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giovedì 16 giugno 2016

WHITE OUT

WHITE OUT
Barachetti / Ruggeri
- Ribéss Records / Dreamingorilla Records - 2016
 
Se si dovesse ricercare un unico verso lungo cui dirigere tutta la nostra attenzione per il più volte annunciato esordio discografico del duo formato da Luca Barachetti ed Enrico Ruggeri non troveremmo nulla di appropriato e soddisfacente. In WHITE OUT infatti troppe sono le vie di fuga e innumerevoli i punti di partenza da cui poi poter deviare che impossibile risulterebbe descrivere linearmente la fitta trama di esperienze sonore e rimandi socio-culturali di cui il cd si fa portatore. A ben guardare è la sua ciclicità di fondo ad impedirne una, schematica ed esaustiva, fino paradossalmente a rischiare lo stallo. Barachetti con i suoi testi e Ruggeri con le sue macchine analogiche propongono una musica gestuale in cui non c'è necessariamente - o perlomeno non solo - provocazione, ma molto più realisticamente il tentativo di concretizzare l'astrazione di un dolore. Fisico prima ancora che nevrotico e in seconda battuta collettivo. Attraverso canzoni-non canzoni come Corpo Occidente e Uomo Scritturato, appoggiandosi alle visioni di Panda Psichico e Dolore Bianco, immersi nell'estasi di una problematica San Sebastiano e sepolti dall'estro creativo di Fiume Verticale la loro è la consapevolezza di avere una identità che sfugge alle catalogazioni e ai parametri con cui si è soliti definire le categorie della percezione. L'atteggiamento individualistico dell'esecutore stimola così l'ascoltatore al confronto e alla ricerca, alla partecipazione e alla riflessione con reazioni nient'affatto tiepide. È la libertà di agire senza rete, naturalmente slegati da logiche economico-settoriali o di qualsiasi altra natura con tutti i pro e i contro del caso. Una libertà da usare in maniera coraggiosa, ma saggia a partire dalla gestazione del nucleo progettuale del disco passando attraverso il suo fissaggio in studio per poi arrivare alla relativa gestione commerciale, affidata ad una realizzazione artigianale mirata (no digitale) e consapevole (100 copie fisiche numerate). Tutto questo in favore di un esercizio culturale per cui la stoffa della musica non presenta smagliature né orditi intricati: solo una tela su cui picchi e baratri di energia ora si alternano, ora si susseguono, ora prevalgono gli uni sugli altri. E viceversa, in quella che piace definire ineguagliata ebbrezza di lamento del quotidiano con finale a sorpresa. Parafrasando Geoffrey Sumner lo potremmo ribadire una volta ancora: "This is a journey into sound."

martedì 25 febbraio 2014

SEGNI (E) PARTICOLARI

SEGNI (E) PARTICOLARI
Alberto Patrucco - Andrea Mirò
- Anyway Music - 2014

Pur non essendo mai stato autore troppo noto in Italia Georges Brassens con la sua indole pigra e schietta, sempre al passo con i tempi, ha saputo lasciare il segno in più di un professionista della nostra canzone d'autore. Maestro indiscusso fra gli altri di Fabrizio De André, traduttore ad inizio carriera di una mezza dozzina abbondante di canzoni che si prestavano alla traduzione senza particolari voli pindarici e artifici linguistici (la celeberrima Il Gorilla è fra queste) l'irriverente artista di Sète riceve a oltre trent'anni dalla sua scomparsa l'ennesimo atto d'amore da parte del mai banale Alberto Patrucco, verace equilibrista della parola, libero osservatore del quotidiano e colto filologo musicale con una passione esagerata per il baffuto concittadino di Paul Valery. Giunto al secondo capitolo e mezzo della sua recente produzione musicale se, come dovuto, consideriamo parte integrante del tutto l'ep omonimo allegato ad un libro lapidario come NECROlogica Alberto non modifica la propria dedizione al lavoro per il quale abbiamo avuto la buona sorte di conoscerlo. Ne cambia solo, in parte, il vestito sonoro. Dopo il lussureggiante esordio di CHI NON LA PENSA COME NOI, impreziosito da una pletora di Musici e Artisti d'altissimo rango e prestigio che donarono una veste cantautorale estremamente ricca e ricercata alle dodici canzoni prescelte e, ricordiamo, quasi tutte originariamente pensate per sola voce e contrabbasso, con SEGNI (E) PARTICOLARI il taglio oggi si fa più rock. La scelta è pressoché obbligata e felice se sulla propria strada si ha la possibilità di incontrare anime affini come la vulcanica Andrea Mirò che di lì a poco avrebbe saputo coinvolgere l'altrettanto artisticamente irrequieto Enrico Ruggeri. Impostato una volta ancora il lavoro in compagnia dell'indispensabile Daniele Caldarini, supervisore della quasi totalità degli arrangiamenti, Patrucco, come in un autentico gioco di squadra, passa presto la palla a Mirò e compagni in cabina di regia, per poi chiedere la triangolazione decisiva e finalizzare da autentico attaccante di razza. Dopo le tante esecuzioni dal vivo negli spettacoli teatrali trovano così definitiva sistemazione su disco altri tredici brani scelti seguendo ciò che il proprio cuore suggeriva. Ecco perciò la storica La Cattiva Reputazione, uno dei brani cardini di Brassens, fare il paio con le recriminazioni beffarde di Se Soltanto Fosse Bella, arricchita dai fiati à-la Chicago e dall'intervento vocale di Enzo Iacchetti, e con l'irriverente Nonno Riccardo affidata ad un esuberante Ricky Gianco. Si ritaglia un angolo tutto suo Andrea Mirò con l'intensa (poteva essere altrimenti?) Penelope; Ruggeri fa lo stesso sposando l'ottima La Domanda Di Non Matrimonio costruita sulla chitarra gipsy di Marco Nista. E che emozione ascoltare di nuovo accanto alla coppia Mirò-Ruggeri gli interventi alla batteria dello storico Champagne Molotov Luigi Fiore, le centellinate note di pianoforte di Pino Di Pietro e la chitarra sempre più raffinata di un rocker come Luigi Schiavone. E ancora: il mito Ellade Bandini, il "fibrillante" Eugenio Finardi nel dolceamaro racconto de La Principessa E Il Musicante che pare provenire direttamente da un album della Cramps, i compagni di palco Ale e Franz ai cori della sempre attuale Il Re, l'arpa celtica di Vincenzo Zitello e il violoncello di Mattia Boschi nella tormentata Ragazze Di Vita, il "Billa" Davide Brambilla alla tromba, ma soprattutto alla fisarmonica della maestosa Il Grande Pan, vertice del cd per densità di contenuto. Nota di merito a Francesco Gaffuri, da sempre discreto e misurato collaboratore di Patrucco, che qua irrobustisce il sound, ora al basso ora al contrabbasso, confermandosi affidabilissima spalla per più celebrati colleghi. Al comico brianzolo il merito invece di restituire una volta  ancora attraverso la sua caratteristica "non voce" l'anima delle acute composizioni di Brassens, salvandole dall'oblio italico e restituendole integre all'attualità, mantenendo la propria cifra stilistica nelle fedeli traduzioni senza ritocchi alla metrica. Perché Brassens è "parole che suonano e musica che parla". E Patrucco la sua più sincera incarnazione. Ça va sans dire.
 
un link al seguente post è presente qui: http://twitter.com/MiroAndrea

mercoledì 5 febbraio 2014

FIUME VERTICALE
Barachetti / Ruggeri feat. Michele Gazich - 2014
 


Otto chitarre elettriche suonate da ventilatori nella prima videoperformance del duo formato da Luca Barachetti (ex Bancale) e Enrico Ruggeri (ex Hogwash) in collaborazione con il violinista Michele Gazich e il videomaker Martino Pinna. Dal vivo. In una sola ripresa.

martedì 28 gennaio 2014

SEGNI (e) PARTICOLARI

11 febbraio 2014
SEGNI (e) PARTICOLARI
Alberto Patrucco e Andrea Miro'
con Ricky Gianco, Enrico Ruggeri, Enzo Iacchetti e...
Barclays Teatro Nazionale, Milano 
 

In anticipo d'un soffio sull'uscita dell'album – prevista per il 25 febbraio – e di qualche mese dall'avvio del tour estivo che lo riguarda, ma leggermente in ritardo sul veglione di san Silvestro, Alberto Patrucco e Andrea Miro, con la complicità di Enrico Ruggeri, Enzo Iacchetti, Ricky Gianco e... (chi verrà, vedrà!...) presentano per la prima volta in pubblico, il frutto di un appassionante lavoro durato quasi due anni.
 
Un recital nel quale ironia, musica e riflessione, per una volta, sono padrone di casa insieme alle parole e alle melodie di Georges Brassens, il più raffinato cantautore francese del secolo scorso, un artista unico, dotato di genialità senza eguali.
 
Un incontro tra canzone d'autore e comicità che si colorisce qua e là di suoni e poesia. Un appuntamento da non perdere. Uno spettacolo particolare che, neanche a dirlo, lascia il segno.
 
Biglietteria: http://www.ticketone.it (Segni e particolari)
 
 

mercoledì 27 novembre 2013

IŪS

IŪS
Enrico Ruggeri
- Neverlab Avant - 2013
 
A distanza di un anno, dopo la buona e intrigante prova di MUSTERI HINNA FÖLLNU STEINA, torna a farci visita il manipolatore di immagini sonore che risponde al nome di Enrico Ruggeri. Per i più distratti ricordiamo una volta ancora che non si tratta dell'omonimo rocker autore di successi riconosciuti come Il Portiere Di Notte e Peter Pan; ci troviamo bensì al cospetto dell'ex leader degli Hogwash, sperimentale formazione bergamasca dalle forti radici psichedeliche, titolare di un promettente quartetto di album rilasciati fra 1997 e 2006 che, esaurita la spinta propulsiva del proprio percorso, ha saputo rivivere in forme radicalmente differenti nell'opera strumentale del navigato musicista orobico. Senza più il contributo creativo dell'artista visuale Elio Rosolino Cassarà, trasferitosi pressoché stabilmente a Berlino all'indomani della pubblicazione del loro precedente sodalizio discografico, oggi Ruggeri dà alle stampe quello che potremmo definire il suo primo vero disco solista, un nuovo tuffo nell'incerto girovagare senza meta della mente, sospesi e fluttuanti nel buio atomico del Cosmo. IŪS infatti continua e amplia il discorso iniziato con MUSTERI HINNA FÖLLNU STEINA, introducendo qualche elemento di novità a livello strumentale, qualche leggera ritmica, qualche tocco di pianoforte, aprendo quello spiraglio di luce che diventa via di fuga (comunque sempre precaria) dall'oscurità del suono a cui eravamo stati abituati. Sempre impalpabile e stratificata nella sua apparente immobilità l'ambient music di Ruggeri si fa paradossalmente ancora più sperimentale. Ad aprire il nuovo capitolo è la già nota Adiosu, brano che nei mesi passati è andato a costituire, insieme ad alcune tracce del tempio delle pietre cadute, la colonna sonora dell'omonimo mediometraggio nato dall'esperienza formativa del collettivo Sardegna Abbandonata e realizzato da Martino Pinna. Il contrasto tra la percussiva ripetitività e il marziale crescendo elettronico che ne caratterizza lo sviluppo diventa scontro di suoni che si propagano sgomenti nell'aria, nel vuoto, in quelle frontiere di decadenza formatesi tra le pietre di ruderi abbandonati a sé e la terra arida, la quale, spaccata da un sole antico confinato nell'oblio del tempo, cede ben presto il passo alla polvere spazzata dal vento di Printania Dust. La rigorosa malinconia orchestrata dai macchinari sonori è solo in parte mitigata dalle inserzioni pianistiche che danno una breve parvenza di calore umano a questa estetica digitalizzata fatta di riverberi e vibrazioni; il magma sonoro delle successive Errore #11 ed Errore #12 cristallizza l'improvvisazione delle performance live che altrimenti andrebbe persa, irripetibile momento di circolarità e algida comunione, ora lineare, ora frastagliata. Lo spasimo contenuto, la necessità di non ripetersi sono peculiarità di Ruggeri la cui impronta stilistica nella conclusiva Succo, eterea e germinante, sembra per la prima volta caricarsi di una speranza rivolta al futuro, per un finale anticipatore di novità. Frammenti e cocci ricomposti per una fine che, come sempre, sarà un nuovo inizio. Sfumato. Ossessivo. Sperimentale. La musica dei non luoghi che prende dimora in mezzo a noi.

lunedì 27 maggio 2013

FRANKENSTEIN

FRANKENSTEIN
Enrico Ruggeri
- Anyway - 2013

C'era già andato molto vicino all'epoca di FANGO E STELLE e più ancora con la suite elettronica de Le Sette Sorelle contenuta nel mai troppo celebrato L'UOMO CHE VOLA. Oggi a distanza rispettivamente di diciassette e tredici anni Enrico Ruggeri porta a compimento il suo primo concept album con un plot narrativo di spessore ed una analitica visione ragionata sulla società contemporanea. In una foga creativa che ha pressoché coinvolto il solo Luigi Schiavone come ai pionieristici tempi di CHAMPAGNE MOLOTOV (1981), il cantautore milanese sceglie di raccontare l'uomo di oggi prendendo spunto dal romanzo ottocentesco per il quale ancora oggi viene celebrata l'allora giovanissima Mary Shelley. La storia del dottor Frankenstein alle prese con la sua creatura è specchio dei nostri tempi in cui si riflettono le nevrosi dell'animo umano, a partire dal desiderio egocentrico di vita eterna che, anche con l'aiuto della scienza, contrasta e sfida le leggi di Natura. Il superuomo di nietzschiana memoria, il moderno tema della diversità, la mai sopita lotta tra vincenti e perdenti confluiscono in un lavoro piacevolmente fuori dal tempo, e quindi per questo sempre attuale, che vede Ruggeri lavorare alacremente un intero anno alla ricerca del suono e della parola migliore, capaci di conferire all'album, come ci viene spiegato dallo stesso autore nel corposo booklet, tre chiavi di lettura. La prima di commento al moderno Prometeo della Shelley; la seconda atta a considerare ogni canzone un'opera se stante; la terza utile per seguire brano dopo brano i capitoli del romanzo breve L'Uomo al Centro del Cerchio allegato al progetto discografico. Così, quando La Nave salpa tra le onde, nella foschia, al suono del flauto traverso dell'amico Elio, ci troviamo catapultati in una dimensione di avventura che non prescinde da quella personale: Il Capitano è fotografia di tutti coloro i quali, mossi da curiosità e ambizione, sono pronti a ripartire per oltrepassare le colonne d'Ercole della propria conoscenza. Sono queste Le Affinità Elettive con un altro personaggio letterario, l'eroe omerico Ulisse, sottotesto al classic rock de La Folle Ambizione e nemesi dello stesso dottor Frankenstein impegnato nell'azzardato assemblaggio della propria creatura (Per Costruire Un Uomo). Pietosa preghiera pagano-superomistica è invece il pop-prog della title track che diventa un tutt'uno con il vertice musicale del concept. La cowbell anni '70, il chitarrone di Schiavone lanciato in un assolo, l'indovinato cambio di atmosfera centrale caratterizzano la strepitosa Aspettando I Superuomini, in equilibrio a metà dell'opera. A ruota trova spazio il singolo Diverso Dagli Altri, dalle liquide sonorità elettroniche già sperimentate nel 2000 e che ora ci conducono nell'antro dei pensieri più reconditi della Creatura. Qui Il Cuore Del Mostro, quasi una rallentata Notte Di Calore, pulsa e sanguina sotto una pioggia fredda, penetrante, mentre la minaccia si fa largo e prende forma. Gli sferragliamenti prodotti dal violino di Andrea Mirò in Ucciderò (Se Non Avrò Il Mio Amore) fanno il paio con il clangore sinistro de L'Odio Porta Odio e con la voce di Ruggeri filtrata meccanicamente ad urlare quella interiore del "mostro" ribellatosi al suo creatore. Dopo la tempesta ecco la quiete. Mentre guardiamo malinconicamente il tramonto una brezza leggera soffia ne Il Tuo Destino È Il Mio, eterna convivenza fra miseria e ingegno umani sottolineata dalla tromba dell'amico Billa. L'Infinito Avrà I Tuoi Occhi. E una lacrima scende su una fotografia in bianco e nero; la Creatura dall'altro capo del supporto ottico ci guarda mentre sbiadisce lentamente. La redenzione risiede altrove.

mercoledì 18 luglio 2012

17-07-2012
- ENRICO RUGGERI live @ Castello di Ussel -
Châtillon (AO)

Oggi si va in montagna. Si sale in Valle d'Aosta. Occasione per questa estemporanea gita fuori porta è una tappa del Multimedia Tour di Enrico Ruggeri inserita nell'interessante contesto della rassegna musicale Musicastelle Outdoor organizzato dall'assessorato al turismo valdostano. Ripensando all'antica fede interista del cantautore milanese sorridiamo di fronte all'enorme "Benvenuti" tutto bianconero che ci accoglie poco dopo l'uscita autostradale. Del resto  proprio in questi giorni i campioni d'Italia della Juventus si trovano in ritiro a Châtillon per preparare la nuova stagione e la notizia del live di Ruggeri campeggia addirittura sui manifesti che svelano gli appuntamenti di contorno alla permanenza della compagine piemontese in Vallée. Anomalo, ma funzionale alle modalità con cui si è voluta allestire la kermesse musicale, è l'orario scelto per l'esibizione: le 17:30 di un caldo e solleggiato martedì, ai piedi del castello di Ussel, antica dimora degli Challant
. La piccola radura, letteralmente spazzata dal vento e presso cui si raduna un numero via via sempre più consistente di ascoltatori, è luogo di ritrovo per i volti noti dei fans dell'autore di Gimondi E Il Cannibale, canzone che avremmo visto bene eseguita in questo contesto, anche alla luce della partenza del 49° Giro della Valle d'Aosta avvenuta non più tardi di ventiquattro ore prima, con un cronoprologo serale presso il Forte di Bard. La pedana su cui è posizionata una strumentazione invero minimale (chitarra, basso, batteria, tastiera) è radente l'erba. Di transenne nemmeno l'ombra. Capita raramente di trovarsi di fronte ad un allettante scenario di questo tipo quando di mezzo ci sono giganti della Musica; un'occasione ghiotta da non lasciarsi sfuggire.

Alla spicciolata ecco quindi arrivare Enrico Ruggeri seguito come sempre dal fido Luigi Schiavone, dall'immarcescibile Fabrizio Palermo e dal sempre affabile Marco "Nano" Orsi. Poco dopo le 16:00, mentre alcuni sfoderano sorprendenti creme solari dalle protezioni più svariate, iniziano le prove che regalano in poco meno di mezz'ora ben mezza dozzina di canzoni. Da Prima Del Temporale a La Vie En Rouge, passando per Quante Vite Avrei Voluto e Ti Avrò, fino a La Preghiera Del Matto e al duetto con l'ex Kymera Davide Dugros in Il Mare D'Inverno, scorrono veloci alcuni fra i momenti più intimisti e conosciuti del Nostro. Regolati volumi e suoni e scattate alcune fotografie, è il tempo per il cambio d'abito d'ordinanza. Ore 17:40, si parte. Seduti, su invito del solerte presentatore di giornata, ma si parte. Prima Del Temporale evidenzia fin da subito un buon lavoro di chitarra che si completa e culmina nell'assolo finale sottolineato dagli applausi. "Buonasera, buon pomeriggio. Complimenti a voi, complimenti a chi organizzato tutto questo. È molto bello." Le note dell'RD 170, appannaggio di Palermo, sono quelle de Il Portiere Di Notte, figura evocativa e storica del repertorio ruggeriano accompagnata dalle voci del pubblico che nel frattempo s'è fatto più numeroso. Altro assolone di Schiavone dilatato nel vento. "Dunque, questa è una canzone che scrivi ricordando la tua infanzia. La mia infanzia non era così solleggiata era un'infanzia un po' più metropolitana, con dei campi di calcio che venivano inventati da qualche parte. Andavi a giocare e sognavi di essere al Maracanà o a Wembley o a San Siro. E i colori non erano così sgargianti e definiti."

"Era un'infanzia un pochino nebbiosa, un pochino in bianco e nero, ma naturalmente, come tutte le infanzie, uno la ricorda anche con un po' di nostalgia"; i fotogrammi di una vita che fin dal concepimento corre inevitabilmente verso il futuro sono fermati nelle istantanee color pastello di Quante Vite Avrei Voluto. Poi Rien Ne Va Plus. Che a sorpresa va in medley con la potente Nessuno Tocchi Caino, luminescenti tasselli di un puzzle più ampio, subito allargato infatti alle successive Peter Pan e La Vie En Rouge. Qualcuno storce il naso quando Ruggeri pronuncia la parola X Factor per presentare, questa volta a tutti, l'ospite di giornata, il già citato Davide Dugros che, con l'ormai ex compagno Simone Giglio, aveva dato vita al duo vocale dei Kymera. Anche i timidi applausi sono indice di come probabilmente si paga ancora lo scotto di aver partecipato ad un programma tv che ben poco contribuisce a far crescere Artisti meritevoli di attenzione, privilegiando dinamiche in contrasto con la palestra di quanti per tentare di emergere si fanno le ossa su palchi di provincia privi di lustrini e pailettes, ma così simili a quello su cui si stanno esibendo Ruggeri e compagni. Tant'è. Il Mare D'Inverno è l'ovvia scelta per il duetto tra il veterano rocker meneghino, qui anche alle tastiere, e il giovane cantante valdostano; è il basso bello pieno di Palermo a dar il la al pezzo che registra, oltre al solito granitico apporto dell'imprescindibile Schiavone, i favori del pubblico anche più "agnostico". Buono pure l'affiatamento tra le due voci, specie alla luce dei problemi tecnici avuti durante le prove quando quella di Dugros, comunque eccessivamente coreografico e teatrale nell'interpretazione, si sentiva flebile e ben poco incisiva.

Con I Dubbi Dell'Amore il Rouge recupera il ruolo di frontman unico mentre il vento soffia ancora forte e non accenna a calare. Le tonanti rullate di Nano Orsi preannunciano la stupenda Ti Avrò, jolly pescato dal mazzo di carte in dotazione al prestigiatore delle sette note Ruggeri e capace di fare la fortuna di un album come IL FALCO E IL GABBIANO. "Questa è una di quelle canzoni che ogni tanto si scrivono per prendersi cura di qualcuno": La Preghiera Del Matto, una delle sue numerose ed importanti non hit di massa, incontra da sempre i favori del pubblico, risultando proprio per questo motivo numero quasi imprescindibile nei concerti da all'incirca due lustri a questa parte. Rapida presentazione della band, quindi spazio all'immancabile Quello Che Le Donne Non Dicono. A sorpresa ecco un intermezzo fotografico. Invitato sul palco un qualsivoglia essere umano dotato di fotocamera, tocca ad una emozionata fan di medio corso realizzare uno scatto, probabilmente anche da twittare di lì poco, al quartetto schierato davanti al proprio pubblico con le braccia al cielo (ma ancora seduto a terra) per immortalare la giornata odierna. Si riprende con lo show. E che show!?! Lo scatto per riconquistare la posizione eretta nelle prime file è istintivo e lo slancio per avvicinarsi ai musicisti immediato quando il riff metallico di Polvere incendia l'aria. La miccia è stata innescata.

Un po' a sorpresa, e per lo scorno di molti, è già tempo dei bis. Ovviamente, dato lo spazio informale, non c'è discesa dal palco, ma un'immediata esecuzione di Contessa che spinge fatalmente i fans, felini, a circondare "minacciosi" la pedana su cui si trova Ruggeri. Tutti assediati. Lui e la band. A meno di un metro dall'ormai imminente contatto fisico ci si arresta e, divertiti, si mantiene la posizione partecipando alla festa di canti e urla di approvazione sui botti conclusivi di Mistero che, rouggendo tra i decibel della Schecter S1, aggredisce lo spettatore con alto tasso di godimento del quartetto impegnato con gli ultimi sforzi di giornata. Nel tripudio di fotocamere, videocamere e i-phone pronti a documentare l'evento, tra strette di mano e high five con lo stesso Ruggeri, si conclude un'ora abbondante di poetica rock in una "cornice spettacolare per un concerto unico nel suo genere". L'assalto, composto, al fortino è completato quando Schiavone stacca il jack. Da quel momento in poi è ricerca di fotografie e autografi. Un pomeriggio diverso dunque, singolare ed esclusivo a ben guardare; un'esperienza, condizioni logistiche permettendo, da ripetere quanto prima. La soddisfazione generale è oggettivamente palpabile tra organizzatori e fans, si riversa nelle chiacchiere post concerto e nelle ore successive sui vari social network dedicati all'artista milanese. L'unico appunto si può forse muovere alla durata dell'evento. Vista anche la piega presa con i pezzi più movimentati, una manciata di brani in più, magari un secondo bis invocato all'istante da molti, avrebbe garantito un finale ancora più esplosivo e coinvolgente. Spesso basta davvero poco più di niente. ps: e se invece fosse stata solo un'abile mossa per andar a spiare in gran segreto una Vecchia Signora?

Andrea Barbaglia '12 

mercoledì 1 febbraio 2012

LE CANZONI AI TESTIMONI

LE CANZONI AI TESTIMONI
Enrico Ruggeri
- Universal - 2012

Correva l'anno 1988. Di ritorno dall'abbuffata nazionalpopolare di Si Può Dare Di Più in compagnia di Gianni Morandi e Umberto Tozzi, dopo un importante e riuscitissimo tour teatrale supportato dall'Orchestra Filarmonica di Alessandria e dai fidati Champagne Molotov il trentunenne Ruggeri si appresta a realizzare un album che dovrebbe, almeno sulla carta, consolidarne la fama di cantautore impegnato col vizio del rock. Ciò che nell'autunno di quell'anno viene però rilasciato col titolo LA PAROLA AI TESTIMONI è un album che realizza solo in minima parte le aspettative della casa discografica di allora e anzi, complice una, col senno di poi, errata logica di mercato cui si deve la poco convincente decisione di affidarsi a collaboratori esterni per la sua realizzazione, vede addirittura sgretolarsi l'idea di gruppo e affiatamento alla base del sodalizio con gli Champagne Molotov fino a quel momento ritenuta imprescindibile. Ci vorranno due anni, un disco di cover pure questo dai risultati altalenanti poi, grazie alla parabola rock de IL FALCO E IL GABBIANO, il Rouge tornerà finalmente in carreggiata con sempre buoni, spesso ottimi, risultati. A volte pure d'eccellenza. Giunto al ventisettesimo lavoro discografico recante il suo nome in copertina, tra inediti, live album e raccolte, cosa resta da inventarsi per stupire ancora e restare sempre al passo coi tempi? Un tributo a sé stesso, con la chiamata a raccolta di band e artisti che mantengono fertile quel sempre ricettivo sottobosco musicale italiano da cui lo stesso Ruggeri proviene avendone sperimentato l'esistenza coi suoi Decibel, anni fa, al tempo degli esordi. E al tributo il cantautorocker meneghino partecipa attivamente! Sì perché, dopo aver vagliato in compagnia dello stimato Mario Riso la nouvelle vague con cui confrontarsi, Enrico scende in campo duettando con i quattordici prescelti. Il singolone con cui abbattere la diffidenza di radio e network musicali è l'inatteso remake elettronico di Tenax, brano scritto agli inizi degli anni '80 per la voce di Diana Est, oggi proposto dall'accattivante duo dei Serpenti. Il videoclip che lo accompagna diventa viatico per parlare di una dentesca Pernod che Giuseppe Peveri fa brillantemente sua, e una eccezionale Quello Che Le Donne Non Dicono, minimalista ed eterea, affidata alla voce della mai troppo celebrata L'Aura Abela con gli arrangiamenti degli GnuQuartet. Tre soluzioni sonore per altrettante diverse realtà legate fra loro dai brevi episodi in musica realizzati dalla Santicorna di Bergamo. Ma le soprese non terminano certo qua. Classe e stile per Diego Mancino e Boosta, rispettivamente con il raffinato trip hop sintetico di Rien Ne Va Plus e la destrutturata Il Mare D'Inverno, liquida e sospesa. Andy recupera l'anima new wave dei Bluvertigo e la infonde nell'ottima Polvere; i Linea77 giocano pesante con Tanti Auguri al pari dei Marta Sui Tubi che, da par loro, stravolgono l'intoccabile Contessa. Un quartetto da sogno (Max Zanotti, Roberto Tiranti, Cristina Scabbia, Pino Scotto) sotto l'egida Rezophonic armonizza e si spartisce vocalmente l'hard rock di Mistero. Pop&punk con i Vanilla Sky (Punk (Prima Di Te)) e i più giovani The Bankrobber (Señorita, solo su i-Tunes). Purtroppo incolore la Prima Del Temporale ad opera dei The Fire a cui si preferisce la versione dei Nomadi (prossima band di Tiranti?) presente sul loro RACCONTIRACCOLTI di fine 2010. Ritmi in levare con gli storici Africa Unite per Eroi Solitari e infinita classe per Andrea Mirò nella carezza rock di Quando Sogno Non Ho Età. Eppure c'è ancora spazio per un capolavoro: Bugo si supera e, attraverso un processo di dilatazione filtrato da lontane suggestioni raga, possiede lo space rock de Il Lavaggio Del Cervello. Ma in tutto questo Ruggeri è semplice spettatore? No, per nulla. Il suo è al contrario un ruolo da co-protagonista. Mai invadente, lascia la costruzione del gioco ai suoi tanti compagni di squadra, smarcandosi ripetutamente in piena area di rigore giusto in tempo per lasciare la zampata vincente del fuoriclasse. Fiuta momenti ed atmosfere, illumina stili e sonorità. Fondamentale sempre, omologato mai.

sabato 2 aprile 2011

in concerto

01-04-2011
- ENRICO RUGGERI & CHAMPAGNE MOLOTOV live @ Phenomenon -
Fontaneto d'Agogna (NO)

Si può giocare con la data del primo aprile se si sta per tornare in scena con la propria band di sempre? Certo, se i protagonisti di questo mancato pesce d'aprile sono Enrico Ruggeri, i suoi Champagne Molotov e lo spirito punk degli esordi, in realtà mai abbandonato viste le tante scelte controcorrente effettuate poi negli anni a venire. E così, dopo una manciata di rinvii causati dalla riabilitazione per un doppio intervento ai tendini della spalla destra solo qualche mese prima, ecco la reunion attesa da ben 23 anni. Ecco l'evento. La mobilitazione dei fanclub Nuovo Swing e Club Peter Pan è frenetica e compatta; l'organizzazione del PalaPhenomenon, location strategica scelta dai Nostri a poco meno di un'ora da Milano e da Torino, ineccepibile.

I più attendono le 23:30 per l'inizio dello show. In realtà un'anteprima di quanto di lì a qualche ora costituirà l'ossatura del concerto si può già ascoltare nell'assolato pomeriggio novarese di questo inizio di primavera quando, durante le prove, ecco comparire ai nostri occhi, da sinistra a destra del palco, Stefania Schiavone, costantemente baciata dai raggi del sole mentre improvvisa alle tastiere, il serafico Renato Meli col suo Fender, un iperattivo Luigi Fiore tornato dopo dieci anni alle pelli, l'atteso Ruggeri, finalmente senza tutore al braccio, e il sempre affidabilissimo Luigi Schiavone alla sua Schecter: i cinque inanellano, dopo aver tarato i propri strumenti per una ventina di minuti, la rediviva La Donna Vera, il cui inciso viene provato un paio di volte per affinare il gioco di squadra, Rien Ne Va Plus, Contessa, con Fiore impeccabile e sicuro orchestratore dei cori, Vivo Da Re e una Polvere su cui fa la sua comparsata Scream, fin qui umilmente in disparte, accompagnando al controcanto finale Enrico.

Sono le 19. Qualche fan comincia ad arrivare alla spicciolata e pian piano si avvia a tavola visto che la stragrande maggioranza ha scelto di fermarsi nel locale per poter cenare accanto ai propri beniamini, già sommersi da calorose strette di mano e richieste di autografi vari. Quando le porte vengono aperte anche agli "esterni", Ruggeri e gli Champagne Molotov sono ancora a tavola, divertìti e cortesi come sempre, senza tradire il benché minimo segno di nervosismo o emozione rispetto alla serata che li attende. A scaldare il pubblico di lì a poco ci pensa comunque Scream che degli Champagne Molotov è attualmente il vocalist in quanto la band, ormai sul palco, ha iniziato una tourneé dalle forte tinte hard rock proponendo un repertorio basato esclusivamente su pezzi dei Journey, storica AOR band americana, poco nota alla massa italiana, ma che ha visto succedersi nelle sue fila musicisti del calibro di Steve Perry, Jonathan Cain, Aynsley Dunbar, Steve Smith, quella macchina da guerra che è Deen Castronovo, Gregg Rolie, Ross Valory e molti altri, tutti al servizio del portentoso guitar hero Neal Schon, unico membro della formazione originaria rimasto al proprio posto dal 1973 dopo gli esordi con Santana.

Certo, le pur ottime Any Way You Want It, Lovin' Touchin' Squeezin', la metallica Wheel In The Sky, Separate Ways o Don't Stop Believin', tanto per citare una manciata di classici che in America hanno garantito un pressoché costante successo alla band di San Francisco lungo tutti questi anni, non hanno l'appeal dei classici del Rouge che questa sera un migliaio di persone è venuto ad ascoltare, ma sono pur sempre gradite occasioni per testare l'ottimo stato di forma degli Champagne Molotov di cui va apprezzato il coraggio per l'anomala offerta musicale proposta. E mentre all'ingresso del locale vengono avvistati Fabrizio Palermo e la moglie Roberta, arrivati giusto in tempo per non perdersi il live della reunion, è lo stesso Scream a cedere il palco all'atteso Enrico Ruggeri che, pacca sulla spalla all'amico, camicia grigia, cravatta pitonata e occhio lucido per l'emozione, si lascia scappare con un sorriso complice un semplice "Ciao ragazzi!" rivolto al pubblico eccitato.

Poi.. Rien Ne Va Plus. Pianoforte e voce. Applausi. Nonostante il fastidioso chiacchiericcio continuo di qualche infiltrato poco gradito, la poesia che proviene dal palco catalizza l'attenzione di tutto il locale e rapisce i cuori più sensibili. L'entrata poi degli altri strumenti per la conclusione del pezzo concede un caloroso tributo a tutti i musicisti. Facendo riferimento allo stop forzato causa operazione il cantautore milanese ci confida di come sia "molto contento di ripartire con quelli con cui siamo partiti un pò tutti": c'è pure Roberto Benoldi, storico tour manager della formazione, con cui vennero condivisi gioie e dolori di quei rouggenti Anni '80 che, prima di questa sera, per molti dei presenti tornavano però a prendere vita solo attraverso le parole e la testimonianza di chi li aveva vissuti sulla propria pelle. E allora godiamoci questi istanti. Ancora l'incantato pianoforte affidato a Stefania Schiavone diffonde le tenebrose note della strepitosa Il Portiere Di Notte mentre dall'altro lato del palco il fratello Luigi le contrappunta con la sua chitarra.

Spariti gli arrangiamenti elettronici degli ultimi anni, la protagonista della canzone prende forma non solo nel suo asciugamano, ma sembra addirittura avanzare tra i fumi del palco mentre l'assolo finale ne conclude la camminata. E fedele a queste versioni originarie ecco pure Nuovo Swing con Ruggeri che, ancora emozionato, sbaglia l'entrata, lo segnala addirittura nel microfono come se niente fosse, quindi, felice come un bambino, prende in mano le redini della situazione e dirige i cori del pubblico. Al di là dell'innegabile bravura di Stefania, è divertente osservare la nonchalance con cui il marito Renato Meli suona il basso, quasi non l'avesse mai abbandonato per dedicarsi invece all'industria discografica dopo lo scioglimento della band vent'anni prima. Deliziosa, anche se probabilmente un pò fuori luogo questa sera, Quello Che Le Donne Non Dicono da sempre momento di cori femminili che mai stonano, ma che si sarebbe potuta bypassare per far spazio a brani più movimentati e attesi dagli aficionados.

Poco male; l'immancabile Polvere zittisce immediatamente ogni tipo di eventuale malumore con uno Schiavone in stato di grazia, e presentato per primo quale dovuto omaggio ai tanti anni di scorribande musicali vissute insieme, che torna ad incendiare il fronte del palco col suo chitarrone heavy mentre il lungocrinito Scream raggiunge tutti per il controcanto finale. Un ringraziamento al siòr Silvio Crippa, l'unico Silvio conosciuto dalla band prima che comparissero altri imitatori, ed è tempo di presentazioni per il resto della band: il grande Luigi Fiore, batterista e ora pure guru dell'alimentazione, il discografico con la mai sbiadita passione per la Musica Renato Meli e una emozionatissima Stefania Schiavone che, immancabile, attacca l'ennesima sua arcinota partitura pianistica con Enrico che per la seconda volta non riesce ad entrare sull'attacco. È Il Mare D'Inverno, che strappa come sempre consensi e boati di attestazione, ma che oggi si piega di fronte al recupero della storica La Donna Vera, primo estratto di una terna a cavallo tra rock e punk, con un quadratissimo Fiore senza il quale anche i restanti brani perderebbero un pò del loro smalto primigenio.

Urge assolutamente una foto: dalle prime file ecco giungere nelle mani del cantante i mitici occhiali bianchi che Ruggeri indossa un istante prima di riappropriarsi dell'omaggio Decibel di Contessa e sparare l'altra scheggia pre-Champagne di Vivo Da Re che chiudono lo show della reunion. Foto ricordo per tutti. Quindi ancora Champagne Molotov featuring Scream con una nuova elettrizzante scarica di AOR targato Journey. Fatto salvo chi causa di forza maggiore deve farlo, spiace vedere a questo punto della serata allontanarsi dal parterre una fetta di pubblico, evidentemente già soddisfatta per quanto fin qui ascoltato e sicuramente poco avvezza ai nuovi brani. Ma chi resiste e sta al suo posto viene premiato: un informalissimo Ruggeri, abbandonate camicia e cravatta, si ripresenta sul palco in t-shirt nera e la band parte con i bis. E sono veri bis: l'acclamatissima La Donna Vera è l'immancabile partenza che richiama anche quanti si erano rifugiati al bancone a cercar un drink o più semplicemente refrigerio, poi di nuovo Polvere e Vivo Da Re con somma e reciproca soddisfazione di pubblico e protagonisti.

Baci e abbracci, applausi e fischi d'approvazione, gioia e commozione, rock e sudore. Questa volta è proprio finita. Ma nel migliore dei modi.
L'indomani, sul proprio Diario Di Bordo, un raggiante Ruggeri così commenterà: "Ieri è stata una serata di quelle che non si dimenticano. Emozioni molto forti da chi era sul palco e da parte di chi, davanti a noi, cantava a squarciagola mostrandoci affetto e stima. Gli Champagne Molotov hanno ancora un'identità sonora molto precisa: è stato un concerto vero e proprio e non una rimpatriata. È stato bello risentire quelle versioni e cantarci sopra. La vita va avanti, arriveranno nuove idee e nuovi progetti, ma è fantastico fermarsi ogni tanto a guardare quello che abbiamo costruito e vedere che non è stato ingiallito dal tempo. Grazie Renato, Stefania e Luigi. A presto". Noi con voi.
Andrea Barbaglia '11

sabato 1 gennaio 2011

31-12-2010
- ENRICO RUGGERI live @ Piazza delle Erbe -
Mantova (MN)

Il salotto buono di Mantova accoglie per questa fine anno un Artista che per tutto il 2010 si è distinto e ha lottato su più fronti portando sempre a casa il risultato. Sanremo, il nuovo cd LA RUOTA, il prestigioso tour che è seguito, l'attività con la Nazionale Italiana Cantanti, il controverso impegno televisivo con X Factor, la nascita della terzogenita Eva. L'appuntamento di questa sera è dunque la chiosa finale per un anno vissuto così costantemente all'attacco dal fantasista milanese perciò decidiamo di non mancare nell'affascinante Piazza delle Erbe per vedere ed ascoltare gli ultimi botti di questa annata particolarmente ricca di eventi.

22:30 spaccate si parte! Una punkettona White Christmas è eccezionalmente per questa sera il brano di apertura. Vero: niente ruota elettronica sul palco allestito accanto al Palazzo del Podestà e a quello della Ragione, a solo due passi da Sant'Andrea, e nessuna chiamata tra gli astanti per girarla, ma la carriera di Ruggeri è talmente costellata di grandi capolavori e piccole perle da riscoprire che anche oggi sarà in grado di soddisfare il pubblico più esigente.

Un saluto alla piazza ed è già tempo de Il Portiere Di Notte nel suo riuscito arrangiamento elettro-rock che da qualche tour sta ottenendo decisi consensi tra gli aficionados lasciando forse un pò interdetti gli agnostici di sempre. Non importa, tanto tutto va come deve andare: è L'Ordine Naturale delle cose! Le prime file ringraziano per questo spumeggiante estratto dall'ultimo cd così che un pezzo più lento e datato come I Dubbi Dell'Amore pare la giusta compensazione e il primo trampolino di lancio per gli assoli dell'insostituibile Luigi Schiavone.

Three, four: Rock Show!! L'antica piazza Broletto via via si riempie e, anche grazie a questo energico brano dai bagliori metal, si scalda mentre il vocal coach Fabrizio Palermo coordina i cori di Paolo Zanetti, ormai storica seconda chitarra, e dell'ultimo arrivato alle tastiere Francesco Luppi. Da manuale l'assolo finale. E a proposito di stacchi chitarristici da brividi, il buon Schiavone ruba la scena anche nell'intermezzo di Ti Avrò, ennesimo classico che non poteva mancare questa serata.

Enrico, un occhio all'orologio e uno alla piazza, ci ricorda di come siano parecchi i motivi che spingono una persona a scrivere canzoni; a volte lo si fa perché ci sono cose della propria vita che diventano chiare solo se messe nero su bianco, altre perché capita di incuriosirsi, magari leggendo un libro, guardando un film oppure indignandosi quando si accende la tv. Altre ancora perché ci si innamora di una città, come quella che Ruggeri sta per descriverci considerandola la "grande scommessa che l'Europa del XX secolo ha perduto": gli accenti zingari di Primavera A Sarajevo sono attenuati in questa live version, ma lo spirito balcanico permane e tra la folla alcuni iniziano a saltellare e a ballare.


A questo punto è doveroso un accenno all'esperienza, più o meno condivisibile, di X Factor e per farlo nel migliore dei modi possibili al cantautore meneghino non resta che chiamare sul palco i suoi protetti Kymera che, giunti a un passo dalla finale e stasera emozionati per l'affetto tributato dal pubblico, si accingono ad eseguire l'inedito promosso nel talent show e scritto dall'accoppiata Palermo-Ruggeri con quest'ultimo "relegato" per l'occasione alla (terza!) chitarra, ma visibilmente trasportato dall'energia del pezzo. Atlantide è peraltro eseguita davvero bene e con molto entusiasmo, con la commistione di voci dei valdostani che raggiunge l'apice quando Simone Giglio e Davide Dugros salgono nel finale fiancheggiati dalle chitarre; ma la loro ospitata non si limita a questo singolo episodio.

Il raffinato intro vocale di Polvere è infatti affidato al duo, poi però è solo hard rock con il Rouge che riconquista fiero e aggressivo il microfono, assistito alla perfezione dalla band che gira a mille. Dopo anni in cui al controcanto finale si sono succeduti, così a memoria, Stefania Schiavone, Luigi Fiore, Andrea Mirò, Davide Brambilla e lo stesso Palermo, tocca ora a Simone affiancare un rampante Ruggeri poco prima che sia Nano Orsi a garantirsi le luci della ribalta con un tonante solo di batteria: grazie Marco! E grazie pure ai Kymera che scendono temporaneamente dal palco tra gli applausi.
Inconfondibili, le note di Nuovo Swing si diffondono nell'aria per la gioia del fanclub omonimo e per fare il paio con la celeberrima Il Mare D'Inverno cantata ovviamente da tutti i presenti e con ancora un decisivo GigiBBestiAnimaleSchiavone protagonista al centro dello stage con la sua fedele Schecter.

Caffé? Grazie, ma non ne voglio questa sera! Piuttosto, sotto con altro (hard) rock e con Poco Più Di Niente, qui mescolata all'intro di Thunderstruck, ad un accenno di My Sharona e alla già citata Polvere. Nei dieci minuti in cui il brano si snoda c'è così tempo per il Nostro di ringraziare, tra un botto e l'altro, il pubblico, autore di tutti i cori che il brano prevede, i tecnici e lo staff che hanno accompagnato il tour estivo e non, e ovviamente la sua band che sul finale omaggia pure gli Who.
E allora perché non suonare una bella cover tutta per intero come se ci trovassimo a jammare tra amici? La scelta ricade su The Jean Genie di Bowie, già in repertorio dai tempi di PUNK PRIMA DI TE.

Siamo agli sgoccioli del 2010 e pare giusto essere ancora una volta romantici prima di scatenarsi nuovamente di lì a qualche minuto: tra le ballad irrinunciabili non ancora eseguite manca Quello Che Le Donne Non Dicono per cui è giunto il momento di suonarla.
-10! No, per fortuna non sono i gradi percepiti in piazza, ma i minuti che ci separano dalla mezzanotte dunque la nuova hit La Notte Delle Fate insieme ad una punkeggiante Jingle Bells si riveleranno essere le ultime canzoni eseguite prima del brindisi e degli auguri di rito.
-5, -4...Conto alla rovescia e in attesa dei fuochi pirotecnici che di lì a poco verranno sparati sulle sponde del vicino lago, -3, -2...tra un tripudio di mortaretti e petardi, -1...che dire??? BUON ANNO!!
E c'è ancora tempo per un paio di bis: Contessa e Mistero non fanno ovviamente prigionieri, ma anzi scatenano i fan e le migliaia di persone ormai presenti lungo le vie e i vicoli della città un tempo dei Gonzaga. Col palco allargato ai Kymera, richiamati per questi encore direttamente da Enrico, ora di nuovo intabarrato nel suo piumino nero, è semplicemente festa.

Quando partono però le note registrate di Volata Finale capiamo che adesso sì, per oggi è proprio finita, mentre i musicisti si abbracciano sul palco e ringraziano autorità e organizzatori, salutando la folla accorsa nell'incantevole e suggestiva Mantova da un pò tutto il centro nord. Ci sarà ancora tempo per vivere la notte in compagnia di volti conosciuti e meno noti, uniti dalla speranza per un 2011 ancora più ricco di soddisfazioni. Una chiusura in bellezza dunque, voluta e goduta. Tra Champagne & Molotov.

Andrea Barbaglia '11
un link al seguente post è presente qui:http://nuovoswing.forumup.it/about1714-0-asc-150-nuovoswing.html

mercoledì 29 settembre 2010

LA RUOTA
Enrico Ruggeri
- UNIVERSAL - 2010


"Ognuno di noi è un centro di ruota e il mondo gira lento intorno a noi". A un solo anno dall'imponente operazione discografica di ALL IN, ben 3 cd composti da duetti, cover e una colonna sonora per film, gli introduttivi 45" de La Ruota sono solo il preambolo di un riuscito concept album sulle dinamiche del tempo che vede in apertura una quaterna di brani decisamente ben riusciti: il primo è la conosciutissima La Notte Delle Fate che nonostante l'incomprensibile eliminazione al Festival di Sanremo possiede tutte le caratteristiche per diventare un nuovo classico nel repertorio live del cantautore milanese. Vivi, scelta come secondo singolo a furor di fanclub, procede nell'indagine conoscitiva del tempo che scorre mentre l'accoppiata Ruggeri-Mirò è artefice della splendida L'Attore, un crescente rock acceso dalle trame tastieristiche di Giovanni Boscariol e già scelto come opener per le date teatrali della passata primavera. Cosa resta dopo la morte di un soldato? Soltanto Il Mio Onore, canzone estremamente impegnata con un nuovo importante stacco di Boscariol. Con La Ragazza Del Treno si torna a climi più sereni e spensierati mentre accompagniamo la protagonista del viaggio dal suo amato compagno. Altro trittico di valore dopo l'energica, ma poco dinamica Io Conosco Il Rock'N'Roll: Padre E Figli, sentita meditazione sul mutare dei ruoli impreziosita dagli archi dell'EdoDea Ensamble, La Mia Religione, con l'ottimo Schiavone in evidenza, e L'Ordine Naturale, scarica di adrenalina e ritmo dalla prima all'ultima nota mentre Ruggeri ci canta di quanto l'incognita della vita vada di pari passo con il destino e le sue imperscrutabili leggi. Tutto su ottimi livelli, ma lo zenit dell'album è individuabile nell'ultimo brano, quella Vorrei che con solo pianoforte e archi affronta con infinita classe e misura una tematica difficile, ma inevitabile come è l'esperienza della morte. Poi "un taglio di luce annuncia un'altra estate"..

in loving memory of my piccolo amico Birbo.
Grazie di tutto.
Hai svolto il tuo difficile compito nel miglior modo possibile.
We miss you so much.

lunedì 26 luglio 2010

GLI OCCHI DEL MUSICISTA
Enrico Ruggeri
- Anyway - 2003

A tre anni di distanza dall'ultimo album in studio, l'elettronico L'UOMO CHE VOLA, Ruggeri cambia ancora registro e, autoproducendosi, si presenta sul mercato discografico con un cd cantautorale diviso tra rock di gran classe, ben esemplificato da episodi come Turnover, i cui fiati a-là Chicago scritti dal tastierista Pino Di Pietro fanno da degno contrappunto al sempre più preciso e pulito chitarrone di Luigi Schiavone, e aperture folk-bandistiche presenti nell'omonimo brano di apertura Gli Occhi del Musicista così come nell'entusiasmante e coinvolgente Il Matrimonio Di Maria. La svolta "balcanica" è avvenuta anche in virtù della new entry Davide "Billa" Brambilla, già spalla di lungo corso di Davide Van De Sfroos, e dell'ottima performance al Festival di Sanremo con la sorprendente Primavera A Sarajevo dell'anno prima e qui riproposta come bonus track insieme ad altri due episodi fortunati: la già nota e conclusiva I Naviganti, altrimenti reperibile solo sulla ristampa del live LA VIE EN ROUGE, e il riuscitissimo duetto con la compagna Andrea Mirò nell'appassionata denuncia contro la pena di morte affrontata in Nessuno Tocchi Caino. Sorprendentemente è però la jazzata A Un Passo Dalle Nuvole (alle spazzole troviamo un pò a sorpresa il rientrante Marco "Nano" Orsi) il singolo scelto per il lancio del cd, seguita in seconda battuta dalla splendida Morirò D'Amore, più canonica nella sua veste di ballad rock e perfetta per le atmosfere che tanto piacciono di Ruggeri. Eterogeneo, il cd procede affiancando alla raffinata Fuori Piove, le cui atmosfere jazz sono in massima parte sottolineate dalla sezione trombe e dalle trame pianistiche concepite dal veterano Di Pietro, l'emozionante Uccidimi, con un ottimo assolo di tromba del Billa su metafisico testo dell'autore milanese, e la sorniona La Spina, coi suoi ritmi in levare e la fisarmonica ad arrichirne i colori. Ultimo, ma non ultimo il realistico quadro descritto ne La Preghiera Del Matto, omaggio in musica ad una categoria di persone spesso poco presa in considerazione non solo nel mondo musicale, ma nel nostro quotidiano, fino a quando non decidono ahimé di passare all'azione. Andiamo, non fatevi intimorire dall'oscura copertina: mettete piuttosto il cd sul lettore, premete play e ...tacabanda! Lunga È La Notte.