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venerdì 20 marzo 2015

AZIMUTH

AZIMUTH
Alberto N. A. Turra / Turbogolfer Duo(s)
- Felmay - 2015

Tutto nasce da una passione giovanile dura a morire. Per Alberto Turra, talentuoso e versatile chitarrista di grande prospettiva, il fascino prodotto dalla percussività della batteria è la prima e l'ultima tentazione da cui non ci si può sottrarre. Una fiamma costantemente alimentata da una vita condotta in musica e condivisa con l'entusiasmo di chi nel fluire del suono trova una scala di valori perpetua e un motivo per perseguire il proprio scopo terreno. Assecondare una pulsione talmente forte e naturale è facile eppure saperne concretizzare linguaggi e codici, sfumature e umori - inafferrabili quasi sempre in altri contesti - è la sfida da cui il leader dei Kabikoff non vuole - e non può - fuggire. AZIMUTH infatti descrive attraverso una composita, ma comprensibile cosmogonia legata ai punti cardinali la complessità dell'individuo Turra. Il dualismo strumentale nato dall'abbinamento chitarra-batteria che fino ad ora ha identificato il progetto Turbogolfer viene qui replicato in numero non inferiore a sei, in maniera sistematica e ordinata, trovando nell'eterogeneità dei corrispettivi strumentisti coinvolti una identità chiara e ferma, generatasi per osmosi tra la mutevolezza della prima e le linee guida dettate dalla seconda. Sapersi orientare in questa matematica selva di significati e costruzioni musicali non è un equivoco, ma molto più semplicemente il risultato di un esperimento voluto e programmato con tenacia, andato a buon fine grazie a una profondità concettuale sviluppata nel tempo da sensibilità complementari. Una musica per stati d'animo che occupa spazi materiali, ma anche visioni oniriche e non luoghi; jazz di confine, vertigine per immagini concrete e concettuali; punto fermo di una peculiarità multisfacettata in grado di passare elegantemente dai ritmi tonanti (Sergio Quagliarella) a un drumming fluido e sinuoso di frontiera (Toni Boselli) senza scollegarsi mai da una realtà che invita a spingere verso l'alto guardando verso l'altro. Tato Vastola evoca a tal proposito la sospensione, ma più ancora la propulsione progressiva verso quel limite che come spada di Damocle incombe sopra le nostre teste, per raggiungere dello Zenith il grado più lontano, la curvatura meno scontata; di contro, Andrea Rainoldi è il polo opposto, il Nadir, pietra angolare dell''intero lavoro nato in combutta proprio con l'omonimo batterista anche in sala di registrazione. Da quelle quattro mura muoviamo verso sud con Marco Cavani mentre sta per sorgere l'oriente di Alberto Pederneschi. Sono gli elementi della natura a restituire la cifra stilistica per ognuno dei faticatori del ritmo coinvolti. Turra, legato a ciascuno di loro, è a sua volta la pioggia che bagna ogni cosa, arrivando in ogni angolo recondito di un cammino laborioso, ricco di spiragli di luce che partendo dalle periferie della propria essenza si dirige verso il centro e viceversa. A fornire un ulteriore autonomia di valutazione intervengono gli omaggi a momenti di estasi musicali, scelti con cura e assegnati con equilibrio, da Coltrane a Hendrix passando per Colemann e rivestendo di nuova affettività il tradizionale balcanico Ederlezi; e se la cover racconta il lato in luce dei punti cardinale presi in esame il brano personale va a descriverne quello in ombra. Così, in questa alternanza fra chiaro e scuro, tra luminosità e tenebra si sviluppa un processo di maturazione integrale, dignitosa epopea di aggregazione tesa a bruciare le tappe di un rito collettivo, di un viaggio iniziatico aperto molto tempo fa, ma chiuso proprio qui e proprio ora. Sei punti cardinali. Un solo uomo.

mercoledì 10 dicembre 2014

da PIETRAIA

PUPILLA
- Kabikoff - 2014

 
Regia, soggetto, fotografia e montaggio: Duilio Scalici
FX: Malte Lauridis Mosca
con Andrea Di Stefano e Carola Calandra

giovedì 27 novembre 2014

PIETRAIA

PIETRAIA
Kabikoff
- Sinusite Records - 2014

Qui ci sono sette anni di pura energia repressa, lasciata pericolosamente (e volutamente) fermentare nel corso di una attesa troppo lunga. Poche storie: per quanto ci riguarda PIETRAIA è l'ultimo grande album di inediti targato 2014. In Italia e all'estero. Il corrosivo crossover dalle mille sfaccettature che già come Museo Kabikoff la band del tenace Alberto N.A. Turra - unico sopravvissuto della line up originale - aveva proposto grazie alla camaleontica performer Chiara Castelli, è mutato una volta ancora. In primis, Kia non fa più parte della partita dopo aver deciso di percorrere altre strade musicali legate a un suono profondamente elettronico, ma pur sempre umanamente sostenibile, in cui l'analogico si sposa alla perfezione con l'ingegnosità sua e del polistrumentista Kole Laca; seconda di poi, l'ingresso in pianta stabile del nuovo cantante Kino Deregibus ha contribuito a irrobustire - se mai ce ne fosse stato bisogno - l'attitudine in your face da sempre peculiarità del combo milanese. Una vena hardcore capace di iniettare nella proposta musicale della band, sempre almeno due passi avanti rispetto alle mode del momento, un dinamismo e una rabbiosa potenza dinamitarda abili nello sgretolare e mandare in frantumi ogni certezza fino ad oggi accumulata. Una sassata violentissima in piena fronte, capace di farci sanguinare copiosamente. E di lasciarci una cicatrice perenne; monito e avvertimento. Una esistenza quella dei Kabikoff che è valvola di sfogo per il talento del già citato Turra e dell'affiatata sezione ritmica composta da William Nicastro (Rezophonic, Max Zanotti) e Sergio Quagliarella (Mamud Band); una entità compatta, come un pugno chiuso, in grado di archiviare difficoltà personali e nascondere miserie esterne, abile nell'approcciarsi a un melting rock meticcio e aggressivo al punto giusto. Ci pensa Pupilla a rendere evidente tutto quanto, nella sua scattante e muscolare guerra di nervi che ci salva dall'abisso dell'appiattimento culturale insinuatosi fra la gente. Si ridefiniscono i contorni, quasi fosse un nuovo entusiasmante esordio, con un approccio strumentale eloquente, enfatizzato dall'irruenza di Kino, "controllatamente" allo sbando, controversa e salvifica. Fobie (Polpa), incubi (inQura), ansie, angosce: non mancano motivi per sprigionare una energia esplosiva proveniente direttamente dai bassifondi della società, ma più ancora da quelli dell'anima. La visceralità -core che a suon di metal, funk, prog, punk e molto altro ancora si fa largo tra le nove canzoni di PIETRAIA manifesta un disagio e una verve ugualmente simbiotiche, efficaci per far emergere in tutta la sua prorompente e spigolosa espressività l'insofferenza posta come condizione sine qua non per far compiere al rock la sua missione primaria: quella di agitare e scuotere le coscienze. Una lezione difficile da portare a termine, che non necessariamente i grandi, ma solo chi ci crede davvero è in grado di realizzare nel miglior modo possibile; un compito non meritevole di restare chiuso in un museo, ma che chiede piuttosto di essere affrancato da dogmi e sicurezze, dando il là ad una forma d'arte che non è celebrazione, ma vita. Anzi, che è celebrazione di vita. Insomma Kabikoff, bentornati!