sabato 16 aprile 2011

15-04-2011
- MAX GAZZÈ live @ Phenomenon -
Fontaneto d'Agogna (NO)

Una lunga intro elettronica è il preambolo all'apertura del live che il serafico Max Gazzè, variopinto camicione a quadrettoni su maglietta nera, offre al numeroso pubblico accorso questa sera al Phenomenon di Fontaneto d'Agogna, terzo appuntamento in terra piemontese per il tour del fortunato QUINDI? dopo il debutto dello scorso novembre a Torino e la prima visita targata 2011 a Casale Monferrato tre mesi fa. Il nuovo singolo Cuore Scalzo è accolto più con curiosità che con partecipazione anche dalle prime file, forse ancora intente ad osservare la disposizione della band che accompagna il bassista romano in questa trance di serate dal vivo: Clemente Ferrari, tra synth e tastiere, coordina le chitarre di Giorgio Baldi, supportato da quel Cristiano Micalizzi che negli ultimi album in studio ha preso il posto del veterano Piero Monterisi alla batteria.

Pure Gazzè gigioneggia tra amenicoli elettronici vari, ma non aspettiamoci un novello Trent Reznor, manipolatore ed elaboratore di suoni; semplicemente il taglio elettronico è lo stesso che è rintracciabile su disco dagli inizi della sua carriera, quindi sempre misurato e funzionale ai brani proposti. Non ci sono perciò stravolgimenti inopportuni per la celeberrima Vento D'Estate, ma solamente il parterre partecipe della poesia messa in musica dall'astuto Max che ricordando l'allunaggio (finto?) di quarant'anni fa propone un brano forse non tra i più noti, perlomeno al grande pubblico, ma sicuramente di forte presa come Questo Forte Silenzio. Un continuo tintinnio di piatti e un tappeto di suoni distesi e distensivi provenienti dalla tastiera di Ferrari introducono l'ottima La Nostra Vita Nuova, una delle composizioni del cantautore romano che più ne definiscono la creatività in simbiosi con il fratello Francesco per quanto concerne i testi e con i Peng per quanto riguarda quella musicale.

I Mostri che dimoravano qualche anno fa tra l'aratro e la radio ritornano, sempre inquietanti, anche questa sera proprio poco prima che venga eseguito un must come Il Timido Ubriaco accolto da un'ovazione e cantata dal pubblico insieme al baffuto bassista. Il prossimo è "un brano dell'ultimo album e descrive tutte quelle cose che apparentemente non esistono, ma esistono eccome, e per me sono tanto reali quanto tutto ciò che vedo e tocco. L'impercettibilità del metafisico": Impercettibili è un buon mid tempo nonché il secondo pezzo tratto da QUINDI? a far la sua comparsa oggi e primo assaggio di una coda psichedelica che comparirà anche più avanti nella serata. Ma andiamo per ordine. Un tuffo nel 2000 ci permette di estrarre dal cilindro la dolce Se Piove che tuttavia in chiusura offre ai musicisti la possibilità di improvvisare quasi una breve jam session funk con Gazzè che slappa sul basso per un "finale un pò alla cazzo".

Il pubblico gradisce e rinnova l'entusiasmo quando partono le prime note di Colloquium Vitae; nonostante l'inevitabile mancanza di Mao, il duetto della versione originale è fatto salvo grazie ai cori dei fans che procedono ininterrotti pure sulle successive, e attese, Il Solito Sesso, terza esposizione mediatica di Max al Festival di Sanremo anticipata qui da una lunga intro elettronico-strumentale operata da Clemente, e L'Uomo Più Furbo, con il wah wah di Baldi a dare il la ad un nuovo siparietto con il bassista giusto qualche istante prima di passare all'ottima L'Amore Pensato, segno evidente di come LA FAVOLA DI ADAMO ED EVA sia ancora, a distanza di quasi quindici anni, un grande album, invecchiato ancora meglio, sempre estremamente attuale e felicemente contagioso. Vero Cara Valentina? La protagonista femminile di questo quadretto di familiare quotidianità fa la sua comparsa ora concedendo successivamente l'ennesima divertita sortita strumentale della band che riarrangia in chiave alternative rock una fantastica Una Musica Può Fare, chiusura ufficiale della prima parte dello spettacolo.

Non viene tralasciato neppure l'esordio discografico di CONTRO UN'ONDA DEL MARE: per il ritorno sul palco ci si affida alla collaudata Il Bagliore Dato A Questo Sole, altra gemma rock che impreziosisce una performance decisamente buona, ma non adeguatamente ricambiata dal pubblico, tirando le somme, composto più da curiosi che da appassionati. Poco male, Annina se la ricordano in molti quindi si procede spediti. Ancora un controllo ai synth ed è tempo di Mentre Dormi brano scritto per il film di Rocco Papaleo Basilicata Coast To Coast in cui Gazzè esordisce in qualità di attore accanto ad Alessandro Gassman, Paolo Briguglia e allo stesso regista, già premiato con due Nastri d'Argento nel 2010 e in concorso per i David di Donatello 2011. Ormai è giunta l'ora: La Favola Di Adamo Ed Eva è il regalo che tutti si aspettano e Max, per renderlo unico anche a Fontaneto d'Agogna, lo infarcisce di citazioni e medley, da Bob Marley ai Police passando per Bill Withers, dilatando l'esecuzione, ormai più che libera, per oltre un quarto d'ora abbondante. Soddisfatti? E perché mai non dovreste esserlo?!

Andrea Barbaglia '11

venerdì 15 aprile 2011

MANZONI
ManzOni
- Garrincha Dischi - 2011

Il primo pensiero non può che correre ad Alessandro. Ma nel vasto albero genealogico della famiglia lombarda compaiono altri uomini di cultura e spessore artistico. Piero è uno di questi. Morto giovanissimo a nemmeno trent'anni per un infarto, l'autore delle celeberrime Merde D'Artista e dei suoi concettuali Achrome diventa nume tutelare a distanza di quasi mezzo secolo per la band di Chioggia capitanata da Gigi Tenca. E proprio l'enorme "O" che cappeggia rossa sulla copertina dell'omonimo esordio non è altro che una "O" di stupore da parte del quasi esordiente vocalist di fronte ad un'opera dello stesso fondatore della rivista Azimuth. Come suonano dunque i ManzOni? Poetici. Nient'altro che poetici. E di questi tempi ci vorrebbe non un applauso, ma una standing ovation vera e propria di fronte a componimenti artistici musicati come l'opener Cosa Ci Sarà, rock scarno e circospetto cantato da un Tricarico meno allampanato e più sofferente, cadenzato dal drumming di Mattia Boscolo, unico ospite reale del cd e proveniente dalla bottega di Alessandro Grazian, o l'ottima Palloncini Rossi, quel fiato d'artista veicolo ultimo per raccontare la quotidianità di questi cazzo di anni zero senza il rancoroso disincanto de Le Luci Della Centrale Elettrica, ma con lo stesso suo lucido sguardo di chi ha capito come vanno le cose. Lo spettro di un altro Piero compare in almeno un paio di occasioni: è quello di Ciampi, livornese doc morto nel 1980, pugnace e melanconico bohemien suo malgrado, che guida la band in Confessione supportato da un suono desertico e minimale che fa invidia ad artisti del calibro di Hugo Race o Cesare Basile, e in Ho Paura, irata percezione di peggioramento superata da una propensione alla luce che vince sul buio denso come morositas nere. Ad occuparsi delle musiche due vecchi compagni di avventure musicali di Tenca, Carlo Trevisan ed Emilio Veronese, coadiuvati da Ummer Freguia e Fiorenzo Fuolega. Ciò che stupisce è l'armamentario del quintetto: quattro taglienti chitarre ed una semplice batteria, ad uso e consumo del duo Trevisan-Fuolega, addetto pure ai loop che affiorano sempre misurati e mai eccessivi nei 45' scarsi del disco, nel modellare la realtà del vivere che plasmabile non è. "Dove saremo noi quando cadrà la luna? ...cosa faremo noi quando cadrà la luna?" ci si interroga in Astronave; semplicemente "lavoreremo come sempre tutti presenti nessuno in ferie e per l’ennesima volta...l'ultima si accetterà la sorte...". Accettazione e tenacia dunque, ma anche rabbia. Tu Sai è un disperato bisogno di rivendicazione d'amore passionale e assolutamente umano, tra sferzate elettriche e clangori metallici. Nell'impetuoso crescendo di ...E Scrivo osserviamo da vicino il manifesto programmatico del Tenca autore, il bisogno, la necessità impellente e vivifica di riversare il pieno dentro sé attraverso la parola, scritta o cantata, quasi una visione complementare e speculare a quella artistica tout court, e pittorica nello specifico, del mai dimenticato Augusto Daolio: il mondo interiore che preme, sgomita e spinge per uscire, per essere riversato su un foglio o una tela, inestinguibile bagaglio di tutta la vita. E proprio ai quadri e alla pittura guarda la natura morta descritta nella conclusiva I Resti, walzer di pietra dall'incedere circolare, poco adatto al ballo per le feste di paese. Affascinati, chiudiamo gli occhi e riposiamo. …e intanto in cielo…torna la luna…

martedì 12 aprile 2011

HERMANN
Paolo Benvegnù
- La Pioggia Dischi - 2011


"Il nuovo disco. Colonna sonora di un film, mai girato." Così recita la breve nota a margine del terzo album in studio per l'ex cantante dei seminali Scisma nella sezione "Discografia" raggiungibile sul suo sito internet. Sì, perché nel percorso che parte dall'opener Il Pianeta Perfetto, delicata come gli archi che ne sorreggono la struttura e incisiva come le quasi utopistiche parole che Paolo pronuncia, per concludersi con le note spiaggiate de L'Invasore, affidata alla voce e alla chitarra del batterista Andrea Franchi, accanto a Benvegnù pure nel progetto Proiettili Buoni, non solo si percepisce davvero un taglio cinematografico lineare e univoco, quasi fosse un piano sequenza, ma si avverte netta la sensazione che anche in una distratta playlist da moderno i-Pod, il senso dell'opera non verrebbe tradito, ma anzi, si moltiplicherebbe, cambierebbe forma, assumendo e regalando sfaccettature sempre nuove come le immagini psichedeliche e mai definitive di un caleidoscopio. L'evoluzione/involuzione umana di Moses è controbilanciata dall'abbraccio rassicurante e materno di Andromeda Maria, figura necessaria per dare un riparo a quanti, insoddisfatti, si arrabattano nella propria infelice esistenza mentre Achab In New York alza l'asticella della perfezione armonica di un paio di tacche. La preghiera laica di Love Is Talking, arrangiata sulle chitarre di Guglielmo Ridolfo Gagliano, è l'ennesimo lucido sguardo su e di una realtà futura che recupera, per progredire, quanto di più antico l'uomo aveva già assimilato nel suo bagaglio culturale e personale mentre il cammino senza meta di Avanzate, Ascoltate pare di fatto arenarsi su illusioni e chimere seducenti che all'apparire del vero si rivelano però miseri specchietti per le allodole. Ma allora qual è la verità? Dove dirigere la propria meta? Come orientarsi? Non ci sono risposte certe per der Mann. Io Ho Visto è un impietoso elenco di realtà che non soddisfano le domande di poco fa e l'accellerata critica di Good Morning, Mr.Monroe! spalanca la mente "soltanto" a nuove riflessioni, fino a quel momento oscurate da coltri di polveri sottili e suoni metropolitani anomali. Il diavolo tentatore di biblica memoria questa volta si annida in Date Fuoco mentre Johnnie And Jane ci dimostrano come anche l'amore sia illusoria consolazione e i territori sonori di Sartre Monstre una divertente cavalcata funk rock estemporanea dove troviamo comunque il convincente basso di Luca Baldini. Un racconto multiforme dunque, atto unico dalle mille sfumature e teso a sorprendere, anche visivamente, l'ascoltatore nelle numerose e prestigiose date live. Come andrà a finire? Tra concreti dubbi e finte certezze uno solo è il piacere a cui potersi e volersi abbandonare: Il Mare È Bellissimo. Che poi sia verticale o meno, poca importa: il naufragar al suo interno è dolce anche per Fulgenzio Innocenzi, ingegnere meccanico di Lucignano scomparso misteriosamente a bordo di una baleniera al largo delle coste giapponesi agli inizi del 1970.

lunedì 11 aprile 2011

TAGLIAPIETRA-PAGLIUCA-MARTON live

09-04-2011
- TAGLIAPIETRA-PAGLIUCA-MARTON live @ Auditorium Porto Antico -
Genova (GE)

Che bellezza poter riassaporare finalmente dal vivo le note provenienti dalle tastiere di Tony Pagliuca! Queste le prime parole pronunciate dalle nostre orecchie al cervello, sensazione di per sé già appagante mentre Regina Al Trobadour viene provata, rigorosamente a porte chiuse nell'accogliente cornice della Sala Maestrale dell'Auditorium ubicato accanto all'Acquario di Genova e a due passi da una splendida vista della Lanterna, dall'illustre trio del prog italiano e internazionale. Il GE-PROG FESTIVAL, organizzato dalla MusicNoLimit, fin dal suo primo anno di vita si assicura dunque un evento: la reunion del duo che ha composto testi e musiche per i più celebri e significativi album de Le Orme prevede addirittura la presenza in pianta stabile di un loro altro caro amico di ieri qual è quel prodigioso guitar hero che risponde al nome di Tolo Marton. E alla batteria? Difficile rimpiazzare Michi Dei Rossi: il giovane Manuel Smaniotto ha l'arduo compito almeno di provarci, ma se i tre compagni di ventura lo hanno voluto con loro qualche valido motivo ci deve essere per forza. Noi abbiamo ben due ore di tempo per valutare anche questo.

Sì, perché alle 21:01 in punto si parte con un fantastico viaggio a ritroso nel tempo che mai sa di stanca riproposizione da vecchie glorie, bensì affascina ed emoziona grazie all'abilità strumentistica dei protagonisti. Circa 750 spettatori affollano la Sala Maestrale per un sold-out mancato di un soffio; eppure non è in casi come questo che i numeri fanno la storia bensì le canzoni, ed è così Regina Al Trobadour ad aprire la serata, proprio sulle note di Smaniotto, quadratissimo drummer fin dai prime rullate, quasi a voler esorcizzare da subito l'assenza di Dei Rossi anche con la scelta di liberare immediatamente dopo la potenza sonora de La Porta Chiusa, da sempre brano e-n-O-r-m-e e qua impreziosita pure dalla chitarra di Marton che non interferisce nel fraseggio di note tra organo, basso e batteria, ma si ritaglia piccoli spazi di rara delicatezza, rivestandolo di luccicanti bagliori di classe.

All'annuncio della gradita presenza in sala del Maestro Gian Piero Reverberi, genovese d.o.c., fa seguito la dedica di Amico Di Ieri che purtroppo registra un iniziale problema audio con la chitarra, dimenticato però in fretta anche per merito del solo di armonica affidato sempre al dinamico Tolo sul tappeto di tastiere gestito da Tony Pagliuca. Ancora un estratto da SMOGMAGICA: su Los Angeles è la chitarra di Marton a fare davvero la differenza con uno spettacolare assolo che, oltre a far lievitare il tasso emotivo del brano, da solo meriterebbe la standing ovation pur senza dimenticare l'apporto nient'affatto secondario delle tastiere di Pagliuca e la fase di decisivo raccordo di Tagliapietra. A questo punto tutti abbandonano il palco e le attenzioni si concentrano sul solo Tony che, lasciato appunto in solitaria, si siede al pianoforte digitale e, spalle al pubblico, si cimenta con l'ottimo Preludio, già ascoltato nel suo emozionante APRES MIDI, prima di passare direttamente al brano vero e proprio, quella Gioco Di Bimba che non necessita assolutamente di presentazione alcuna, tanto è rimasta sedimentata nella memoria collettiva dell'Italia intera da quasi quarant'anni a questa parte, e cantata come di consueto dall'inconfondibile voce di Aldo, mentre il sodale tastierista si posiziona di fronte al suo castello formato da un Hammond M 100 "rafforzato" dal Leslie, da un Trinity KORG e dall'indispensabile Mini Moog Voyager dall'inconfondibile suono ovattato che la caratterizza al pari del pastorale tempo dettato dalla batteria.

Una ballata del 1974: Frutto Acerbo, autobiografica composizione di Pagliuca, è introdotta dalla dodici corde di Tagliapietra mentre Tolo ricama da par suo trame all'epoca non contaminate dalla sua Fender Stratocaster. Lo stesso dicasi per la strepitosa Figure Di Cartone che, oltre ad una naturale verve decisamente rock ben supportata dal preciso Smaniotto, presenta un inedito accompagnamento di chitarra affidato al musicista trevigiano mentre Pagliuca continua ad imperversare, folletto senza età, con estrema disinvoltura sui tasti del Voyager, realizzando paesaggi spaziali sonori fuori dal tempo. Gli stessi che si materializzano di fronte a noi all'ascolto di una eccezionale Evasione Totale, da sempre luogo di libera creatività ed improvvisazione che oggi si sviluppa per ben 9 minuti dando vita ad uno spettacolo nello spettacolo.

Pagliuca, ora in piedi, ora seduto, mai fermo, libera freneticamente il proprio talento, sbagliando nella concitazione qualche passaggio, mentre sul lato destro del palco Marton centellina le note con la sua chitarra prima che Tagliapietra stoppi tutto col suo basso facendo esplodere il composto pubblico dell'Auditorium in un fragoroso applauso. Primi Passi è il brano scelto al posto di Dai Un Nome, l'inedito che la formazione sta provando comunque anche in sede live in vista di un futuro album, prima di affidarsi alla sensibilità di Tolo per l'omaggio al mai troppo rimpianto Germano Serafin: la delicata Alpine Valley permette al virtuoso chitarrista di esprimersi nel suo caratteristico e personalissimo suono elettrico ottenuto quasi "per sottrazione", con le note che vengono letteralmente estratte dalle corde attraverso le proprie dita, conferendo così una leggerezza unica all'insieme. Smaniotto è protagonista nello strepitoso finale della successiva Sospesi Nell'Incredibile, altro autentico tour de force per tutti gli strumentisti, intenti a duellare tra loro a suon di note, scale e svisate mentre l'organo di Pagliuca diffonde il suo suono unico lungo tutta la composizione. Le asperità vengono mitigate dalla cristallina Felona, secondo e ultimo brano estrapolato da FELONA E SORONA, e da un medley comprendente Sera, La Fabbricante Di Angeli, Maggio e l'inconfondibile organo di Collage su cui Marton innesta un altro assolo.

Introdotta da un testo letto da Aldo, parte una vibrante e adrenalica versione di Sguardo Verso Il Cielo, inedita nei contrappunti rock di Tolo, che scuote nuovamente la platea e assesta colpi di gran classe prima di ricevere lunghi applausi da tutti. Consapevoli dell'intensa prova offerta, il ritorno sul palco per i bis è semplicemente una festa: Cemento Armato, immancabile e con un basso davvero potente, offre all'arcinota Canzone D'Amore l'onere e l'onore di chiudere una performance davvero maiuscola, nonostante l'affiatamento ancora da affinare e qualche sempre gradita imperfezione. Eppure non è ancora finita: tra un commento post concerto ed un acquisto al merchandising ecco comparire nell'atrio della struttura un richiestissimo Pagliuca e il sempre umile e schivo Marton mentre Manuel Smaniotto si defila per far spazio ai due giganti. Per la verità Aldo non si vede, ma sappiamo che altre occasioni si presenteranno nei mesi futuri. Come si suol dire: e non finisce qui.

Andrea Barbaglia '11

un link al seguente post è presente qui: http://it-it.facebook.com/people/Tolo-Marton/1482660983

domenica 10 aprile 2011

RAW POWER, HONEY, JUST WON’T QUIT!

Per celebrare l'uscita targata agosto 2010 del nuovo capitolo discografico RESUSCITATE, ecco un'intervista datata 7 febbraio 2009 quando con il perseverante Mauro Codeluppi già si parlava ironicamente di "brutti" pezzi nuovi e di molto altro. Umiltà, sacrificio, perseveranza: tre sostantivi che calzano a pennello con la storia dei Raw Power, vero e proprio monumento dell’hardcore internazionale prima ancora che nazionale. È un attimo entrare in sintonia con Mauro, unico superstite della formazione originale dopo la prematura scomparsa del fratello Giuseppe, e la chiacchierata si fa interessante.

Come sta andando la tournée?

Mauro: Non siamo all'interno di un tour vero e proprio, però sta andando bene perché stiamo suonando in Italia, cosa abbastanza strana dato che capitano anni in cui qua non suoniamo praticamente mai. Quest'anno ci stiamo esibendo parecchio, parecchio sempre per quanto riguarda i nostri standard. Il problema dei Raw Power è che sì, ci conoscono in tanti un pò dappertutto, però in Italia se suoniamo gratis andiamo ovunque, nel momento in cui chiediamo anche un minimo di compenso allora cominci già ad essere il gruppo che se la tira...

Ed è un peccato perché, fin prova contraria, voi siete una band sulla cresta dell'onda da più di 25 anni, avete girato il mondo e negli Stati Uniti e in Europa avete un sèguito che va ben al di là di quello che può avere un gruppo cult. Perché in Italia tutto questo viene a mancare? Come ti spieghi questa disparità di trattamento?
Mauro:
Non me la spiego; o meglio, me la spiego nel senso che nella mentalità di chi fa concerti di questo genere ha nella testa che i Raw Power devono essere una specie di missione, come effettivamente è, perché bene o male noi lo facciamo solo per divertirci, specialmente negli ultimi anni, però almeno le spese... Se ti puoi permettere di andare in giro e farlo per niente, bene; è tuttavia difficile far capire che noi purtroppo siamo tutti poveracci perciò si fa fatica a farlo in questo modo. Se uno di Bari o di Lecce mi chiama non riesco a fargli capire che solo per andare a Lecce o a Bari o in culo alla luna io le spese ce le ho, non fosse altro che per i km dell'autostrada. Il problema più grosso in Italia è sempre stato questo; all'estero invece lo capiscono perché non gliene frega niente che i Raw Power siano un gruppo che fa un certo genere di musica. Loro dicono "i Raw Power, come qualsiasi altro gruppo, suonano e in più arrivano da lontano: bisogna pagarli". E sono cifre da "paura" perché poi vedo a quanto escono gruppi che secondo me fanno cagare… Però a quei gruppi è giusto darli, a noi invece è giusto non darli. Sono quei misteri che... È sempre stato così per cui ormai andiamo avanti in questo modo.

Pensi che questo tipo di problematiche sia dovuto al genere musicale proposto?
Mauro:
Sì, perché non dipende tanto da noi. Noi anzi, all'inizio, in Italia avevamo il problema che non ci facevano suonare: uno, perché avevamo deciso di esprimerci in inglese e già questo non andava bene.

In seconda battuta avevamo scelto di farci pagare, cosa che non si faceva proprio; cioè, il discorso era "già canti in inglese, non si capisce un cazzo e in più vuoi anche i soldi: che cazzo rompi le palle?!?" Secondo me ce la tiriamo dietro dall'inizio e non riusciamo a liberarcene... Comunque non è così dappertutto. Noi suoniamo anche al sud, in centri sociali dove ti pagano senza far questioni perché capiscono che sia giusto. Tempo fa abbiamo suonato a Roma e dovevamo suonare anche a Napoli; lì purtroppo la data era saltata. I contatti salernitani non ci hanno fatto suonare perché, correttamente, ci avevano avvertito di come il poco tempo a disposizione per organizzare una data vera e propria avrebbe comunque impedito loro di pagarci per quello che normalmente ci pagano. Ma questi sono proprio casi rari. La maggior parte dei posti invece ragiona diversamente... Mah...

Un minimo di attenzione in più in effetti non guasterebbe. Tra l’altro i Raw Power sono stati i capostipiti di questo genere in Italia insieme ad un'altra band, i Negazione: avete mai suonato insieme o vi siete mai frequentati nel corso degli anni?
Mauro:
Anni fa, ma proprio tanto tempo fa. C'è stato un periodo dove abbiamo suonato diverse volte con loro; personalmente penso di averci suonato insieme una volta sola. I Raw Power invece credo lo abbiano fatto cinque o sei volte negli anni in cui io abitavo in Inghilterra coi brani che perciò venivano cantati da mio fratello Giuseppe. Tutto ciò accadeva nella prima metà degli anni '80 quando quelle poche volte che si suonava in Italia oltre che con i Negazione capitava di suonare con gruppi come i Crash Box, gli I Refuse It oppure i Jugernaut.

Perché tu e Giuseppe avete scelto l’hardcore quando avete messo in piedi la band?
Mauro:
Perché era il genere che ci piaceva. Quando noi abbiamo iniziato a suonare la musica che ascoltavamo era l'hardcore californiano, qualcosa della East Coast, un paio di gruppi inglesi, GBH, Discharge, Exploited. Appena prima dei Raw Power c’era un’altra band, gli Off Limits, che faceva innanzitutto cover di gruppi di hard rock americano e non solo…

C’entrano qualcosa gli Stooges di Iggy Pop?
Mauro: Sì, eccome! Il nome Raw Power deriva proprio da Iggy Pop e gli Stooges. Una sera che eravamo a casa dei miei, eravamo intorno ad una tavola e abbiamo detto "Cazzo!?! Dopo Off Limits dobbiamo tirar fuori un altro nome!" Facendo cover degli Stooges e avendo tra i pezzi già in scaletta anche Raw Power che, per inciso, abbiamo continuato a proporre anche nei primi tempi con la nuova band, abbiamo deciso che se dovevamo scegliere un nome quello doveva essere proprio Raw Power.

Negli anni anche la line up è cambiata; eccezion fatta per te e tuo fratello, purtroppo scomparso qualche anno fa, il resto della band ha avuto difficoltà nel trovare un combo stabile. A cosa è dovuta questa difficoltà?
Mauro:
Per due motivi: uno per i soldi, perché il problema è sempre quello. Finché c'è gente che riesce a starci dentro anche senza guadagnarci niente perché già lavora, nel fine settimana puoi permetterti di dire "andiamo a fare i coglioni in giro, anziché andare al bar..", e vai a suonare. Se c'è gente che invece non ha fatto mai un cazzo in vita sua, non guadagnando niente dice "vabbé, almeno investiamo due soldi per suonare". Purtroppo noi suonando non abbiamo mai beccato granché perciò alla fine, dai una volta, dai due, dai tre, c'è chi mollava il colpo.

L’altro problema erano le velleità musicali. A parte me e mio fratello. Io infatti non sono capace di fare un cazzo; lui ha sempre saputo di non essere un gran chitarrista perciò si concentrava solo sui Raw Power. Gli altri, capaci di suonare, hanno sempre avuto altri due o tre gruppi perché effettivamente abbiamo avuto dei ragazzi nella band che erano musicisti veri. E allora alla fine anche loro sono arrivati ad un punto che hanno detto "io voglio fare qui, io voglio fare là, nei Raw Power non riesco più ad andare avanti, ecc.ecc…". Nella maggior parte dei casi è sempre accaduto che, usciti dalla band, non hanno fatto un cazzo perché bene o male i vari chitarristi, i vari bassisti, i vari batteristi, nei Raw Power erano IL chitarrista, IL bassista, IL batterista dei Raw Power e la gente si faceva le seghe ascoltandoli; andandosene si sono trovati a suonare magari con cantanti famosi, però erano solo il chitarrista DI, il batterista DI...: alla fine la gente era lì a farsi le seghe per il cantante e tu eri uno dei tanti, l'ultimo arrivato che nessuno cagava. Alcuni sono poi tornati, certi no perché magari non suonavano più l'hardcore, genere che comunque richiede anche un certo allenamento fisico. Puoi essere bravo finché vuoi, ma se smetti di suonarlo riprendere è dura. Io ho visto Helder che è un batterista davvero bravissimo, il batterista migliore che abbiamo avuto e, ai tempi, uno dei più bravi in circolazione. L'abbiamo provato un paio d'anni fa e non riusciva a tenerci dietro, non perché non fosse bravo, ma semplicemente perché non aveva più allenamento.

Parlando invece della vostra discografia possiamo notare come sia uscito un numero non altissimo di dischi in studio e quasi sempre per un'etichetta discografica diversa. Come mai?
Mauro:
Sempre i soldi, te lo devo dire un’altra volta (e qua al buon Mauro scappa un mezzo sorriso - ndr). I nostri dischi li hanno sempre rilasciati le famose etichette indipendenti perciò tutte le volte ti devi arrabattare a trovare qualcuno che butti fuori il disco nuovo. In realtà il problema di pubblicare un disco dei Raw Power non ce l’ho perché trovo sempre qualcuno disposto a farlo; il problema è che esce il disco, ma…nessuno sa che è uscito! Negli anni passati, quando in linea di massima facevamo un album ogni due o tre anni, è capitato di andare in tour in America con la gente che neppure sapeva fosse uscito un nuovo lavoro o magari, se ne aveva avuto notizia, non sapeva come recuperarlo! Era un problema di pubblicità e di distribuzione. Adesso con internet è una pacchia, per noi e per tutta quella serie di gruppi nuovi, nati magari una decina di anni fa che girano e che magari in concerto fanno una nostra cover per cui consentono anche al nostro nome di circolare e di incuriosire quanti li vanno a vedere. Calcola anche il fatto che noi se abbiamo pubblicato una dozzina di dischi ufficiali, siamo presenti su tantissime compilation di gente che le ristampa senza dirmi un cazzo.
Alcuni mi fanno notare come dovrei intervenire e fermare questo tipo di prodotti, ma alla fine a me fanno un piacere comunque perché, partendo dal presupposto che noi non becchiamo una lira in ogni caso, alla fine se esce una compilation in Scozia, in Australia o chissà dove, questo permette a quelle due o tre riviste, a quei due o tre siti che se ne occupano di parlarne e segnalando magari anche il pezzo dei Raw Power. Noi non abbiamo agenzie, sono anni che non buttiamo fuori un disco in studio, perciò alla fine l’importante è che si continui a parlare del nostro nome.

Domanda estemporanea: pensi che gli attuali Guns n’Roses possano chiamarvi per aprire qualche loro data visto che ai tempi accadde il contrario?
Mauro:
Mmm...penso di no!? A parte il fatto che non credo sappiano neanche chi siamo noi, però magari potremmo suonare con Slash e gli altri! Spero per loro di no; una volta che arrivano a chiamar noi vuol dire che sarebbero arrivati alla frutta un'altra volta (risate - ndr)!
Comunque il punto è sempre quello: se, e dico se, dovesse mai uscire qualcosa di nuovo a nome Raw Power, ed entro fine anno potrebbe anche capitare dato che stiamo facendo "purtroppo" questo qualcosa di nuovo, noi ci guarderemmo attorno.
Ciò di cui abbiamo bisogno è suonare nei festival, però al momento non ci riusciamo perché non abbiamo sul mercato un nuovo album. Per fare il passo anche solo in Serie B, devi entrare nel circuito di quei festival dove circola un po’ di gente e devi aver qualcosa di nuovo nei negozi. Una volta che riusciremo a tornare lì sono convinto si potrà far qualcosa. Che poi non voglio neanche fare tanto perché alla fine non potremmo, dato che tutti noi lavoriamo e non ci penso nemmeno di lasciare il lavoro per suonare: magari si potesse fare così!?!? Ci fossero tutte le condizioni per lavorare seriamente al progetto Raw Power lo farei in trenta secondi! Ma so che questo non capiterà più; ci sono passato, ormai è andata e... buonanotte!
Però togliersi ancora qualche soddisfazione, questo sì. Io conosco tutti i gruppi che hanno continuato a fare da sempre roba che facevano venti anni fa, continuando in questo modo a suonare. Uno, sono americani e già solo per questo sei a metà del lavoro; due, hanno deciso giustamente di continuare a proporre quella stessa musica che aveva avuto un certo successo magari nei primi album proponendola anche nei dischi successivi. Campano in questo modo; non diventano ricchi, ma piuttosto che lavorare in fabbrica...
Ti faccio un esempio: c'è una band che a me piace da morire che sono i Sick Of It All. Fino a cinque, sei anni fa non venivano mai in Europa: ora non li vedi mai in America, cazzo, sono sempre qua! Sai perché? Perché in America se va bene prendono mille dollari; qua ti danno diecimila euro: vedi tu. E mentre là non li caga più nessuno, da noi suonano e hanno gente che continua a seguirli e che si diverte. Secondo me fanno bene così.

La notizia di un vostro nuovo album mi ha sorpreso, in positivo, ma mi ha sorpreso.
Mauro:
Io non voglio più far niente perché sono sicuro che la roba nuova fa cagare più di quella vecchia. Il casino è che un pò la gente, ma più che altro quelli del gruppo lo chiedono! Riallacciandomi a quanto dicevo prima, anche questi nuovi adesso pensano di essere musicisti e si lamentano di fare sempre solo pezzi vecchi; io comunque ho sempre detto loro "no, no, pezzi nuovi non ne facciamo, non ne facciamo perché tanto non siete capaci di farli".

Adesso la scommessa della band è quella di dire "no, no, adesso li facciamo e vedrai che sono pure belli!!"; e difatti, ogni volta che li fanno dico loro che fanno cagare, che li ho già sentiti, che sono uguali agli altri... (grande Mauro! Troppo forte. – ndr). E loro cosa fanno? Mi "accusano" della mia solita scarsa lungimiranza. "Tutti fanno brani nuovi che sono uguali a quelli vecchi e funzionano, perché noi no?!?" Agli inizi, col secondo disco SCREAMS FROM THE GUTTER non volevo che lo facessimo uguale al primo perché secondo me avrebbe spaccato i maroni, e già in quell’occasione gli altri iniziarono ad odiarmi. Invece avremmo dovuto farlo identico al primo (risate – ndr)! Adesso abbiamo sedici, diciassette pezzi, uno più brutto dell’altro, dobbiamo metterne a posto un paio poi in teoria saremmo anche pronti per andare in studio e sentire come rendono in quel contesto. Una quindicina li abbiamo già provinati in uno studio da noi a Reggio e suonano come Raw Power...

Quindi possiamo star tranquilli?
Mauro:
Sì, sono "brutti standard"! Purtroppo per tener la band unita devo dare qualche "contentino"... L'idea è quella: li finiamo, li registriamo grezzi nello studio poi vediamo il da farsi. Intanto abbiamo registrato un pezzo per una compilation per un'etichetta di Seattle. È una cover dei Dehumanizers, band con cui suonammo ai tempi del nostro incontro coi Guns N’Roses (1986 – ndr) e che abbiamo incontrato di nuovo recentemente, in procinto di rilasciare questa compilation di gruppi che fanno loro pezzi. A giugno/luglio torneremo negli USA per un paio di settimane e cercheremo di muovere un po’ le acque.

Allora vi attendiamo di nuovo a Le Piccole Iene col nuovo album.
Mauro:
Vediamo, vediamo… Che poi per la verità abbiamo già un doppio dvd che esce con la "solita brodaglia", hai già capito, e c’è pure un album in uscita per la BCT Records con contenuti che anch’io ignoro. Intanto è uscito pure il primo skateboard dei Raw Power, figurati!?! Insomma, tutta questa robaccia esce o sta uscendo; però per la brodaglia nuova nuova o esce entro fine anno o non esce più perché mi sono già rotto le palle (risate – ndr)!

Perfetto, io ti ringrazio…
Mauro:
No, no grazie a te per questa chiacchierata e grazie a voi per qua. Il posto è da paura, proprio bello! Abbiamo provato già un paio di volte a venire a suonare, ma non ci hanno presi. Personalmente ci tenevo ad esibirmi a Le Piccole Iene perché palchi del genere non li trovi spesso. Ho sempre visto il locale in foto o magari gente che era già stata qui me ne aveva parlato bene. Visto dal vivo posso solo dire che è proprio un bel posto, bravi!

Andrea Barbaglia ‘11

le foto riguardanti il live c/o Le Piccole Iene presenti nell'articolo sono state recuperate da internet
MISANTROPICANA
Piet Mondrian
- Urtovox - 2010

Dopo un frugale ascolto al singolo Apocalippo risulta fin troppo facile accostare a tutta prima il duo tos'ano che omaggia nel nome l'importante pittore olandese appartenuto al movimento artistico De Stijl agli ormai disciolti The White Stripes: chitarra e voce (impostata) lui, che risponde al nome di Michele, batteria e voce (melodiosa) lei, la giovanissima Caterina. Più interessante e costruttivo è parlarne con una maggiore cognizione di causa, ascoltando il loro cd per intero, cogliendo sfumature e assaporandone il climax. Si parte su una base pop porno con un o yeah! e lascivi mugugni vari che fanno un inconsapevole omaggio ai mai dimenticati Green Jellÿ di House Me Teenage Rave, ma Report 1 è molto di più: le onde sonore prodotte da un theremin fantasma rendono estremamente fascinoso un brano già di per sè accattivante mentre Michele invoca Gino Strada affinché invii qua in Occidente le inutili mine antiuomo disseminate in Afghanistan ritenute più strumentali nello sterminare i fascisti, gli anziani ed i menefreghisti vista l'impossibilità di salvaguardare il mondo e la foresta amazzonica! Il kazoo è protagonista della successiva Boogie Woogie, un particolare e sarcastico banchetto luculiano in cui una abbondante dose di ironia serve a farci digerire le portate elencate in un contesto sempre piuttosto critico rispetto agli standard di vita dell'uomo contemporaneo. La già citata Apocalippo è una bomba ad effetto immediato che cresce sempre più, ascolto dopo ascolto. Altro momento davvero notevole è l'eterea, ma poco sognante visto l'argomento terreno trattato, Lascia Perdere le cui note di tastiera (Amari? Chi ha detto Amari?) affidate a Caterina, voce principale che come negli altri episodi sempre si intreccia al 50% con quella di Michele, ci lanciano sospesi nello spazio più mellifluo della mente, dove i propositi e le idee nascono, ma non sempre trovano poi il loro corrispettivo sviluppo concreto nella realtà. Si torna al garage rock minimalista con l'ironica Ho Votato Lega, un Bugo ancora privo di Joe Valeriano, ma sempre in possesso di un lucido e tagliente sguardo contemporaneo, lo stesso che torna nella disillusa Un Corpo prima di qualche accenno prog affidato al flauto traverso di Beatrice D'Elia in Credo Che L'Uom' Per Natura Sia Così, dall'indovinato dinamismo Sixties/Seventies che fa pure molto Calibro 35 (Una Notte Al Casinò). Venti secondi di frammenti sonori tratti da trasmissioni televisive dozzinali esemplificano all'istante parte della trattazione presente ne Il Chiacchiericcio Da Cortile, melanconica sociologia quotidiana del XX e XXI secolo. Bianconi che canta con Ginevra Di Marco sembra comparire in Forse Questo È Amore e i The Zen Circus danno il loro contributo "spirituale" in Humphrey Bogart. Dogma, così essenziale eppure incisiva, chiude un disco che è davvero un must. Ah sì, è l'album d'esordio, scusate se è poco. Il gruppo più politico che c'è oggi in Italia? Possibile. Agnostici? Forse. Rivoluzionari? Magari. Bravissimi? Certamente!

venerdì 8 aprile 2011

06-04-2011
- THE TWILIGHT SINGERS live @ Magnolia -
Segrate (MI)

Siamo ad aprile. A poco più di un mese dalle prove per il tour mondiale che li terrà occupati almeno fino al mese di giugno, i Twilight Singers di Greg Dulli approdano nuovamente nel Bel Paese per proporre in sede live i brani del recentissimo DYNAMITE STEPS, album che segna l'inizio della collaborazione con la gloriosa Sub Pop dopo i proficui anni passati non senza reciproche soddisfazioni con la londinese One Little Indian. La band che oltre al suo distinto fondatore questa volta annovera tra le sue file i veterani Scott Ford e Dave Rosser, rispettivamente al basso e alla chitarra-cori, Greg Wieczorek alla batteria e il polistrumentista Rick Nelson al violino, al piano e ai synth, ha pure un ospite d'eccezione, anzi, oggi due: sono gli amici di lungo corso Manuel Agnelli e il redivivo Dario Ciffo che, con Dulli e i restanti Afterhours del periodo, affrontarono le registrazioni in terra siciliana di BALLATE PER PICCOLE IENE prima e BALLADS FOR LITTLE HYENAS dopo, a cavallo tra 2005 e 2006.

Un parterre compatto e variegato accoglie calorosamente l'ingresso dei musicisti sulle note introduttive di Last Night In Town, primo di ben sei estratti dall'ultima fatica in studio che andranno a costituire un terzo della scaletta odierna. Qualche problema in spia, ma è già tempo per rispolverare un classico da BLACKBERRY BELLE: Fat City (Slight Return) consente le prime significative interazioni da parte dei ragazzi accorsi sotto al palco che accompagnano Dulli nelle strofe e Rosser al controcanto. Le loro due chitarre unite a quella di Agnelli per un inedito attacco a tre sono un soluzione lussureggiante per l'elegante Gunshots e mentre l'ex cantante degli Afghan Whigs è ancora intento ad accordare la sua Gibson ES-355, che ad ogni brano necessita un'aggiustatina, ecco un altro pezzo dal passato recente: Forty Dollars, spinta da un violino molto afterhoursiano, viene cantata senza gli effetti della versione in studio, scorrendo più fluida e immediata come la piccola, ma voluta, citazione di She Loves You nel finale richiede.

La stessa fruibilità è rintracciabile nella sognante She Was Stolen il cui tappeto organistico rimanda a certe atmosfere care ai Mercury Rev di Jonathan Donahue. Chi si aspetta a questo punto che il concerto viva sull'alternanza fra pezzi nuovi e brani vecchi resta piacevolmente sorpreso dall'osservare come il frontman per la canzone successiva sarà Manuel Agnelli che, depositata la sua chitarra, emerge dalle nebbie rosse di un palco eccessivamente fumoso, e sempre molto in ombra, per interpretare la "sua" I Milanesi Ammazzano Il Sabato, ben più corposa rispetto all'originale tratta dall'omonimo album. Dopo questo gustoso intermezzo che le videocamere di mezzo parterre non si lasciano sfuggire, è tempo di omaggiare un'altro artista. Questa volta si tratta dell'amica Martina Topley-Bird autrice insieme al dj David Holmes di Too Tough To Die, brano contenuto nel suo esordio solista QUIXOTIC e già ripreso in maniera sbilenca e personalissima dai Twilight Singers nel loro album di cover SHE LOVES YOU. È questa la fase di stanca del concerto che registra però una decisa impennata con i successivi due classici: Love e Annie Mae danno infatti la giusta scossa, anche ai musicisti stessi, Dulli su tutti, soprattutto per merito del luciferino violino suonato da Nelson e grazie al marziale piano, per l'occasione appannaggio di Agnelli, che preparano il terreno ad un unicum tra i due brani, senza soluzione di continuità.

Sempre troppo poche le parole del buon Greg che, senza perdersi in fronzoli, va al sodo con la successiva Bonnie Brae e chiama on stage Dario Ciffo, finalmente di nuovo al violino, per la nuova Get Lucky al termine della quale Manuel ha già anticipato tutti attaccando Teenage Wristband, vero e proprio must accolto da un boato e cantata all'unisono da band e fans: you wanna go for a ride? So let's do it! A questo punto sul palco restano solo i cinque musicisti americani e la scelta di fine set ricade sulla ipnotica melodia strisciata di soul di Candy Cane Crawl prima che le ovattate atmosfere cinematografiche di Never Seen No Devil, colonna sonora di un film che è il quotidiano vissuto in una qualunque metropoli, si impossessino della scena
. Get Lucky ci riporta coi piedi per terra, utile però ad introdurre nuovamente gli amici Manuel e Dario "per eseguire una canzone che abbiamo scritto tutti quanti insieme in Sicilia sette anni fa".

La batteria seguita dal taglio di chitarra è inconfondibile: La Vedova Bianca o My Time (Has Come) che dir si voglia, è urlata in ugual misura dal cantante degli Afterhours e dallo stesso Dulli, il primo cantandola in italiano, il secondo intrecciando il testo inglese per una versione che non ha precedenti. Per i bis Greg passa al piano, Agnelli e Rosser alle chitarre e la sezione ritmica macina chilometri stando al proprio posto per una The Killer da brividi contrappuntata da
l solito violino di Nelson. Siamo in dirittura d'arrivo: le onde di Waves ci trascinano nei loro pericolosi vortici, risucchiandoci ripetutamente e facendoci riemergere provati dagli abissi sonori in cui ci hanno condotto senza alcuna pietà. Spetta così all'Hyperballad di Björk, riveduta e corretta secondo il proprio gusto, mettere la parola fine ad uno dei concerti migliori di questa parte di tour europeo, se è vero come è vero che le parole conclusive di Dulli "It was my great pleasure to sing for you tonight!" poco prima di scendere dal palco verranno successivamente confermate da quanto scritto online solo tre giorni dopo, il 9 aprile, sostenendo come le tappe italiane siano state addirittura degli "highlights, non solo per via del pubblico che impazziva ad ogni data, ma anche per aver trascorso del tempo with our good friends, Ciao Italy!" Ciao Greg, ciao ragazzi; a presto!

Andrea Barbaglia '11

mercoledì 6 aprile 2011

ALLE BASI DELLA RONCOLA
Sakee Sed
- autoproduzione - 2010

Ciò che stupisce fin dal primo ascolto è la facilità con cui i due ragazzi bergamaschi titolari del marchio Sakee Sed inanellano una serie di brani obliqui e strabilianti che denotano assoluta maturità e una determinazione in merito alla strada da seguire davvero notevole. Il pianoforte doorsiano della waitsiana Vermouth And Baby, strascicata nel ritmo, ma non nella resa sonora finale, non stona per nulla di fronte all'ukulele di quell'Happy Thomas che festeggia nel giorno del suo venticinquesimo compleanno insieme agli amici più intimi, come testimoniano i coretti alcoolici disseminati lungo tutto il brano. Whisky & Coke è l'anfetaminico rock da saloon che Capossela deve ancora sorprendentemente scrivere tra un cha cha cha della Medusa e un ballo di San Vito qualunque. La promozione mediata si riversa nell'incrocio per soli wurlitzer e batteria tra i Marta Sui Tubi e i Verdena di Cenami Il Cefalo, primo singolo dal disturbato video lo-fi; quella im-mediata è affidata ad una centinaio di live in supporto, tra gli altri, ai già noti The Zen Circus, ad Edda, ai Bud Spencer Blues Explosion e ai Rossofuoco del Maestro Canali. Mentre un altro giro di Jack Daniel's scende in corpo e i rifornimenti di Laphroaig stanno per esaurirsi, le stralunate Benson & Eggs e Honky Thonky Honk fanno il giusto paio con l'indovinata I'm Drunk e il divertissement strumentale ed onomatopeico di Uncachaca; poi, quando la sbornia avanza inesorabile e il più classico dei consuntivi esistenziali è alle porte, ecco i brillanti resoconti di una vita bruciata quotidianamente nel Caffé Degli Artistici, accogliente luogo di ritrovo come molti se ne trovano tanto nelle pianure quanto nei paesini di montagna della nostra bella Italia."Risvegliati Dolcemente!", verrebbe da dire in compagnia di Martina Togni all'anonimo alcoolista da strapazzo di cui sopra, ma preferiamo disinteressarci completamente di siffatto individuo, lasciandolo tenersi fra le mani la testa ancora barcollante, e ballare noi alter uno sbilenco Walzer con Mrs. Tennessee. Caro Marco, caro Gianluca, si sa già quando arriverà BACCO in persona con tutte le sue menadi danzanti sul dancefloor del circolo? Noi attendiamo fiduciosi; intanto aspettiamo fuori, osservando le nuvole che anche quest'oggi cingono il Dente Del Diavolo.

martedì 5 aprile 2011

02-04-2011
- DON DILEGO live @ Pub 1340 -
Francavilla Bisio (AL)

Ennesimo tour italiano, il quinto se la memoria non ci inganna, per l'alternative folk rocker di New York che si concede questa volta ben un paio di settimane qui da noi godendosi pure l'inattesa botta di caldo primaverile di questi giorni. Ogni concerto è un pò a sé stante. Due le versioni in cui Don avrà modo di esibirsi infatti in questi quindici giorni: full band, con la collaborazione dei nostri Ruben Minuto, Luca Crippa e Alex Marcheschi, e in un lonesone duo con il solo Crippa. Noi scegliamo di raccontare la prima (con le fotografie della seconda) di tre avventurose serate a cui decidiamo di assistere, da un lato perché questa rappresenta il primo contatto diretto con l'artista, dall'altro perché l'ottima riuscita della stessa diventa il motore propulsivo che ci spinge a raggiungerlo nelle altre due occasioni nei giorni seguenti nonostante la loro non semplice dislocazione logistica. Francavilla Bisio regala a Don una manciata di devoti fan giunti apposta per ascoltare il suo già importante repertorio e magari qualche gustosa anteprima dei prossimi due cd in arrivo, stando alle parole del diretto interessato, nel corso dell'anno. Prendendo posto su uno sgabello, armato di una acustica e accompagnato dalla lap steel di Crippa, DiLego regala subito una brand new song, la malinconica Like A Ghost che, visto il vociare continuo di una parte del pub, assume una valenza ancora più straniante, con un DiLego davvero fantasma agli occhi di tanti distratti ascoltatori. E si continua sulla falsariga con la successiva Border Song: I thought the world was letting me down and leaving was just the simplest thing I found. Eppure gli applausi degli appassionati presenti in sala sono sinceri e già con la splendida Dreamin' il duo sul palco riesce a catturare l'attenzione anche di quanti sono solo lì di passaggio.

Per i palati fini ecco quindi giungere una preziosa cover: i Wilco sono difatti omaggiati con California Stars, brano originariamente scritto nella parte testuale da Woody Guthrie e inciso solo successivamente, per iniziativa della figlia di Woody, dalla band di Jeff Tweedy in collaborazione con Billy Bragg per l'album MERMAID AVENUE. Mentre il prezioso Crippa si sposta alla sua Gibson è già tempo per un paio di inediti: Television Sun ha il sapore della California più disincantata e sognante mentre Deal With The Devil viene temporaneamente accantonata per far posto ad Ol' Hank Williams eseguita in piedi su uno dei tavoli del locale probabilmente perché infastidito dal continuo parlare che rieccheggia in sala dagli spazi limitrofi. Nei minuti successivi si torna al disco d'esordio THE LONESTAR HITCHHIKER VOLUME 1 con Ohio Fight Song, si citano nuovamente i Wilco, questa volta con Forget The Flowers, e si recupera l'inedita Deal With The Devil dai forti accenti blues; quindi ecco la toccante dichiarazione d'amore all'amata di Chicago. Si alza il tiro con l'accattivante e divertente Radio Star, sicuro brano di punta dei prossimi live, mentre Ryan Adams compare tra le note e gli accordi di When The Stars Go Blue, ennesima cover della serata che pare in realtà essere stata scritta dallo stesso DiLego vista l'abilità con cui viene eseguita. Un sorso di birra, un'armonica a bocca, l'acustica e la steel guitar di Crippa: quattro ingredienti fondamentali per una sognante The Holiday che anticipa la nuova Here Comes Regular in una versione essenziale che ovviamente non prevede l'accompagnamento dell'affascinante voce femminile individuabile nella compagna di mille avventure, non solo musicali, Bree Sharp. La classicissima Dead Flowers, a quarant'anni dalla sua pubblicazione su STICKY FINGERS, vede on stage una terza chitarra, affidata all'autoctono Luigi che al Pub 1340 è talmente di casa a tal punto da essere "opzionato" da Don anche per recuperare un whiskey in attesa di completare la serata. Miss Louisa's Daffodils è il cameratesco brano da saloon; sulla nuovissima Last Call assistiamo ad uno stomp del solito Luigi, richiamato appositamente da DiLego e Crippa per l'accompagnamento umano.

Blue Avenue è un altra gemma nascosta mentre la mescalera The Vegas Man! è una febbricitante immagine di disperazione ed orgoglio. Ed arriva pure il turno dell'ottima Falling Into Space, in cui Don sbaglia inizialmente gli accordi per poi ripartire però più carico che mai riuscendo nel difficile intento di far cantare tanto la sua chitarra quanto il manipolo di astanti rimasti ad applaudirlo. Arrivano le richieste: At The Texaco sarebbe stato un errore non suonarla, così, nonostante la gola sempre più secca e disidratata del suo autore, diventa non solo il ventunesimo brano in scaletta, ma addirittura uno dei momenti più alti della serata che sembra non volgere mai al termine. Don è infatti felice per le vibrazioni e l'interazione con il pubblico che a questo punto si sono raggiunte e concede ancora una manciata di repliche. Due cover innanzitutto. Una rallentatissima e alternative version di Wild Boys, sì, sì, proprio quella dei Duran Duran, lascia tutti di stucco per l'eccezionale trasfigurazione che una chitarra acustica e una steel guitar riescono a farle ottenere; quindi un'intensa Rocket Man con Elton John rivisitato e corretto quasi fosse un esponente, un pilastro, un padre fondatore della corrente ormai tranquillamente riconosciuta come Americana anche qui in Italia e in modo tale da tenere ancora viva l'attenzione di tutti dopo ormai due ore di concerto. A New Road che in origine apriva il già citato THE LONESTAR HITCHHIKER VOLUME 1 spetta il compito di concludere la serata. Siamo solo alla terza data del tour and we want more. Gallarate e Brescia sono nel mirino. Don al tavolo con noi per un drink.

Andrea Barbaglia '11

le foto presenti sono state scattate c/o l'ottimo Pepe Nero di Gallarate (VA) il giorno dopo questo live report. Ringraziamo il buon Igino Palazzi per l'accoglienza e la cordialità.

Un link al seguente post è presente qui: http://www.facebook.com/dondilego?sk=wall

lunedì 4 aprile 2011

SICK TAMBURO
Sick Tamburo
- La Tempesta - 2009

Quanti sono gli orfani dei Prozac+ non ci è dato saperlo. Eva Poles ha accompagnato in qualità di vocalist femminile l'open space dei Rezophonic per diverse date senza far rimpiangere troppo la pur attesa Cristina Scabbia, già impegnata Oltreoceano con i suoi Lacuna Coil, ritagliandosi pure un piccolo spazio personale in cui proporre la cover di quella Acida che nessuno ha mai dimenticato dopo l'heavy rotation del 1998. Ma l'allora deus ex machina Gianmaria Accusani che fine fece? E l'introversa bassista Elisabetta Imelio ha più dato segni di vita? Negli occhi del bimbo guerrigliero che ci scrutano dal passamontagna del cd dobbiamo e possiamo ricercare una risposta concreta ed esauriente. GM e Betty sono qua. La nuova proposta che il duo ha dato alle stampe con quest'opera prima prende le mosse da sonorità tutto sommato mai abbandonate e anzi, percorse dal chitarrista pordenonese fin dai tempi del collettivo The Great Complotto di inizi Anni '80, quali il rock e ovviamente il punk, filtrati però ora da soluzioni elettroniche solo sfiorate in GIOIA NERA, ultima fatica in studio targata Prozac+ e già dai forti accenti new wave. Ma, a differenza di quanto ci si sarebbe potuti aspettare, non è Gianmaria a prendere in mano il microfono per diventare a tutti gli effetti frontman della band; con una mossa a sorpresa, ma alla fine azzeccata, alla voce troviamo infatti Elisabetta, finalmente sotto i riflettori del palco a fronteggiare il pubblico non più protetta dal suo basso. Il risultato? Eccellente. Fin dai primi passaggi del potente singolo Il Mio Cane Con Tre Zampe abbiamo le coordinate su cui i Sick Tamburo si muoveranno lungo tutto il cd: condensati in poco più di tre minuti, lunghezza media dei brani, la chitarra traccia un riff nervoso, che avanza a scatti, su un tappeto di beat e/o pulsazioni elettroniche mentre il cantato, cantilenante e medio, descrive (?) immagini a loro modo surreali e concrete al tempo stesso, senza voler necessariamente veicolare un messaggio, ma garantendosi al contrario un impatto in your face notevole. Brani come Intossicata, con la drum machine sorretta da una batteria vera, l'indispettita Dimentica e la riffosa Non sono lì a testimoniare questa scelta schematica ad effetto. Altrove (Sogno) compaiono invece reminescenze prozacchiane solo in parte modificate dal nuovo corso, mentre il duo, all'interno di un set che garantisce momenti anche "ballabili" (Forse È L'Amore), di synth punk (Topoallucinazione) minimale (Tocca 24-7), è in grado di sfornare almeno un paio di brani sopra la media come l'ironica richiesta amorosa di Prima Che Muoia Ancora e l'ottima Parlami Per Sempre, senz'ombra di dubbio il momento migliore dell'intero lotto che, come si era aperto con il tappeto strumentale di Sick Tamburo, così va a chiudere il cerchio con l'outro speculare di orubmaT kciS. Qui non si fanno rivoluzioni: semplicemente si alzano il volume e i watt. Tutto il resto è noia.

sabato 2 aprile 2011

in concerto

01-04-2011
- ENRICO RUGGERI & CHAMPAGNE MOLOTOV live @ Phenomenon -
Fontaneto d'Agogna (NO)

Si può giocare con la data del primo aprile se si sta per tornare in scena con la propria band di sempre? Certo, se i protagonisti di questo mancato pesce d'aprile sono Enrico Ruggeri, i suoi Champagne Molotov e lo spirito punk degli esordi, in realtà mai abbandonato viste le tante scelte controcorrente effettuate poi negli anni a venire. E così, dopo una manciata di rinvii causati dalla riabilitazione per un doppio intervento ai tendini della spalla destra solo qualche mese prima, ecco la reunion attesa da ben 23 anni. Ecco l'evento. La mobilitazione dei fanclub Nuovo Swing e Club Peter Pan è frenetica e compatta; l'organizzazione del PalaPhenomenon, location strategica scelta dai Nostri a poco meno di un'ora da Milano e da Torino, ineccepibile.

I più attendono le 23:30 per l'inizio dello show. In realtà un'anteprima di quanto di lì a qualche ora costituirà l'ossatura del concerto si può già ascoltare nell'assolato pomeriggio novarese di questo inizio di primavera quando, durante le prove, ecco comparire ai nostri occhi, da sinistra a destra del palco, Stefania Schiavone, costantemente baciata dai raggi del sole mentre improvvisa alle tastiere, il serafico Renato Meli col suo Fender, un iperattivo Luigi Fiore tornato dopo dieci anni alle pelli, l'atteso Ruggeri, finalmente senza tutore al braccio, e il sempre affidabilissimo Luigi Schiavone alla sua Schecter: i cinque inanellano, dopo aver tarato i propri strumenti per una ventina di minuti, la rediviva La Donna Vera, il cui inciso viene provato un paio di volte per affinare il gioco di squadra, Rien Ne Va Plus, Contessa, con Fiore impeccabile e sicuro orchestratore dei cori, Vivo Da Re e una Polvere su cui fa la sua comparsata Scream, fin qui umilmente in disparte, accompagnando al controcanto finale Enrico.

Sono le 19. Qualche fan comincia ad arrivare alla spicciolata e pian piano si avvia a tavola visto che la stragrande maggioranza ha scelto di fermarsi nel locale per poter cenare accanto ai propri beniamini, già sommersi da calorose strette di mano e richieste di autografi vari. Quando le porte vengono aperte anche agli "esterni", Ruggeri e gli Champagne Molotov sono ancora a tavola, divertìti e cortesi come sempre, senza tradire il benché minimo segno di nervosismo o emozione rispetto alla serata che li attende. A scaldare il pubblico di lì a poco ci pensa comunque Scream che degli Champagne Molotov è attualmente il vocalist in quanto la band, ormai sul palco, ha iniziato una tourneé dalle forte tinte hard rock proponendo un repertorio basato esclusivamente su pezzi dei Journey, storica AOR band americana, poco nota alla massa italiana, ma che ha visto succedersi nelle sue fila musicisti del calibro di Steve Perry, Jonathan Cain, Aynsley Dunbar, Steve Smith, quella macchina da guerra che è Deen Castronovo, Gregg Rolie, Ross Valory e molti altri, tutti al servizio del portentoso guitar hero Neal Schon, unico membro della formazione originaria rimasto al proprio posto dal 1973 dopo gli esordi con Santana.

Certo, le pur ottime Any Way You Want It, Lovin' Touchin' Squeezin', la metallica Wheel In The Sky, Separate Ways o Don't Stop Believin', tanto per citare una manciata di classici che in America hanno garantito un pressoché costante successo alla band di San Francisco lungo tutti questi anni, non hanno l'appeal dei classici del Rouge che questa sera un migliaio di persone è venuto ad ascoltare, ma sono pur sempre gradite occasioni per testare l'ottimo stato di forma degli Champagne Molotov di cui va apprezzato il coraggio per l'anomala offerta musicale proposta. E mentre all'ingresso del locale vengono avvistati Fabrizio Palermo e la moglie Roberta, arrivati giusto in tempo per non perdersi il live della reunion, è lo stesso Scream a cedere il palco all'atteso Enrico Ruggeri che, pacca sulla spalla all'amico, camicia grigia, cravatta pitonata e occhio lucido per l'emozione, si lascia scappare con un sorriso complice un semplice "Ciao ragazzi!" rivolto al pubblico eccitato.

Poi.. Rien Ne Va Plus. Pianoforte e voce. Applausi. Nonostante il fastidioso chiacchiericcio continuo di qualche infiltrato poco gradito, la poesia che proviene dal palco catalizza l'attenzione di tutto il locale e rapisce i cuori più sensibili. L'entrata poi degli altri strumenti per la conclusione del pezzo concede un caloroso tributo a tutti i musicisti. Facendo riferimento allo stop forzato causa operazione il cantautore milanese ci confida di come sia "molto contento di ripartire con quelli con cui siamo partiti un pò tutti": c'è pure Roberto Benoldi, storico tour manager della formazione, con cui vennero condivisi gioie e dolori di quei rouggenti Anni '80 che, prima di questa sera, per molti dei presenti tornavano però a prendere vita solo attraverso le parole e la testimonianza di chi li aveva vissuti sulla propria pelle. E allora godiamoci questi istanti. Ancora l'incantato pianoforte affidato a Stefania Schiavone diffonde le tenebrose note della strepitosa Il Portiere Di Notte mentre dall'altro lato del palco il fratello Luigi le contrappunta con la sua chitarra.

Spariti gli arrangiamenti elettronici degli ultimi anni, la protagonista della canzone prende forma non solo nel suo asciugamano, ma sembra addirittura avanzare tra i fumi del palco mentre l'assolo finale ne conclude la camminata. E fedele a queste versioni originarie ecco pure Nuovo Swing con Ruggeri che, ancora emozionato, sbaglia l'entrata, lo segnala addirittura nel microfono come se niente fosse, quindi, felice come un bambino, prende in mano le redini della situazione e dirige i cori del pubblico. Al di là dell'innegabile bravura di Stefania, è divertente osservare la nonchalance con cui il marito Renato Meli suona il basso, quasi non l'avesse mai abbandonato per dedicarsi invece all'industria discografica dopo lo scioglimento della band vent'anni prima. Deliziosa, anche se probabilmente un pò fuori luogo questa sera, Quello Che Le Donne Non Dicono da sempre momento di cori femminili che mai stonano, ma che si sarebbe potuta bypassare per far spazio a brani più movimentati e attesi dagli aficionados.

Poco male; l'immancabile Polvere zittisce immediatamente ogni tipo di eventuale malumore con uno Schiavone in stato di grazia, e presentato per primo quale dovuto omaggio ai tanti anni di scorribande musicali vissute insieme, che torna ad incendiare il fronte del palco col suo chitarrone heavy mentre il lungocrinito Scream raggiunge tutti per il controcanto finale. Un ringraziamento al siòr Silvio Crippa, l'unico Silvio conosciuto dalla band prima che comparissero altri imitatori, ed è tempo di presentazioni per il resto della band: il grande Luigi Fiore, batterista e ora pure guru dell'alimentazione, il discografico con la mai sbiadita passione per la Musica Renato Meli e una emozionatissima Stefania Schiavone che, immancabile, attacca l'ennesima sua arcinota partitura pianistica con Enrico che per la seconda volta non riesce ad entrare sull'attacco. È Il Mare D'Inverno, che strappa come sempre consensi e boati di attestazione, ma che oggi si piega di fronte al recupero della storica La Donna Vera, primo estratto di una terna a cavallo tra rock e punk, con un quadratissimo Fiore senza il quale anche i restanti brani perderebbero un pò del loro smalto primigenio.

Urge assolutamente una foto: dalle prime file ecco giungere nelle mani del cantante i mitici occhiali bianchi che Ruggeri indossa un istante prima di riappropriarsi dell'omaggio Decibel di Contessa e sparare l'altra scheggia pre-Champagne di Vivo Da Re che chiudono lo show della reunion. Foto ricordo per tutti. Quindi ancora Champagne Molotov featuring Scream con una nuova elettrizzante scarica di AOR targato Journey. Fatto salvo chi causa di forza maggiore deve farlo, spiace vedere a questo punto della serata allontanarsi dal parterre una fetta di pubblico, evidentemente già soddisfatta per quanto fin qui ascoltato e sicuramente poco avvezza ai nuovi brani. Ma chi resiste e sta al suo posto viene premiato: un informalissimo Ruggeri, abbandonate camicia e cravatta, si ripresenta sul palco in t-shirt nera e la band parte con i bis. E sono veri bis: l'acclamatissima La Donna Vera è l'immancabile partenza che richiama anche quanti si erano rifugiati al bancone a cercar un drink o più semplicemente refrigerio, poi di nuovo Polvere e Vivo Da Re con somma e reciproca soddisfazione di pubblico e protagonisti.

Baci e abbracci, applausi e fischi d'approvazione, gioia e commozione, rock e sudore. Questa volta è proprio finita. Ma nel migliore dei modi.
L'indomani, sul proprio Diario Di Bordo, un raggiante Ruggeri così commenterà: "Ieri è stata una serata di quelle che non si dimenticano. Emozioni molto forti da chi era sul palco e da parte di chi, davanti a noi, cantava a squarciagola mostrandoci affetto e stima. Gli Champagne Molotov hanno ancora un'identità sonora molto precisa: è stato un concerto vero e proprio e non una rimpatriata. È stato bello risentire quelle versioni e cantarci sopra. La vita va avanti, arriveranno nuove idee e nuovi progetti, ma è fantastico fermarsi ogni tanto a guardare quello che abbiamo costruito e vedere che non è stato ingiallito dal tempo. Grazie Renato, Stefania e Luigi. A presto". Noi con voi.
Andrea Barbaglia '11

venerdì 1 aprile 2011

INSIDIA
Litfiba
- EMI - 2001

Il parziale fallimento di ELETTROMACUMBA, lavoro frettoloso con poche luci e dalle evidenti ombre all'alba dell'abbandono di Piero Pelù, viene per ampi tratti riscattato ora grazie alla seconda prova in studio operata dall'accoppiata Renzulli-Cavallo. I suoni sono decisamente più curati, i testi, esclusiva di Cabo, più criptici e meno rancorosi, le sonorità più variegate, spaziando dalla fiera furia hard rock di Luce Che Trema, uno dei must del cd, alle oscure trame sonore di Oceano, ipnotica e vorticosa ballata rock pronta a soddisfare gli orfani di certe atmosfere pre MONDI SOMMERSI con una spruzzata di elettronica sapientemente gestita dal collaboratore di lungo corso, ed ex Matia Bazar del periodo berlinese, Mauro Sabbione, rientrato in seno alla band durante il precedente tour. Quest'ultimo è complice tanto nelle costruzioni ritmiche di Ruggine e di Senza Rete quanto nell'uso più classico di un pianoforte che compare nella mediorientaleggiante Invisibile, compiuti appuntamenti che, a modo loro, non sfigurano di fronte al glorioso passato della band fiorentina guidata ora dal drumming serrato del nuovo arrivo Gianmarco Colzi in vece di Ugo Nativi. Ghigo? In forma fortunatamente. Basta chiedere a Mr.Hyde, brano d'apertura di cd e di tour dalle tinte dark, o passare dalle parti dell'estremamente riconoscibile tapping presente ne La Stanza Dell'Oro, ottimo singolo di punta dalla trascinante verve rock e dalla massiccia, ma mai invasiva dose di tastiere affidate ancora una volta a Sabbione e al talentuoso bassista Gianluca Venier, solidissimo virtuoso delle quattro corde prestato a pc e grooves vari quando l'occasione lo richiede. E che di grooves si faccia se non man bassa, almeno ampio uso lo dimostrano la title track, potente e snella al tempo stesso, così come Il Branco, altra violenta denuncia sociale in musica. Impossibile non citare Nell'Attimo: in poco più di quattro minuti compaiono come in un fata morgana più tecnologico visioni estatiche di terra e sconvolgenti rivelazioni sulla mediocrità umana. Nota davvero stonata e che non può né deve essere sottaciuta la scandalosa ed irritante versione remix di Ruggine: buon per il disco che è posta in fondo, ma davvero non si capisce come abbia potuto avere il benestare della band per la pubblicazione, avulsa dal contesto com'è e incapace di poter generare alcunché di buono. Di riempitivi non si sente mai la mancanza. Specie quando l'album è di per sé davvero buono. ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR.