Visualizzazione post con etichetta Momo Riva. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Momo Riva. Mostra tutti i post

lunedì 19 gennaio 2015

I VIVI

I VIVI
Il Fieno
- autoproduzione - 2015

È bastato un ascolto e ci è sembrato di conoscere I VIVI da sempre. Suggestione? Empatia? Istinto? È la prima volta che a noi capita una cosa simile con Il Fieno eppure dopo l'ultima mezz'ora di ascolto ci è sembrato di essere assai contigui all'universo sonoro e testuale che il quartetto lombardo ha proposto fin dai suoi primi vagiti musicali; ci pare infatti di aver già vissuto sulla nostra pelle, in diversi momenti della nostra vita, quel malessere, quell'amarezza, quel lucido disincanto che Gabriele Bossetti ha deciso di cantarci qui con tanta veemenza - e quel pizzico di sufficienza che forse fa la reale differenza rispetto al passato più prossimo - anche se non abbiamo ancora capito cosa ci avvicina realmente alla band meneghina arrivata oggi al primo album dopo le positive critiche di settore ricevute per le precedenti uscite discografiche. Due ep, il secondo dei quali contenente quel sentito omaggio al maestro Jannacci che prese forma nella cover di Vincenzina E La Fabbrica, e un discreto seguito di appassionati. Può bastare solo questo per spingerci a voler approfondire il discorso intrapreso meno di un lustro fa da questo gruppo di operai delle sette note? Sono la già conosciuta Del Conseguimento Della Maggiore Età, i due nuovi singoli Hiroshima (cantautorale e riflessiva) e Poveri Stronzi (battagliera e acre) graffi indelebili di un nuovo percorso esistenzialista con tutti i crismi da matrice generazionale? Non lo sappiamo ancora. Solo il tempo chiarirà tutti questi punti e premierà o meno tutte le relative aspettative accumulatesi con essi. Quel che è certo, al momento, è che I VIVI pur essendo un disco che lascia aperti molti interrogativi, porta a compimento una prima parte di percorso, una prima fase di ricerca, con la determinazione di chi crede nel lavoro che fa e con i propositi più nobili da perseguire di conseguenza. Una rappresentazione parziale della realtà, vista con occhi molto meno ingenui di un tempo, nella quale specchiarsi riconoscendo il proprio privato all'interno di un meccanismo ben più generale e generalista verso cui non viene espresso giudizio di sorta. Un pop adulto, personalissimo, sospeso tra sospiri new wave (Oslo) e afflati post punk (Maelstrom), dalla spiccata responsabilità creativa sempre attraversata da una immobilità di fondo forse non voluta - e da un certo punto di vista evitata - ma inevitabilmente presente e opportunamente rivisitata in cui la nostalgia per il passato è superata dall'attesa per il futuro anche quando incerto e apparentemente poco sicuro. C'è insomma una fiammella di velato e, potremmo dire, cinico ottimismo, privo di trepidazione, che spinge in direzione opposta al vento che soffia in questi anni di crisi in cui Il Fieno si è trovato suo malgrado protagonista, tra palchi e realtà. È il richiamo alla sincerità, alla naturalezza con la quale spogliarsi delle proprie difese che ci farà risultare trasparenti, franchi e schietti; il ponte con una modernità non più dipinta con i colori del sogno, ma ancora carica di stimoli vitali, irripetibili come sono gli anni migliori delle nostre vite. Non merce rara, ma neppure corrispondenze comuni.

giovedì 18 dicembre 2014

VIA DEL PARADISO GRANDE

VIA DEL PARADISO GRANDE
Autoscatto
- TdE Music Production - 2014

Per entrare in perfetta sintonia con la proposta musicale degli Autoscatto bisogna scendere a patti con l'apparente ostacolo vocale che ne caratterizza anche la cifra stilistica. Quella di Alberto Neri non è infatti la classica voce impostata, dedita magari al bel canto strappalacrime che oggi va tanto di moda in tivvù e non solo, piegata alle esigenze di un successo immediato molto redditizio, ma poco decoroso in fin dei conti per la propria autostima; piuttosto, è una voce libera, irriverente e bizzosa, aspra, a metà strada fra il miglior Marcello Cunsolo (Flor) e il tenace oSKAr Giammarinaro (Statuto) con una vaga corrispondenza de li Castelli legata a quel tanto bistrattato Stefano D'Orazio che della meteora Vernice fu per qualche anno l'uomo immagine. Una voce dunque poco spendibile nei grossi circuiti mediatici, eppure in grado di catalizzare l'attenzione proprio perché esposta senza filtri; malleabile nella sua sgraziata irregolarità e a proprio agio per i sentieri sonici di quella VIA DEL PARADISO GRANDE che è esordio discografico per gli Autoscatto, attuale band del navigato Neri dopo le esperienze con Neurodisneyland, Family Café Bizarre e Wild Company, e nuovo racconto in musica ideato, concepito e infine rilasciato nelle piane della sempre vitale Valle d'Aosta fra echi post new wave e ritmi esistenzialisti anni '90. Non necessariamente il più bello fino ad ora realizzato, ma sicuramente ipnotico e sentito. L'incontro con Simone "Momo" Riva è il passaggio risolutivo per fissare concretamente le idee messe in circolo dalla band negli ultimi due anni, trovando nella variegata sezione ritmica composta dal bassista campano Vincenzo Di Leo e dal drummer romano Cristiano Cara il terreno fertile per le schitarrate livide di Josy Brazzale (altro nome storico della scena valdostana). Ne esce una carrellata di istantanee ancora in divenire, polaroid dai toni algidi, non ancora perfettamente a fuoco e perciò suggestive, come quando si affidano ai funzionali fiati di Daniele Iacomini nella cover dei The Sound Non So Stare (Lontano Da Te) che riporta alla mente gli inarrivabili croati Pips Chips & Videoclips; intense, nel momento in cui abbandonano la metrica cantata e si affidano al recitativo (la declamatoria Mazara Del Vento che omaggia Mimì Clementi e i Massimo Volume); ipnotiche, come si rivela essere la Via Del Paradiso Grande preceduta da una introduzione strumentale tracciata dall'acustica spersonalizzante di Brazzale. A tal proposito menzione speciale se la guadagna Jöelle Zaninelli, opportuno contraltare vocale per Neri nella title track a tinte noir di cui sopra e nel sordido pop rock di Jukebox, tra i pezzi meglio riusciti del lotto, con gli U2 nel cuore e Battiato nella memoria. Di contro, ecco la speculare circolarità di rabbia contenuta che pervade C.D.A. e il freakantoniano punk Quando Ero Normale, non troppo avulso dal contesto, ma  comunque inatteso e a tratti prescindibile. La strada per il Paradiso è lunga e faticosa, ma bisogna crederci: solo i bravi ragazzi dalle buone intenzioni sono infatti destinati a cadere e farsi male. La sensazione è che tutte le tracce abbiano la giusta stoffa per crescere in irrequietezza, potenza e volumi in sede live, quando gli Autoscatto - attraverso il loro frontman - intercettano pure una dimensione teatrale appropriandosi di una opportunità emozionale da cui ripartire anche in futuro. Passo dopo passo.

giovedì 22 maggio 2014

NI NA

NI NA
New Idea No Artist
- TdE Music ProductionZ - 2014

La nuova scommessa di Momo Riva e del TdE Studio arriva da Ferrara. È un duo. Si nutre di pop, ma vive di elettronica. NI NA è il suo nome in codice. Sta per New Idea No Artist ed è alle prese con la sua prima pubblicazione ufficiale. Un ep. Quattro brani. Due voci. Due esseri umani alle spalle. Giacomo Tebaldi. Luca Rizzo. Poi è tutto un tripudio di synth, cavi e processori per quella che nelle intenzioni del nuovo dinamico duo pare essere un lungo viaggio verso luoghi fantastici e irreali che solo un processo di ricostruzione mentale consente di visualizzare nella realtà. Un loop continuo e incessante che si abbatte sull'ascoltatore viziandolo e stuzzicando la sua fantasia. Qualche chitarrina qua e là, giusto per inseguire la linea del basso al solito usato alla perfezione per confezionare ed amalgamare il tutto. Un solo ospite. Le corde vocali di Alice Pisano, giovanissima nuova proposta della porta accanto alla corte degli Estensi. Con lei Columbus solca gli oceani sterminati dell'elettronica viaggiando costantemente a poche miglia dalle caleidoscopiche spiagge desertiche di un paradiso terrestre fuori dal cosmo. È il groove che avviluppa e non concede requie. È l'inconsapevole ricordo di una terra promessa che visitammo tanto tempo fa; il nostro già vissuto che torna prepotentemente a farci visita, sinuoso e affascinante. Così abbandonarsi alla corrente di beat e armonie diventa presto estremamente piacevole e rilassante rivelando una naturale predisposizione per le atmosfere più spontanee generate lungo questi risicatissimi duecentoquaranta secondi di alchimia sonora che connaturano l'ep. Catapultandoci in un'epoca senza tempo Bushido traccia nuove coordinate emozionali, rigide nella loro codificata linea comportamentale eppure espressive tanto quanto la sospensione notturna di Time Pollution, capitolo di ecologico europop che meglio mette in luce la concezione di internazionalità dei NI NA con quel riuscito scambio di idee in musica tra Air, i Nightcrawlers di John Reid, nostrani Serpenti e vocoderati Eiffel 65. Più algidamente marziale e dark, Hermund chiude i giochi rimandando per molti versi agli Amari posti sotto l'ala protettiva del Gran Master Mogol. Ed è già tempo di ricominciare. Nella voluta astrazione delle idee, nella sperimentazione analogico-syntetica, nella melodia leggera, ma energetica Giacomo e Luca trovano la via maestra per tornare rapidamente in studio e mettersi di buzzo buono alla lavorazione del sequel su lunga distanza. Fin qua hanno potuto deliziarci con uno stuzzicante aperitivo, ma l'attesa per le portate principali che ci sono state fatte pregustare, sostanziose e nutrienti, ora sono attese con maggiore impazienza. L'appetito vien mangiando. Allora Momo, scommessa vinta? Pare proprio di sì. E chi non è d'accordo si presenti in cassa e paghi il conto.
 

venerdì 24 gennaio 2014

BURNING OF JOY

BURNING OF JOY - EP  
Boj
- TdE Music ProductionZ - 2013

C'è del funk in Val d'Aosta. Tanto funk. Si sapeva, l'avevamo toccato con mano e ce ne eravamo innamorati all'istante grazie alla formidabile Naif Herin che nell'arco di un lustro abbondante aveva sfornato album carichi di groove e passione per poi riversare tutta la sua creatività negli emozionanti live cui facevano seguito. Con lei in quella avventura multiforme non poté mai mancare Momo Riva, ossigenatissimo batterista dall'occhio lungo, dinamico programmatore di macchine, loopstation, MAC e, alla bisogna, estemporaneo chitarrista per progetti follemente rivoluzionari come il Femminino Anarchico Tour. In spasmodica attesa del rientro in campo di quella che le avvisaglie ci preannunciano essere sarà una nuova Naif, Momo si è imbattuto, un po' per caso un po' per destino, in un'altra emozionante voce femminile, sempre di stanza ad Aosta, ma con più lontane origini localizzate in quei Balcani che conobbero la guerra un ventennio fa. Dalla Serbia ecco oggi Bojana Krun, occhi scurissimi, lunghi rasta neri, pelle olivastra; a tutta prima un alter ego dark proprio di mademoiselle Herin. Tuttavia l'esordio discografico rivela presto che Boj, nome d'arte scelto dalla spigliata trentacinquenne per questa avventura tra le sette note, è, in parte, in discontinuità artistica con la storica sodale di Mr. Riva. Forte di un bagaglio culturale e di una esperienza umana totalmente differenti che l'avrebbero vista alla chiusura delle frontiere fuggire dalla propria casa paterna e girovagare in solitaria attraverso montagne e boschi dall'Ungheria alla Slovenia prima di un approdo sicuro in Italia (nascosta nel bagagliaio di un'auto), Bojana è figlia del suo tempo. Fin dalle prime note di Don't Judge Me risulta chiaro che l'ugola della cantante italo-serba sia estremamente graffiante come il suo temperamento, determinata come la sua cocciutaggine, libera come la sua anima. Il dinamismo rock e le liriche rappate dell'opener sprigionano di fondo un'attitudine soul tra le pieghe della sua voce, nera come la miglior Nina Simone e limpida come quella di Grace Slick, così come testimonia pure il successivo Wild Party allestito a suon di elettro-funk sincopato dai riflessi blues. L'affiatamento musicale con Momo, autentico mastermind dell'ep, porta alla realizzazione  di Bouche D'Argent, riuscito retaggio, tra caos e disordine, delle soluzioni stilistiche adottate dal mito comune Prince, con un occhio a P!nk e un altro a Vera Hall, quasi che le piantagioni di mais dell'Alabama fossero da sempre cresciute rigogliose nell'entroterra serbo e oggi avessero attecchito pure tra i monti della Vallée. Irrequieta, la Krunsi lascia andare a riflessioni più intime in Misunderstanding, scelta come singolo di lancio sfruttando un refrain che guarda al folk di KT Tunstall con tutto il mestiere di Linda Perry. Doing No Wrong vede un'impennata rabbiosa à-la Anouk, ma con un vibe funky e un Chris Costa al basso in più. Ritroveremo quest'ultimo ospite anche allo slap che contraddistinguerà La, La, Lies composta (guarda un po'?) proprio da quella Naif Herin di cui sopra, elegante in tutta la sua naturale compostezza dietro al piano per quella che ha tutti i crismi per tramutarsi on stage in una festante jam session dal piglio R&B. Sei brani e quasi mezz'ora di promettente musica. Si parte da qui: perché tutto comincia in un attimo, in un giorno qualunque della nostra vita, quando meno te lo aspetti. Questa è gioia vera. Per la quale vale spendersi e lottare.