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martedì 17 giugno 2014

OBTORTO COLLO

OBTORTO COLLO
Pierpaolo Capovilla
- La Tempesta - 2014

Ce l'aveva confidato lui stesso lo scorso anno, a margine di una delle tante repliche dello spettacolo La religione del mio tempo. "Sto lavorando con calma a due album. Uno è in collaborazione con Paki Zennaro", suo raffinato partner artistico proprio in quei reading dedicati a Pierpaolo Pasolini e con il quale si era affinata una buona intesa fatta di suoni minimali e parole recitate con trasporto e determinazione. OBTORTO COLLO è il risultato di quelle session e di quelle giornate, primo album solista per Pierpaolo Capovilla temporaneamente lontano dal suo Teatro degli Orrori. Per chi ha alle spalle almeno due album fondamentali come l'ottimo A SANGUE FREDDO e l'ancor più liricamente intenso e vissuto IL MONDO NUOVO le strade erano due. Ridursi al silenzio, magari optando per un album ambientale o comunque pressoché completamente strumentale oppure percorrere una via diversa, lontana dal rock sanguigno e fisico proposto in compagnia di Giulio Ragno Favero, Gionata Mirai e Francesco Valente. Capovilla accetta la sfida. Raccoglie i suoi appunti, ne redige di nuovi e apre lentamente la porta che conduce alla parte più intima di sé. Come rinnovarsi senza perdere un grammo di credibilità maturata in oltre vent'anni di carriera? Continuando a seguire i propri impulsi, affiancati da comprensibili dubbi e umane insicurezze, lasciando spazio all'uomo prima ancora che al portafoglio. A tratti controversa, quella proposta attraverso canzoni come Invitami e Dove Vai è una discesa tutt'altro che rilassata a lidi più pop, confidenziali, lineari, ma ugualmente articolati. Aguzzando l'ingegno e rivolgendosi, fra gli altri, a tutti quei musicisti che hanno reso fin qui il lavoro di Edda per Niegazowana un must discografico senza se e senza ma, l'operazione è un tentativo di dare nuova veste alle parole mai parche di un autore capace - merce sempre più rara - una volta ancora di dividere critica e pubblico. New skin for the old ceremony cantava Leonard Cohen giusto quarant'anni fa. E c'è molto del poeta canadese nel nuovo lavoro; non nei suoni scelti, ma nella capacità di raccontare storie in prima persona mantenendo un punto di vista comunque esterno. Storie di violenza domestica, come quella narrata in Quando che avremmo visto tranquillamente nel repertorio popolare del grande Jannacci, e di discriminazione sociale (Irene). Racconti in cui l'isolamento e le difficoltà affrontate dagli uomini trovano una muta risposta ora ne Il Cielo Blu ora più semplicemente al tavolino di un bar, sia che ci si trovi nel cuore magico di Torino (La Luce Delle Stelle) oppure a milleottocento chilometri di distanza dalla Mole Antonelliana in quel di Bucharest. Capovilla sceglie la via popolare eppure è quella meno facile; senza dubbio la più rischiosa. Infischiandosene di logiche e consensi facili tira dritto per la sua strada edificando mattone dopo mattone, canzone dopo canzone, un nuovo ponte di comunicazione con l'esterno, senza troppe illusioni, ma con il consueto sguardo disincantato, razionalmente emotivo. Nulla è difficile per chi ama. Neppure riempire quel vuoto incolmabile dentro sé riversato obtorto collo.

giovedì 27 febbraio 2014

PER TUTTI

PER TUTTI
Riccardo Sinigallia
- Sugar - 2014

Domenica 2 giugno 2013 eravamo come da tradizione a Cremona per quel gran bel festival multiforme che è Le Corde dell'Anima. Organizzata dal poliedrico Vittorio Cosma la rassegna si svolge solitamente in più giornate per dar modo a tutte le realtà coinvolte di avere un giusto spazio e la meritata attenzione. Musica e letteratura. Il canto e la parola. Avevamo annotato la presenza di Riccardo Sinigallia (peraltro collega di Cosma nel progetto Deproducers) nella giornata di sabato così come del resto ci eravamo appuntati quelle di Alicia Gimenez Bartlett, Vinicio Capossela e Tim Parks, ma l'improvvisa defezione di Franco Battiato e Manlio Sgalambro, unita invece alla concomitante doppia (e ghiotta) opportunità di assistere a due performance proposte altrove rispettivamente da Blastula e Pierpaolo Capovilla, ci aveva fatto desistere e optare per presenziare nella città del Torrazzo appunto ventiquattro ore dopo. Mai avremmo pensato di ritornare con la mente a quei giorni in occasione del LXIV Festival di Sanremo quando l'orecchiabilissima Prima Di Andare Via, uno dei due brani presentati alla kermesse ligure dal cantautore romano, a  Cremona presente insieme alla compagna Laura Arzilli in una chiacchierata con lo scrittore Lorenzo Amurri, sarebbe stata squalificata dalla gara perché già eseguita in pubblico proprio in occasione di quel pomeriggio cremonese. Una beffa, ma anche una leggerezza che si è trasformata in una trovata pubblicitaria in buona fede capace di catalizzare l'attenzione su Riccardo come forse mai prima d'ora. Una vittoria in termini di visibilità anche più significativa di quella ottenuta da chi sul podio sarebbe poi realmente salito. E una occasione per porre l'attenzione su un album come PER TUTTI che a otto anni di distanza dal precedente INCONTRI A METÀ STRADA rilancia lo stile personalissimo di Sinigallia presso il grande pubblico. Non una svolta copernicana rispetto al passato in termini di suono e tematiche, ma senza dubbio una nuovo portfolio musicale di momenti intimamente universali, meno elettronici e forse per questo anche più immediati e pop, come E Invece Io, lungo e comunque dilatato racconto introspettivo posto in apertura, rivela. Appassionato di musica e di parole, ma soprattutto affascinato dalle suggestioni che queste provocano nell'ascoltatore, Riccardo Sinigallia torna a raccontare sé e il proprio mondo, senza filtri. Riannoda i fili della sua storia, ne traccia nuovamente i contorni, ricordando episodi d'altri tempi, di amicizia e amore. È un salto nella propria memoria, negli anni dell'adolescenza e delle sue problematiche (Io E Franchino); ed è un tuffo nelle esperienze del passato più prossimo, ancora vivo nella memoria, ma proprio per questo pur sempre irraggiungibile, senza troppi rimpianti, come Le Ragioni Personali ammoniscono. Fotogrammi che gli occhi del cuore hanno saputo catturare per brevi istanti e che hanno saputo restituire emozioni espressioniste fissandole nel ricordo in maniera indelebile per aiutarci in un nuovo cammino. Quello della quotidianità e dell'urgenza dell'io, essere umano determinato da parametri oggettivi ed ambientali. Sembrerà così di viaggiare una volta ancora con la stessa valigia in due. Tu Che Non Conosci non puoi capire: il cuore è una ricchezza che non si vende, non si compra, ma si regala. E per me è importante.

lunedì 14 gennaio 2013

ECCO

ECCO
Niccolò Fabi
- Universal - 2012

Se qualcuno ha ancora ben vivo il ricordo del caloroso concerto tenuto da Niccolò Fabi nell'area mercatale di Leverano pochi giorni dopo il Ferragosto del 2011, in compagnia di Simone Cristicchi e dei baresi Aralco, non si sorprenderà di leggere ora nei crediti di ECCO, settimo album in studio per il cantautore romano, la registrazione dello stesso presso i rinomati Posada Studio ubicati nella vicina Lecce. Esaurito il Solo Un Uomo Tour, concessasi nei mesi successivi qualche sporadica apparizione in solitaria al pari di centellinate ospitate in eventi culturali di ampio respiro, Fabi per tre settimane, complice il padrone di casa Roy Paci e i compagni del suo viaggio in musica capitanati dall'amico di sempre Fabio Rondanini, scende una volta ancora verso sud trovando quel giusto mix di armonia e slancio compositivo utile per fissare le coordinate del nuovo lavoro. Il Salento dunque, come oasi di universalità ed equilibrio. Per ripartire. Una volta ancora. E Niccolò torna; torna e lo fa in compagnia. Innanzitutto di Roberto "Bob" Angelini con cui oltre a condividere gli strumenti a corde lungo tutto la durata dell'album divide le parole nel singolo Una Buona Idea, perfetta fotografia dell'uomo Fabi messa a fuoco nel mezzo del moderno cammin della propria vita. In seconda battuta, torna con una manciata di canzoni legate indissolubilmente al suo autore, al suo stile, così maturo e riconoscibile eppure ancora capace di rinnovarsi attraverso le piccole sfumature di un "percorso (dinamico) pensato per l'ascoltatore". Diversi gli spunti. Alla liberatoria calma descrittiva, sottolineata dalla Orchestra APM di Saluzzo, di Elementare si sostituisce la consapevolezza agrodolce di Lontano Da Me. Un arpeggio sensuale caratterizza i Sedici Modi Di Dire Verde, con quel salto emozionale di metà ascolto esaltato dalla slide guitar e sistematicamente evidenziato dalle sfumature soul del pezzo; la reciproca e naturale influenza con l'amico Max Gazzé si avverte nel rock confidenziale di Verosimile, doppiato nella voce, sostenuto dal basso di Gabriele Lazzarotti, contrappuntato dalle chitarre e finemente "sporcato" dai synth di Mr. Coffee. Un antico alone alieno si impossessa delle atmosfere notturno-noir di Le Cose Che Non Abbiamo Detto le quali a loro volta fanno il paio con l'andamento bandistico di Io; lo sguardo rivolto alla propria infanzia si consuma nell'autobiografica I Cerchi Di Gesso e matura con la crescita di Indipendente. In chiusura c'è ancora meritato spazio per lo space pop strumentale di passaggio per le Indie, trampolino di lancio in vista del sontuoso finale di Ecco, rabbioso bilancio sugli equilibri della vita. Dal vibrante slancio emotivo e dalla sorprendente vigoria; intensa e rabbiosa. Un must. Poi certo, se non se ne ha mai abbastanza, si può andare alla ricerca nel web delle Angelo Mai Sessions, un versione audiovisiva registrata dopo l'uscita del cd per capirne meglio l'evoluzione e il dinamismo. Con tutti i suoi interpreti. Del resto chi cerca trova. E gode di più. Bravo Niccolò, bentornato!