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mercoledì 12 febbraio 2014

STILE DI VITA

STILE DI VITA
Facciascura
- Cabezon Records - 2013

Se vivessimo in un mondo capace di procedere in maniera lineare oggi i Facciascura sarebbero visti senza dubbio come naturale evoluzione di un certo sound mutuato in Italia nella prima metà degli anni '90 da band come Karma e Six Minute War Madness, a loro volta ampiamente debitrici di tutta quell'ondata alternative proveniente nello stesso lasso di tempo da Seattle e dintorni, che avrebbe finalmente trovato una collocazione di stile e di mercato - perché anche di questo bisognerebbe parlare - autorevole e prestigiosa. Probabilmente anche gli orfani e le vedove di Timoria, Ritmo Tribale, Fluxus e C.S.I. affollerebbero oggi i concerti del quintetto veronese e non si lascerebbero sfuggire l'opportunità di far proprio un album come STILE DI VITA che distanzia anni luce l'esordio di QUANTI NE SACRIFICHERESTI? per qualità, suoni, arrangiamenti, potenza e produzione. Un album al quale riviste specializzate e non si interesserebbero, curiose e avide di retroscena sulla sua genesi e sulle biografie dei musicisti che ne hanno contribuito alla realizzazione. Un album che, dopo gli opportuni ascolti, occuperebbe ore di conversazione e disamine tra gli appassionati di rock robusto, felici di aver tra le mani l'ennesima prova maiuscola, anticipata dallo strabordante singolo Intercapedine, di una band italiana probabilmente destinata, andando avanti di questo passo, a rivaleggiare con i colleghi d'Oltremanica e d'Oltreoceano. Il fatto che con il cambio di millennio le chitarre siano state generalmente sostituite nei favori dei più giovani da macchine, strumenti elettronici e campionatori non ha di certo sminuito il valore intrinseco all'opera dei fratelli Cappiotti, ma ha privato i Facciascura di una giusta e meritata visibilità cui avrebbero potuto tranquillamente aspirare un ventennio fa. Eppure, proprio perché i tempi sono cambiati, il pubblico, quello attento tanto alle novità quanto ai numeri primi, ricerca e chiede maggiore onestà. Oggi più di prima. Già l'attacco al fulmicotone di VJ è un ottimo biglietto da visita con cui il quintetto scaligero decide di presentarsi, tra assoli di chitarra, ritmiche serrate e una credibilità vocale capace di assorbire, man mano che si va avanti nell'ascolto di questo secondo capitolo discografico iniziato grazie ai buoni uffici del mentore Giancarlo Onorato e proseguito con la produzione dell'attento Andra Viti, sfumature mutevoli e differenti energie. Per nulla statici nelle loro convinzioni sonore il gruppo lascia confluire in STILE DI VITA tutte le proprie caleidoscopiche influenze. È sì (post) grunge made in Italy, ottimo per pareggiare le frizzanti trovate sonore di Soundgarden e Malfunkshun, tra le realtà più aperte del genere; ma è anche visionarietà desertica (i Doors di Maggie M'Gill) e soprattutto gusto per la melodia. Una peculiarità questa tutta italiana a cui non ci si può fortunatamente sottrarre. Basti pensare alla voluttuosità che avvolge l'onirico sonnambulismo di Vuoi Sapere Perché Non Dormo Più Di Notte o all'abbraccio pomeridiano di Alaska. Uragano, con i Timoria nel cuore, anche grazie all'intervento misurato di Paolo Benvegnù nei cori alleggerisce altrimenti le vorticose spirali che le danno respiro. E che dire di Shawn Lee, fantasista della musica, che stravolge la fangosa New Songs Are No Good? Ma non sono gli ospiti a contare realmente nell'economia del cd. Sono molto più semplicemente le canzoni, la passione e il gusto con cui i Facciascura capitalizzano tutte le pulsioni sedimentatesi nel tempo dentro di loro, recipienti in carne ed ossa pronti ad esplodere come un vaso di Pandora benefico. Termometro umano del fermento e del furore che alberga nell'underground italiano. Avanti così.
 

lunedì 16 dicembre 2013

DIECI

DIECI
Terje Nordgarden
- GDN Records - 2013

Non nuovo a far proprio il vasto canzoniere musicale italiano (come non ricordare l'ottima versione chitarra e voce di 29 Settembre rilasciata per il tributo a Lucio Battisti allegato ad un Mucchio Extra di quasi dieci anni fa?) Terje Nordgarden, aitante trentacinquenne norvegese emigrato in Sicilia dopo un lungo peregrinaggio nelle capitali di mezza Europa, decide una volta ancora di guardare all'Italia per la lavorazione del suo quinto album. DIECI raccoglie altrettante istantanee musicali che vanno a costituire il portfolio emotivo di Nordgarden e ne raccontano la capacità di ricerca e approfondimento che lo portano in maniera seraficamente naturale ad omaggiare tanto una Grazia Di Michele reduce dall'esposizione televisiva di Amici (la raffinata Dove Mi Perdo) quanto l'inafferrabile essenzialità espressa da Claudio Rocchi (La Realtà Non Esiste). Così, per puro gusto artistico; senza pregiudizi. Una sorta di passaporto, di ius soli in musica, nuova carta di identità capace di testimoniare l'attaccamento del nostro al Belpaese. Il folk mitteleuropeo nordgardiano che da sempre guarda a Nick Drake, riconosce in Tim Buckley un padre putativo e lo attualizza prendendo ad esempio l'ormai ultradecennale esperienza di Ryan Adams, incontra dunque fragranze mediterranee che, attraverso la pronuncia anglofona di Terje, hanno quasi un sapore esotico alle nostre orecchie. Eppure non si stenta minimamente a riconoscere la cosmogonia analitica de L'Abbandono, originariamente portata al successo dai Marta sui Tubi, anche con un semplice accordo "campestre" di chitarra, così spesso fedele compagna di viaggio per il cantautore italo-scandinavo. Così come è incantevole la riproposizione pianoforte-voce di Invisibile, un must della sempre imprescindibile Cristina Donà, che regala brividi anche in questa veste leopardiana, canto notturno di un musicista errante dell'Europa, minimale e lunare. Valorizzata, rifiorisce e guadagna nuova vita Non È La California, ottima canzone di Marco Iacampo scelta come primo singolo del cd e fatta seguire da La Mia Rivoluzione, forse il brano più noto del lotto insieme a Cerchi Nell'Acqua di Paolo Benvegnù. A Nordgarden va ascritto il pregio di aver rimesso in circolo una manciata di canzoni sfuggite molto probabilmente all'attenzione delle masse (esemplare in questo senso L'Invasore di Andrea Franchi), lasciando di fatto emergere la bontà dei loro autori ed esaltando con piccole sfumature i tratti salienti di una scuola tutta italiana, variegata e unica al tempo stesso, capace di confrontarsi con i prodotti esteri senza difficoltà alcuna. La Canzone Dei Cani di quel supremo artista che è Cesare Basile (qui pure produttore artistico) ne è l'esempio concreto; pubblicata originariamente sulla compilation promossa dagli Afterhours IL PAESE È REALE viene ora rielaborata mantenendo quell'incedere desertico nervoso che la contraddistingue, accentuandone l'invettiva elettrica e promuovendo la critica sociale sottesa ad un testo di anarchia contemporanea. È la nostra storia recente cantata e vissuta con gli occhi di chi ci guarda da fuori, ci vive da dentro e, favorito da questa duplice condizione, senza peli sulla lingua, svincolato da condizionamenti e padroni, è in grado di esprimere un giudizio più lucido e sorprendentemente sereno nella sua amorevole urgenza creativa. Ci vediamo in tour.

martedì 12 aprile 2011

HERMANN
Paolo Benvegnù
- La Pioggia Dischi - 2011


"Il nuovo disco. Colonna sonora di un film, mai girato." Così recita la breve nota a margine del terzo album in studio per l'ex cantante dei seminali Scisma nella sezione "Discografia" raggiungibile sul suo sito internet. Sì, perché nel percorso che parte dall'opener Il Pianeta Perfetto, delicata come gli archi che ne sorreggono la struttura e incisiva come le quasi utopistiche parole che Paolo pronuncia, per concludersi con le note spiaggiate de L'Invasore, affidata alla voce e alla chitarra del batterista Andrea Franchi, accanto a Benvegnù pure nel progetto Proiettili Buoni, non solo si percepisce davvero un taglio cinematografico lineare e univoco, quasi fosse un piano sequenza, ma si avverte netta la sensazione che anche in una distratta playlist da moderno i-Pod, il senso dell'opera non verrebbe tradito, ma anzi, si moltiplicherebbe, cambierebbe forma, assumendo e regalando sfaccettature sempre nuove come le immagini psichedeliche e mai definitive di un caleidoscopio. L'evoluzione/involuzione umana di Moses è controbilanciata dall'abbraccio rassicurante e materno di Andromeda Maria, figura necessaria per dare un riparo a quanti, insoddisfatti, si arrabattano nella propria infelice esistenza mentre Achab In New York alza l'asticella della perfezione armonica di un paio di tacche. La preghiera laica di Love Is Talking, arrangiata sulle chitarre di Guglielmo Ridolfo Gagliano, è l'ennesimo lucido sguardo su e di una realtà futura che recupera, per progredire, quanto di più antico l'uomo aveva già assimilato nel suo bagaglio culturale e personale mentre il cammino senza meta di Avanzate, Ascoltate pare di fatto arenarsi su illusioni e chimere seducenti che all'apparire del vero si rivelano però miseri specchietti per le allodole. Ma allora qual è la verità? Dove dirigere la propria meta? Come orientarsi? Non ci sono risposte certe per der Mann. Io Ho Visto è un impietoso elenco di realtà che non soddisfano le domande di poco fa e l'accellerata critica di Good Morning, Mr.Monroe! spalanca la mente "soltanto" a nuove riflessioni, fino a quel momento oscurate da coltri di polveri sottili e suoni metropolitani anomali. Il diavolo tentatore di biblica memoria questa volta si annida in Date Fuoco mentre Johnnie And Jane ci dimostrano come anche l'amore sia illusoria consolazione e i territori sonori di Sartre Monstre una divertente cavalcata funk rock estemporanea dove troviamo comunque il convincente basso di Luca Baldini. Un racconto multiforme dunque, atto unico dalle mille sfumature e teso a sorprendere, anche visivamente, l'ascoltatore nelle numerose e prestigiose date live. Come andrà a finire? Tra concreti dubbi e finte certezze uno solo è il piacere a cui potersi e volersi abbandonare: Il Mare È Bellissimo. Che poi sia verticale o meno, poca importa: il naufragar al suo interno è dolce anche per Fulgenzio Innocenzi, ingegnere meccanico di Lucignano scomparso misteriosamente a bordo di una baleniera al largo delle coste giapponesi agli inizi del 1970.