martedì 16 novembre 2010
domenica 14 novembre 2010
L'occasione è ghiotta: Enrico Gabrielli, Xabier Iriondo e Matteo Pennese live, tutti insieme appassionatamente per una data speciale al Sound Metak, il negozio di strumenti musicali sperimentali e d'avanguardia aperto nel 2005 e gestito da Xabier Iriondo qualche tempo dopo la sua fuoriuscita dagli Afterhours, a cavallo dell'immediata sua avventura in decine di progetti estremi e minimali.
Il primo ad apparire in scena con abiti adeguati è Der Maurer Gabrielli che spiega cosa ascolteremo questa sera. Noi reduci da Siena sappiamo già a cosa andremo incontro, ma per la maggioranza dei presenti un'introduzione è quantomeno doverosa. Premesso che nessuna velleità massonica ha a che fare col progetto, Enrico ci racconta di come sia stato naturale scegliere lo pseudonimo Der Maurer considerandolo innanzitutto un tributo al mestiere di muratore svolto da suo padre e suo nonno, e, seconda di poi, perfetta spiegazione del suo stesso progetto discografico, quel DER MAURER VOL.1 in cui le sovraincisioni usate per realizzare gli stratificati pezzi d'Avanguardia presenti altro non sono che i mattoni stessi del disco.
Si parte con un brano di Igor' Stravinskij del 1923 e intitolato Tre Pezzi Per Clarinetto Solo, composto, sempre per restare in ambito di arte e pittura, da tre piccole miniature corrispondenti ai tre diversi registri che lo strumento esprime, facendo emergere la vena nostalgica dei toni gravi nel primo pezzo, l'inesausta tensione ritmica degli acuti nel secondo e le arditezze melodiche del terzo.
Il balzo temporale in avanti ci porta in America a metà degli anni '80, nel 1985 per la precisione, e ci introduce attraverso le parole di Enrico la figura di Steve Reich, fondamentale compositore newyorkese di origine ebrea. I dieci minuti e più della sua New York Counterpoint, composizione scritta per undici clarinetti di cui dieci sovraincisi precedentemente, sono il brano per antonomasia rispetto all'idea iniziale di Gabrielli e noi, inconsapevoli discepoli di John Cage per cui se un brano non ti interessa dopo quattro minuti è opportuno ascoltarlo per otto, sedici, trentadue e così via fino a quando il brano non interesserà davvero, abbiamo fatto l'orecchio nei mesi estivi proprio su questo pezzo minimalista per cui, seppur nella sua complessità, ci sembra di ascoltare il "singolone" di un cd in vetta alle classifiche internazionali.

Anche il terzo brano proposto è qualcosa per noi di già ascoltato, e in parte metabolizzato, nel live toscano. Sempre di Reich viene infatti eseguito Clapping Music, quattro minuti in cui Gabrielli non utilizza alcuno strumento al di fuori del battito delle proprie mani, introdotto dalla voce del seminale Cage che ci ricorda la sua teoria sull'ascolto ("..in Zen they say if something is foreign after 2 minutes try it for 4. If it's still boring try it for 8,16,32 and so on"). A questo punto Enrico, con il suono percussivo delle mani, comincia a doppiare e ad ampliare lo spettro acustico prodotto dai suoi stessi arti superiori, precedentemente sovrainciso e registrato al computer. Una performance simile, senza l'uso del pc, aveva visto a suo tempo protagonisti lo stesso musicista toscano coadiuvato dagli Afterhours al gran completo nell'ultima data del loro tour estivo con tanto di prova generale pomeridiana. Il pubblico, in religioso silenzio lungo tutta l'esecuzione, si scioglie poi nel meritato applauso al termine di questa primo live di giornata.
Un rapidissimo cambio di posto, visto che il set è già allestito, ed è il turno del co-headliner della serata. Xabier Iriondo prende posizione su uno sgabellino e inizia ad armeggiare al suo mahai metak mentre Matteo Pennese, accomodandosi dietro ad un portatile, imbocca la cornetta con cui si appresta a colorare l'Improvvisazione che scaturirà dall'alchimia con Gabrielli, di nuovo al centro della scena con il suo clarinetto.
Il la vien dato dai live electronics azionati da Pennese, con Iriondo che asseconda i suoni elaborati dall'Apple e le prime inserzioni provenienti dallo strumento a fiato del compositore veronese. È musica d'atmosfera, quasi ambient-rumorista se mi è concesso il termine, quella che si diffonde nello spazio intorno e gli stessi suoni di clacson, le stesse voci dei passanti, i rumori delle saracinesche abbassate provenienti dalla piazza adiacente, seppur occasionali, paiono susseguirsi secondo trame prestabilite. Gli occhi iniziano successivamente a posarsi sulle mani del "padrone di casa" che inizia ad armeggiare tra archetti di violino, bastoncini, spugne, corde e biglie per ottenere impensabili suoni da inusuali oggetti.
Nella composizione sonora interviene anche Gabrielli con misurati filler di clarinetto, ma è sempre il mahai metak a indirizzare tutta la nostra attenzione: i suoni ora grevi, ora nebulosi, ora inquietanti che quest'oggetto di legno ed elettronica produce ci lascia a volte interdetti e spesso sospesi, in attesa di quelli successivi. Con tempi assolutamente dilatati per gli anni frenetici in cui viviamo, il semplice scorrere di alcune biglie sulle corde dello strumento risulta ipnotizzante, mentre i suoni e le vibrazioni tonanti prodotti dallo stesso attraverso quel che pare somigliare ad un comune batticarne (!!) sembrano annunciare la furia di Zeus o di qualche altra divinità greco-latina. Ci sono la pioggia, il vento, la bufera. Tutto si concentra poi si sviluppa. Tutto nasce e un istante dopo già muore. Poi rinasce. E svanisce di nuovo. Per tornare. E scomparire ancora. Così, all'infinito. Nel vuoto.
Altrove si sarebbe parlato di catarsi; qua si parla di rivelazione.
Andrea Barbaglia '10
n.b.: il seguente post è visibile pure a questi indirizzi: http://www.facebook.com/trovarobatofan#!/trovarobatofan?v=wall http://www.facebook.com/enricogabriellifans
mercoledì 10 novembre 2010
domenica 7 novembre 2010
"Rivisiteremo i nostri due album con una strumentazione monocratica, portando sul palco esclusivamente tastiere Casio principalmente primigenie, lasciando a casa chitarre, basso, piano e quant'altro di solito ci accompagna." Così Enrico Fontanelli, solitamente basso, moog prodigy, casiotone, premeditazioni grafiche e pensiero debole, Daniele Carretti, solitamente chitarre, basso, mutuo quinquennale, e Max Collini, voce, testi, ideologia a bassa intensità, proclamavano sul proprio sito la nascita del tour intrapreso nel novembre 2010 per supportare il suddetto Ep autoprodotto. Lunari, freddi, algidi. Questi i territori entro cui si muove la navicella OfflagaDiscoPax col qui presente dischetto di soli 6 brani composito. Alla base del progetto c'è la volontà di destrutturare una manciata di canzoni provenienti dai cd fino ad ora pubblicati (due da SOCIALISMO TASCABILE, quattro da BACHELITE) per renderli fruibili in una veste più minimalista. Ciò nonostante la forza iconoclasta che già animava Robespierre non è smarrita, anzi viene rafforzata dai toni gelidi dei mezzi usati e mentre ci muoviamo nei mondi ovattati di Ventrale e Fermo!, Collini declama le sue liriche quasi stessimo fluttuando nello spazio, sospesi tra gli astri celesti della galassia. Perfetta colonna sonora per chi da bimbo giocò coi mattoncini Lego, forse uno dei giochi più proletari di sempre, più specificatamente nella sua declinazione LegoSpazio, il Casio-esperimento produce risultati inaspettati, sempre positivi. Del resto la materia trattata pulsa di vita, come un quasar; è il caso di Lungimiranza, recita di un piccolo mondo antico che la globalizzazione in parte ha fagocitato e mai più restituito, e in parte accentuato.
venerdì 5 novembre 2010
C'è un buco nel mio polmone! C'è un buco nel mio polmo-o-o-ne!! Senti le grida di questo vecchio cuore nero che urla dalla sua cavità? Le senti? Sì? Allora c'è solo una cosa da fare: andare! Andare e riempire questo buco dell'anima che forse non sanguina nemmeno più perché il nostro, di cuore nero, è diventato negli anni un grumo informe, insensibile al caos che ci gira intorno. Ma non è ancora insensibile a tutto. Romagnano Sesia è quasi una fermata di metropolitana rispetto a Milano, paese di provincia che vive a due passi dalla metropoli: i NoGuru ci sono già stati in altre vite separate e ora ci tornano insieme, con un nuovo compagno di viaggio.
Bruno Romani è pure il primo componente che vediamo all'interno del locale; vaga per i fatti suoi, stretto nel suo perfetto completo grigio, così lontano dalle nevrosi e dai suoni distorti della band con cui salirà di lì a poco sul palco. Xabier Iriondo è inconfondibile, sia sul palco, qualunque progetto stia accompagnando, sia nella sua veste di padre, e in compagnia di Valentina si prende così cura della sua piccola. Andrea Scaglia sta completando la scaletta e pare ripassare mentalmente più volte le parti vocali, rimuginando tra sé e sé brandelli di testo e poesia. Tribalex e il Briegel sono i più ciarlieri e si fermano a parlare spesso con i presenti che si sono avventurati a sentirli questa sera. Pochi per la verità, davvero pochi. Eppure questi pochi potranno dire: noi c'eravamo!
E c'eravamo quando viene dato Fuoco Ai Pescecani!! Come un fulmine a ciel sereno l'attacco del concerto è affidato al primo singolo dell'album e mentre anche noi ci ritroviamo in quella strana condizione, e ci aspettiamo che da un momento all'altro compaia il clown ghignante che turba gli incubi dei NoGuru, è già l'ora di Amore Mutuo, forse il brano più "melodico" dell'intera serata. Qualcuno per non avere il futuro rimorso di vivere con l'impressione di perdere l'occasione si mette lontano dalle luci blu e doppia la voce di Scaglia. Suoni spaziali escono dalla chitarra di Iriondo e il basso di Briegel riporta alla luce addirittura Army Of Me di Bjork!
Ancora effetti multipli dalla telecaster dell'(ex?) afterhoursiano; l'affiatamento tra la sua e la chitarra di Scaglia è buona e, nonostante l'assenza delle tastiere di Talia che difficilmente seguirà gli altri cinque in tour salvo sporadiche apparizioni, il sax di Romani è un ottimo collante tra le parti e addirittura perfetto solista nella fulminea Ieri È Un Altro Giorno, canzone attraverso la quale più che farci tormentare dai fantasmi diventiamo consapevoli di come questa volta non ci interessi scacciarli: se ne andranno e torneranno, ripetutamente, come hanno sempre fatto, per cui tanto vale darsi pena quando è da noi stessi che dovremmo salvarci.
La sbilenca Neve, del resto, ci ricorda di come da almeno un decennio si viva in uno stato di convalescenza completa e le successive Perle Ai Porci sono solo uno splendido intermezzo al flauto traverso dell'impeccabile Romani. Poi ancora rock: il drumming di Marcheschi è l'ottima base per le chitarre riffose di Non Mi Passa e Mare Divano con ulteriori scenari sonori direttamente dagli 80's rielaborati però dalla furia dei 90's. Anche in sede live Il Deserto Degli Dei è l'unico episodio riconducibile agli ultimi Ritmo Tribali, quelli dell'imperfetto BAHAMAS, ma già con Complicato la sensazione fin qui avuta di trovarci di fronte ad un combo nuovo a tutti gli effetti non viene fugata. E ci stiamo guardando allo specchio per cui sappiamo di essere nel giusto.
Gone Daddy Gone dei Violent Femmes è una scelta in linea con questa parte di concerto, dunque non ci sorprende che Scaglia e soci la scelgano per dare poi spazio alla Bassa Fedeltà che conclude la prima parte dello spettacolo e che dà ancora buona visibilità all'accoppiata Iriondo-Romani.
L'arpeggio a-là Alice in Chains del ritorno sul palco si schiude nell'intensa Tempo con il cantato di Scaglia che ci invita a dormire e riposare, ma gli incubi riaffiorano una volta ancora e un passato doloroso resta sempre lì a incancrenirsi nei nostri pensieri. Il post punk di Girl U Want, oltre ad essere l'omaggio ai Devo, è anche un raggio di luce che compare inaspettato intorno all'1:00 di notte. Bene, c'è ancora tempo per andare avanti e camminare? Sì, vero? Allora, col fiato sul collo, ma con le mani su, Cammino Con Le Mani In Alto! E pare di sentire il proposito che nelle menti di ogni singola persona affiora come un mantra mentre le note dello Shahi Baaja dell'Iriondo si diffondono nell'aria: cammino con le mani in alto, cammino con le mani in alto, cammino con le mani alto, cammino con le mani in alto, cammino con le mani in alto... E anche noi non possiamo fare diversamente e camminiamo con le mani in alto. Anzi meglio ancora: cammin(iam)o con le mani.
Andrea Barbaglia '10
n.b.: il seguente post è visibile pure a questo indirizzo: http://www.facebook.com/pages/NO-GURU/59531321012
mercoledì 3 novembre 2010
sabato 30 ottobre 2010
-l'Amore può essere belliSSimo-
venerdì 29 ottobre 2010
Se una copertina spesso è fuorviante rispetto al contenuto dell'album, questa volta il bel viso della signorina ritratta sull'ultimo cd in studio di Umberto Giardini è l'eccezione alla regola. La memoria delle cose perdute è parte integrante di noi. Così, cruda, affascinante, di formazione, si pone all'ascoltatore Vita Rubina. La vita da affrontare, i ricordi di estati passate, di volti amici, di luoghi mai appartenuti: è la mia vita, la scorciatoia per entrare in me e in te. Il sapore progressive dell'opener fa il paio con la pacatezza agreste de Gli Anni Del Malto in cui il basso di Giacomo Fiorenza, produttore dell'album, è base ideale per gli spunti di wurlitzer di Pietro Canali. Sospensione e malinconia affiorano nella strumentale Che Il Destino Possa Riunire Ciò Che Il Mare Ha Separato così come, a tutta prima, si percepiscono nella successiva L'Amore Acquatico in cui però, ad un'analisi più approfondita, si rivela un'insospettabile vitalità e un'appassionata pulsione amorosa (tu sei acqua che cade su di me). Altro fiore all'occhiello è la dolce e poetica Corallo, cantata a due voci con Barbara Adly degli Juta e nella quale Moltheni dipinge con colori pastello un quadretto per solo chitarra e wurlitzer, incantevole e di notevole impatto. Eppure anche Verano è un altro ottimo esempio di grandezza del cantautore marchigiano: chitarra, orchestrazioni e pianoforte questa volta ci proiettano in un racconto d'amore perduto che pare appartenere a chiunque. E le sorprese non sono ancora finite: due infatti sono le riprese di altrettante composizioni tratte dall'ottimo SPLENDORE TERRORE qui rivisitate e rifinite. Suprema assume il respiro di ballata universale sull'amore e la speranza, sottolineato dalla progressiva inserzione di tutti quegli strumenti esclusi solamente tre anni prima dalla precedente versione piano/voce. In Porpora così rallentata si fa invece ancor più sanguigna e passionale della sua stesura iniziale. Caro Umberto non temere, se qualcuno proverà a metterti in un angolo noi premeremo play in modo che, noi con te, non moriremo mai.
lunedì 25 ottobre 2010
Le successive Save Tonight e Fiume Sand Creek, rispettivamente tormentone del 2001 di Eagle-Eye Cherry e brano simbolo del sodalizio De André-Bubola, hanno il compito di far cantare anche i meno avvezzi alle sonorità southern rock proposte nuovamente da Sacco con un trittico veramente forte composto da Country Gentleman di John Mellencamp, all'epoca della registrazione ancora nominalmente coguaro dell'Indiana, da Free Fallin' e da All The Wrong Reasons ancora cavalli di battaglia di Tom Petty.
L'atteso tributo a Bruce Springsteem è affidato alla celeberrima I'm On Fire tratta dal vendutissimo BORN IN THE U.S.A. e interpretata magistralmente dal quartetto piemontese.
Scontata Cammina Cammina, il piatto forte si consuma con L'Eredità e le gucciniane Primavera Di Praga e Il Vecchio E Il Bambino. Ancora spazio alla voce di Martino Corti che raggiunge il solitario duo per Dove Si Va, quindi festa allargata a tutti i protagonisti di giornata, musicisti e non, con l'immancabile Io Vagabondo e i cori del pubblico protagonista al termine dell'esibizione di una pacifica invasione nel backstage per congratularsi con quanti hanno reso possibile questa giornata di solidarietà.
A quando il bis?
venerdì 22 ottobre 2010
CHI NON LA PENSA COME NOI
martedì 19 ottobre 2010
Eccolo qua il cantautore che vi apre il cuore!! Celebrato come incarnazione quasi perfetta dell'improbabile unione tra Lucio Battisti e Beck, Cristiano Bugatti da San Martino di Trecate diventa grande e muove dalle risaie piemontesi all'ombra della Madonnina. E avrà pure pensato parecchio prima di fare questo passo se nella sua testa è cresciuto il contenuto del Portacenere di cui si fa menzione nell'opener di questo album. Il cambio di città ha comportato pure il cambio di etichetta, la major Universal, dopo gli anni Snowdonia e Wallace Records, con (o senza) Il Cuore Nel Culo. Sarà una mossa felice per il conseguimento della maggiore età artistica? Chissà!? Per ora la festosa Piede Sulla Merda, coi contrappunti wah-wah del bluesman Joe Valeriano, sembra indicare che, nonostante tutto, la strada percorsa è quella giusta e che la successiva manciata di brani della prima metà del cd si conferma di pregevole fattura grazie anche al lavoro in cabina di regia di Fabio Magistrali. Surreale la sfilata di moda de La Mia Fiamma così come il poco raffinato menù di Pasta Al Burro che con la sua strofa rappata pare rendere sarcastico omaggio a formazioni hip hop in voga, ma assolutamente prive di contenuti. Il singolone che "entrerà nelle case degli italiani" è Casalingo, inno pop-olare in cui vengono a galla rimandi garage rock e anni '80, accattivante davvero solo dopo qualche ascolto.
lunedì 18 ottobre 2010
L'AMORE ALTROVE
lunedì 11 ottobre 2010
Avevamo lasciato Cristiano Godano alla recherche della Bellezza e ce lo ritroviamo a un paio d'anni di distanza da BIANCO SPORCO con un primo traguardo raggiunto: l'approdo al cantautorato, seppure di chiara matrice rock, compiuto dalla band sonica per eccellenza in ambito italiano. Mai in carriera il combo piemontese si era espresso nel brano di apertura su toni così pacati come in Canto, canzone di rara raffinatezza che fa il paio con la successiva Musa, magnifica ed estatica composizione impreziosita dal pianoforte dell'amico Paolo Conte. È la Musica al servizio della Parola cantata e scritta quanto osserviamo in questo lavoro forse destinato a restare un unicum per la band cuneese. Lo stesso booklet raccoglie interventi di scrittori e artisti a mò di commenti introduttivi e, contemporaneamente, di chiose finali per ogni singolo brano quasi a suggellare l'unione tra Scrittura e Suono. Stefano Benni, Vladimir Nabakov, Carlo Lucarelli, Tiziano Scarpa, Enrico Brizzi, Babsi Jones, lo stesso Conte: tutti hanno lasciato una frase, una riflessione, uno spunto scritto per la canzone toccata a ciascuno in sorte. Eppure la claustrofobia di certi episodi passati non è del tutto smarrita, ma anzi viene sviluppata nella narrazione della riuscita 111, ordinaria storia di sentimentali miserie umane. Salmodiante in Fantasmi, la voce di Godano rallenta ulteriormente in La Ballata Dell'Ignavo mentre si fa leggera nella sincopata e bucolica Abbracciami il cui inciso in inglese serve ad esprimere sinteticamente il dialogo dei due amanti. Poi una serie di episodi più pop che con il loro sapore agrodolce di "non finito" ci conducono in realtà alle ultime due perle del cd: Stato D'Animo è un misto di inquietudini e disperazione, con il decisivo apporto di electronics del fido Gianni Maroccolo a rarefare l'atmosfera di per sé già angosciosa. La corale e conclusiva Uno ha sì un ineluttabile spirito ferrettiano che le chitarre alimentano, ma è al tempo stesso un sentito omaggio al poeta russo Vladimir Nabakov, citazioni e rimandi del quale sono disseminati nel disincantato e amaro testo.
domenica 10 ottobre 2010
sabato 9 ottobre 2010
Amari?!? Mai sentiti prima??? Non c'è problema, non siete gli unici: basterà semplicemente avere il buon gusto e la pazienza di ascoltare anche solo tre volte di fila la stupenda Bolognina Revolution e, tra un loop e un synth, pure voi avrete libero accesso al colorato e variegato mondo anni '80 degli Amari. Dal quale non riuscirete più a fuggire. Prodotto e promosso dalla piccola, ma battagliera Riotmaker con sede in Friuli, l'elettro-hip-rap-hop-funk-rock-alt-pop degli stregoni Dariella, Pasta e Cero è una ventata di novità e freschezza nel proliferante, ma al contempo asfittico panorama indie italiano. Ogni canzone "rischia" di essere il perfetto singolo scala classifiche; l'inaspettato asso pigliatutto messo in tavola dagli outsider di turno. E non a caso. Oltre all'opener di cui abbiam parlato poc'anzi, forti di liriche semplici, ma mai scontate, anzi combinate in un gioco ad incastro dai risultati formidabili, anche l'immediatezza di Conoscere Gente Sul Treno e la brillante ritmicità di Campo Minato sono luccicanti biglietti da visita supportati per di più da videoclip promozionali ad alto tasso di viralità, caratterizzati infatti da soluzioni semplici, ma assolutamente efficaci che ben si sposano con l'apparente leggerezza dei testi e delle musiche. Analizzando meglio tutto il cd, ci si accorgerà che gli uomini carsici hanno fatto però molto di più, riuscendo a sintetizzare al meglio ogni minima sollecitazione ricevuta dall'ambiente circostante. Pubblico e privato. Sociologiche, le immagini narrate nel testo di Tremendamenti Belli, dopo un'intro tra funk e dance con una gradita spruzzata di rock, regalano sfrontatezza e una apparente immobile accettazione della condizione sociale dei trentenni italiani. Il grande lavoro nella strumentale Un Altro Basso Di Polvere consente di svilupparsi in maniera più acida ed elettronica partendo dall'iniziale giro armonico preso in prestito da una nota canzone dei Righeira. La voce effettata di Love Management ammicca spudorata mentre Il Vento Del 15 Gennaio è talmente ruffiana da stamparsi in testa in modo pressoché definitivo. Rock contaminato ne La Prima Volta e sintetiche destrutturazioni funk per l'Arte Bruciante. Ancora due intermezzi strumentali con Staccaboh e Ho Trovato Il Cuore D'Oro poi tutti a caccia de L'Avvoltoio Delle 3, accattivante ritornello di melodica tranquillità tagliato dalle ritmiche hip hop delle strofe. In chiusura gli Amari (no, quello che canta non è Samuel dei Subsonica!?) ci avvertono di come, dopo aver scrutato per bene la volta celeste, Venere Non Torna e sia così necessario fare un ulteriore passo avanti. Restando in attesa. Dopo un buio sonoro di circa un minuto si fa strada infatti una eterea ghost track cantata in inglese quasi a volor anticipare scelte stilistiche che verranno abbracciate nei lavori a venire. Una domanda a questo punto sorge spontanea: qualcuno sa indicarci dove sia possibile acquistare la tessera del "club di chi ammira il cielo"?
mercoledì 6 ottobre 2010
martedì 5 ottobre 2010
LO SENTI IL PROFUMO?Ci piacciono, ci piacciono, ci piacciono! Conosciamoli un pò meglio.
Chi sono i Grenouille e chi è Grenouille?
Marco: I Grenouille sono Giuseppe alla chitarra, Marco alla voce e alla chitarra, Andre alla batteria, Davide al basso e Alessandro, il nostro fonico di fiducia. Grenouille è invece il protagonista di un romanzo dello scrittore tedesco Süskind intitolato Il Profumo, un figlio di nessuno che ha una particolare dote, quella di riconoscere e ricreare gli odori e i profumi. Abbiamo scelto questo nome perché secondo noi il personaggio ha tanto dell'artista maledetto; nel libro infatti ha la particolarità di essere ossessionato dalla sua passione di ricreare le fragranze. È un pò come l’artista che cerca di creare qualcosa con la sua arte e ne viene ossessionato. Se si legge il libro compare ben in evidenza questo lato malato. Grenouille potrebbe perciò essere benissimo un'icona rock, ma al tempo stesso volevamo trovare qualcosa che rispecchiasse anche la voglia di dire le cose in una certa maniera, in un modo crudo. Quel personaggio è l'artista maledetto, è la persona ossessionata dalla propria arte: tutto ciò rendeva bene il modo diretto di esprimere i concetti.
Siete anche voi dunque "artisti malati"?
Vi siete trovati facilmente allora?!
Quindi in meno di due anni siete arrivati all’esordio discografico di SALTANDO DENTRO AL FUOCO?
Giuseppe: Guarda, noi all'inizio quando abbiamo fatto il disco abbiamo cercato anche all'esterno; alla fine un gruppo di persone a noi molto vicino ha creato un'etichetta apposta. L'hanno creata per far uscire il nostro cd e quello di un gruppo di nostri amici, gli Aim.
Marco: Sono amici nostri nel senso che è gente con cui usciamo, con cui andavamo a provare insieme; alla fine l'etichetta ce la siamo creata perché comunque il disco l'abbiamo anche mandato a chi si occupa di produrre piuttosto che di distribuire, ma la risposta era sempre "ah, minchia ragazzi il disco è bellissimo, però noi non produciamo gente sconosciuta", quindi dopo circa un anno con risposte di questo tipo ci siamo detti "vaffanculo, ce lo produciamo e ce lo distribuiamo noi"! E a quanto pare sta andando abbastanza bene.

Giuseppe: Grazie ai ragazzi del nostro booking. Per dirla tutta conoscevamo già il locale e ne avevamo sentito parlare ulteriormente in occasione della vittoria al Meeting delle Etichette Indipendenti come miglior live club italiano per il 2008. In precedenza io e Marco avevamo addirittura suonato come duo acustico nel 2007 ad Arona presso il ristorante che gestivano allora gli attuali titolari de Le Piccole Iene. Ci siamo conosciuti su myspace: loro ci hanno invitato perché gli era piaciuta Saltando Dentro Al Fuoco, noi ben sapendo che essendo un ristorante non si poteva far particolarmente casino abbiam preso la chitarra acustica e abbiamo trascorso una serata tra amici, mangiando peraltro da dio...
Ben volentieri!
Davide: Ciao! (risate generali - ndr)














