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lunedì 9 giugno 2014

MINORANZA RUMOROSA

MINORANZA RUMOROSA
Danilo Sacco
- E20 Sound - 2014
 
C'è modo di poter tornare a coltivare i propri sogni e a rincorrere le proprie utopie? Oppure tutto è destinato all'oblio, vittima di un mondo capace di fagocitare volti ed emozioni in nome di una spersonalizzante ansia da prestazione? C'è modo di far sentire ancora la propria voce - alzandola se e quando necessario - oppure siamo destinati a soccombere di fronte alla damnatio memoriae di una secolarizzazione degli affetti e delle idee? C'è spazio per continuare a raccontare storie di forte impatto, fossero anche apparentemente minime, tali da rivelare una universalità che è dentro di esse e che la musica ha il pregio di mettere a nudo? Oppure il nostro tempo è scaduto mentre l'appiattimento massificato, l'apatia generalizzata e la paura di esporsi hanno avuto la meglio sull'essere umano? E ancora: è possibile una vita nomade... dopo i Nomadi? A tutti questi e altri quesiti risponde la MINORANZA RUMOROSA di Danilo Sacco, secondo lavoro in studio per l'ex cantante della band di Novellara, con una prova di carattere in linea con il suo passato più prossimo e nel solco della tradizione degli storytellers nostrani. A due anni di distanza dall'umorale e più intimo UN ALTRO ME il cantautore piemontese torna a far parlare di sé lasciando voce a chi voce non ha e non può avere nel caos magmaticamente (dis)ordinato della globalizzazione ad ogni costo. Con la direzione artistica di Davide Tagliapietra, per la seconda volta in cabina di regia, e annunciato in pompa magna dall'esplosivo singolo omonimo che tanto deve all'irruente icona punk Iggy Pop e ai Green Day più maturi, MINORANZA RUMOROSA evidenzia il lavoro di dignità intellettuale e cesellatura approntato dall'affiatata equipe che Sacco ha messo in campo a partire dall'imprescindibile riff master Valerio Giambelli e dall'altrettanto decisivo Andrea Mei, uomo chiave tanto nella costruzione dei brani quanto nel personalizzare con colori e accenti unici gli umori e le sensazioni da essi trasmessi. Idee, entusiasmo e passione. Sono questi gli ingredienti niente affatto segreti con cui aprirsi, ricettivi, al mondo esterno (si veda la collaborazione con il rocker croato Gibonni nella ballad finale She Said "Non Credere"); captando input, metabolizzando stati d'animo, rielaborando eventi e narrazioni al fine di raccontare in musica la realtà di tutti i giorni. Sia essa una spina nel fianco di stridente attualità come lo sono i licenziamenti de La Mia Lettera oppure estremamente più poetica, come l'amore per la bella Emilie cristallizzato nel tempo dal pittore Charles Moulin. Storie comuni, ordinarie, spesso umili. Per ognuna un vestito cucito su misura. Così alla sognante leggerezza pop di Novembre Mattina, limpida e cristallina, ribatte la dirompente circolarità della potente Io Non Voglio Più (con i suoi riusciti escamotage metrici), a suo modo replicata dalle riflessioni di Nati Per Vivere e infine mitigata con toni leggendari dalle Highlands scozzesi e dalle lande irlandesi così care ad Erin ed evocate dalle cornamuse di Charlie Allan. L'eco lontano  di Se Vorrai Se Vuoi succede alla drammatica storia di disinteressata solidarietà descritta in Da Qui All'Eternità. Qui Sacco, attraverso il racconto di exempla come quello del pastore ossolano Walter Bevilacqua, straordinario nella sua ordinarietà, sembra raccogliere il grido di chi, a gran voce, reclama per i cantautori un ritorno alle origini affinché tornino una volta ancora socialmente scomodi, non più schiavi del proprio ego né sedotti da facili soluzioni di comodo. Anche la già nota Niente È Per Sempre, spesso provata in sede live, trova il giusto equilibrio in questo album collettivo dove ognuno lavora sul meglio del compagno che ha a fianco; svetta la collaudata sezione ritmica Costa-Melotti, ma gli arpeggi acustici delle chitarre sono da brivido per un pezzo Americana DOCG. È musica ribelle, dell'anno 2014. Solida e resistente. Da ascoltare ad alto volume. Per continuare nel sogno affinché l'utopia diventi una volta ancora realtà.

domenica 3 giugno 2012

DAPARTE IN FOLK

DAPARTE IN FOLK
Daniele Ronda & Folklub
- JM Production - 2011

C'è aria di festa in casa Ronda. Una grande festa comunitaria, popolare, aperta a tutti, in cui ognuno porta il suo contributo per far sì che non manchino mai il buonumore e la speranza anche nei momenti meno solari della vita, alla luce di quella saggezza contadina delle origini verso cui il disco tende. Il folk della Bassa piacentina, tra tigelle, gnocco fritto e fiaschetti di Gutturnio, ha il volto del giovane Daniele Ronda, ragazzone dal carattere buono, prestato in passato al songwriting altrui e ora riconvertito alle tradizioni rassicuranti della sua terra. Un richiamo che non poteva restare inascoltato, ammaliante e fascinoso come le donne della sua provincia, accogliente e confortante come i prodotti del suo territorio. Eppure la genesi di DAPARTE IN FOLK risale ad almeno un paio di anni prima questa pubblicazione, quando l'uscita di un mini cd quasi omonimo, ma dal taglio pop-rock cercava di trovare una sua collocazione all'interno del panorama musicale italiano. Tentativo non andato particolarmente a buon fine in termine di numeri, ma assai utile per raggiungere la dimensione folk di oggi. Ronda, probabilmente anche ben consigliato, cambia veste alle sue canzoni, rinnova il look e, cedendo alle avances delle ruspanti origini di casa sua, si ritaglia uno spazio nel cantautorato folk. L'edulcorato autore di Nek che compariva di bianco vestito sulla copertina del mini DAPARTE dà un taglio deciso al passato, trova nuovi mentori musicali, si pone sulla scia di sonorità più sanguigne, andando a nobilitare il dialetto come lingua per alcune liriche. Ben più di un nuovo inizio, dunque; piuttosto una nuova direzione, percorsa avvalendosi di nuovi collaboratori più in sintonia con l'attuale proposta. Dopo essere stato supportato infatti nel passato anche in sede live dalla sezione ritmica degli Sharks (Fabrizio Palermo-Andrea Gè) e con il contributo di Tiziano Giampieri alla chitarra (in ultima analisi ¾ degli attuali Queenmania), è oggi il turno di una vera e propria banda, allargata fino a sette elementi, con Sandro Allario alla fisa e Carlo Raviola al basso punti fermi del nuovo ensemble. Un saggio del nuovo corso arriva fin dalle prime note di La Nev E 'L Sul o, se preferite, La Neve E Il Sole, caratterizzata da slide e mandolino ad opera di Cristian Rocco. In realtà dalla precedente esperienza musicale di Daniele il Folklub recupera ben quattro delle cinque canzoni presenti sull'ep di cui sopra, prima fra tutte Lo So, Sei Tu, scritta in collaborazione con il paroliere Antonello De Sanctis, ora ribattezzata Figli Di Chernobyl e rivisitata con il prestigioso contributo vocale di Danilo Sacco in favore dell'associazione Soleterre. Ora credo, 'M L'Ävan Ditt e L'Equilibrio (Ninna Nanna Per Nicole) sono gli altri episodi del passato rivisitati in chiave folk, abito musicale in grado di accentuare di ciascuna ora la determinazione, ora la malinconia, ora la disillusione. Qualità queste che caratterizzano pure le altre composizioni del cd, spaziando dall'irrequietezza fedifraga di Cara, passando per i ritmi in levare di Polvere E Sabbia, fino allo spleen notturno de Il Vento, straordinario gioiello posto quasi in chiusura di album e che potrebbe tranquillamente reggersi solo su chitarra e voce. A far di nuovo danzare gli invitati ci pensa la festaiola Cenerentola, non a caso scelta come singolo apripista, mentre Davide Van De Sfroos è l'ospite perfetto in I Tre Corsari, riflessione sul tempo che passa fatta all'ombra del Duomo. Quarantacinque minuti che corrono veloci per tornare dopo tanto anonimo girovagare a casa, alla casa di un tempo. E non da figliol prodigo. Perché il cuore non è al centro, ma sta DAPARTE.

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venerdì 25 maggio 2012

in concerto

24-05-2012
- DANILO SACCO live @ Teatro tenda -
Osnago (LC)

Il fatidico giorno è così giunto. Sono passati cinque mesi quasi esatti dall'ultimo concerto tenuto da Danilo Sacco in compagnia dei suoi antichi compagni di viaggio, quei Nomadi capitanati da Beppe Carletti con cui ha girovagato e condiviso più volte i palchi di tutta Italia dal 1993 fino allo scorso dicembre. In questi cinque mesi il cantante astigiano, dopo un primo periodo di smarrimento e riflessione, ha lavorato duramente per allestire una band che potesse supportarlo nel suo nuovo percorso solista, fatto di nuove canzoni e sentiti omaggi a evergreen del patrimonio musicale italiano, rivitalizzato da una nuova linfa andata purtroppo affievolendosi negli ultimi tempi. Alle porte c'è addirittura un cd dal titolo esplicito, UN ALTRO ME, il primo ufficiale dopo la raccolta di pensieri e musiche andato sotto il nome de L'ORIZZONTE DEGLI EVENTI e uscito in sordina, inizialmente solo per gli iscritti ai suoi fanclub, sul finire del 2011. Oggi è l'occasione per testare live uomini e canzoni, forze e sentimenti, per provare a sé stesso e agli altri di esserci ancora, sempre determinante e a pieno regime, come ai bei tempi. Al termine delle affabulanti parole di Massimo Cotto, spetta a Pierluigi Giorgio, regista e attore teatrale molisano, far vivere come in una nemesi che fa il paio con l'introduzione recitata di Per Quando Noi Non Ci Saremo i primi istanti di questa nuova avventura, di questo nuovo percorso, di questa nuova porta spalancata sul destino. Dopo aver lasciato un suono con la band di Novellara per Danilo Sacco è giunto il momento di mostrare un lato inedito della sua musica e della sua anima, Un Altro Me (Ed Altri Guai) appunto, tra schitarrate rock degne della miglior tradizione d'Oltreoceano e influenze folk alle quali l'ex cantante della Comitiva Brambilla ha sempre guardato. "Filibustieri, pirati: benvenuti!!! Dio vi benedica!"

Pugno alzato al cielo e grinta da vendere per questa opener collaudata già in passato che vede affiancarsi alla certezza della Telecaster di Valerio Giambelli, ora in pianta stabile nella band di Sacco dopo essere fuoriuscito dagli Statuto, la gradita novità della fisarmonica di Andrea Mei, storico terzo membro dei Gang e già collaboratore degli stessi Nomadi in sede di composizione nei successi più recenti. Un tappeto di tastiere, proprio appannaggio del polistrumentista marchigiano, annuncia un altro inedito. Il ritmato mid tempo
Aprimi è accolto con attenzione dal pubblico accorso in Brianza fin dal tardo pomeriggio; nella vicenda dell'ingranaggio stabile, senza comandi, senza perché c'è chi vede un autoritratto del cantante, intento a esprimere in musica note autobiografiche legate alle ultime vicissitudini nomadi; di certo è una occasione per scaldare i motori, supportato dal basso di Antonio "Rigo" Righetti, la roccia angolare su cui Ligabue costruì la fortuna di un album come BUON COMPLEANNO ELVIS dopo la separazione con i ClanDestino, nel secondo tempo della sua carriera. Cane, presentata come "una canzone per la casta" ha il tiro giusto per fare sfracelli dal vivo, grazie ad un ritornello accattivante di facile impatto e un ottimo lavoro ancora della sezione ritmica che pompa sangue ed energia mentre un tappeto di Hammond amalgama il tutto. A questo punto è inevitabile per Sacco il confronto con il suo passato più recente. Tra fiori tropicali e grida di dolcezza è tempo di Asia: molto più secca ed essenziale rispetto alle divagazioni progressive imbastite da Beppe Carletti e compagni anche per il drumming quadrato, ma in quest'occasione poco dinamico, di Tommi Graziani, la descrittiva visione di Francesco Guccini perde qualcosa nell'arrangiamento, ma guadagna in dinamismo con il basso di Righetti e le percussioni di Jean-Pierre Augusto Rodriguez Ugueto.

Soddisfatta una buona fetta di presenti, che si troverà, qui come anche in altre occasioni nel corso della serata, ad assistere ad una rievocazione ibrida di certi fasti nomadi seppur contestualizzati in un ambiente differente. Difficile chiedere a Sacco di essere totalmente altro se il proprio modo di vivere la musica e la vita è quello che abbiamo visto in vent'anni di carriera ad alti livelli, senza filtri e maschere. Ora si è "semplicemente" tentato di ricostruire, di ripartire da dove si era lasciato, con un bagaglio di esperienza sul campo davvero notevole, non più protetto dall'abbraccio immancabile della famiglia nomade, ma consapevole che il nuovo carico di responsabilità verrà pareggiato dalla possibilità di dare libero sfogo alle proprie inclinazioni. Danilo è così artefice del proprio destino, acrobata senza rete, uomo tra gli uomini. Quindi, innanzitutto, "voglio ringraziare tutti voi (...); perché ci avete dato una grande mano, perché siete qua, perché avete creduto in questo piccolo progetto che non esisteva, in realtà. In qualche mese abbiamo fatto cose davvero straordinarie, quindi grazie dal profondo del cuore. Grazie veramente. Questa è una canzone d'amore si chiama Non Ho Che Te; (...) concedetemelo, per una volta, vorrei dedicare questa canzone alla mia compagna che si chiama Chiara Stella. Grazie dal profondo perché quando qualcuno si è girato dall'altra parte tu c'eri e non mi hai lasciato solo." Così, con una emozionata dedica alla persona amata presente sotto al palco, prende vita la ballad che consegna alla serata i primi veri istanti da brividi per una sentita interpretazione tutta cuore e voce di un brano che pare avere fatto breccia all'istante sui circa 700 paganti della serata. Forse non un risultato clamoroso numericamente parlando, ma pur sempre una cifra di tutto riguardo per una data zero, infrasettimanale, che regalerà di lì a poco altre emozioni.

A salire sul palco è infatti un nome altisonante della tradizione folk rock italiana. Massimo Bubola si presta a duettare su una tripletta che inizialmente si pensa possa essere unplugged, per sole chitarre, voce e fisarmonica e che comprende
Il Cielo D'Irlanda, una fiera Fiume Sand Creek, con il finora in ombra Valerio Giambelli finalmente protagonista, e Dove Scendono Le Strade. Strette di mano, abbracci, sguardi e gesti di intesa: un intervento programmato che conserva il sapore della jam session quello con il sempre più pingue cantore veronese di storie sbagliate, amori e guerre. La scaletta si fa corposa. In risposta a quanti si erano domandati negli ultimi mesi cosa avrebbe fatto Danilo Sacco dopo aver lasciato i Nomadi arriva una sorprendentemente autobiografica A Muso Duro, canzone manifesto di Pierangelo Bertoli assai amata dal cantautore piemontese che, concentrato con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro, la fa totalmente sua perché "questa sera è un pretesto per suonare quello che abbiamo nel cuore." A ruota ecco allora Signora Bionda Dei Ciliegi, memorabile tributo all'inimitabile Ivan Graziani, vero rocker italico, sempre un passo avanti anche quando legato alla tradizione, geniale e creativo nella sua unicità. Istrionico. Estroso. Acuto. Genio assoluto. Canzone inedita che tratta il tema della rinascita è invece L'Aurora. Con Giambelli all'acustica il brano contenuto nel cd di prossima uscita parte lento, ma lungo il suo sviluppo vive di un crescendo naturale che consente a Sacco di sfoderare una interpretazione sincera e accorata con una serie di pregevoli acuti.

È in forma Danilo. E lo ribadisce con un inaspetto arrangiamento
rockeggiante de La Canzone Del Bambino Nel Vento (Auschwitz). La nuova versione del classico di Guccini si muove su territori cari al Ligabue di inizio millennio, lasciando sospese nel limbo di uno spazio ultraterreno le sempre attuali parole del testo. Inopportune e del tutto fuori luogo le "coreografie" di alcune spettatrici. Forse anche Sacco tende un poco a strafare con le note alte, sempre pulite e mai stonate sia chiaro; ma è solo un peccato veniale, comprensibile come lo è la foga del ragazzo nel voler dimostrare al mondo di essere al 100%: "Erano mesi che non sentivo questa bellissima cosa. Grazie. Erano mesi che mi veniva detto che non me la meritavo più. Erano mesi che pensavo "lasciateci salire su un palco e dimostreremo che forse non è proprio così". Grazie ancora." Una piccola pausa per riprendere fiato e spetta a Righetti avanzare a centro palco, innanzitutto per rivolgere un pensiero alle vittime del terremoto che ha colpito la popolazione dell'Emilia nella notte del 20 maggio; in seconda battuta per proporre Solo, il singolo di presentazione del suo omonimo ep, anch'esso in uscita ad inizio giugno. Rock blues senza fronzoli, che vede nello stiloso Valerio Giambelli il naturale partner strumentale per le scorribande sonore di impronta southern, la parentesi solista di Rigo, per la prima volta misuratosi con liriche in italiano, è viatico per il ritorno sul palco del vero frontman della band. Spalleggiato dal solo Andrea Mei al piano elettrico, per Sacco giunge il momento di dedicare il prossimo pezzo a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel ventesimo anniversario della strage di Capaci e a soli cinque giorni dall'attentato, di cui non è stata ancora chiarita la matrice, all'Istituto Professionale Statale per i Servizi Sociali di via Galanti a Brindisi, intitolato a Francesca Laura Morvillo Falcone, nel quale ha trovato la morte la sedicenne Melissa Bassi.

U
n'emozione che viene così concentrata in una canzone storica dei Nomadi: Non Dimenticarti Di Me è cantata all'unisono da tutti i presenti. Sacco, inizialmente sorpreso per l'affetto suscitato, riprende il controllo della situazione e, spingendo sulle note alte (rischiando quasi di steccare in un paio di punti per il comprensibile trasporto) sfodera un'interpretazione magistrale come da tempo non gli si sentiva fare.
Un pizzico di elettronica introduce la solenne Non Cammineremo Mai, primo singolo tratto da UN ALTRO ME, che vede il ritorno sul palco di tutta la band quasi a testimoniare, anche visivamente, il messaggio delle liriche cantate. Come nella miglior tradizione nomade giunge il momento di aprire un regalo recapitato sul palco; non più materiale didattico o viagra naturali, ma le iniziali "DKS", presente estemporaneo di alcuni ammiratori qualche istante prima che l'intensa e malinconica Mekong faccia la sua prima comparsa live, al pari di Io Mi Ricordo, analisi in rock sui bei tempi andati. Attraverso la scelta di suonare Un Giorno Credi si passa necessariamente dalle parti di Edoardo Bennato mentre, dedicata a tutti coloro che hanno fede, ecco l'esplosiva, e in qualche modo nietzscheana, Dinamite, robusto hard rock con gli Ac/Dc nella testa e nel cuore. Con La Mucura si cambia totalmente registro e sono i festosi ritmi sudamericani a farla da padrona con Jean-Pierre Rodriguez in estatico vortice sonoro. Siamo quasi a fine serata. Tocca a Non Ho Santi In Paradiso, primo inedito scritto per altri da Massimo Bubola dopo una pausa durata quasi venti anni (erano i tempi de Il Cielo D'Irlanda e l'interprete Fiorella Mannoia) a condurci a ridosso della mezzanotte. Forse un po' troppo simile da un punto di vista musicale a L'Eredità, quella che sarà l'undicesima traccia presente nel nuovo cd è motivo per Danilo Sacco di ringraziamento verso i suoi nuovi musicisti, per il percorso intrapreso insieme dopo essere stati loro ad avere scelto la sua voce. Non il contrario.

L'improvvisa apparizione in carne ed ossa della mascotte Mr.Free consente un altro momento di distrazione così come invece la seguente discesa dal palco di tutti quanti sembra uno dei più classici stop and go prima dei bis; tuttavia le disposizioni legate ai permessi diventano rigide dopo aver già concesso di sforare in precedenza per circa trenta minuti sulla tabella di marcia. I tre bis annunciati (una attesa Ala Bianca, l'immancabile Peter Gabriel di Biko e la classicissima Dio È Morto) restano così solamente parole vergate in nero sul bianco delle scalette presenti on stage, tanto quanto la cover di Tom Petty You Wreck Me e l'unico pezzo inedito a non aver ricevuto al momento l'investitura live, Io Non Lo So. Pazienza, ci saranno altre occasioni nell'immediato futuro. Nei minuti successivi è comunque assalto al gazebo allestito di fianco al palco per un incessante via vai di congratulazioni, a Sacco e alla band tutta, un po' dispiaciuti certo per il taglio finale, ma soddisfatti della performance nonostante qualche meccanismo comprensibilmente ancora da oliare. Quale il futuro artistico del Kakuen alla luce della serata odierna, dunque?
Siamo alla data zero; saranno la bontà delle sue musiche e dei suoi testi a fondarne il percorso, a decretarne il successo o l'insuccesso. Un primo album è ormai alle porte. Per intanto, l'abbiamo visto e constatato, una cosa è certa: parafrasando una vecchia canzone di qualche anno fa oggi Dani è più felice.
 
Andrea Barbaglia '12

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sabato 10 marzo 2012

L'ORIZZONTE DEGLI EVENTI

L'ORIZZONTE DEGLI EVENTI
Danilo Sacco
- autoproduzione - 2011

"Pensieri a voce alta". Così Danilo Sacco definisce nella prefazione scritta di suo pugno questa raccolta di "parole, pensieri e musica senza alcuna pretesa", la prima uscita (letteral)discografica al di fuori dell'impegno con i Nomadi, la band in cui entrò in punta di piedi a fianco del lungocrinito polistrumentista Francesco Gualerzi nel lontano 1993, scelto da Beppe Carletti su suggerimento di Cico Falzone per sostituire l'insostituibile, l'indimenticato Augusto Daolio scomparso solo pochi mesi prima. "Trovano posto in questo libretto canzoni che ho avuto il piacere di interpretare per sostenere varie e importanti iniziative e canzoni invece del tutto mie, intime e molto personali, scritte e cantate in momenti del mio cammino non sempre bello né sereno." Solo sette i brani proposti, a coprire un arco temporale di almeno tredici, quattordici anni nei quali viene svelato spesso un Danilo Sacco realmente a nudo, nelle parole e nei sentimenti espressi. C'è l'ampio respiro dei ritmi etno pop di Jere Jef, il tradizionale ringraziamento senegalese in lingua wolof qui utilizzato per ricordare Fabrizio Meoni, campione di motociclismo, vittima di una caduta durante la Parigi-Dakar del 2005, e per sostenere la sua fondazione che da allora opera in Africa. C'è la solidarietà che prende vita in altre forme sonore, ma con finalità non meno importanti legate in questa occasione all'associazione Soleterre i cui fondi sono impiegati per implementare il Programma Internazionale per l'Oncologia Pediatrica in Ucraina e in altri cinque Paesi in via di sviluppo, in Africa, Asia e America Latina; la toccante ballad Figli Di Chernobyl, duetto con Daniele Ronda & Folklub, è un pensiero dai colori pastello in favore delle mamme e dei bambini malati di cancro di Kiev, scelto per testimoniare il proprio impegno e la propria adesione al progetto perché ""cancro" e "bambini" sono due termini che stridono all'interno della stessa frase". C'è la voce prestata a Papa'rticolare, lettera aperta di un padre rivolta alla propria figlia, scritta ed interpretata in compagnia di Mikele Soave, allora bassista dei The Slim Simon's Terrible Friends, oggi alla ricerca di una dimensione cantautorale più intima e piena. E c'è l'omaggio a due giganti della Musica come Fabrizio De André e Massimo Bubola nella fedele riproposizione acustica della loro Fiume Sand Creek (qui ribattezzata con incisività Sand Creek). Eppure il Danilo Sacco più intimo, sincero e fragile, inerme di fronte al mistero dell' esistenza umana affiora con prepotente evidenza e necessità nelle restanti tre composizioni. Provini in realtà, all'atto della registrazione senza finalità di pubblicazione, fotografie di momenti ben precisi nella vita dell'artista astigiano, solo con i suoi pensieri e le sue cogitazioni fissate su nastro. Per ricordare un amico come Angelo Romano e meditare sul moto perpetuo dei cicli vitali le intenzioni trovano compiuta realizzazione nelle promesse cariche di speranza della sofferta Credimi. La notturna In Dubbio spalanca una finestra sul Creato pacificando le anime in pena mentre la risacca marina le culla alla luce della luna. Ascoltami è infine il tesoro nascosto di tutto il lavoro: i Black Sabbath di Changes che incontrano un fumoso Tom Waits per disquisire in merito ai sistemi filosofici dell'universo. Jazzata, "stonata", ma soprattutto viva. Accanto sono massime e riflessioni. Pensieri che rincorrono musiche e suoni che inseguono parole.

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lunedì 14 marzo 2011

13-03-2011
- DANILO SACCO & VALERIO GIAMBELLI live @ Cinema Teatro San Giorgio -
Dello (BS)

Paese che vai, chitarrista che trovi. A soli dieci giorni dall'ottima performance in compagnia di Cico Falzone, Danilo Sacco, approfittando della fisiologica pausa post Novellara dei Nomadi e in attesa di riprendere ancora una volta con sentimento il loro neverending tour, si concede un'altra giornata distensiva in compagnia questa volta del corregionale Valerio Giambelli, chitarrista dei Radiolesa, con cui si presenta fin dalla mattinata di domenica per un pranzo in compagnia della sezione lombarda del suo fanclub.

Dando spazio anche ad altre realtà, il pomeriggio musicale si articola in tre momenti ben definiti. I primi quarantacinque minuti sono affidati al già noto, almeno in ambito nomade, Martino Corti che si presenta sul palco accompagnato dai suoi due chitarristi e da un gruppo di sostenitori qua e là sparsi nel teatro. Sarà il lauto pranzo consumato prima, sarà la pioggerellina pomeridiana che affligge il posto e l'animo delle persone, ma un pò più di vivacità e varietà nelle canzoni non sarebbe guastata. Pace. La tribute band Onda Nomade gioca in casa e si sente, e per la bravura per nulla ostentata dei musicisti coinvolti, su tutti la chitarra solista di Sandro Ghidotti e il basso di Paolo Crovini, e per il continuo gioco delle parti tra il pubblico di amici accorsi a sostenerli e la complicità sorniona del Miser, oggi polistrumentista d'eccezione.

L'attenzione sale ulteriormente quando sul palco compaiono le note sagome di Danilo Sacco e Valerio Giambelli. "Si parte per essere degli eversivi, per suonare qualcosa che in Italia non si conosce molto": Telecaster alla mano i due Radiolesa si affidano a Save Tonight per aprire il loro set che quest'oggi si comporrà di sole cover tese ad omaggiare i grandi songwriter che hanno saputo percorrere la strada del rock americano innestandosi nel solco della sua Storia. Non a caso il secondo pezzo è quella I Won't Back Down scritta a quattro mani da Jeff Lynne e Tom Petty per il primo album solista del leader degli Heartbreakers, eseguita anche in questa versione per sole chitarre e voci con consumata naturalezza ed estrema carica dal grande Valerio Giambelli, lead guitar d'eccezione grazie anche alla pulizia sonora del contesto teatrale e perfetto ai cori ogniqualvolta la musica lo richieda.

A nulla valgono i tentativi di una parte dell'auditorio che intona Il Fiore Nero: oggi niente Nomadi per il loro cantante il quale, abbozzando uno sguardo divertito e un sorriso d'intesa con Giambelli, dà il là a Fiume Sand Creek, una delle due sole concessioni italiane alla scaletta stelle e striscie e sincero segno di stima rivolto al cantautore più americano a cui il Veneto abbia dato i natali, l'amico Massimo Bubola che la scrisse con Fabrizio De André esattamente trent'anni fa. "La normalità è la rivoluzione"; con queste poche parole Sacco propone Country Gentleman, storico brano dell'autoproclamatosi little bastard from Indiana John Mellencamp e attacco neanche troppo velato all'allora presidenza Reagan. "Torna" Bubola, questa volta in compagnia del Gang-ster Sandro Severini per quella che viene presentata dal frontman di Agliano come una di quelle canzoni d'amore tristi eppure sempre molto belle: Dove Scendono Le Strade non è ancora stata assimilata dai più, ma la presenza in scaletta è quasi d'obbligo per la magia delle parole e la sobrietà della musica.

I toni si accendono con il crescendo sprinsteeniano della notissima I'm On Fire che, suonata dal solo Giambelli, regala più volte applausi ai due piemontesi mentre Danilo, novello Boss dell'Alta Astesana, si concede una pausa dalla sua chitarra per concentrarsi, se mai ce ne fosse bisogno, sulla voce. Pubblico più rumoroso, ma pur sempre ligio all'applauso sulla successiva doppietta pettyana: You Wreck Me e Free Fallin' sono i due lati della stessa medaglia visto che la prima è una dichiarazione d'amore a tinte forti rivolta alla propria amata e la seconda una più malinconica riflessione sulle relazioni tra l'universo femminile e quello maschile, tra good girls with broken hearts e bad boys standing in the shadows, con un buon assolo conclusivo di Mr.Valerio.

Un drink per dissetarsi e via con Sweet Home Alabama che forse in duo perde evidentemente un pò della potenza sonora garantita dalla sezione ritmica, ed in questo è un peccato che il pubblico non interagisca tenendo il tempo con le mani, tuttavia non si poteva pretendere brano migliore per fare da traino alla successiva e conclusiva Biko, sei minuti di partecipazione emotiva per il classico di Peter Gabriel dedicato all'attivista sudafricano anti-apartheid Stephen Biko ucciso dopo il suo arresto quando ancora in mano della polizia.

Qui termina l'esibizione del duo che lascia nuovamente lo spazio agli Onda Nomade per i saluti e i ringraziamenti agli organizzatori e al pubblico intervenuto. Eppure: hai la buona ventura di aver sul palco il cantante dei Nomadi, tu suoni in una loro cover band, c'è gente anche dalle regioni vicine, vuoi non approfittarne almeno per un pezzo dopo aver dato un'ulteriore buona prova di te con una grintosa versione de I Tre Miti? La storica Io Vagabondo è dunque momento di duetto tra Matteo Camisani e Danilo Sacco il quale condivide parte dell'incombenza con Martino Corti, nel mentre rientrato sul palco insieme ai suoi musicisti, estemporanei coristi, permettendo il più classico dei cori nomadi ai tanti fans intervenuti. Disponibilità e cortesia non sono mai mancati ai professionisti che han calcato il palco di Dello questa domenica. Baci e abbracci si susseguono perciò ancora per diversi minuti dopo la fine dell'esibizione, gradita ai più e con soddisfazione reciproca del fanclub organizzatore. Complimenti dunque a tutti. Noi si riparte. Yehla Moya.

Andrea Barbaglia '11
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venerdì 4 marzo 2011

26-02-2011
- DANILO SACCO & CICO FALZONE live @ Bar Abba -
Gallarate (VA)

Poco più di un centinaio di persone hanno l'occasione di assistere al piccolo evento estemporaneo che vede il cantante dei Nomadi Danilo Sacco accompagnato dal suo fido axeman nonché sodale di band Cico Falzone esibirsi nel nuovo locale del Basso Varesotto la cui partnership con RadioItalia ha già permesso di ospitare altri nomi di rilievo del panorama pop rock nazionale.

Di per sé la serata prevede, al termine della cena consumata direttamente sotto il palco, prima di tutto l'esibizione della cover band legnanese Aironi Neri, che qui gioca in casa anche per la concomitante presenza del Fanclub Nomadi Liberi Di Volare di Cassano Magnago; tuttavia il piatto forte resta ovviamente la scaletta di brani snocciolati dal dinamico duo per il quale ci si è mossi per tempo già da qualche settimana. Affidandosi solamente alle chitarre e alla propria verve artistica, la premiata ditta Sacco-Falzone si concede una serata di totale relax, tra una birra e un drink, senza particolari preoccupazioni o disagi, entrando sul palco armati di buon umore e accolti dalla curiosità dei presenti comunque già "scaldati" da qualche brano.


Si parte con la storica Il Paese, descrittivo tributo della propria terra d'origine, sentito omaggio alle proprie radici, per tutti coloro che viaggiando per il mondo, migranti di frontiera o più semplici pendolari delle grandi città, sono costretti a lasciare i propri luoghi natii, mai abbandonati nel profondo del cuore in quanto Valore unico delle proprie esistenze. Sacco dopo un paio di gag con l'amico Falzone e un rapido accenno a Una Bambolina Che Fa No No No, chiede all'uditorio un accompagnamento con le mani per la successiva Cammina Cammina, brano che si sposa perfettamente con lo spirito nomade professato dalla band di Novellara tutta, viaggiatrice per vocazione da sempre, e metafora concreta della sua essenza più pura che incanta giovani e persone mature. La dimensione estremamente informale in cui ci si trova e la vicinanza ai tavoli davvero minima consente un continuo scambio di battute tra artisti e fan come se ci si trovasse d'estate in qualche festa campestre, dove schiamazzi e grida sono all'ordine del giorno, occasioni distensive di festa e riposo.

Eppure "anche nei momenti di gioia dove noi scherziamo, spesso, comunque, un bacio ad Augusto, un bacio a Dante, un bacio a tutti i nostri amici" è il minimo che si possa fare, per sentirli sempre accanto, col pensiero e coi gesti, perché "sappiamo scherzare, ma sappiamo anche essere seri quando ci vuole": L'Eredità arriva dunque per ammonirci su come tempus fugit portandosi con sé persone care e istanti di vita, giudice imparziale della vita umana mentre, fortunatamente, il ricordo consola sempre il nostro tempo proprio adesso che tempo non ho. Applausi convinti. "Io ti lovooo!!" Con una tale premessa, avvenuta per bocca di Cico, arriva la chicca della serata: una inedita quanto esclusiva versione chitarra elettrica e voce de L'Ultima Salita, scritta cinque anni fa e mai eseguita altrove in questa veste prima di oggi. L'arpeggio iniziale è inconfondibile e i cori del pubblico sostengono il vocalist fin da queste prime note per poi salire con lui nel ritornello, nell'urlo liberatorio delle braccia alzate verso il cielo, lasciando infine spazio ad un notevole assolo di Falzone quasi fosse supportato durante un concerto dall'intera band.

Nel successivo break caciarone, tra gag e battute, vengono omaggiati pure gli Chic con un piccolo assaggio di Le Freak anche per consentire il ritorno sul palco degli Aironi Neri che si appresteranno così ad accompagnare gli illustri protagonisti della serata nella manciata conclusiva di pezzi, e a farsi immortalare da flash e videocamere per questa loro one night only da raccontare un domani ai propri nipoti. Il via viene dato da una dinamica versione de Gli Aironi Neri cantata a due voci come non capitava dagli inizi degli Anni '90 quando a dividersi le parti erano Danilo e Francesco Gualerzi, qui sostituito dal quasi omonimo Francesco Mantia, e apprezzata da tutti. Intermezzo con valzer per ribadire l'aria goliardica e informale della serata poi, dopo uno spropositato cazzeggio interrotto fortunatamente dal buon Sacco, parte Dove Si Va.


Le tonalità differenti delle due voci in questo brano stentano ad amalgamarsi perciò Danilo fa un passo indietro lasciando signorilmente spazio al suo collega. Per problemi al microfono del cantante una situazione simile si vive anche durante l'emozionante Ho Difeso Il Mio Amore, cantata perciò quasi interamente da Mantia, con un paio di ottimi assoli di Cico, altrimenti sacrificati quando si trova on stage con i suoi compagni di band. Canzone Per Un'Amica e l'immancabile Io Vagabondo ci conducono al termine della serata targata Sacco-Falzone. Il momento di foto e autografi è alle porte, quello per il prossimo concerto è a solo qualche chilometro di distanza: basta semplicemente prendere la strada per un'altra città.

Andrea Barbaglia '11
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