzo della serata con delay finale fiacca le ultime forze di un pubblico un pò sorpreso dalla scelta dei brani più vecchi, ma partecipe e caldo.

Ultima esibizione del gruppo fino al 2011, Siena è da considerarsi successo di pubblico e qualità: chissà che non sia stato registrato qualcosa per un futuro dvd o cd live. Sarebbe un ottimo palliativo in attesa del prossimo passo (leggasi cd) che, alla luce di questo tour estivo, sarà avanti rispetto a quanto fatto fin qui. Ad Maiora.

Andrea Barbaglia '10

nb: per ulteriori fotografie potete andare all'indirizzo dell'amico Antonio: http://www.flickr.com/photos/impattosonoro/sets/72157624842813584 

martedì 27 luglio 2010

in concerto

19/07/2010
- AFTERHOURS live @ Carroponte -
Sesto San Giovanni (MI)


È tornato! È tornato!! È tornato!!! Xabier Iriondo è FINALMENTE tornato al fianco di Manuel Agnelli!!! Poco importano ora i motivi più o meno noti della sua dipartita nove anni fa: ciò che conta è che, dopo l'antipasto teatrale della scorsa primavera in alcune date scelte, il tour estivo degli Afterhours ne prevede la presenza in pianta stabile. ...XABIEEEEEEEER!!!!

Dopo l'esordio di tre giorni prima a Sant'Agata Bolognese, il terzo lunedì di luglio vede i Nostri giocare in casa salendo sul palco del Carroponte. Evito di commentare la trafila snervante per raggiungere la location da fuori provincia e le evidenti migliorie organizzative che in questi casi si potevano/possono realizzare perché l'attesa di rivedere i tre piccoli porcellin di nuovo insieme e soprattutto a pieno regime è febbrile e spasmodica.

Son da poco scoccate le 21:30 ed eccoli sul palco! Punto G è l'opener: l'armamentario fetish-dark con cui si presentano sul palco compatta la band anche a livello visivo. I suoni purtroppo sono un pò impastati, ma per quanti conoscono a menadito i brani le (iniziali?) carenze sonore sono egregiamente surclassate dalla felicità di risentire una dietro l'altra Nadir, Germi, Siete Proprio Dei Pulcini, Rapace, Posso Avere Il Tuo Deserto come non accadeva da tempo, brani che uniti agli altri sciorinati via via lungo il loro set faranno della scaletta proposta questa sera una scaletta formato greatest hits, con la giusta esclusione di tanti pezzi tratti da I MILANESI AMMAZZANO IL SABATO (in questo senso la mancata epurazione e dunque il recupero di Tarantella All'Inazione è ancora più gradito) e il sofferto, ma prevedibile taglio di Quello Che Non C'è.
 
Interessante è vedere come Xabier si inserisce senza difficoltà alcuna nelle trame sonore dei pezzi post 2001 e mentre ci si interroga come mai non partecipi alla sola Ballata Per La Mia Piccola Iena è entusiasmante la sua interazione con Manuel & C. in È Solo Febbre, La Sottile Linea Bianca e Sulle Labbra. La furia hardcore di Dea e la più pacata Simbiosi tornano nuovamente a pescare da HAI PAURA DEL BUIO? così come l'attesa Veleno.

C'è spazio pure per Il Paese È Reale, per la storica How We Divide Our Souls e ovviamente per l'anthem Male Di Miele prima di una sentita e rabbiosa Ritorno A Casa.


Nel primo bis è una cover dei The Box Tops ad aprire le danze. A ruota segue la sempre disturbata e disturbante L'Estate. Di seguito l'attacco di Giorgio Prette alla batteria è inequivocabile: Televisione!!! Ecchissenefrega se la conosce solo un terzo dei carropontiani perché ai tempi non fu inclusa in HAI PAURA DEL BUIO?!?!? Come sempre, man mano che ci si avvicina al termine del brano, i musicisti scendono dal palco uno alla volta.

Spiace solo non sentire Andreino Viti al basso e il violino di Dario Ciffo, strumento che fu ancora più essenziale nell'economia della band dopo la dipartita di Iriondo, per quanto Roberto Dell'Era e (don) Rodrigo D'Erasmo ce la mettano tutta nell'importante compito di cementare l'impasto sonoro, non sempre supportati dall'acustica che migliora seppur di poco rispetto all'inizio. Utilissimo e da sempre funzionale è l'indispensabile ruolo di raccordo del mai troppo celebrato Giorgio Ciccarelli, ormai all'undicesimo anno di militanza. A tratti spettacolare è il ritrovato duello sonoro tra le chitarre di Manuel e Xabier che si cercano diverse volte, naturale evoluzione di quanto interrotto dopo il tour di SIAM TRE PICCOLI PORCELLIN.

Questa volta non c'è neanche più bisogno di richiederla a gran voce: nel secondo bis Strategie è solo l'antipasto prima delle conclusive Bungee Jumping, con distorsioni e feedback in gran quantità, e Il Sangue Di Giuda.

E così, 26 brani e 2 ore di musica tirata dopo, lo show giunge al termine.
Assolutamente da rivedere per la carica e per lo spettacolo proposto sperando ovviamente in un'acustica migliore. Certo, di occasioni forse non ce ne sono tantissime dato che il tour estivo s'esaurisce in una manciata di date, ma organizzarsi per tempo e compiere spostamenti importanti sfruttando la bella stagione potrebbe assicurare forti emozioni. Perché ORA gli Afterhours son tornati.

Andrea Barbaglia '10