domenica 16 gennaio 2011

15-01-2011
- STATUTO live @ Rock'n'Roll Arena -
Romagnano Sesia (NO)

Più potenti. E decisamente più compatti. L'assenza dei fiati per questa seconda trance di tour promozionale di È GIÀ DOMENICA vede infatti la storica band torinese proporsi in un inedito quanto inusuale quartetto che sta percorrendo lo stivale italiano in lungo e in largo. L'imprescindibile oSKAr con il sempre più tonico Naska, l'immarcescibile rocker Mr.No alla chitarra e la nuova leva Ennio Teen Mod al basso torna così a calcare il palco di Romagnano Sesia a distanza di due anni, quando ancora il locale ospitava lo storico Le Piccole Iene. Sorprende che il marchio Rock'n'Roll sponsorizzi il live di una band ska, ma il quartetto piemontese nei suoi quasi trent'anni di carriera ha suonato davvero ovunque e in qualunque spazio che forse risulta meno sorprendente accostarne il nome a questo marchio anziché a quello del Festival di Sanremo, manifestazione che li vide comunque protagonisti quasi venti anni fa. Coordinati come sempre dal fido Leo Tutino in qualità di tecnico del suono è il nuovo inno Mod Rabbia E Stile ad aver l'onore di aprire la serata seguita a ruota dalla sempre incalzante I Campioni Siamo Noi e dalla più British Solo Tu che vede oSKAr accennare i suoi primi caratteristici passi di danza e Mr.No esprimersi al meglio nell'assolo di chitarra in chiusura di pezzo. Le prime parole pronunciate dal vocalist di fronte ad un pubblico di aficionados che però deve ancora carburare a dovere sono dedicate al maestro e amico Gigi Restagno scomparso proprio il 15 gennaio di quattordici anni prima e a cui il concerto viene interamente dedicato. Mentre il ricordo corre veloce al musicista torinese che più di ogni altro ha influenzato la realtà Mod torinese a partire dagli anni '80, gli applausi si mescolano con quelli tributati a Matteo Bagnaresi, sfortunato ragazzo protagonista della successiva Un Ragazzo Come Me.

Vattene Sceriffo è l'altra hit di inizio concerto: chitarre tex mex, sezione ritmica precisissima e serrata, testo di protesta sempre attuale, la mancanza dei fiati che solitamente fanno da contrappunto alle parole di oSKAr si fa sentire ben poco grazie anche agli interventi ai cori di Mr.No che, pur avendo problemi di audio sul palco, con la sua Telecaster è autore di una prova davvero maiuscola. Anche sull'accorata Libertà, mentre Naska pesta potente sulla sua batteria, è di nuovo protagonista pur senza mai oscurare la brillante verve del suo cantante, meno solare del solito per la verità, che in Facci Un Goal vede finalmente davanti a sé parte del pubblico accennare qualche convinto passo di danza. La lotta contro la TAV in Val di Susa è cantata in Alta Velocità, brano assai più aggressivo in questa dimensione live che nel cd su cui appare, quell'ottimo progetto di northern soul che prese il nome di COME UN PUGNO CHIUSO. Dall'ultimo È GIÀ DOMENICA vengono invece estratte due canzoni abbastanza differenti tra loro, la spensierata Bella Come Il Sole, dedicata a tutte le signorine presenti questa sera, e l'omaggio al bel calcio di una volta celebrato in Controcalcio. Se si parla di Calcio con la C maiuscola il pensiero non può non correre ad una delle squadre leggendarie per eccellenza, il Grande Torino di capitan Mazzola che gli Statuto da sempre celebrano attraverso l'esecuzione dell'attesissima Grande, uno dei più bei tributi in musica dedicati a quella compagine italiana a cui, nel 1949, solo il Destino potè interrompere l'irripetibile favola un pomeriggio di inizio maggio. Senza respiro ecco arrivare uno dei pezzi più belli e completi dell'ultimo cd: Io Salgo, oltre all'ennesima occasione per Mr.Giambelli di ritagliarsi lo spazio per un assolo, consente a Ennio di ricevere i meritati applausi per la sua prova, anche questa volta convincente, al basso. Dopo Sempre Insieme A Te e gli auguri per "i 59 anni" di (nonno) Naska, è il turno dell'omaggio all'amico Zorro con Una Donna Per Amico seguita a ruota da una rinnovata Una Città Di Cantare, eseguita senza l'accellerata ska del finale presente su cd e nelle date iniziali del tour 2010.

Annunciata come una canzone per un'Italia unica, unita e senza razzismo ecco È Tornato Garibaldi, forse l'unico brano dell'intera serata a risentire però della mancanza di sax e tromba, nonostante carica ed energia restino immutate. L'energia non scema neppure quando in scaletta arriva il turno di Sole Mare, ricordo di una vacanza tragicomica, di gran divertimento, ma anche di gran fame vissuta dai nostri eroi "qualche" anno fa: una skeggia!?! L'atmosfera però muta completamente, si fa più raccolta, quando l'arpeggio di chitarra annuncia l'emozionante È Già Domenica scritta dall'attento oSKAr in compagnia di Mr.No partendo dai sentimenti scaturiti dopo la morte di Gabriele Sandri, altra prematura e assurda scomparsa nel mondo delle tifoserie organizzate. Sempre sul pezzo, In Fabbrica è l'ennesimo omaggio della serata, questa volta rivolto ai propri nonni e ai propri papà, rivendicando un'appartenenza proletaria che la band ha orgogliosamente nel suo DNA fin dai tempi della sua formazione. E mentre il pubblico ormai stenta a stare fermo, il tris composto da Ghetto, tiratissima, Ragazzo Ultrà e Qui Non C'è Il Mare sancisce la fine della prima ora abbondante di concerto.

L'attesa per i bis è ingannata ascoltando i pareri positivi espressi dagli astanti in favore del quartetto torinese e accennando vecchi classici della band la quale ricompare sul palco senza oSKAr per consentire innanzitutto a Naska di esibirsi in un prodigioso drum solo, che magari un giorno finirà pure in rete, durante l'esecuzione di Fulmine, e a chitarra e basso di scaldare i motori per le conclusive Piera e Abbiamo Vinto Il Festival Di Sanremo destinate, come sempre, a raccogliere gli applausi più convinti della serata. Insomma questa (temporanea) tourneé priva dei classici fiati funziona oppure no? Sì, è decisamente promossa a pieni voti anche perché la scaletta è stata assemblata ad hoc proprio per valorizzarne al meglio il lato più rock e permettendo a un signor chitarrista come Mr.No, generalmente poco sotto i riflettori, di esprimersi al meglio risultando così reale valore aggiunto del combo ska. Ora riprendetevi il cielo e le strade di Torino!

Andrea Barbaglia '11

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giovedì 13 gennaio 2011

DOVE COMINCIA IL SOLE
Pooh
- TRIO RECORDS - 2010

Per chi sta storcendo il naso nel trovarsi sotto gli occhi questa recensione in questi spazi, il suggerimento è uno solo: "ASCOLTA" prima di parlare! Maestoso, sinfonico, progressive: tre aggettivi che ben descrivono il primo album di inediti dopo la dipartita dalla band del veterano Stefano D'Orazio ai tamburi. Non sappiamo se questo addio fosse proprio necessario, ma di certo è stato catartico e produttivo se il risultato è questo splendido (semi)concept album. Si parte col botto: Dove Comincia Il Sole è una strepitosa suite di ben 11', qui suddivisa in due episodi, il primo cantato dai tre veterani della musica italiana e il secondo completamente strumentale, con la chitarra di Dodi Battaglia finalmente assoluta protagonista mentre i compagni di viaggio completano senza sbavature un brano destinato a resistere nel tempo. Liberi da schemi, liberi di osare, libere da logiche di mercato che ne hanno limitato la creatività, questi Pooh stupiscono non tanto per la bravura strumentale, mai messa in discussione, ma per la freschezza di suoni e per la tanto invocata resa rock, sempre troppo sacrificata anche in sede live negli anni passati, in nome di un pop ripetitivo e fine a sé stesso. Un pop che ora è invece brillante e di altissima qualità, senza sbavature: Fammi Sognare Ancora, affidata alla voce melodrammatica di Roby Facchinetti, è il vertice di questa poetica che, seppur delicata, non rinuncia a graffiare evitando così ogni caduta stucchevole. L'Aquila E Il Falco, con il suo introduttivo canto gregoriano recitato in latino, così come Isabel sono invece gli altri clamorosi esempi del nuovo corso rock: l'ottimo innesto di Steve Ferrone alla batteria rende solido e quadrato il drumming su cui le tastiere pompose di Facchinetti disegnano scenari immaginifici e da sogno che mettono a fuoco anche oniricamente gli impasti vocali simil Def Leppard e i testi, ora appannaggio del solo Valerio Negrini. Battaglia poi è il mattatore indiscusso e negli arpeggi acustici della toccante Reporter e nell'assolo finale di Vento Nell'Anima. Musica è un tributo alla vita on the road che la band ha scelto come proprio lifestyle da più di quarant'anni e Un Anno In Più Che Non Hai vede Red Canzian protagonista di un altro graffiante rock di stampo americano non privo di gradite asperità sonore sempre ad opera del tocco chitarristico di Dodi. Chiudere in bellezza a questo punto diventa un obbligo e la dichiarazione di intenti di Questo Sono Io centra il bersaglio dopo decenni. Finalmente.

lunedì 10 gennaio 2011

08-01-2011
- NOBRAINO live @ Tambourine -
Seregno (MB)

Fedeli al principio per cui ogni concerto non potrà mai ricalcare quello precedente, i Nobraino si presentano in Lombardia con una formazione inedita rispetto al numero dei propri componenti. Privi del Duca D'Abruzzo e con il forfait mattutino del Barbatosta David Jr., la band romagnola torna alle origini, suonando come classico quartetto rock voce, chitarra, basso, batteria. A proprio agio pure in questa dimensione, cappello in pelle, soprabito e occhialoni arancioni indosso, Kruger compare in scena intonando una jazzata Partì Per L'America mentre l'Ammiraglio Bartok pizzica le corde del suo basso con una naturalezza e una pulizia che la mancanza dei fiati evidenzia piacevolmente.

Le prime note di Grand Hotel richiamano già il pubblico, segno evidente di come NO USA! NO UK! sia stato ampiamente metabolizzato anche in Brianza e spianano il terreno a Il Giro Del Mondo, nuovo spot per il bassista e primo cambio di copricapo per il singer romagnolo.
Ancora un pò rallentati da un inizio di scaletta relativamente soft i Nobraino scelgono Narcisisti Misti per ingranare una marcia più alta e rassicurare lo zoccolo duro degli amici accorsi dal vicino Piemonte che anche senza trombe e tromboni sono in grado di tenere botta e anzi, di spingere di più. La Giacca Di Ernesto è la spia di quello che di lì a poco capiterà: inconfondibile, l'ormai classico arpeggio di Nestor Fabbri sorregge il pezzo e suscita i primi applausi davvero convinti della serata. Ma attenzione!?! Imprevisto!! Si rompe una corda proprio dopo l'ultima nota suonata e il chitarrista è così costretto a riparare in sala macchine per sostituire il Mi fallato. Che fare? Semplicissimo: suonare!! L'affidabile sezione ritmica composta da Bartok e Vix non viene colta impreparata e, con grande naturalezza, improvvisa quella che di lì a poco diventa la base musicale su cui si innesta il recitato di uno dei banconieri del Tambourine il quale, invitato dal Kruger, sale sul palco e si ritaglia qualche minuto di "notorietà" accompagnato pure dal rientrante Nestor.

I giochi di luce realizzati con una sfera luminosa su Ballerina Straordinaria sono motivo di stupore e sorpresa per i ragazzi sotto al palco, rapiti dalle prime "instabilità" del vocalist e dall'ottimo assolo di chitarra che chiude il pezzo. L'Onesta Monarchia Di Luigi Filippo Jore, per quanto tirato e potente, è il pezzo dove inevitabilmente questa sera più si sente la mancanza del Barbatosta, nonostante l'istrionico Kruger rubi la scena ritrovandosi, armato di pistola, a cavalcare uno sgabellino. Un attimo di requie con la protagonista di Troppo Romantica e, una volta ancora, il basso del Bartok poi è il tempo di Western Bossa che, sinuosa e con qualche modifica al testo, risulta sempre pericolosa quando Lorenzo s'aggira on stage con la mazza ferrata. L'Italiano di Toto Cutugno, rivista e corretta, è la svolta: chi l'avrebbe mai detto che un giorno la gente ci avrebbe pogato sopra?

Kruger finalmente scende dal palco e incomincia ad "interagire" fisicamente con le prime file mentre sul palco Nestor è protagonista indiscusso. Sotto si continua a ballare grazie al ripescaggio della classica Spider Italiana e ci si ritrova davanti ad un whisky con la malinconica Strano E Inaffidabile. Ruggente intermezzo strumentale per evidenziare le doti musicali degli strumentisti, poi saltano gli equilibri; Kruger prima ruba una fotocamera ad una signorina, scattando foto a compagni e astanti, quindi scende di nuovo tra il pubblico e si scatena con La Signora Guardalmar, brano irrefrenabile dalle forti tinte punk quest'oggi. La marcia di In Ogni Caserma diverte per una manciata di minuti prima che anche a Seregno cali un velo di inquietudine, qualche brivido e un pò di violenza con la teatrale Ballata Stocastica, brano noir dalle tinte forti.

Spari sulla folla e l'attenzione si fa massima mentre il frontman si appoggia ad una delle pareti laterali illuminate da giochi di luce gialloverdi estremamente psichedelici. Torna il sereno con Cecilia e la campanella che suona imperterrita, oltre a ricordarci future nozze, assume una valenza molto più ludica quasi fosse quella della ricreazione vista anche la divertita reazione del pubblico.

"Buonanotte a tutti... Andatevene a letto fino a che siete in tempo. Buonanotte! Grazie!" Con queste parole si conclude la prima parte dello spettacolo, quando i quattro si ritirano nei camerini per riprendere fiato e prepararsi al gran finale. Il primo a rientrare è il serafico Vix, seguito a ruota da Bartok, protagonista assoluto della serata e spronato ad ampi gesti pure da Nestor per.. darcene di più, darcene di più! Titti Di Più è cattivissima e punk come mai s'era avuto occasione di ascoltare prima, con Kruger che quasi se la urla tutta scaldando ulteriormente l'ambiente , ora pronto a cantare in coro l'attesa Bifolco. Anche la successiva I Signori Della Corte, con la coreografica performance del cantante, ottiene applausi spontanei e richieste di ulteriori bis quando ormai siamo davvero giunti alla conclusione e non resta che il tempo per eseguire l'ultimo cavallo di battaglia, Le Tre Sorelle.

Che il pezzo oggi paghi un poco l'assenza dei fiati è tuttavia un dettaglio; i volti felici di quanti avevano poc'anzi visto i Nobraino per la prima volta e i commenti positivi dei più esperti di fronte all'ennesima prova convincente confermano sul campo il sondaggio di XL, l'accreditata rivista di Repubblica, che vede l'ensemble romagnolo come la più nota ed apprezzata indie rock band di tutta Italia davanti a pesi massimi come Il Teatro Degli Orrori, Baustelle e Virginiana Miller. Meditate gente, meditate.

Andrea Barbaglia '11

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sabato 8 gennaio 2011

PHOTOGRAPHS OF 1971
Don DiLego
- VELVET ELK RECORDS - 2007

L'aver appreso che tra fine marzo e inizio aprile Donald DiLego tornerà nuovamente in Italia per il tour di supporto all'ancora per poco inedito cd MAGNIFICENT RAM A ci consente di riscoprire questo suo precedente album di alternative, folk, rock, Americana, uscito qualche tempo fa. Il cantautore proveniente dall'industrioso Massachussets è tra i musicisti più sensibili in cui ci si può imbattere nella vita. Spesso e volentieri la sua indole così pacifica e gentile emerge prepotentemente tra le pieghe delle sue melodie Sixties rivedute e opportunamente rivisitate grazie ad una sostanziale passione musicale che gli permette di sopperire ad eventuali carenze di ipertecnicismo, consentendogli di poter spaziare a 360° nella storia del Rock. La lap steel di Don Piper rende estremamente evocativa e sognante l'iniziale Dreamin' mentre a bordo di una classica Cadillac Pink del '59 o più semplicemente alla guida di un ben più ruspante pick-up ci avventuriamo lungo la Route 66. Scritte in due anni di lavoro tra Portland e New York con l'aiuto di Gregg Williams che dell'album è il principale batterista, le 16 PHOTOGRAPHS OF 1971 non sono per nulla sbiadite, ma anzi a fuoco, con l'esposizione migliore. Pulsante e ossessivo il basso della kinksiana I'm Not Like Everybody Else, rende giustizia ad una interpretazione dalle sfumature tex mex di una misconosciuta b-side di Ray Davies; Falling Into Space sta esattamente a cavallo tra gli Heartbreakers del Tom Petty più classico e i nostrani Perturbazione ed è perciò stupefacente come il buon Tommaso Cerasuolo possa così specchiarsi nel quasi coetaneo Don, quasi ci fosse un ponte tra Rivoli e il Nord America, mentre Lonely And Afraid è un'intima confessione di autostima proveniente dall'animo, un apparente riscatto dopo anni bui. I wish you well: il benaugurante ritornello della title track, suonata quasi interamente dal polistrumentista DiLego, così come accade per la brillante At The Texaco, è un mantra occidentale dai toni pastello simili a quelli presenti in Forgiveness, country blues da suonarsi preferibilmente al tramonto, quando il cielo inizia ad imbrunire, il sole pian piano scompare all'orizzonte e i Ghosts in the middle of the night are walking. Noi non ci preoccupiamo: dalla camera oscura dove stiamo sviluppando gli scatti futuri suggeriamo una sola cosa: turn on the radio 'cause there's something in the air!

giovedì 6 gennaio 2011

ASSALTACUSTICO
Coldturkey
- autoproduzione - 2006

No, Layne Staley non è morto. Abita a Carpi, parla italiano ed è in ottima forma. Per alcuni potrebbe sembrare blasfemia quanto appena letto, eppure Simone Magnani fosse nato negli U.S.A. e avesse incrociato sulla sua strada un qualsiasi produttore agli albori dell'esplosione grunge avrebbe goduto oggi di fama internazionale. E invece, fortunatamente per noi e magari un pò meno per lui, è italiano DOC e sulla propria strada ha trovato un ottimo Jerry Cantrell nostrano che risponde al nome di Alessio Vicentini in arte Janne, talentuoso come il suo collega di Seattle, ma dedito esclusivamente alla chitarra acustica suonata però con contagiosa energia. Se non fosse uscito a suo tempo quel JAR OF FLIES degli Alice In Chains che balzò direttamente al numero 1 della classifica di Billboard, per trarre ispirazione dopo DIRT, avremmo potuto suggerire a Staley e Cantrell di ascoltarsi questo gioiellino acustico, prodotto dal duo modenese in collaborazione con l'illuminato di turno, l'ottimo Paolo Benvegnù. Tre, quattro, cinque.., ma quanti sono i gioielli del cd? Davvero tanti, calcolando la presenza di soli dieci brani nel platter (voto 10 poi al packaging cartonato affidato a Luca Lattuga e al Collettivo Meat). Lettera Dal Fronte è da brividi: leggere capolavori come Per Chi Suona La Campana di Hemingway, un qualsiasi racconto dei reduci della Grande Guerra oppure quelli della vita partigiana post 8 settembre come Il Partigiano Johnny di Fenoglio, sarebbe l'ideale punto di congiunzione con quanto descritto nel testo evocativo e nostalgico di Magnani che per l'universalità della tematica è da considerarsi un evergreen. Stra-or-di-na-ri-a è Prometto Che Ti Aspetterò, delicata e non convenzionale ballata di speranza presente in questa opera prima destinata però, la storia ce lo insegnerà, ad essere l'unicum nella carriera dei Coldturkey. Paura Del Buio è invece..eccezionale! A metà tra rock e spoken word, realizzata come tutto il cd con solo chitarra e voce amalgamate da misurati interventi di synth, l'interpretazione di Simo è da brividi e scava nelle nostre recondite paure infantili quando il sole perde la sua quota. Se Guardo Indietro, "sgraziata" e imperfetta, risulta credibile ed accattivante in maniera estremamente naturale. Libero è una terapia in note per le nevrosi della vita di coppia; il nervoso riff di Percezione Musicale la perfetta espressione sonora per gli sfoghi e gli sforzi di composizione mentre Di Critici E Amenità è il sarcastico e vivo invito a cambiar mestiere rivolto agli operatori di settore. Blues Per Un Amico risulta il più aliceinchainsiano brano qui presente scritto dai due musicisti. La condizione spesso disagiata dell'immigrato è il tema della commovente Makun Bebe il cui titolo fa riferimento ad una filastrocca tradizionale del Malì, ripresa nel finale tribaleggiante. Degna infine la conclusione con La Danza Della Realtà: quando colui che credeva di esser cieco si toglie gli occhiali scuri vede la luce. Questa è la realtà.

mercoledì 5 gennaio 2011

MOJO
Tom Petty And The Heartbreakers
- REPRISE - 2010

L'aveva dichiarato il buon vecchio Tom: il prossimo sarà un disco maggiormente blues-based. E questo è MOJO. Scordatevi perciò i brani in your face da 3 minuti o poco più che hanno fatto da sempre il successo degli Heartbreakers: qua siamo al cospetto di lunghe cavalcate basate su classiche progressioni di accordi come si evince fin dalle prime note dell'opener Jefferson Jericho Blues, richiamo al blues delle origini, riveduto e corretto in un crescendo di chitarre molto roots, accompagnate da pregevoli interventi di armonica del redivivo bassista Ron Blair, al rientro in pianta stabile negli Heartbreakers dopo la fugace apparizione otto anni prima per una manciata di canzoni su THE LAST DJ. La prima jam session vera e propria la si incontra nella seguente First Flash Of Freedom, lisergica e dilatata come forse mai era capitato di sentire su un album del rocker di Gainesville e sostenuta dal drumming semplice, ma efficace del sempre affidabile Steve Ferrone e dai contrappunti chitarristici di Mike Campbell e Thurston Moore. Un ruolo chiave in molte delle nuove composizioni ce l'ha Benmont Tench: hammond e wurlitzer colorano da sempre i dischi a cui partecipa, risultando vero e proprio marchio di fabbrica imprescindibile per le atmosfere tanto care ai fan di Tom Petty. Qui sfruttando questa sorprendente, ma naturale propensione alla jam, si ritaglia un grande spazio con spunti notevoli come è possibile notare nelle atmosfere sognanti di The Trip To Pirate's Cove, segnata dalla voce nasale di Tom, già protagonista a sua volta nella più rock Running Man's Bible. Candy e Takin' My Time mantengono il profilo (alto) da jammin' band, eppure il lavoro di labor lime c'è e nulla viene lasciato al caso come nella stupenda No Reason To Cry con Campbell alla lap steel. L'hard blues di I Should Have Known It rappresenta uno dei brani più spigolosi del platter con i suoi assoli e l'incattivita interpretazione del leader degli Heartbreakers che non le manda certo a dire alla donna cantata. Biascicante nell'amaro divertissement di U.S.41, Petty è protagonista di un'altra matura interpretazione in Let Yourself Go la quale, musicalmente parlando, non avrebbe sfigurato su un album come PURPENDICULAR, prima uscita del grande Steve Morse nei Deep Purple. Don't Pull Me Over è un reggae di protesta irrobustito dalle tre chitarre e con ancora un Tench sugli scudi; il lamento di Lover's Touch un'altra tirata blues riuscita come lo sciamanico testo che completa divinamente High In The Morning rituffandoci nelle piantagioni di cotone di metà Ottocento. La riflessiva Something Good Comin' riporta alla mente la storica Learning To Fly anche se più pacata ed essenziale. E mentre la giornata nei campi volge al termine ecco salire la preghiera conclusiva di Good Enough. Album non assimilabile al primo ascolto, cresce, e molto, sulla distanza. Nell'attesa un buon sigaro e due dita di whiskey possono farci compagnia.

sabato 1 gennaio 2011

31-12-2010
- ENRICO RUGGERI live @ Piazza delle Erbe -
Mantova (MN)

Il salotto buono di Mantova accoglie per questa fine anno un Artista che per tutto il 2010 si è distinto e ha lottato su più fronti portando sempre a casa il risultato. Sanremo, il nuovo cd LA RUOTA, il prestigioso tour che è seguito, l'attività con la Nazionale Italiana Cantanti, il controverso impegno televisivo con X Factor, la nascita della terzogenita Eva. L'appuntamento di questa sera è dunque la chiosa finale per un anno vissuto così costantemente all'attacco dal fantasista milanese perciò decidiamo di non mancare nell'affascinante Piazza delle Erbe per vedere ed ascoltare gli ultimi botti di questa annata particolarmente ricca di eventi.

22:30 spaccate si parte! Una punkettona White Christmas è eccezionalmente per questa sera il brano di apertura. Vero: niente ruota elettronica sul palco allestito accanto al Palazzo del Podestà e a quello della Ragione, a solo due passi da Sant'Andrea, e nessuna chiamata tra gli astanti per girarla, ma la carriera di Ruggeri è talmente costellata di grandi capolavori e piccole perle da riscoprire che anche oggi sarà in grado di soddisfare il pubblico più esigente.

Un saluto alla piazza ed è già tempo de Il Portiere Di Notte nel suo riuscito arrangiamento elettro-rock che da qualche tour sta ottenendo decisi consensi tra gli aficionados lasciando forse un pò interdetti gli agnostici di sempre. Non importa, tanto tutto va come deve andare: è L'Ordine Naturale delle cose! Le prime file ringraziano per questo spumeggiante estratto dall'ultimo cd così che un pezzo più lento e datato come I Dubbi Dell'Amore pare la giusta compensazione e il primo trampolino di lancio per gli assoli dell'insostituibile Luigi Schiavone.

Three, four: Rock Show!! L'antica piazza Broletto via via si riempie e, anche grazie a questo energico brano dai bagliori metal, si scalda mentre il vocal coach Fabrizio Palermo coordina i cori di Paolo Zanetti, ormai storica seconda chitarra, e dell'ultimo arrivato alle tastiere Francesco Luppi. Da manuale l'assolo finale. E a proposito di stacchi chitarristici da brividi, il buon Schiavone ruba la scena anche nell'intermezzo di Ti Avrò, ennesimo classico che non poteva mancare questa serata.

Enrico, un occhio all'orologio e uno alla piazza, ci ricorda di come siano parecchi i motivi che spingono una persona a scrivere canzoni; a volte lo si fa perché ci sono cose della propria vita che diventano chiare solo se messe nero su bianco, altre perché capita di incuriosirsi, magari leggendo un libro, guardando un film oppure indignandosi quando si accende la tv. Altre ancora perché ci si innamora di una città, come quella che Ruggeri sta per descriverci considerandola la "grande scommessa che l'Europa del XX secolo ha perduto": gli accenti zingari di Primavera A Sarajevo sono attenuati in questa live version, ma lo spirito balcanico permane e tra la folla alcuni iniziano a saltellare e a ballare.


A questo punto è doveroso un accenno all'esperienza, più o meno condivisibile, di X Factor e per farlo nel migliore dei modi possibili al cantautore meneghino non resta che chiamare sul palco i suoi protetti Kymera che, giunti a un passo dalla finale e stasera emozionati per l'affetto tributato dal pubblico, si accingono ad eseguire l'inedito promosso nel talent show e scritto dall'accoppiata Palermo-Ruggeri con quest'ultimo "relegato" per l'occasione alla (terza!) chitarra, ma visibilmente trasportato dall'energia del pezzo. Atlantide è peraltro eseguita davvero bene e con molto entusiasmo, con la commistione di voci dei valdostani che raggiunge l'apice quando Simone Giglio e Davide Dugros salgono nel finale fiancheggiati dalle chitarre; ma la loro ospitata non si limita a questo singolo episodio.

Il raffinato intro vocale di Polvere è infatti affidato al duo, poi però è solo hard rock con il Rouge che riconquista fiero e aggressivo il microfono, assistito alla perfezione dalla band che gira a mille. Dopo anni in cui al controcanto finale si sono succeduti, così a memoria, Stefania Schiavone, Luigi Fiore, Andrea Mirò, Davide Brambilla e lo stesso Palermo, tocca ora a Simone affiancare un rampante Ruggeri poco prima che sia Nano Orsi a garantirsi le luci della ribalta con un tonante solo di batteria: grazie Marco! E grazie pure ai Kymera che scendono temporaneamente dal palco tra gli applausi.
Inconfondibili, le note di Nuovo Swing si diffondono nell'aria per la gioia del fanclub omonimo e per fare il paio con la celeberrima Il Mare D'Inverno cantata ovviamente da tutti i presenti e con ancora un decisivo GigiBBestiAnimaleSchiavone protagonista al centro dello stage con la sua fedele Schecter.

Caffé? Grazie, ma non ne voglio questa sera! Piuttosto, sotto con altro (hard) rock e con Poco Più Di Niente, qui mescolata all'intro di Thunderstruck, ad un accenno di My Sharona e alla già citata Polvere. Nei dieci minuti in cui il brano si snoda c'è così tempo per il Nostro di ringraziare, tra un botto e l'altro, il pubblico, autore di tutti i cori che il brano prevede, i tecnici e lo staff che hanno accompagnato il tour estivo e non, e ovviamente la sua band che sul finale omaggia pure gli Who.
E allora perché non suonare una bella cover tutta per intero come se ci trovassimo a jammare tra amici? La scelta ricade su The Jean Genie di Bowie, già in repertorio dai tempi di PUNK PRIMA DI TE.

Siamo agli sgoccioli del 2010 e pare giusto essere ancora una volta romantici prima di scatenarsi nuovamente di lì a qualche minuto: tra le ballad irrinunciabili non ancora eseguite manca Quello Che Le Donne Non Dicono per cui è giunto il momento di suonarla.
-10! No, per fortuna non sono i gradi percepiti in piazza, ma i minuti che ci separano dalla mezzanotte dunque la nuova hit La Notte Delle Fate insieme ad una punkeggiante Jingle Bells si riveleranno essere le ultime canzoni eseguite prima del brindisi e degli auguri di rito.
-5, -4...Conto alla rovescia e in attesa dei fuochi pirotecnici che di lì a poco verranno sparati sulle sponde del vicino lago, -3, -2...tra un tripudio di mortaretti e petardi, -1...che dire??? BUON ANNO!!
E c'è ancora tempo per un paio di bis: Contessa e Mistero non fanno ovviamente prigionieri, ma anzi scatenano i fan e le migliaia di persone ormai presenti lungo le vie e i vicoli della città un tempo dei Gonzaga. Col palco allargato ai Kymera, richiamati per questi encore direttamente da Enrico, ora di nuovo intabarrato nel suo piumino nero, è semplicemente festa.

Quando partono però le note registrate di Volata Finale capiamo che adesso sì, per oggi è proprio finita, mentre i musicisti si abbracciano sul palco e ringraziano autorità e organizzatori, salutando la folla accorsa nell'incantevole e suggestiva Mantova da un pò tutto il centro nord. Ci sarà ancora tempo per vivere la notte in compagnia di volti conosciuti e meno noti, uniti dalla speranza per un 2011 ancora più ricco di soddisfazioni. Una chiusura in bellezza dunque, voluta e goduta. Tra Champagne & Molotov.

Andrea Barbaglia '11
un link al seguente post è presente qui:http://nuovoswing.forumup.it/about1714-0-asc-150-nuovoswing.html

venerdì 31 dicembre 2010

TROUBLEMAKERS #1
Thee S.T.P.
- AMMONIA RECORDS - 2002

Provenienti da quella terra di mezzo che sta tra la provincia di Milano e quella di Verbania i nostrani Thee S.T.P. realizzano col loro terzo album in studio un platter di portata europea prodotto dall'agguerrita Ammonia Records. James Cagney, Junkie See, Junkie Do, Good Clean Fun, tanto per citare a caso qualche titolo, non hanno assolutamente nulla da invidiare ai pezzi presenti sugli album dei ben più quotati e giustamente pubblicizzati Hardcore Superstar, Hellacopters o Backyard Babies. Il rock'n'roll venato di speed, glam e spruzzato di punk la fa da padrone in tutti i dodici tiratissimi episodi: dalla party song Kick You Out alla conclusiva Superstar, passando per la citazione dei The Dave Clark Five in Sin Temptation And Pain oppure attraverso l'indiavolata Fadin' Away e l'infiammabile Pyromaniac Mary, Il Metius, affiancato dai graffianti Stiv America e Casey Cooper alle chitarre e da Pretty Paul alla quattro corde, si conferma in ottimo stato di grazia anche nei brani più cadenzati come la bellissima Lessons. Ecco perciò per la prima volta comparire sulla copertina di un loro album direttamente loro, i "casinisti numeri 1", cresciuti a pane, Guns n' Roses, Stooges e Ramones.
Tutto a gonfie e vele? Non esattamente, ahinoi. Se non proprio vacante resta quantomeno aperta la posizione del batterista. Mentre sul cd le pelli vengono affidate infatti ad un altrettanto in palla Danny Boy, sicuramente quinto motore pulsante lungo questi 40' di speed glam, in line up si cita un improbabile Keith Mone che pare destinato a futuro oblio. Amici ai quattro bad boys non mancano (tra l'altro partecipa, principalmente ai cori, una manciata di membri provenienti da Senzabenza, Shandon e Peawees) perciò difficilmente resteranno scoperti là dietro; sarebbe un peccato il contrario viste la facilità di scrittura riscontrata nei pezzi e l'energia sprigionata dalla band al completo nei live in Italia e, udite udite, in Europa. Keep on rockin'!

martedì 28 dicembre 2010

ORA SIAMO CONSAPEVOLI

Dopo la due giorni passata in compagnia dei Clinic, equivalente a metà del loro tour italiano, è stato estremamente naturale concordare coi misteriosi "chirurghi" di Liverpool una chiacchierata che ci permettesse di scoprire un pò meglio con chi avessimo temerariamente avuto a che fare. La coordialità con cui i quattro hanno accettato l'invito è diventata per me proverbiale. Qua di seguito ecco cosa ci siamo detti nelle settimane successive, una volta rientrati in patria per le festività natalizie.

Prima di esordire come Clinic facevate parte di qualche altra band?
Carl: La stessa line-up dei Clinic suonò con il nome di Pure Morning a partire dal 1994.

Cosa non funzionò con quella band per sentire l'esigenza di cambiare identità?
Carl: I Pure Morning erano estremamente legati alle sonorità di quel periodo: un sacco di chitarre distorte e un produzione lo-fi influenzata pesantemente da band come Pavement, Sonic Youth e altre simili. I Clinic sono stati una sorta di reazione a quello stile; volevamo fare qualcosa di totalmente differente che significasse in qualche modo modificare la strumentazione e sperimentare con sonorità differenti. Tutto prese la piega giusta quando trovammo una vecchia tastiera Philips e la collegammo ad un amplificatore distorcendone il suono. Questo keyboard-sound del resto lo si può trovare in maniera massiccia nelle prime registrazioni dei Clinic.

Molte recensioni riguardanti il vostro ultimo album BUBBLEGUM parlano di un nuovo mood nella vostra musica; ora, siccome oggigiorno un musicista non cambia a tavolino il proprio sound, cos'è successo durante la lavorazione di questo cd?
Carl: Quando iniziammo a comporre ci fu una lunga lista di cose che volevamo o includere o escludere nel tentativo di realizzare qualcosa di differente dal passato. Il produttore John Congleton ha compiuto un buon lavoro in cabina di regia, nella registrazione e nel mixaggio; calcola che era la prima volta dai tempi di WINCHESTER CATHEDRAL che lavoravamo con un produttore esterno. È lui che ci ha incoraggiato a inserire elementi a cui normalmente non avremmo pensato, come per esempio i sontuosi arrangiamenti di archi, e il risultato è stato quello di portar a termine l'album più accessibile della nostra carriera, ispirato anche dagli ascolti di dischi easy listening come quelli di Demis Roussos e The Sandpipers.

Appunto, a volte un produttore ha gusti simili a quelli della band di cui si occupa, a volte diametralmente opposti: perché avete scelto proprio Congleton?
Carl: John ci è stato consigliato dai Shearwater, una band con cui andammo in tour negli Stati Uniti. A noi piaceva molto il sound dei loro album mentre loro ci sottolinearono quanto lui fosse molto creativo e di come fosse facile lavorarci insieme. Congleton poi suona in una band perciò sa come approcciarsi a tutto il processo di registrazione sia come musicista sia come produttore il che sicuramente è stato d'aiuto.

Gli addetti ai lavori vi descrivono come art punk band. Vi ritrovate in questa definizione e che significato ha per voi?
Carl: Abbiamo sempre cercato di rendere difficile incasellare la band in un genere predefinito e in alcuni casi questo è stata per noi un'arma a doppio taglio. Ogni album mischia stili differenti, dal punk all'easy listening, all'elettronica, ecc.. e siamo stati criticati per suonare la stessa cosa cercando da sempre di essere differenti. Credo che il nostro sia un approccio alla musica un pò più distruttivo che va per sottrazione di elementi per cui anti-art punk potrebbe essere una definizione più corretta.

Quest'anno, a inizio dicembre, avete suonato per quattro date in Italia, ma se non sbaglio questa era già la vostra seconda calata nel Belpaese. Avete notato un approccio differente alla vostra musica?
Carl
: Amiamo suonare in Italia. Abbiamo sempre ricevuto una calda accoglienza e commenti molto positivi sulla nostra musica. Non parliamo poi del cibo che è eccezionale!

Come ben sai ho assistito a due dei live qui proposti e in nessuno avete suonato I'm Aware, singolo di lancio del nuovo cd: complimenti per la scelta strana e coraggiosa!

Carl: In realtà l'abbiamo suonato durante i concerti del nostro recente tour americano e proprio in quell'occasione è stato tagliato. La ragione principale è stata quella per cui volevamo che il nostro set fosse il più possibile sostenuto e che mantenesse un ritmo maggiormente veloce lungo tutta la sua durata. I'm Aware è invece un pezzo più dolce.

Parliamo ora della vostra immagine sul palco: perché le mascherine da chirurghi? Non vi manca il fatto che, per esempio, alla fine di un concerto nessuno vi riconosca specialmente quando siete all'estero?
Carl
: Indossare le maschere inizialmente era da intendersi come un divertimento visivo, un tributo a band come Crime, Devo e The Residents. È stato anche un modo per distogliere il pubblico dalle identità di noi musicisti e costringerlo a concentrarsi maggiormente sulla musica.
Nessuno ci riconosce mai: l'anonimato è una cosa meravigliosa!!

E cosa ci puoi dire dei brillanti e divertenti videoclip animati realizzati fin qui per i singoli? È possibile ipotizzare in futuro un dvd che li raccolga tutti magari da allegarsi ad una deluxe edition di BUBBLEGUM?
Carl
: Siamo molto soddisfatti dei video anche se non sappiamo cosa succederà in futuro. Intanto mostrano il fantastico talento di artisti come Pete Fowler (regista di I'm Aware) e Alasdair & Jock (registi di Bubblegum); al momento però non c'è in agenda la realizzazione di un'uscita in dvd anche se non sarebbe male l'idea di una video compilation più avanti.

Dieci anni di carriera e sette album realizzati: si può vivere di musica?
Carl
: Penso continueremo ad andare avanti nonostante tutto, del resto...ce l'abbiamo fatta fin qui!

Andrea Barbaglia '10

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domenica 26 dicembre 2010

DOVE SEI TU
Cristina Donà
- MESCAL - 2003

Abbandonate le asperità stilistiche di TREGUA e mettendo a frutto la successiva esperienza di NIDO la cantautrice lombarda trova nell'ex Cousteau Davey Ray Moon il partner speculare per affrontare la nuova fatica in studio. Raffinatissimo, il terzo album è l'ennesima conferma del talento di Cristina e un nuovo scarto qualitativo nella sua carriera, mai troppo sotto i riflettori e sempre alla ricerca di nuove sonorità, non tanto per stupire le orecchie dell'ascoltatore quanto per sviluppare in concreto l'esigenza di percorsi sonori sempre differenti che ne testimoniano l'urgenza artistica. La scelta di affidarsi a Nel Mio Giardino come primo singolo diviene così naturale e paradigmatica del nuovo cammino cantautorale: viola, violino e violoncello colorano con discrezione, ma in profondità la melodia e le dolci parole della Donà fino al prezioso intervento di Massimo Marcer alla tromba. Invisibile e In Fondo Al Mare sono altre due gemme del nuovo canzoniere: magica e ipnotica la prima, delicata e panìca la seconda. La voce di Cristina, fin qua lieve e carezzevole come il trittico di brani proposti, si muove su binari più "dinamici" con Triathlon e graffia in The Truman Show (Lui Riprende Dall'Alto), sarcastica trattazione di una certa deriva sociale non solo italiana. Dove Sei Tu è un'altra memorabile pagina dalle sfumature blueseggianti e jazzate, col piano di Moor a tessere la trama su cui si innestano un breve solo di trombone e le evoluzioni di violoncello. Una fisarmonica costituisce la spina dorsale della successiva Il Mondo mentre il fido Lorenzo Corti esce allo scoperto con la sua chitarra in L'Uomo Che Non Parla, ragionamento rabbioso e meditato sul fascino misterioso del silenzio umano. Ancora due brani, Give It Back (To Me) in inglese è in qualche modo anticipatore del successivo disco in lingua d'Oltremanica pubblicato per il mercato internazionale nel corso del 2004, e, dopo il divertissement della spensierata Salti Nell'Aria (Milly's Song), elogio all'immaginazione un pò fanciullesca e rivoluzionaria di tutti noi, eccoci in dirittura d'arrivo. E sarà proprio Un Giorno Perfetto quando potremo permetterci di cantare all'unisono con la sua autrice meravigliosi versi quali la bellezza di questa giornata è che non tornerà indietro / ma ogni giorno se lo vuoi sarà un giorno perfetto. Eppure non è finita: quelle che altrove si sarebbero dette semplici bonus track qui hanno il piacevole compito di segnalarsi quali nuove prospettive di genere. La Nel Mio Giardino (Reprise) è una alternative take dell'opener mentre la rivoluzione sonora che si consuma nel Casasonica Remix di Triathlon permette un inaspettato e riuscito duetto con Samuel Romano direttamente dai Subsonica. Con i nostri occhi scintillanti teniamo al minimo il battito e controlliamo che il respiro non ceda e ci segua.
'AΠΟΚÀΛΥΨΙΣ
Chelsea Wolfe
- / - 2010


La cannibalistica intro Primal//Carnal degna di un horror di prima categoria è forse l'evento meno disturbante del qui presente parto della dolce Miss Chelsea. Già la copertina mette in guardia rispetto a quanto proposto da questa giovane musicista proveniente dalla West Coast: chi ha detto infatti che la California è solamente la patria del surf, del sole e del relax più disimpegnato? Mer è la risposta al contrario più chiara per la domanda appena formulata: resa inquietante dalla voce spettrale della sua interprete, in sottofondo pare di sentire e addirittura veder fluttuare, spiriti e anime in pena, tenute flebilmente a bada dalla musica scaturita dalla backing band che la Wolfe utilizza e che vede nella sorpresa Ben Chisholm alle tastiere un ottimo elemento. L'incedere doom della successiva Tracks (Tall Bodies) è leggermente mitigato dalla sua voce eterea e tuttavia sempre ultraterrena che affascina l'ascoltatore insieme alla sua immagine, lei, luciferina Tori Amos e novella Diamanda Galas di questo freddo inverno. Parimenti a Friedrichshain, Demons è il pezzo più rock a trovar spazio su questa release, ma una volta ancora la voce effettata e registrata bassa nel mix regala gli ennesimi brividi lungo la schiena mentre tentiamo di seminare i demoni che rapidi si sono posti al nostro inseguimento. Non c'è tregua: The Wasteland è un altro incubo ad occhi aperti con voci spettrali ad infestare l'altrimenti già di per sé gotica canzone. Moses è una supplica, forse una richiesta d'aiuto, ma desolatamente funebre; Pale On Pale è una drammatica descrizione di morte incombente con urla lancinanti e suoni metallici prima del silenzio definitivo. C'è spazio anche per la strumentale To The Forest, Towards The Sea prima del requiem finale di Movie Screen. Qui Chelsea ci ammonisce ripetutamente, consigliandoci quasi fosse un mantra pagano di non attraversare più quella linea di confine delle nostri menti, anche se ormai siamo consapevoli di come le immagini e l'esperienza vissuta fin qua non potranno cancellarsi mai più nella nostra anima e nella nostra psiche. Almeno fino all'arrivo dell'Apocalisse. Lasciate ogni speranza o voi che entrate.

mercoledì 22 dicembre 2010

CYBERCLOWN
Alberto Camerini
- 316 RECORDS - 2000


A sette anni di distanza dall'inaspettato, tanto per sonorità quanto per tematiche, DOVE L'ARCOBALENO ARRIVA il nuovo millennio vede tornare in scena un autentico Mito degli Anni '80 con un nuovo progetto musicale: l'Arlecchino portato in scena da Alberto Camerini vent'anni prima ha subìto una mutazione irreversibile trasformandosi in cybernetico clown per gli Anni '00! Il Prologo rappato e sporcato da chitarroni metal sembra l'avveneristico, ma un pò troppo facilotto, Manifesto programmatico di un Jovanotti maledetto e alternativo al suo stesso pensiero positivo. Le marionette ribelli compaiono già in Un Altro Sogno, ma Alberto torna prepotentemente alla ribalta solo con il violentissimo punk di Subtelevision Punx (Klonati) e con l'altrettanto scheggia impazzita Istruzioni, quasi a testimoniare di come l'inscindibile legame con la tecnologia sia la dimensione più congeniale e sentita quando affrontata nei testi. La base di Cyberclone e più avanti di Vivo sembrano rispettivamente una part II e III della già citata Prologo: ognuna dà il là a mini trittici accomunati da una sostanziale omogeneità di stili. Sempre senza mai rinunciare al punk bubblegum dei migliori Ramones (Alice Forse Lo Sa Già), nel primo caso è il rock il minimo comune denominatore (Roquette, Orfeo) così come lo ska la fa invece da padrone nel secondo (Non Rompermi Le Skatole! e l'uploadatura di Ska-Skatenati). Quando siam sul punto di credere che il reggae fumato di Fatti Una Canna! sia probabilmente non solo il pezzo più brutto e imbarazzante di una carriera intera, ma soprattutto l'inevitabile morte di una Stella del firmamento musicale, eccolo il colpo di coda tanto desiderato! L'operistica e malinconica Cyberclown posta in chiusura non solo incenerisce letteralmente quanto ascoltato fino ad un istante prima, ma rivela una volta ancora la notevole sensibilità artistica di un cantautore colto e raffinato.
Album eterogeneo e non immediato a discapito delle scelte stilistiche effettuate, CYBERCLOWN non riuscirà nell'intento di riposizionare l'artista italo-brasiliano ai vertici di un mercato discografico che ormai pare logorarsi e saturare sempre più, ma avrà l'indiscusso pregio di riconsegnarci bagliori e sprazzi di luce provenienti da un grande della Musica troppo spesso immeritatamente declassato al ruolo di semplice meteora.

martedì 21 dicembre 2010

CUTS
Soldout
- Anorak Supersport - 2008

A quattro anni dal debutto STOP TALKING e a tre dal remix album DEAD TAPES ecco tornare il duo belga dei Soldout, nuovi alfieri dell'electrofunk europeo. La scoperta del dinamico duo composto dalla scapestrata Charlotte Maison e dal casinista David Baboulis ha portato con sé la considerazione di come sia davvero possibile al giorno d'oggi aver le carte assolutamente in regola per competere a livello mondiale con chiunque anche senza stupire con effetti particolarmente speciali. La sequenza di canzoni presenti sul platter è poi talmente crossover nel suo genere indie che potrebbe appassionare tanto gli amanti dell'elettronica quanto i meno puristi tra i rockettari. Fautori di una miscela esplosiva a base di synth-pop e armati di carica punk la vocalist belga e il suo compagno di machines riescono a lanciarci nel vortice della danza con una manciata di pezzi acidi quali Build It Up/Knock It Down e Mysteries oppure semplicemente eseguendo la strumentale Midnight Express. Il singolo è The Cut, ritmatissimo e sufficiente sboccato per farsi notare fin da subito anche grazie all'affascinante voce di Charlotte che ricorda da vicino quella di Shirley Manson seppur più aggressivamente indolente. La similitudine col timbro della vocalist dei Garbage è anche più evidente in Come On (Part.1), punkettona e quasi jungle, in netto contrasto con la sua gemella Come On (Part.2), più sognante e canonica. Le linee di The Box sono assolutamente punk e non ci saremmo stupiti di ascoltarle su un qualsiasi album dei più sponsorizzati The Kills se solo il duo americano avesse deciso di pigiare il tasto dell'electro. Eppure VV e Hotel non hanno nulla da temere: i Soldout mantengono infatti un loro stile coerente e riconoscibilissimo giacché elaborato secondo i propri gusti come già nell'opener The Call. A dimostrazione di ciò valgano i remix usciti successivamente per questo e il precedente album in studio.
A dir il vero anche qua in Italia abbiamo un giovane alfiere in gonnella simil latex che risponde al nome di Tying Tiffany e che ama bazzicare questi territori, così come una band ancora immeritatamente poco nota, ma qualitativamente seconda a nessuno, come i Mallory Switch: forse il futuro è virato al femminile.

giovedì 16 dicembre 2010

REQUIEM
Verdena
- BLACK OUT - 2007

Non si è mai stati grandi fan del trio di Bergamo da queste parti, anzi l'uscita di VERDENA, ma soprattutto quella del loro primo singolo Valvonauta nel lontano 1999 aveva lasciato pressoché indifferenti nonostante, o forse proprio a causa di, la sua continua heavy rotation sui canali musicali di allora. Ma il tempo è galantuomo e spesso ripaga con gli interessi le cocenti delusioni se non gli errori di sbaglio che possiamo subire oppure commettere. Non che l'allora attesissimo SOLO UN GRANDE SASSO (2001) prima e il già più a fuoco IL SUICIDIO DEL SAMURAI dopo (2004) siano stati ulteriori buchi nell'acqua, anzi!? Epppure è solo con REQUIEM che i fratelli Ferrari e la bassista Roberta Sammarelli sembrano aver definitivamente trovato la quadratura del cerchio e aperto una nuova, decisiva e più matura pagina all'interno del loro percorso musicale. La scelta di Muori Delay come singolo apripista ha il pregio di compattare fin dal riff iniziale rockers, alternativi, orfani del grunge e hipster della domenica intorno alla gloriosa e storica bandiera del Rock, con una semplicità raramente sentita prima. La sorpresa tuttavia è la leggerezza con cui anche i brani a tutta prima più complessi e articolati, da sempre cifra stilistica dei Nostri insieme agli arzigogolati e onirici testi di Alberto, si fanno apprezzare: su tutti è Il Gulliver ad impressionare per la scorrevolezza nonostante i pachidermici 12 minuti scarsi di durata e i preventivabili cambi di tempo ed atmosfera! Il fulmineo intro citazionistico di Rock'n'Roll della premiata ditta Page/Plant è solamente il viatico migliore per lo sfogo sonoro al quale di lì a poco i tre ragazzi, accompagnati dal già ex Fidel Fogaroli al rhodes, si abbandonano per realizzare la loro summa creativa di sempre. Senza sbagliare colpo. Mai. Si vada pure a random: Isacco Nucleare, la delicata Trovami Un Modo Semplice Per Uscirne, l'inarrestabile carrarmato rock di Don Calisto, la transoceanica e ondosa Caños, la sferragliante Non Prendere L'Acme, Eugenio, il vortice stoner-grunge de Il Caos Strisciante, Angie...tutti episodi essenziali ed esaltanti, ognuno secondo le proprie peculiarità, introdotti spesso e volentieri da brevi frammenti sonori (Faro, Aha, Martin in The Sky, Opanopono). E che dire dell'ennesima cavalcata vintage di Sotto Prescrizione del Dottor Huxley? Capolavoro. Amen.

venerdì 10 dicembre 2010

NEW LIBERALISTIC PLEASURES
The Death Of Anna Karina
- UNHIP - 2006

Che botta di vita?! Finalmente una band che definire semplicemente hardcore pare ingiusto e limitativo, davvero in gamba e con quella giusta carica di aggressività/rabbia che spesso manca a nomi più titolati o sponsorizzati del genere. Forse una volta tanto anche un pizzico di screamo (la bellissima Me And Wittgenstein Down The Street By The Schoolyard) non guasta per rendere se possibile ancora più spietato l'attacco sonoro di questa band emiliana. Eppure una buona dose di melodia e musicalità si riscontra spesso anche all'interno degli episodi più violenti mentre la sostanziosa e sostanziale spruzzata di elettronica new wave (Decapitation Decapitation, The Cure) ad opera di Rocco arrichisce ed estende ulteriormente l'orizzonte sonoro dei ragazzi di Carpi. Strafottenti e provocatori in Every Revolution Is A Throw Of Dice, eccoli "ripiegare" su soluzioni strumentali più dilatate e a tratti psichedeliche in Jlg And Anna Karina In A Bar e nella conclusiva Instrumental che poggia tutta la sua essenza su di un coraggioso pianoforte inizialmente incastonato tra la marzialità della sezione ritmica e le divagazioni sonore delle chitarre per poi cedere il posto ad un suono di organo post operistico. Il vocalist Giulio torna ad aggredire l'ascoltatore in Castration mentre le tastiere disegnano un tappeto sonoro saturo e ossessivo salvo assumere successivamente un ruolo meno dominante in I Hear The Seduction Of New Liberalistic Pleasures On Your CD, brano che ci suoi 6 minuti e oltre di durata si segnala come il più lungo del lotto. Nuovamente deflagranti e rabbiosi in Simon Le Bon Against The Tradition (Revisited) i sei death&rollers realizzano con Giulio Favero in cabina di regia un ottimo successore al precedente omonimo disco d'esordio facendo intuire un potenziale non ancora espresso del tutto e che ci auguriamo di poter tornare a trattare anche su queste pagine.

mercoledì 8 dicembre 2010

02-12-2010
- CLINIC live @ Live Forum -
Assago (MI)

In tour coi Clinic. Ammetto che fino ad una settimana fa di questa band inglese avevo forse letto il nome da qualche parte, ma non avevo mai ascoltato nulla. Eppure sono attivi da più di dieci anni e hanno nel loro carnet, oltre ad una manciata di Ep, ben sette album, l'ultimo dei quali, BUBBLEGUM, è il motivo di questa loro calata italica di inizio dicembre.

Il pubblico milanese questo giovedì è veramente scarso in termini numerici, vuoi per la concomitante presenza di altri live in città, vuoi forse per la location forse poco nota e che molti tendono a confondere con il più noto Mediolanum Forum al di sotto del quale il Live Forum è stato ricavato. Poco importa: noi si entra e si presta attenzione pure all'italianissimo quanto sconosciuto supporting act che risponde al nome di Mexican Chili Funeral Party e che nell'oretta scarsa a disposizione tiene bene il palco con una formazione giovane e ben assortita presentando una sequenza di brani interessanti, inframezzati da una cover dilatata e personale di Hells Bells. Ottimo il lavoro dei due chitarristi, specie gli interventi di chitarra solista, molto utili per dare una marcia in più allo stoner di cui i Brianzoli si nutrono. Da tenere d'occhio.

Rapido cambio di palco ed ecco entrare in scena quattro loschi figuri con mantellina guatemalteca (!!), cuffia e mascherina chirurgica: benvenuti in Clinic-a! Si parte senza dire una parola con Bubblegum, omonimo brano d'apertura del nuovo cd uscito ad ottobre e secondo singolo in programmazione, che col suo wah-wah ad opera del sempre schivo Jonathan Hartley alla chitarra, è proprio il caso di dirlo, ti si appiccica in testa e non ti lascia più. Ancora novità con Lion Tamer e la zuccherosa Milk & Honey che, per una serie di assonanze, a me nel finale fa canticchiare "vorrei cantare insieme a voi in magica armonia", inframezzate dalla più nota Memories, utile per farci iniziare a battere il piedino a tempo: buon segno! Welcome è un altro esempio di ottimo art rock del quartetto proveniente da Liverpool e introdotto dalla melodica, o dinamica che dir si voglia, suonata dal singer Ade Blackburn e marchio di fabbrica del clinic-sound.

Ciò che poi colpisce a questo punto della serata è come, a differenza dell'apparente staticità degli altri tre e soprattutto del pubblico davanti a lui, il buon Brian Campbell, pur mantenendo la posizione e senza mai distogliere lo sguardo dai presenti, continui imperterrito a ondeggiare su se stesso e a seguire col corpo le vibrazioni di ogni singolo pezzo suonato dal suo basso: grande!

Ancora due brani targati 2010: Baby e la b-side Gentle Lady non sfigurano nell'alternanza con la decisamente più datata (1998) e punkeggiante Monkey On Your Back, durante la quale Blackburn schitarra con la sua SG mentre Hartley opera in "sala tastiere", e la festante T.K.. Da VISITATIONS viene estratta la sola Harvest (Within You) con il suo incedere tribale esercitato dal quadrato drumming di Carl Turney e dalle tastierine suonate questa volta da Ade. Inutile dire che se Hartley riconquista il "buio della ribalta" e se ne ritorna nella penombra macinando accordi nervosi, Brian si dimena da par suo sul fianco destro del palco manco fossimo, due piani sopra, ad un concerto dei Subsonica, tanto per far un nome a caso. Fantastica l'onirica Distortions, priva di chitarre e così intensa da aver catturato l'attenzione degli Arcade Fire in sede live, ma che pure non sfigurerebbe nell'album dei migliori Radiohead o dei migliori Coldplay; poi ancora strepitoso art punk con la storica I.P.C. Subeditors Dictate Our Youth e nuovamente spazio all'ultimo album con Evelyn.
La tiratissima Shopping Bag, ancora DO IT!, è il preludio a Infernal Wrangler che con Orangutan si segnala come atto conclusivo di questa prima parte di live. I quattro a questo punto scendono dal palco per la (non) concordata pausa pre-bis, ma, non si sa per quale motivo, viene già diffusa la musica di fine serata!?!

Attimi di stupore tra i paganti, e forse pure dietro alle quinte, quand'ecco che i chirurghi tornano per altri tre brani: Porno, The Return Of Evil Bill e la fortunata Walking With Thee.

Soddisfatti per questo ottimo live decidiamo di fermarci per un drink, quando ecco che un energumeno in abiti civili, da sopra il palco ci lancia un amichevole "cheers!": è Brian, che smessi i panni di chirurgo guatemalteco sta smontando il palco e riponendo i suoi strumenti nelle custodie. Quattro inaspettate chiacchiere con la band al completo diventano così la promessa di seguirli nuovamente in una loro prossima tappa qui in Italy.
Where? When? Ieri erano a Roma, domani saranno a Bologna e sabato in Liguria: ehh, davvero troppo lontano, purtroppo.

Detto, fatto: due giorni dopo quando entriamo al Virgola di Sestri Levante, mentre sul palco gli Antigone stanno concludendo il loro set, veniamo accolti da un ormai familiare "Cheers!"
Visto? Promessa mantenuta!

Andrea Barbaglia '10

venerdì 3 dicembre 2010

CROCEVIA
La Crus
- WEA - 2001

Si sa: a fare una cover o si decide di restare fedeli all'originale oppure si stravolge il brano e lo si interpreta secondo il proprio stile.
Beh, di stile Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti ne hanno sempre avuto parecchio, dai tempi dei Carnival Of Fools il primo e da quelli dei Weimar Gesang e degli Afterhours il secondo. Aggiungiamoci la presenza sempre determinante in studio di Alessandro Cremonesi a completare la stesura dei testi e avremo un terzetto di classe che può permettersi di accostare in questo suo nuovo lavoro brani immortali della Musica quali sono Via Con Me di Paolo Conte (Cristina Donà e l'ex EstAsia Romina Salvadori ai cori) o L'Illogica Allegria di Giorgio Gaber (con un graditissimo featuring di Samule Bersani), a nuovi classici della Stessa, come l'Annarella degli ultimi CCCP-Fedeli Alla Linea. Etereo il trip hop della battistiana E Penso A Te, sognante, grazie anche alla tromba di Paolo Milanesi, quello dell'opener Estate di Bruno Martino, il cd viaggia su binari solidi e consolidati non per mancanza di audacia o idee, ma per la qualità messa al servizio della Canzone. Nessun baratro; molti i picchi. Forse due sono le canzoni astonishing, che colpiscono più di tutte per la loro bellezza: Pensiero Stupendo e Ricordare. Se nella canzone di Ivano Fossati e Oscar Prudente troviamo la stessa Patty Pravo che la portò al successo più di vent'anni prima, ciò non significa si tratti di un puro e mero lavoro didascalico: il triangolo evocato dalla canzone si materializza quando oltre all'artista veneziana e a Joe, compare la voce di Manuel Agnelli. La morbosità e la libido trattenuta vengono così accentuate e sottolineate da un incedere voluttuoso e sensuale che cattura fin dal primo ascolto. In Ricordare è la giostra della memoria a essere messa in moto: la consapevolezza che tutto torna anche contro la nostra volontà viene qui enfatizzata dall'etereo tappeto sonoro, marziale e non privo di accenni morriconiani, assumendo una maestosa e drammatica meccanicità sonora grazie ai fiati ancora una volta curati da Milanesi. Ma come non citare l'immensa Giugno '73 (sì, De André!) o l'altrettanto splendida La Costruzione Di Un Amore del già citato Fossati? Premio Tenco 2001.

giovedì 2 dicembre 2010

THE DEVIL YOU KNOW
Heaven & Hell
- ROADRUNNER RECORDS - 2009

Sontuoso. Nel lontano 1992 l'allora reunion dei Black Sabbath nella formazione Dio-Iommi-Butler-Appice, nonostante avesse partorito il granitico e heavy DEHUMANIZER, s'era di lì a poco nuovamente sciolta, scornandosi per divergenze di ordine gestionale e lasciando l'amaro in bocca a quanti ne avevano pronosticato una seconda giovinezza anche in piena era grunge. Diciassette anni dopo ecco il tanto agognato quanto inaspettato comeback. Complice una raccolta di vecchi classici rimpinguata da tre inediti nuovi di zecca, Tony Iommi si ritrova col folletto del metal Ronnie James Dio per celebrare quel periodo del Sabba Nero post Ozzy Osbourne con una nuova linfa vitale e creativa. Dopo una falsa partenza con Bill Ward nuovamente dietro le pelli, la sezione ritmica si compatta attorno al duo Butler-Appice, modifica per esigenze contrattuali il monicker in Heaven & Hell, parte per un tour, poi per un secondo, fa uscire un live album di ottima fattura, torna in studio, partorisce il qui presente cd. I blue skies di Atom And Evil (chi ha detto Adamo ed Eva?) sono in realtà ben più neri e cupi di quanto il lirismo di Dio non ci voglia far credere. Ritmiche rallentate, incedere funereo, inquietudine: è doom, e dei più pesanti mai realizzati dai quattro. Il senso di buio profondo "sporcato" da un'inquitante luce cremisi permane lungo tutto il platter: Follow The Tears mantiene le coordinate appena menzionate in maniera anche più solenne e impressionante con un assolo di Iommi che tuttavia non spezza ansia e turbamento. Che dire poi di Bible Black? Ottimo singolo, altro riffone e pesantissimo solo del baffuto chitarrista, intenso il cantato, pachidermica la sezione ritmica. Siamo davvero su un altro pianeta! E quando si decide di accellerare i risultati sono gli stessi: Eating The Cannibals, il bestiale basso di Double The Pain, Neverwhere sono solo una declinazione dell'atmosfera claustrofobica che si respira da queste parti mentre la lancinante Fear e l'ennesimo episodio doom di The Turn Of the Screw ci attendono un istante prima che tutto Breaking Into Heaven. Che ritorno!?! Eccezionale e irripetibile. Ottima la prova vocale di quel vero gentleman che risponde al nome di Ronnie James. L'ultima.