mercoledì 26 ottobre 2011

PURGATORIO
Piet Mondrian
- Urtovox - 2011

"Lungo il sentiero del mondo d'un tratto ci siamo voltati e si è visto indietro per soffermarci un pò sulle cose della vita ch'è corta e veloce va via". Sorprendono due cose in questi primi trenta secondi abbondanti di PURGATORIO. Sorprende innanzitutto ascoltare ancora una volta la voce di Caterina Polidori doppiare quella di Michele Baldini e fondercisi insieme nonostante l'abbandono dello scorso maggio. E, anche alla luce di questo avvenimento che pensiamo a suo tempo traumatico, sorprende trovarci a rileggere il testo di Paradiso Terrestre notando, nel suo sound di ultraterrena sospensione, numerosi frasi inconsapevolmente premonitrici del futuro che di lì a poco avrebbe condotto alla separazione dei due musicisti. Non una sola nota è stata dunque suonata dalle nuove entrate Francesca Storai e Valeria Votta, in organico a lavoro pressoché ultimato e in prima linea per i nuovi live. Se affrontato da questa angolazione ci troveremmo di fronte a uno di quei rari casi in cui l'album è già passato prima ancora di uscire. Eppure sbaglieremmo se lo considerassimo lavoro di serie B. Sì perché i Piet Mondrian in questo progetto hanno investito parecchie energie; e sgobbato non poco. Partendo da una analisi del senso di colpa, declinato all'interno di quello che sono i sette vizi capitali, Baldini affina le sue liriche, lima e amplia, aggiunge e corregge, spinto forse in parte dal confronto con l'inarrivabile conterraneo Dante che al secondo dei mondi ultraterreni dedicò una cantica intera. E con la Polidori non si limita ad una riproposizione pedissequa del sound misantropicanesco. Mai così tanta violenza sonora s'era abbattuta infatti da queste parti come quella che ascoltiamo nel finale di Gola o lungo tutta la durata di Avarizia, in cui scariche rock s'incrociano con soluzioni di tastiere non troppo dissimili dai suoni prodotti da uno strumento come il mahai metak, prima di far spazio a inaspettati backwards. Caterina è protagonista assoluta nel crescendo di Lussuria, brano acustico dalle cadenze tradizionali che sarebbe stato oggetto di attenzione da parte di Ginevra Di Marco e della sua pregevole ricerca musicale, di forte matrice popolare, se solo fosse uscito cent'anni prima. Superbia è un'invettiva politica e sociale ben poco velata, ma anzi, diretta, attuale e coinvolgente: i CCCP-Fedeli Alla Linea oggi non saprebbero fare di meglio. Ira è forse il pezzo più strano del cd, walzer anomalo da fischiettarsi per strada oppure accompagnati da quella chitarra acustica che costituisce l'essenza stessa di Invidia. Accidia invece, col cameo vocale di Eva Bianca Dal Canto, non scorda la lezione elettronica dell'ep CARNE CARNE CARNE CARNE su cui era già contenuta, ma anzi spinge ulteriormente con estrema naturalezza verso territori dance. In chiusura arriva pure il singolo che a suo modo è summa di tutto il lavoro, quell'Antipurgatorio tanto letterario quanto reale che sembra schiudere ulteriori nuovi orizzonti musicali. Prodotto in collaborazione con Luca Telleschi, un pò il Virgilio della situazione per il nostro Baldini/Alighieri, e illustrato dall'amica Sara Bandini, un Gustave Dorè in gonnella, PURGATORIO non è ancora l'album definitivo dei Piet Mondrian, ma sviluppa una fase di cambiamento attraverso un percorso di riflessione (ed espiazione?) utile al raggiungimento della mèta. Un pellegrinaggio che Dante affrontò in un momento non particolarmente felice della sua vita così come, fatte le dovute proporzioni, quello vissuto da Michele. Al Sommo Poeta gloria imperitura. Al cantore di San Miniato una vita in Musica.

domenica 23 ottobre 2011

PALAZZI
Vittorio Cane
- Innabilis/New Model Label - 2011

Torna Claudio Cosimato, alias Vittorio Cane. Dopo l'uscita libraria di Tre Tempi, compendio di testi, accordi e poesie pubblicato nel 2010, arriva il momento per il cantautore torinese di entrare nuovamente in studio per mettere mano ai suoi quaderni pieni di appunti e note musicali e dare un seguito ai buoni riscontri ottenuti dal cd SECONDO alzando, se possibile, ulteriormente l'asticella del proprio lavoro. Come sempre la mezz'ora abbondante che anche questa volta ci viene regalata ha una invidiabile peculiarità: una estrema facilità di ascolto unita, per l'occasione, a trame musicali educatamente più complesse che in passato.  Maestoso a tal proposito è il violoncello di Beatrice Zanin in Umano, composizione di per sé già nobilitata dal pianoforte che Vittorio utilizzerà nuovamente in questo cd, in solitaria o con l'aiuto del fidato Deian Martinelli. Discorso simile per i fiati che colorano A Milano, Mai e A Casa Mia: mai sopra le righe, ben si coniugano con le atmosfere casalingo-metropolitane che Vittorio da sempre è in grado di realizzare, concedendosi rilassanti quadri naif in questo caotico e preoccupante inizio millennio. Quello Che è davvero un gioiellino pop; introdotto da fugaci manipolazioni synthetiche, si fa strada con stupefacente immediatezza, col sorriso sulle labbra, come quello di un paffuto scolaretto incamminatosi a piedi verso casa lungo un viale sterrato, delimitato da alte betulle, mentre il sole filtra tra le foglie in una benevola giornata primaverile. E se l'organo elettrico, in bella evidenza anche sul divertito soft rock con cui si riveste la title track Palazzi, ci riporta alla mente ottimi episodi contenuti in SECONDO è perché Vittorio possiede una cifra stilistica riconoscibile anche quando nuovi ingredienti vengono aggiunti alla ricetta. Lo scrittore Christian Frascella, autore dell'interessante Mia Sorella È Una Foca Monaca e del più recente La Sfuriata Di Bet, interviene per la stesura a quattro mani di Sto Bene, una bugata pop che avrebbe probabilmente goduto di migliore sorte se arrangiata per sola chitarra e voce. Ma tant'è. Si respira un malinconico Battisti dalle parti di Non Ne Ho mentre l'esecuzione del brano viene fissata su un registratorino a quattro piste nell'appartamento di Vittorio/Claudio. Responsabilità mantiene sonorità "cagnesche" cercando di dar voce ai sogni di una generazione castrata nelle intenzioni prima ancora che negli atti pratici; non basta rimboccarsi le maniche, ci vuole fortuna e scaltrezza, anche se spesso è poi la consapevolezza di ciò che si è a farci tenere spalancata una finestra sulla realtà e sulla quotidianità. Non una canzone di denuncia, ma neppure divertissement fine a se stesso.  Una batteria piuttosto insistente battezza Qui, psichedelica riflessione sul tempo che immobile va, in cui Cane, novello Lenny Kravitz sabaudo, suona e si diletta con tutti gli strumenti a sua disposizione, prima di toccare il climax dell'album con la già citata A Casa Mia, ballad per mellotron e pianoforte che regala istanti di magia pura. Al suo terzo lavoro in studio il sasso nello stagno della musica indipendente, e non solo, è stato gettato. Vittorio Cane non nasconde la mano: la porge, aperta, in un saluto amichevole. Chi ci sarà dall'altra parte?

domenica 16 ottobre 2011

ATTACK!
Don Turbolento
- autoproduzione - 2011

Chemical Brothers, Beastie Boys, The Music, Stylophonic, Planet Funk; con un occhio (e due orecchie) ai sempre seminali Kraftwerk e CAN. Se anche solo una di queste band rientra nei vostri ascolti più o meno abituali, beh, si presti assoluta attenzione al nuovo album dei Don Turbolento: un vorticoso turbinio di funk, synth e punk, condensato e centrifugato, spingendo sempre sull'accelleratore del pop! Per tutti gli altri che non ne hanno mai sentito parlare, è giunto il momento di allargare i propri orizzonti. È difficile restare immobili e indifferenti durante l'ascolto di questo ATTACK!. C'è elettronica, e non potrebbe essere altrimenti, ma anche parecchia musica suonata che, dal vivo, per non perdere un solo grammo di potenza nel corso del tour 2012, consentirà ad un terzo elemento, ancora sconosciuto, di affiancare sul palco Dario Bertolotti e Giovanni Battagliola, titolari del progetto Don Turbolento ormai da oltre sei anni. Qui, anche più di quanto ascoltato nel debutto omonimo di tre anni fa che già aveva ricevuto parecchi elogi, assistiamo ad una decisa sferzata di energia con sperimentazioni analogiche finora poco sfruttate. Esemplari in tal senso le derive free di What I CAN, nel cui titolo già si prende atto dell'omaggio rivolto alla band di Damo Suzuki, con il quale il duo italiano ebbe un proficuo scambio musicale giusto prima di mettersi al lavoro per le sessions di ATTACK!, e nuovamente mutuate nella acid dance di Tanzen Dusseldorf. Il sound futuristico di Evil Heaven riporta alla mente gli Air di quella pietra miliare che fu MOON SAFARI, consentendo di rallentare per qualche minuto i ritmi altrimenti sempre travolgenti e offrendo un rilassante esempio di space pop. I Public Image Ltd. cantati dai Dog Eat Dog, opportunamente contaminati da tastiere distorte, fanno capolino in Don T. La liquida This Time potrebbe tranquillamente trovare spazio nei CONTATTI di Bugo così come su un qualunque dancefloor nonostante l'estremizzazione del sound nel finale. Lo stesso che già avevamo ascoltato in Attack!, forse il brano più dirompente del cd, tra Atari Teenage Riot e influenze digitali piegate alla sensibilità italica. E non finisce qui: l'ascolto di Desert Line e Mean It rivelano ancora sorprese. La prima è una sognante dream song con influenze new age in cui il cameo vocale di Max Collini, direttamente dagli OfflagaDiscoPax, contribuisce non poco a spalancare nuovi papabili orizzonti. La seconda chiude invece in bellezza questa corsa sviluppatasi nel cuore della notte, espandendo il proprio spettro sonoro come una luce, un bagliore, una scintilla nell'oscurità delle tenebre, quelle che avvolgono i migliori club europei e d'Oltreoceano. Non sono alieni; semplicemente, vivono la felice condizione di portatori sani di intelligente curiosità e meticolosa applicazione agli strumenti. In questo modo reinventarsi non è un obbligo, diventa un piacevole dovere.

mercoledì 12 ottobre 2011

RETRÒATTIVO
Versus
- Mescal - 2011

Lo abbiamo apprezzato un lustro e mezzo fa nell'esordio solista di ESTETICA; lo ricordiamo accanto a Morgan nei suoi dischi e nei suoi concerti post Bluvertigo; lo abbiamo visto calarsi con una fune sui palchi dell'ultimo tour di Max Pezzali nei panni dell'Uomo Ragno, destabilizzando e divertendo i fans dell'ex 883 che non lo conoscevano. Ora è giunto il turno di uscire allo scoperto con la sua storica band con cui dare sfogo alle proprie passioni elettropop-rock. Se da questi pochi indizi qualcuno ha già individuato la figura del buon Megahertz, al secolo Daniele Dupuis, qua di seguito troverà le impressioni che l'esordio su cd dei suoi Versus, band nata in collaborazione col fratello Andrea alla batteria, Sandro Martino alle tastiere e Francesco Costantino alle chitarre, ha suscitato dopo il rilascio sulla storica etichetta Mescal, label che per di più siamo felici rivedere sul mercato dopo gli esaltanti anni '90 e qualche problema di troppo invece negli ultimi tempi. Da dove cominciare? Il lavoro si presenta di fatto omogeneo, accattivante, fruibile, spensierato: in una parola, "pop". E, quel che più conta, mai scontato. Sorprende innanzitutto il volutamente non finito del primo singolo Torre Di Controllo in cui, dopo i cinematografici Titoli Di Coda che aprono il lavoro, è un persistente suono Morse a darci le linee guida di questo brano fresco e primaverile; e diverte l'uso citazionistico fatto del "Principe" De Curtis, inaspettata trovata sonora presente in massicce dosi nella notturna Stare Alzati, autentico campionario cinematografico di avviluppante pop elettronico poggiato sul robusto sax di Andy (sì, quell'Andy là, l'Andy-dei-Bluvertigo) che trova il suo habitat naturale fra le pieghe del basso di Dupuis e i sottili ricami chitarristici di Costantino. Magistrale, sognante e sontuosa, Cosa Ti Aspetti Da Questa Notte potrebbe bastare a sè senza alcun tipo di ospitata. Eppure i quattro musicisti veneti giocano al rialzo mettendo in tavola un carico da novanta: il sempre entusiasta Franco Battiato si concede difatti lo sfizio di concludere da par suo una delle potenziali hit del disco che vede fra i crediti pure la firma di Lele Battista. Mi Raccomando è rassicurante tanto quanto la fotografia di Daniele, papà modello a spasso col passeggino, utilizzata per fare da sfondo al testo inserito nel booklet. Ragazza Farfalla, forse anche per il massiccio uso di rhodes e moog mescolate a cetre e chitarre acustiche, riporta alla mente Le Orme di Figure Di Cartone, mentre Versi Nel Bicchiere mesce due terzi di Bluvertigo e un terzo di Pink Floyd a una spruzzata di rassicurante melodia vintage. Di nuovo un omaggio a Totò nella grammofologica La Colazione Del Signor Marchese e divagazioni space rock in Profondamente Dentro, eterea new wave contenente il featuring del già citato ex cantante dei La Sintesi. C'è ancora tempo per poche Frasi A Metà. Infine è il turno del tormentone. Uno autentico, come in Italia forse non ne se ne sentiva dai tempi di Tre Parole di Valeria Rossi. Ma intelligente. Melody Pops "omaggia" i famigerati lecca-lecca omonimi mentre Megaherzt affronta in modo quasi sociologico (si scambiano password in cambio di sesso) la realtà giovanile che ci circonda. Bastano due ascolti ed il gioco è fatto: talmente catchy da risultare addirittura troppo perfetta per radio e tv da non riuscire a guadagnarsi neanche un passaggio promozionale degno di nota. Del resto ce lo aveva ricordato proprio Totò: in Italia si fa tutto per soffocare l'Arte.

un link al seguente post è presente qui: http://www.versusband.it/?page_id=59 e pure qui: http://www.facebook.com/pages/Versus/40566011788

martedì 11 ottobre 2011

ESPLODERE NEL SONNO

ESPLODERE NEL SONNO
Maciunas
- Malone - 2011

Correva la metà degli anni '90 e Edoardo Bennato preconizzava e si dichiarava interessato a realizzare in un futuro prossimo venturo videoclip in numero uguale ai brani presenti su cd in modo tale da realizzare un videoalbum a tutti gli effetti. Bene, il futuro prossimo venturo è arrivato in casa Maciunas. L'esordio discografico del trio lombardo-piemontese è di fatto un dvd musicale di brani inediti a tutti gli effetti su cui la storica sezione ritmica dei sempre gloriosi Fluxus e il chitarrista solo apparentemente più pacato degli Afterhours uniscono le forze per dare, a modo loro, una nuova lettura del prodotto discografico. Osando. "Da Vedere Ad Alto Volume". Così recita la scritta riportata nell'inlay card posta sotto al dvd. Ma noi optiamo per una esperienza sonora ulteriormente alternativa. Rippiamo l'audio in mp3. Il primo ascolto diventa così fugace, rapido, istantaneo. Solo musica, non guardiamo infatti le immagini che scorreranno più avanti sullo schermo. Ce lo imponiamo. Poi, in un secondo momento, ci fermiamo, ci spostiamo su una sedia e pigiamo play sul lettore dvd, facendo partire audio e video. Registrato in diretta il 22 dicembre 2010 in via Malone 40 a Torino, ESPLODERE NEL SONNO è introdotto da voci e frequenze audio disturbate, coadiuvate da immagini acide provenienti direttamente dallo studio di registrazione, secondo il riconoscibile taglio operato da Luca Pastore, ormai affermato videomaker e, in questo progetto, di nuovo chitarra a quattro corde. Quando inizia l'omonima title track è la voce di Giorgio Ciccarelli, nuovamente in primo piano dopo la notevole esperienza maturata in quel ruolo coi Sux!, a risultare ficcante e malinconicamente urgente. C'è Roberto Rebellino dietro le pelli e l'immagine che si para di fronte ai nostri occhi è del tutto simile a quella che avevamo dei Fluxus nel video di Nessuno Si Accorge Di Niente una decina di anni prima. Anche le luci qua e là inquadrate hanno superato la prova del tempo. Inquieta il volto solitamente rassicurante di Ciccarelli, qui nascosto, come del resto quello dei suoi compagni, da un collant per signora. Secondo brano. Nuovo Ordinamento. Immagini di bimbe sulle giostrine, poi ignude al mare rimandano, opportunamente trattate, alla cover realizzata da Hipgnosis per HOUSES OF THE HOLY dei Led Zeppelin mentre il suono si scioglie in un noise rock levigato. Ancora interludio di voci teutoniche, con Rabellino e Ciccarelli a colloquio fra loro prima del terzo brano. Camaleonte vede scorrere tralicci e pali della elettricità, rifiuti urbani e terreni abbandonati. Pastore riprende soluzioni grafico-visive usate anni addietro in videoclip come Radioestensioni e Tutti I Miei Sbagli per i concittadini Subsonica, mentre la band avanza potente e giurassica tra stoner e fluxus sound. È bello risentire la voce di Giorgio. Nuovo stacco. Saliamo sul tram per farci condurre nella realtà paludosa di Quello Che Ci Manca, forse il brano più Sux! del lavoro (non a caso i crediti riportano una collaborazione Ciccarelli-Pastore anche per quel che riguarda il testo), ma con una distorta coda finale che dal vivo regalerà sorprese. La corsa in autostrada tra le campagne piemontesi è la via più breve per Sesso & Carità, altro pezzo minaccioso che rivela la compattezza del combo, colorata per la prima volta da rumori afterhoursiani. A Galla è musicalmente più lenta; il recitato del testo ne risolleva le sorti, tuffo obbligatorio e controllato in piscine comunali e fiumi metropolitani. Ed eccoci dunque arrivati in città. I Preti Pazzi è segnata da immagini di guerriglia urbana e militare che ben si sposano con una delle tante frasi da mandare a memoria: "piccole bugie per grandi ideali che cambiano il corso degli eventi naturali". Bestemmia. In Un Momento trasuda disperazione doom dall'incedere grunge, sempre più psicotica nelle certezze acquisite. Le immagini scorrono in verticale. I criminali sonori svelano il volto. Ancora una discesa nei sotterranei e negli scantinati. Poi finisce tutto, lasciando trepidanti per un seguito che oggi non ci sarà. Nella loro programmatica atipicità i Maciunas anticipano, riprendono e superano il discorso Fluxus realizzando un lavoro socialmente contro. Contro il lento e pericoloso soffocamento della realtà, sempre più preda di un avvilente sonno della ragione che ci impedisce di capire la gravità del momento. Mostrami le cose che ci son da fare. Un minimo di regole. Un minimo di cuore.

venerdì 7 ottobre 2011

BUONGIORNO, DISSE IL METRONOTTE
Banda Fratelli
- Contro Records - 2011

Se è vero come è vero che anche l'occhio vuole la sua parte la Banda Fratelli ha fatto le cose in grande: già il packaging è infatti brillantemente accattivante, con quel cd che, se ruotato, ci accompagna graficamente attraverso le 24 ore della giornata, dall'alba al cuore della notte. Per condurci dove? Basta seguire la mappa tracciata sul booklet per scoprirlo: undici tappe tra sapori jazz, atmosfere retrò e musica confidenziale che appaga l'orecchio e rallegra lo spirito. È la banjitar di Buongiorno, Disse Il Metronotte, opener scelta come singolo di presentazione, ad introdurci la voce di Andrea Bertolotti, musicista già visto in passato sul palco dei Lou Tapage in qualità di frontman; poco per volta, e sempre con garbata ironia, affiora dalla nebbia delle Langhe una romantica storia metropolitana, con inserti di fiati mirati a contrappuntare l'atmosfera anni '50 che la pervade, ma che non ci dà le coordinate di quanto seguirà di lì a breve. Sì, perché se è vero che ogni episodio seguente resterà almeno concettualmente nell'alveo di quella musica andata di pari passo col boom economico italiano e che la morte del mito Buscaglione ha reso indelebile, è altrettanto vero che la stessa verrà declinata alla luce di generi e suoni venuti nei decenni successivi fino a diventare tutt'altro. Si prenda ad esempio Non So Dir Di No: i richiami sudamericani, tanto piaciuti negli ultimi anni pure ai Negrita, cedono il passo ad un rock noir che sì omaggia i Dire Straits di Mark Knopfler, ma che mantiene atmosfere notturne tali da poter fare il paio con quelle proposte a suo tempo dagli Astarnovas. Andiamo comunque per ordine. La seconda tappa del nostro percorso è segnalata nell'ipocondriaco ospedale swingante di È Grave; veniamo fortunatamente dimessi in tempo per gustarci l'R&B del miglior Francesco Baccini di ritorno da un proficuo scambio di idee con Sergio Caputo ne In Un Comò. Montiamo in bicicletta e percorriamo rapidi un bosco; qui la fiaba di Cappuccetto Rosso viene rivisitata in Rosso con ironico disincanto. Salsa E Meringhe parte con il cajon di Carlo Banchio in 4/4; poi si sviluppa in rock festante e diventa viatico per le successive danze interpuntate nuovamente dai fiati di Beppe Notabella, Elia Zortea e Alberto Marchisio. Col pensiero rivolto agli sfortunati Santa Sangre, giungiamo al momento tex mex di Un Fratello Come Me i cui numi tutelari rispondono al nome di Calexico ed Ennio Morricone, con quelle chitarre desertiche tanto care a Cesare Basile e Hugo Race a farla da padrone. Ancora rock'n'roll in Solo Un Gioco; Il Pirata In Frac è una cameratesca parabola country per saloon in cui Federico Bianco, direttamente dall'Orchestra di Ritmi Moderni Arturo Piazza, trasforma il burbero capitano della compagnia nell'elegante gentleman dei sette mar. Dopo una ottima intro di basso, affidato a Matteo Bonavia, arrivano pure i ritmi in levare di Trippa Per Gatti, seguiti a ruota dalla poesia cantautorale de Le Cose Da Salvare che arresta questo nostro primo viaggio con la Banda, ricco, intenso e dal sapore autunnale, esattamente come l'omonima stagione ormai alle porte. O meglio ancora come un ottimo bicchiere di Barbera. Non avranno probabilmente vita facile nel dedalo del music business, perché le logiche del mercato sono anche a loro sfavorevoli, ma passione e tenacia non mancano e sono tutte dalla parte dei tre Fratelli di Cuneo. Seguiamoli. Possono regalarci soddisfazioni, ricercate, sincere, uniche.

giovedì 29 settembre 2011

ALLUSIONI

ALLUSIONI
Gionata Mirai
- Niegazowana/La Tempesta - 2011

"È un disco acustico perché voglio che sia riproducibile in qualsiasi condizione (...)". "È un disco strumentale perché il livello della comunicazione, questa volta, non ha a che fare con le parole, con le lingue o con dei codici formali". "È un disco da solo perché ciò che ho suonato fa parte di un aspetto di me come persona e come chitarrista così intimo e antico (...)". "È un disco classico, nel senso che credo di avere finalmente fatto pace con quei tre anni di chitarra classica che feci da bambino e che ho sempre pensato non mi fossero serviti a nulla". "È un disco hardcore, nel senso “antico” del termine. È veloce, breve, scarno nel suono, intricato nella costruzione, ma semplice nella tecnica che lo compone". "È un disco politico perché è stato concepito a partire dalle immagini del recente disastro giapponese e perché parte dalla volontà di prendersi la libertà di pensare ad un mondo un po’ più bello di quello in cui ci troviamo". Raramente i comunicati stampa che accompagnano nuove release discografiche centrano la ragione d'essere del disco in promozione illustrandone in modo chiaro e senza fronzoli le caratteristiche. Lo fa benissimo Gionata Mirai, leader dei Super Elastic Bubble Plastic e chitarrista di lungo corso de Il Teatro degli Orrori. Proprio in una pausa da entrambe le sue band, il buon Gionata rispolvera le lezioni di chitarra classica prese il secolo scorso e ci innesta sopra la tecnica del fingerstyle. Ventiquattro minuti accompagnano l'ascoltatore; scorrono fluidi, dinamici, pulsanti, rigogliosi, avvilupandosi alle nostre orecchie come l'edera, mentre l'incessante arpeggio cresce lento e inesorabile. Nel moto perpetuo di Allusioni, peraltro unica traccia del cd, le tensioni del vivere quotidiano tanto si accentuano quanto si stemperano. Il confine tra i due estremi è sottile e labile. Mirai lo attraversa di continuo stando al passo con i ritmi che il villaggio globale impone. Eppure, al tempo stesso, se ne distanzia. E guarda. Osserva. Medita e ragiona. Lascia sia la sua dodici corde a parlare. Nessun proclama. Nessuna distorsione. A tratti pare affiorare il fantasma degli Alice In Chains di Whale & Wasp; ma è solo una luccicanza, un bagliore assai lontano. Una delle tante possibili vie percorribili cui il lavoro allude in modo quasi inconsapevole e con taglio impressionistico, tra un quadro di Monet e un dipinto di Renoir. E allora chiudiamo gli occhi e accompagnati da una sorta di spirito guida attraversiamo campi e pianure, corriamo a perdifiato giù da una collina, ci arrampichiamo in vetta a cime proibite e ci facciamo trasportare dal moto lento del grande fiume. È un viaggio nel tempo, nella storia, a ritroso, fino al giorno della nostra nascita. Mai un attimo di requie dunque, mentre un senso di oniricità e ovattamento ci culla dai pericoli e ci protegge. Poi d'improvviso la musica finisce. Si stacca la spina a cui eravamo attaccati. E torniamo alla realtà.

Città di Moncalieri, Progetto Giovani Moncalieri, 45°NORD Entertainment Center
con il sostegno di Provincia di Torino e Regione Piemonte,
in collaborazione con l’Associazione Culturale Reverse

presentano

LA FABBRICA DELLA MUSICA
INCONTRI E CONFRONTI
PER CAPIRE, PROGETTARE E FARE MEGLIO MUSICA

Accanto al Festival, alle performance di artisti noti al grande pubblico e al Concorso per gruppi emergenti, RITMIKA, amplia la sua proposta con un articolato e qualificato programma di attività laboratoriali e formative rivolte a musicisti, gruppi emergenti e semplici appassionati.

Ecco il significato della proposta “La Fabbrica della Musica”, una serie di workshop e laboratori formativi per sostenere i giovani musicisti e i gruppi emergenti nell’accesso a competenze e saperi funzionali al proprio progetto creativo e professionale.

Si tratta di incontri in cui un operatore del settore (produttore, fonico, manager, giornalista e addetto stampa) e musicisti della scena torinese proveranno a raccontare i segreti del mestiere, a sviscerare, secondo le proprie competenze, una determinata fase di quel particolarissimo ciclo produttivo che è la produzione della musica e a fornire una consulenza specializzata ai musicisti,alle band e ai semplici appassionati che si sono avvicinate in questi anni a Ritmika e al sistema di spazi e opportunità per chi fa musica promosso dal Progetto Giovani.

Ecco gli appuntamenti della Fabbrica della Musica:

Giovedì 29 SETTEMBRE, ore 18,30
UNA BAND - UN PROGETTO
(COME COSTRUIRSI UN PROGETTO DI CRESCITA NEL MONDO DELLA MUSICA)
Dalla fame di palco alla elaborazione di un progetto artistico e professionale.
► interviene : CHRISTIAN TORELLI - responsabile di Triciclo, ufficio stampa nazionale. Voce e chitarra del gruppo AVVOLTE

Giovedì 6 OTTOBRE, ore 18,30
TOUR FAI DA TE
Come diventare manager di se stessi e costruire un tour.
► interviene : FABIO BOASI - Tourmanager e Direttore di Produzione di Reverse, agenzia di organizzazione eventi

Giovedì 13 OTTOBRE, ore 18,30
COMUNICO QUINDI ESISTO
Viaggio alla scoperta dei nuovi sistemi di promozione e distribuzione della musica. Quali sono i metodi migliori per farsi conoscere e per far apprezzare la propria musica. Dalle riviste specializzate ai social network. Due consigli e qualche racconto da parte di chi ci è già passato e da chi è testimone diretto dei circuiti di promozione discografica.
► interviene : FRANCESCO CARLUCCI - ufficio stampa nazionale Fleisch Agency e Triciclo, polistrumentista degli Stearica e produttore artistico

Giovedì 20 OTTOBRE, ore 18,30
MUSICA INDIPENDENTE…MA DA CHI?
La cultura musicale giovanile cresciuta nel mito e nella leggenda della musica indipendente prova a confrontarsi con quello che rimane oggi delle indies.
► interviene : GIGI GIANCURSI - chitarrista dei Perturbazione, fonico e produttore artistico

Giovedì 27 OTTOBRE, ore 18,30
SUONO, REGISTRO E PRODUCO …
DALLA SALA PROVE ALLA PRODUZIONE DISCOGRAFICA
Giovani musicisti a confronto. Un percorso dal basso fatto di talento, sogni e passione artistica.
► interviene : ALE BAVO - synth degli LN Ripley, fonico e produttore artistico



Tutti gli incontri si terranno al Punto Giovani Sonika di Strada Vignotto 23 a Moncalieri e sono gratuiti.



PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:

InformaGiovani Moncalieri
Via Real Collegio 44 – Moncalieri
Infoline : 011.642238
--
Francesco Carlucci
TRICICLO Adv - Ufficio Stampa
tricicloconcerti.it

giovedì 22 settembre 2011

THE VISIBLE SPECTRUM
Cyber Society
- Tannen Records - 2011

Francesco Beltramini e Tiziano Zattera hanno unito le loro forze. Glaciali landscapes sonori, umorali sinfonie elettroniche, suoni sintetici. Un incubo. Un sogno. Visionario. Concreto. Le parole stanno a zero. Il viaggio è mentale. È l'immaginazione del duo a dettare le regole di ingaggio per l'ascolto. All'ascoltatore viene concessa una sola illusoria scappatoia: adeguarsi. Non c'è possibilità di intervento esterno infatti in Another World. Le macchine hanno il sopravvento. E si respira desolazione blu dalle parti di C12H17N2O4P, allucinogeno composto da requiem eterno che in un baleno cambia però le carte in tavola. Con martellante disagio, la tecnologia applicata alla musica dal duo italiano partorisce un tanto inquietante quanto sontuoso Free Tibet. Tentare la fuga tra le frequenze e i megahertz di questa originale avventura mistico-ambient pare quasi semplice quando si avvicinano le sonorità verosimilmente più calde de Il Primo Volo. Ma è pia illusione. Già la seconda sezione del brano pare stabilire che la fuga, o un suo ventilato progetto, sia in realtà unicamente apparente e anch'essa frutto di una costruzione mentale. Per nulla consolatoria. Addirittura ciclica. Dunque, senza possibilità di avanzamento. Intrappolati come in un incubo gelatinoso nel preludio della Sinfonia che segue, intravediamo di scorcio migliaia di finestrelle che potrebbero aprirci gli occhi su nuovi mondi paralleli, cristallizzati dal crescendo jazzato, a suo modo decadente, della sua seconda e conclusiva parte. Il downtempo manifestatosi fin qui in tutto l'album raggiunge il suo climax all'interno di una avventurosa composizione virata al free jazz quale risulta essere Trismegisto, ma cede ben presto il passo al drum'n'bass ipnotico del singolo Hermes. Il pellegrinaggio in questa landa desolata, terra di nessuno, tutta ripiegata su se stessa, è un continuo susseguirsi di spazi vuoti in cui sono le soluzioni sonore a irradiarsi e ad espandersi, regalando continuo stupore alle orecchie di noi viandanti. C'è tutto il tempo per una meditazione contemplativa. Inspiriamo ossigeno. Brevemente. Musicogeny è definitiva summa di trip hop, dubstep, electro, ambient, chill out: tutto si fonde, si propaga, si riflette, senza dispersione. Soffia un vento proveniente da nord. Tentiamo di tenere lontano il freddo e le radiazioni. Infine, solo ora, rialzando gli occhi e guardando l'orizzonte, vediamo sorgere rapidamente un enorme sole di giallo pallido che si staglia alto nel cielo incolore, in questa ennesima, algida, mattinata post atomica. Aprile 2031.

un link al seguente post è opresente qui: http://it-it.facebook.com/tannenrecords?sk=wall&filter=2

martedì 13 settembre 2011

WELCOME 2 MY NIGHTMARE
Alice Cooper
- Bigger Picture - 2011

Corre l'anno 1975. Alice Cooper è da poco tempo artista solista. Glen Buxton, Michael Bruce, Dennis Dunaway e Neil Smith, i compagni d'avventura con cui ha condiviso le incertezze iniziali nell'etichetta di Frank Zappa e i trionfi della prima metà degli anni '70 con la Warner Bros., non sono più al suo fianco dopo gli eccessi dell'ultimo periodo. Il giocattolo sembra essersi rotto. E invece è l'inizio di una nuova era. Fiancheggiato dalla coppia di portentosi axe men Dick Wagner e Steve Hunter, provenienti dalla band di Lou Reed così come il bassista Prakash John e il tastierista Josef Chirowski,  Mr.Cooper si mette nuovamente al lavoro col fido Bob Ezrin, in futuro artefice di successi planetari anche per Kiss, Pink Floyd e Peter Gabriel, e sviluppa uno dei concept album più prestigiosi della storia musicale, quel WELCOME TO MY NIGHTMARE il cui tour consoliderà ulteriormente la fama del Nostro. Venticinque anni dopo, quando il padre dello shock rock e il produttore canadese si ritroveranno per discutere la fattibilità di dar un seguito all'incubo di Steven, le porte del teatro grand-guignolesco si spalancheranno di nuovo: WELCOME 2 MY NIGHTMARE. Notizia attesa da milioni di fans, ecco il primo coup de theatre: Bruce, Dunaway e Smith, la Alice Cooper Band (Buxton è scomparso nel 1997) torna dal suo frontman per celebrare l'induzione nella Rock'n'Roll Hall of Fame e rinnovare i fasti di un tempo che fu, realizzando tre dei quattordici brani in cui si articola il nuovo lavoro. E con la band riformata, ecco richiamati pure Dick Wagner e Steve Hunter, con quest'ultimo in pianta stabile addirittura nel successivo world tour! L'attesa si fa spasmodica. Dopo un anno di lavoro ecco il risultato. Si parte con I Am Made Of You e sono già brividi con il richiamo pianistico di Steven. C'è il tocco di Desmond Child e si sente; l'auto tuning di cui Alice si serve ottiene come risultato rendere maggiormente spettrale la voce, segno che se usata con saggezza la tecnologia non è poi così deleteria, grazie pure al supporto delle orchestrazioni affidate a Ezrin e Jeremy Rubolino. Arrivano subito le rasoiate elettriche di Caffeine mentre il povero Steven tenta di non assopirsi per evitare spiacevoli incubi. Ma The Nightmare Returns e il treno su cui è costretto a salire (e noi con lui) viene condotto a tutta velocità dalla Alice Cooper Band al completo, con Vince Gill nel ruolo che fu di Buxton e gli interventi alle sei corde di Hunter e Tommy Henriksen a completare l'opera: è il Nightmare Express di A Runaway Train che ci conduce on the wrong side of the dirt, increduli innanzi alla desolazione paratasi davanti ai nostri occhi in Last Man On Earth su cui spicca un indiavolato violino tzigano per un brano tra il vaudeville e i Balcani. L'incontro con Rob Zombie nei panni della Guida in The Congregation non è certo dei più invitanti, tra rimandi sonori a Run Down The Devil e ad un certo mood industrial. A questo punto ecco il primo singolo del cd: I'll Bite Your Face Off è stato descritto dallo stesso Cooper come omaggio voluto a quei Rolling Stones di inizio carriera che coi Beatles, gli Animals e pochi altri influenzarono l'esordiente band di Vincent Fournier; e avremmo pure visto bene Sir Mick Jagger duettare con la Alice Cooper Band su questo pezzo che nel finale paga pegno alla brillante Sideshow presente in THE LAST TEMPTATION. Dopo questi rassicuranti toni rock ecco la verve electro di Disco Bloodbath Boogie Fever, sorprendente Lady Gaga sound in salsa metal, dall'incessante ritmo dance delle programmazioni di Henriksen, stoppate dall'accellerata conclusiva affidata allo sheddring dell'ex Marilyn Manson John 5. Ghouls Gone Wild è il punto d'incontro tra Steal That Car e Your Own Worst Enemy, con FLUSH THE FASHION e certe sonorità 60's nella mente. E Steven, che fine ha fatto? Lo troviamo confuso e spaesato negli altri due capolavori dell'album: la ballad Something To Remember Me By ha impresso a fuoco in ogni singola nota il marchio GOES TO HELL e il fatto che si tratti di un brano del trio Cooper-Ezrin-Wagner di metà anni 70 completato per l'occasione lo testimonia. Michael Bruce compare invece nei crediti della luciferina When Hell Comes Home: terzo e ultimo straordinario brano a riunire la Band originale, è  un brivido unico, creepy and funereo, con Alice particolarmente ispirato nell'interpretazione.  Ma, ma, ma questa... è Beat It??? No, è What Baby Wants, e quella è Ke$ha nei panni del diavolo, protagonista di un duetto con un preoccupatissimo Steven che pare intuire l'irreparabile. Rintocchi a morto introducono infatti l'Americana di I Gotta Get Outta Here, un upload di Escape, anche se qua la fuga sembra definitivamente impossibile. Con The Underture e i magistrali interventi di Steve Hunter e Dick Wagner a ripercorrere le arie strumentali dei due incubi vissuti scorrono i titoli di coda. Cos'è accaduto a Steven? L'inquietante bonus track Flatline pare non dare speranze. Noi proviamo a risvegliarci. Stavamo sognando, vero? ...Steven! Steeeven!! Steeeeeven!!!

un link al seguente post è presente qui:http://www.sickthingsuk.co.uk/

lunedì 5 settembre 2011

ANAMORFOSI
Le Maschere Di Clara
-  Black Widow Records - 2011

Le Maschere Di Clara. Chi, ad una analisi superficiale del nome, si dovesse aspettare il più classico combo prog, giovane eppure stantio, ripiegato su sè stesso e senza capacità di innovare la materia proposta, dovrà certamente ricredersi dopo l'ascolto del fulminante debutto su lunga durata di questo promettente trio veneto. Lorenzo Masotto, Laura Masotto e Bruce Turri si affidano alla strumentale 23.23 per mettere le cose in chiaro fin dall'inizio: strabiliante per potenza metallica, dinamismo progressive e raffinatezza classica, l'opener del cd coniuga aggressività e innata classe sfruttando al meglio le doti dei tre strumentisti, rispettivamente al basso, al violino e alla batteria. Avete letto bene, niente chitarre. E neanche se ne sente la mancanza. I suoni distorti che compaiono qua come altrove sono mutuati dall'uso intelligente fatto con ciò che si ha a disposizione e che i tre sanno maneggiare decisamente bene. La claustrofobica Habanera, con tanto di colta citazione de L'Amour Est Un Oiseau Rebelle tratto dalla Carmen di Georges Bizet, dimostra come si possa fondere avanguardia e musica classica con attitudine rock ogniqualvolta si possiedono passione e temperamento giusti. Certo, non ci si improvvisa abili musicisti dall'oggi al domani. Il cupo basso di Sonata In Re Minore, supportato dal moto perpetuo della batteria via via sempre più tonante, sviluppa lentamente un muro di suono su cui si inerpicano le parole scandite da Lorenzo, il tutto intervallato dal terapeutico intervento vocale di Laura e malinconicamente ingentilito dalle meditative note di pianoforte e glockenspiel, prima della chiusura classica che ci riporta alla mente i Faith No More di Epic. Incessante, la tensione che si respira nella rutilante L'Essenza è sabbathianamente vera e angosciosa; il cantato/recitato di Lorenzo accresce in maniera esponenziale questo stato di catatonico annientamento. "Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla": dopo aver messo nero su bianco queste parole, l'allora giovane sensitivo torinese Gustavo Rol, nel lontano 1927, affrontò una crisi esistenziale che lo condusse successivamente in convento. Ebbene, nell'omonima Gustavo Rol è la sua stessa voce, registrata e già avanti negli anni, ad introdurre questa cavalcata post rock dalle forti connotazioni stoner e dal sapore arcano. L'interpretazione viscerale di Venere pare evocare un lato della dea, nascosto, verosimilmente dimenticato; quello luciferino, attribuito da secoli al secondo pianeta del sistema solare perché stella del mattino, portatrice di luce. Apidistra poggia massiccia su pianoforte e batteria mentre lamentosi violini tagliano rapaci l'aria gothica e in odore di zolfo. In Acheronte e Piombo c'è tempo per una ospitata: Nicola "Bologna Violenta" Manzan, prima al theremin e successivamente alla chitarra, si accompagna ai suoi corregionali infondendo ulteriore violenza sonora alle composizioni.  Chi si aspetta un attimo di requie nella conclusiva Vienna Dorme viene accontentato solo in parte. Introdotta dall'onnipresente pianoforte, Laura recita stentorea un testo ossessivo che ben si combina col fragoroso crescendo della batteria, prima che la stessa, come le onde del mare dopo la tempesta, si quieti nei minuti finali, sfumando in delay. Musica raffinata e aggressiva, disturbata e ammaliante. A fine settembre sapremo dove rivolgerci.

martedì 30 agosto 2011

SUPER DELUX
Terrorvision
- Townsend Records - 2011

Da non crederci. Qua in Italia li davamo ormai per finiti, scomparsi, dispersi, annegati tra i fumi dell'alcool di qualche bottiglia di tequila, invecchiata pure male, in seguito alla separazione comunque consensuale avvenuta diversi anni fa. Perché un conto è tornare in pista sporadicamente per una qualche saltuaria apparizione dal vivo come accaduto nell'ultima decade, magari monetizzando a ragione il buon successo ottenuto negli anni '90; un altro è ri-mettersi in gioco,  ri-acquistare fiducia in sé stessi, ri-trovare l'alchimia che aveva fatto di due album come HOW TO MAKE FRIENDS AND INFLUENCE PEOPLE e REGULAR URBAN SURVIVORS due gioiellini di crossover senza tempo, ri-entrare in studio e ri-partire da dove si era lasciato tutto. Insomma, mai avremmo pensato di ri-vedere la band di Toby Wright nel corso del 2011 con un album nuovo di pacca a distanza di dieci anni dall'ultimo, discreto, GOOD TO GO. E invece, con un coup de théâtre degno del miglior commediante, eccoli di nuovo in azione: gli strepitosi Terrorvision sono tornati! E in ottima forma. Sarà una frase fatta, ma il tempo, musically speaking, per loro sembra davvero non essere passato, anzi?! Pare di essere tornati indietro di almeno quindici anni, a quel sound scanzonato che decretò la loro lenta, ma inesorabile scalata alle classifiche inglesi. Sì, perché quell'hard rock contaminato da qualsiasi tipo di influenza non venerea, dal pop al metal, dalla dance al punk, al funk e ai cori à-la Beach Boys (ma ve la ricordate Oblivion?) era ed è ancora orgogliosamente made in England. Si parte alla grande con l'accattivante sing-along della chitarrosa Demolition Song, metal punk dal graffiante piglio pop; procediamo mantenendo il tasso di adrenalina altissimo con la sferzante Neighbourhood mentre Hold Tight ci aveva dato giusto qualche istante prima un consiglio spassionato per affrontare meglio la rollercoaster su cui siamo (in)consapevolmente saliti: tenetevi forte! Il singolo Pushover è, come tradizione, ruffiano e geniale quando i quattro "regrediscono" allo stato di pop band per palati fini, con un inusuale hammond a precedere, nell'ordine, il granitico solo di chitarra affidato Mark Yates e la presa per i fondelli di finti individui, alternativi a parole, ma col portafoglio rivolti all'assai più commerciale Music di Madonna et similia. Di altre potenziali hits il cd è pieno. Una potrebbe essere lo scatenato rock'n'roll anni '50 di All The Girls Wanna Dance; non da meno la saggia Friend In Need, con tanto di sferzanti chitarre e compassato ukulele sul finale, e il cantilenante punk contrappuntato da un irresistibile hand clapping presente in This Is Suicide. Il groove pompato dal basso dell'ormai calvo Leigh Marklew trasforma Shiny Things in una Discoteque Wreck parte seconda. Babylon omaggia i Queen di Tie Your Mother Down mentre la party song Rock Radio prova che l'innato humor dei Terrorvision non è stato messo in discussione neanche nel nuovo millennio. Bisogna attendere la conclusiva Run & Hide per rallentare i ritmi, ma sulla distanza il pezzo assume i contorni di una cavalcata rock, di stampo pearljamiano che ci piacerebbe ascoltare in duetto con Mr.Vedder, in cui sono le chitarre ad aver l'ultima parola prima di sfumare nel finale. Che ritorno in grande stile?! Certo, resta il rammarico per l'assenza dello storico Shutty, scoppietante batterista dall'indubbio carisma e imprescindibile motore della band fino all'altro ieri, eppure l'altrettanto scatenato drummer Cameron Greenwood viene promosso a pieni voti. Disco solare, scalpitante, dinamitardo. Ah, occhio alla copertina che avete in mano: la miccia sta per prendere fuoco...BOOM!!! Esplosivi.

venerdì 26 agosto 2011

PROIETTILI BUONI
Proiettili Buoni
- Black Candy - 2008

Che progetto!? Quattro menti fervide del panorama culturale italiano, amici di lungo corso e musicisti di gran classe quali sono Paolo Benvegnù, Marco Parente, Gionni Dall'Orto, Andrea Franchi uniti dalla comune passione per la Musica, musa ispiratrice per i loro percorsi artistici. I più attenti avranno notato come questa sia la stessa formazione che, con qualche ospitata aggiuntiva, partecipò alla realizzazione dell'ottimo TRASPARENTE, album del 2002 rilasciato dal buon Marco Parente sotto la guida di Manuel Agnelli, al quale il cd che abbiamo tra le mani è in origine indissolubilmente legato e con il quale bisognerebbe relazionarsi per capire a fondo la dinamica degli eventi che portarono alla realizzazione di quella produzione, terminata la quale ognuno tornò ad occuparsi del proprio lavoro, separatamente. Salvo riunirsi per la realizzazione di questa scottante testimonianza sonora registrata in presa diretta al Viper di Firenze il 4 gennaio del 2008 e portata in tour nei mesi seguenti con una manciata di date imperdibili. Come del resto imperdibile è per gli appassionati l'anomala uscita discografica che abbiamo tra le mani. L'aria si fa subito carica e la pioggia di Proiettili Buoni sparati a salve dal combo fiorentino, tra svisate e voci effettate, la perfora elettricamente, pronta a far decollare il quartetto nel miglior modo possibile. È Marco a cantare questa prima cartuccia, ma Paolo si appropria all'istante della successiva Ragazza 1, non finito michelangiolesco di Farfalla Pensante, classico di Parente contenuto in TRASPARENTE e già interpretato da Patty Pravo nel contemporaneo RADIO STATION. Siamo lontani dagli accorgimenti elettronici dell'interprete veneta e pure dalle rotondità volute da Agnelli: qua Benvegnù, in duetto con Parente poco dopo, può contare su asperità rock soffuse, ma estremamente vitali da "buona la prima", le stesse presenti nel secondo take della canzone, ribattezzata per l'occasione Ragazza 2, più sonico e con qualche rimando ai SixMinuteWarMadness di Washington Che Urla. E mentre il basso discendente di Dall'Orto lavora di fino in compagnia della batteria del Druga per una voce che fa propria la lezione del mai troppo celebrato Jeff Buckley, arriviamo alle incastonature della deliziosa Colori Addosso che vede Benvegnù relegato ai controcori. Cosa sanno gli occhi che io non so? L'interrogativo posto da Poesia Cieca, una delle perle del cd, è rivolto direttamente all'uditorio che ha la fortuna di affollare il Viper per l'ultima data del tour, prima di avanzare, ancora senza risposta, nella dilatata Il Deserto Cammina e soprattutto nella gemella Carne In Scatola, sua alternative rock version dalle strofe modificate e concreto esempio di ulteriore infinita possibilità di comunicazione per uno stesso concetto espresso. In Karma Parenti (fratello maggiore di quella Karma Parente presente in TESTA, DI' CUORE) e nella conclusiva magnificenza di Fermo Immagine (Negrita meet Coldplay?) compare il violoncello della musicista nonché attrice teatrale Erika Giansanti a dar ulteriore profondità al tutto, con un Dall'Orto ancora sugli scudi e chiamato a gran voce dallo stesso Parente, mentre la retrospettiva Anni In Tasca è l'occasione per un intermezzo ipnotico-tribale che si fonde con la trasparente Fuck [He]art & Let's Dance e far smuovere gli astanti. Chi si ferma è perduto. I quattro sul palco lo sanno bene e nella ripresa dei loro sogni di inizio millennio lo mettono finalmente nero su bianco, anzi, bit sopra bit, recuperando atmosfere, facendo quadrato e regalandosi momenti di pura gioia, forse irripetibili, in un fermo immagine unico, istantanea bidimensionale ricca di particolari.

lunedì 22 agosto 2011

SALVATI.
Eco98
- Discipline - 2011

C'è una freschezza tutta da scoprire nel debutto su lunga distanza degli Eco98. SALVATI.. Un'esortazione e uno stato, una condizione oggettiva insieme. Fabio Galvagno, voce e chitarra della band, lascia aperta ogni interpretazione possibile a riguardo. Quello che è invece è chiaro e incontrovertibile riguarda l'essenza, la natura del cd: scampoli di storia di musica italiana affiorano più volte dai suoi solchi, intessuti, concentrati e rinnovati dal quartetto lombardo che, sulle scene dall'ormai lontano 2000, ha maturato nel corso di tutti questi anni una padronanza dei propri mezzi in grado ora di fondere brillantemente asperità rock, rotondità pop e quel pizzico di sperimentazione ben dosata che dona imprevidibilità. Per non scadere mai nel facile manierismo. Infatti, anche quando i richiami a numi tutelari di caratura elevata sono piuttosto chiari ed evidenti, si materializza quello scarto, spesso impercettibile ad un ascolto distratto, che in ultima analisi personalizza il brano. Una evidentemente derivativa È Buono (gran bel lavoro di basso per mano di Marco Crippa), nel suo riprendere il salmodiare fedele alla linea del mai banale Giovanni Lindo Ferretti abbinandolo al riff di una antica Vertigoblu, poggia su una base di robusta psichedelia e inserzioni elettroniche sconosciute tanto ai C.S.I. quanto agli stessi Bluvertigo. L'anomalo crossover arioso espresso dalla band scorre così rapido e accattivante. Del resto l'omonima title track metteva in chiaro quelle che sono le regole di ingaggio: stacchi corali di grande effetto che i Timoria di Omar Pedrini avrebbero apprezzato e musiche quadrate per un interessante episodio sonico in cui affiorano prepotentemente tendenze math rock, pulsioni Sixties e ricordi grunge. Ma già con la deliziosa Settimane Mesi Anni si cambia registro, venendo proiettati Oltremanica per una nervosa composizione ritmica tra Kaiser Chiefs e Bloc Party, sfogo indie rock molto British prima di voltare una volta ancora pagina. La leggerezza di Strato Urbano è strepitosa: con la stupenda massima "mi vesto di nero per attirare il sole" ci si muove su quei rigogliosi terreni fertili ancora ampiamente produttivi dopo l'exploit di inizio millennio che ha visto band come i dimenticati Grandi Animali Marini raccogliere molto meno di quanto seminato. L'Eco98 si espande, cattura e ingloba in sé nuove onde sonore. A Volte Non So Dove Vado è scheggia (pop) punk; in Apri La Porta il disagio psichico espresso ha le fattezze dell'Alberto Camerini elettronico di inizio anni Ottanta, ma a braccetto col già citato Ferretti; l'epilettica Non So Se è un altro up tempo declamatorio mentre Alessandro Denti ricama di synth e piccoli assoli chitarristici manie e compulsioni varie. Spazio pure per momenti più dolci, ma sempre inquieti: Nanana e Più Che Di Che, con il loro finale in crescendo hanno un effetto tonificante, lo stesso, prevalentemente strumentale e sonico, prodotto dalla circolare Mantra. In chiusura ficcanti melodie per il drumming accellerato di Funziona e le pulsioni pop rock de Più O Meno Milanese. Un buon biglietto da visita dunque, perfezionabile nel caso ci si voglia affrancare dalla storia per scriverne una personale, nuova e a suo modo unica; già così una ventata di aria fresca.

martedì 16 agosto 2011

IL MERAVIGLIOSO TUBETTO
Manuel Agnelli
- Piccola Biblioteca Oscar Mondadori - 2000

Divenuta col tempo una sorta di Sacro Graal per tutti gli amanti di Afterhours, Six Minute War Madness, Massimo Volume e dintorni, l'uscita editoriale del volumetto qui presente è in realtà la riedizione di un precedente scritto di Manuel Agnelli, verosimilmente ancora più raro, uscito per le Edizioni Ultrasuoni nel 1999 ed intitolato I Racconti Del Tubetto. Trattasi in entrambi i casi di una raccolta di "racconti, testi, istantanee che ripropongono sulla pagina le luci e le ombre del rock. Parole che inseguono parole, mescolando ironia e dolore, immagini forti, cariche di tensione, ma al tempo stesso leggere come musica." Così recita il risvolto di copertina e non si fatica, mano a mano che si procede nella lettura, a comprendere come i brevi racconti, una decina in tutto, possano tranquillamente confermarlo; dall'intenso Moriresti Per Me?, al dramma raccontato in Roberto e nella trilogia di Riccardo, passando per il disturbante e disturbato Il Meravigliso Tubetto, arrivando fino all'onirico Lo Spirito Di Jim dopo le digressioni sex & rock di Yvonne E Le Altre e GDC. Il tutto intervallato da frammenti, citazioni, stralci di testi tratti da GERMI, HAI PAURA DEL BUIO? e NON È PER SEMPRE, riprodotti, spesso anche graficamente, quali semplici abbozzi di liriche (esemplare in questo senso il testo di Musicista Contabile, scritto di getto sul biglietto dell'ATM) solo in secondo tempo complete e finite. Questo per la parte testuale. In allegato ecco poi un altro piccolo tesoro: le uniche registrazioni in commercio e fino ad ora inedite del side project Agnelli Clementi che vede il buon Manuel in compagnia dell'amico Emidio Clementi, coadiuvati per l'occasione dalla chitarra elettrica di Pasquale De Fina, leader dei Volwo. Ravenna, Faenza, Gabicce sono le tre location in cui nell'inverno 1999-2000 si svolgono le performance da cui sono tratte i sette brani proposti. In reading c'è Mimì e dunque è subito suo appannaggio la prima lettura tratta direttamente dal Meraviglioso Tubetto: si inizia  infatti con l'amaro e impietoso ritratto del cosiddetto nuovo rock italiano della prima metà degli anni '90 raccontato con rabbia e sarcasmo in Glicine Del Cosmo. Agnelli compare alla voce in Simbiosi; cede nuovamente il microfono al frontman dei Massimo Volume nella seconda parte dello stesso pezzo che confluisce in quella Peckinpah In Ralenti ripresa e inclusa, 365 giorni dopo, nel live afterhoursiano SIAM TRE PICCOLI PORCELLIN. Poi è la volta di Pelle; inizialmente per sola chitarra acustica e voce, apre in un secondo momento agli slanci elettrici di De Fina e al basso di Clementi. Tutti insieme saliamo in metropolitana, a Milano, sulla rossa, alla fermata Inganni, giusto in tempo per assistere alla follia omicida descritta in Anche Se Non Ho Le Ali Non Vuol Dire Che Non Ti Ami. Dentro Marilyn non necessita di presentazioni. Il tempo stringe. Ancora un breve testo di Mimì: C'è Questo Stanotte. Infine, prima della buonanotte, chiusura soft con una versione acustica di Pop. Se poco prima il libro ci ha accompagnato per centonove pagine, attraverso esperienze, sogni, lutti e disillusioni di un gruppo di amici, raccontandoci tra le righe un Agnelli estremamente privato, la mezz'ora abbondante del cd allegato ci restituisce un autore ugualmente inedito e raccolto, in una veste sobria e lontana anni luce dai clamori rock cui aveva abituato. Anche da qui si ripartirà per dare un seguito concreto a quanto finora solamente abbozzato. Nuove opportunità si schiudono all'orizzonte; su altri scenari cala il sipario. A Roberto e Claudio

mercoledì 10 agosto 2011

MORBO

MORBO
MoRkObOt
- Supernatural Cat - 2011

Poderoso come un bulldozer, inarrestabile come un esercito di cingolati, MoRkObOt avanza devastante una volta ancora nel panorama musicale mondiale. A tre anni di distanza dal precedente MORTO il trio composto da LIN, LAN e LEN partorisce l'ennesimo esempio di brutale e feroce furia hardcore incattivita da sfuriate psichedeliche e rintocchi math. Cosa vuol dire? Che il massacro sonoro non busserà neanche questa volta alle vostre porte, ma le sfonderà direttamente a suon di basso e batteria. Sì, perché una volta ancora è quella che altrove viene definita sezione ritmica a farla da padrona: qui, distorta al punto giusto secondo i crismi già evidenziati nella discografia precedente della band e con l'ausilio di pochi marchingegni sintetici, assume il controllo totale della situazione. Fluisce violenta in Orkotomb, si piega acida nelle ciondolanti e marziali note di Oktomorb, accellera malvagia e claustrofobica in Oktrombo, si permette, irriverente, di irriderci nella violenza sludge della metallica Orbothord e travolge, impetuosa, il suo stesso alveo naturale propagandosi nelle pieghe frastagliate di Ultramorth. Una stentorea prova di forza davvero annichilente. E non bastano le evoluzioni sonore bagnate dall'elettronica e racchiuse negli oltre nove minuti di magma sonoro presente in MoR a salvarci dal terremotante ritorno di MoRkObOt. La chiusura è difatti affidata alla martellante, e non poteva essere altrimenti, Obrom, ultima rutilante esplosione dinamitarda prima del congedo. Voltarsi indietro per osservare gli sfracelli prodotti sarebbe doloroso e ottenebrante. Guardiamo la realtà che si è parata di fronte ai nostri occhi e ha squarciato le nostre sanguinanti orecchie: il passo avanti rispetto al passato c'è stato e verosimilmente abbiamo avuto a che fare con il lavoro più violento fino a qui rilasciato dai lodigiani. Già con MORTO avevamo smerimentato un irrobustimento rispetto agli esordi, comunque mai soft, del trio, anche se mitigato da trip acidi e da atmosfere allucinate e allucinanti. Qui il gusto per la sperimentazione non è scomparso; ad un ascolto più approfondito è infatti evidente il tentativo di stravolgere i canoni sonori all'interno di una stessa composizione, solo all'apparenza monocorde. Parlare di tridimensionalità del suono potrebbe essere un azzardo, ma i MoRkObOt non temono le sfide e, consapevoli del potenziale nelle loro mani, hanno rilanciato, alzando l'asticella un pò più in alto in vista fin da ora del futuro capitolo di questa interminabile saga. L'urlo primordiale che altrove (Zu, Zeus!, Ufomammuth, ecc...) corre alto e lancinante risulta sempre soffocato dal mostruoso alieno accasatosi a Lodi, riuscendo a mantenere desta l'attenzione nell’ascoltatore non solo su disco, ma pure on stage. Forse le nostre menti sono già state circuite. Forse siamo già stati ammorbati e neanche ce ne rendiamo conto. Forse è solamente la bravura della misteriosa line up a rendere più fruibile ciò che fruibile non è. Plauso finale per la sempre interessante opera di design affidata a Malleus, autori del packaging e dell'artwork, degno rivestimento grafico di questo nuovo capitolo cacofonico made in Italy.

il post è presente qui: http://morkobot.wordpress.com/morkoview-read/morbo-reviews/ 
AND HELL WILL FOLLOW ME
A Pale Horse Named Death
- Steamhammer - 2011

Sal Abruscato è un nome di peso in ambito metal. La lunga militanza con i Type O Negative del compianto Peter Steele ne ha fatto figura cardine al pari dei suoi altrettanto storici compagni di band Kenny Hickey e Josh Silver, andando a completare il quartetto che registrò il monumentale BLOODY KISSES dopo il sorprendente esordio SLOW, DEEP AND HARD. Raggiunto il consenso popolare della comunità metal attraverso imprescindibili episodi come Christian Woman e Black No.1 (Little Miss Scare-All), è a questo punto che Sal lascia le pelli del combo di Brooklyn all'amico Johnny Kelly  prima di ributtarsi a capofitto nel mondo della musica con gli altrettanto seminali Life of Agony del carismatico frontman Keith Caputo. Seguono due album. Poi è di nuovo tempo per un abbandono. Non solo dalla band, ma dal music business tutto finché, all'alba del nuovo millennio, eccolo ritornare in compagnia di Matt Brown e Billy Kelly con i Supermassiv, trio dal destino segnato dopo l'improvvisa scomparsa nel sonno dello sfortunato Kelly. Dopo uno stint coi riformati Life of Agony, peraltro in essere a tutt'oggi, è nel corso del 2010 che giunge l'annuncio da parte di Abruscato di un nuovo progetto: l'inquietante moniker A Pale Horse Named Death sancisce la rinascita artistica del batterista che, in compagnia del fido Brown, diventa polistrumentista a tutto tondo cimentandosi pure nell'inedito ruolo di frontman. Una resurrezione dopo l'ennesimo lutto: la perdita di Steele è infatti datata 10 aprile di quello stesso anno. Due mesi prima il debutto live con una formazione necessariamente allargata a cinque componenti, tra cui il già citato Johnny Kelly alla batteria, rispetto al duo presente di fatto su cd. Già perché Abruscato e Brown allo Zoot Studios di New York suonano, registrano, producono e mixano tutto quanto è udibile in AND HELL WILL FOLLOW ME avvalendosi esclusivamente di qualche assolo di chitarra affidato a Bobby Hambel dei Biohazard e con la partecipazione in Die Alone del sax tenore di Ulrich Krieger. Qua e là giusto qualche coro affidato a Keith Caputo. Si entra così in un mondo spettrale e limaccioso, come già la cover e tutto l'artwork affidato all'ottimo Sam Shearon ci raccontano anche visivamente, dove suoni sinistri e liriche devastate dal dolore e da un senso di ineluttabile impotenza regnano sovrani. As Black As My Heart, To Die In Your Arms, Devil In The Closet, When Crows Descend Upon You sono un ottimo paradigma in tal senso e ne riflettono il claustrofobico mood. Anche le accellerazioni tossiche di Heroin Train o la psicotica Bath In My Blood (Schizophrenia In Me) non garantiscono una redenzione, ma anzi spingono ulteriormente sul crinale della lucida follia omicida di Serial Killer mentre l'aria sulfurea si fa sempre più irrespirabile (Meet The Wolf). È un incubo (Bad Dream) che affiora nella mente dell'ascoltatore e trova sfogo concreto nella portentosa amalgama di Type O Negative ed Alice In Chains che Pill Head e Cracks In The Walls  cristallizzano, lasciando ricadere sul nostro capo una ulteriore colata nero pece di doom metal. Vertice assoluto e climax la conclusiva Die Alone. A cavallo del pallido destriero allevato in gran segreto da Abruscato percorriamo strade infernali e sentieri impervi. Ovunque sono ceneri. Eppure, come tradizione vuole, proprio da quelle l'araba fenice è tornata a librarsi in volo. Una volta ancora. Ancora più in alto.

martedì 9 agosto 2011

KeepOn 100%LIVE CLUB Festival
Solo Musica dal vivo _Tutto in un solo giorno!

SABATO 10 SETTEMBRE 2011
LIVE MUSIC CLUB - Trezzo sull’Adda (MI)
inizio concerti ore 15 - ingresso 10 euro


IL FESTIVAL

Il più grande raduno di LIVE CLUB italiani.
Un Evento UNICO in Italia dove è possibile incontrare tutti gli operatori del settore,
i musicisti e gli appassionati di musica dal vivo.

Ospiti speciali: VERDENA e MASSIMO VOLUME
ritireranno i premi 100%LIVE che verranno ufficializzati a partire dal 20 Agosto.


Oltre 100 direttori artistici di LIVE CLUB, tutte le migliori Agenzie di BOOKING, le più
importanti ETICHETTE DISCOGRAFICHE, tantissimi FESTIVAL e la nuovissima
STAFFETTA Live RADIO a rappresentare la musica originale italiana LIVE.

10 Premi VERI votati da oltre 100 Direttori Artistici durante tutta la stagione live appena
conclusa. Il meglio degli operatori del settore della MUSICA DAL VIVO ITALIANA e una
sola unica e vera possibilità per incontrarli di persona e consegnare il proprio materiale
musicale e promozionale.


Solo 1.200 posti per accedere a tutto questo e per assistere a 25 CONCERTI delle migliori
band italiane sui 2 palchi all’interno dello storico Live Music Club.


2 PALCHI E 25 LIVE BAND


La miglior musica dal vivo della stagione farà da colonna sonora LIVE sul palco del Live
Music Club e su quello del Red Bull Tour Bus, ambedue situati nell’area di via Mazzini 58
a Trezzo sull’Adda (MI):

PERTURBAZIONE - ROBERTO ANGELINI - NOBRAINO - EX-OTAGO - AUCAN
DI MARTINO - WAINES - NON VOGLIO CHE CLARA - MARCO NOTARI & MADAM -
HEIKE HAS THE GIGGLES - MUSICA PER BAMBINI - I COSI - THE CYBORGS - PRI-
ME IORI’S EYES - DENISE ENCODE - EVA MON AMOUR - AIM - MICOL MARTINEZ
ETTORE GIURADEI - FRAGIL VIDA THE JACKIE O’S FARM - vincitori ItaliaWaveBand


STAFFETTA LIVE RADIO

Protagoniste le Radio del Circuito KeepOn 100%LIVE RADIO ed i loro
speaker che durante tutta la durata del Festival presenteranno la pro-
pria radio e soprattutto i programmi che ospitano la musica dal vivo, parteci-
pando a rotazione alla diretta streaming per introdurre interventi esclusivi dei pro-
tagonisti della giornata e molto altro; una lunghissima STAFFETTA LIVE RADIO!

Per tutti coloro che non potranno essere presenti sarà possibile seguire tutto il fe-
stival direttamente in Streaming nei canali delle oltre 50 Radio del circuito che tra-
smetteranno la diretta grazie ad un segnale continuo diffuso a livello nazionale ed un
canale dedicato. Un grande Network nazionale speciale creato ad hoc per l’occasione!


FLEISCH Ufficio Stampa
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OPERATORI DEL SETTORE

AGENZIE DI BOOKING: DNA Concerti, ESTRAGON Booking, VIRUS Concerti,
METATRON, CYC Promotions, LOCUSTA Booking, SAPHARY DELUXE, BARLEY
ARTS, LIBELLULA Booking, GRINDING HALT, TROVAROBATO Booking, INDIEME-
NO, TRUE Booking, VIA AUDIO Booking, BULBARTWORKS agency, La FABBRICA,
FOREARS, MAGIC BUS Entertainment, KINO Music, BLACK NUTRIA e molte altre.

ETICHETTE DISCOGRAFICHE: LA TEMPESTA DISCHI, GHOST RECORDS,
URTOVOX, SUPERMOTA, TROVAROBATO, BLACK CANDY, PIPPOLA MUSIC, MArte
Lable, 29Records, MACACO Records, EPIC&FANTASY, Dischi SOVIET, INRI, FORE-
ARS, 42Records, VIA AUDIO Records, TANNEN Records, FIORI RARI, AL-KEMI Re-
cords, FOOLICA Records, MIZAR Records e molte altre.

LIVE CLUB: L’ Officina (L’Arte e i Mestieri) - Giulia Nova, Arci Linea Gotica - Ferrandina
(Mt), Hemingway - Catanzaro Lido, B Side - Rende, Blue Dhalia - Marina di G.Jonica, Un
Pop Club - Reggio Calabria, Morgana - Benevento, Repubblica Indipendente - Fabricaria
Aversa, Doria 83 - Napoli, Mamamu - Napoli, Rifrullo - Eboli, Zena di Salerno, Arteria -
Bologna, Bar Wolf - Bologna, Sidro - Savignano sul Rubicone, OFF - Modena, Kalinka di
Carpi, Arci TAUN - Fidenza, Materia OFF. - Parma, Bronson - Madonna dell’Albero, Han-

na BI Marina - Ravenna, I Vizi del Pellicano Fosdondo - Correggio, L’Ora - Luce Cattolica,
Deposito Giordani - Pordenone, Tetris - Trieste, Edera - Codroipo, La cantinaccia - Giulia-
nello, Contestaccio - Roma, Circolo degli Artisti - Roma, The Place - Roma, Milk - Genova,
Senhor do Bonfim - Genova, Agorà del Polaresco Polaresco, Vinile 45 - Brescia, Circolo
Live - Mariano Comense, All’una e trentacinque circa - Cantù, Arci Tom - Mantova, Bloom
- Mezzago, Circolo Magnolia - Segrate, Palazzo Granaio - Settimo Milanese, Arci Tam-
bourine - Seregno, Spazio Musica - Pavia, La Nocc - Sondalo, Twiggy - Varese, Macondo
- Senigaglia, Arci Brevevita - Centobuchi, Pao - San Benedetto del Tronto, Ambient Pub
- Tolentino, Groove - Potenza Picena, Black Jack – Urbino, Fuzz - Pesaro, Diavolo Rosso
- Asti, KoKo Club - Biella, Ratatoj - Saluzzo, Melting Pop - Arona, Spazio 211 - Torino, Blah
Blah - Torino, Caffè Tritolo - Avigliana, Officine Sonore - Vercelli, Oasi di San Martino -
Acquaviva delle Fonti, Arci 37 - Giovinazzo, Istanbul CaffË - Squinzano, Arci Rubik - Gua-
gnano, Lomax - Catania, La chiave - Catania, Kenisia – Enna, Candelai - Palermo, Mikal-
sa - Palermo, Buzz - Siracusa,ì Boccadillo - Erice, Glue - Firenze, Ponterotto - Monte lupo
F.No, The Cage - Livorno, Tago Mago - Massa Carrara, Baraonda - Poveromo di Cinquale,
Caracol - Pisa, Melos - Pistoia, Controsenso - Prato, Sonar - Colle Val d’Elsa, ARCI Aurora
- Ora BZ, Urban - Perugia, Loop - Perugia, La Darsena - Castiglione del Lago, Magazzino
delle Idee - Orvieto, La mela di Newton - Padova, Circolo Farenight 451 - Padova, Aparta-
mento Hoffman - Treviso, New Age Club - Treviso, Il Bianconiglio - Treviso, Stube Lorenzi-
wirt - San Vito di Negrar, Emporio Malkovich - Lugagnago, Centro Stabile di Cultura - Schio.

MEDIA PARTNER

2night - Music Letter – Ondarock – LostHighways – Shiver – CoolClub – Saltinaria -
Breakfast Jumpers - Kd Cobain – Toylet – Oltremusica - I Think Magazine - Sound36 –
Wu-d - FreeSoundMagazine


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INFORMAZIONI AL PUBBLICO

Sabato 10 Settembre 2011 c/o LIVE MUSIC CLUB via Mazzini 58 - Trezzo sull’Adda (MI)
Inizio concerti ore 15.00 - Ingresso 10 euro info@keepon.it
prenotazioni@keepon.it per prenotare uno dei 1200 posti disponibili, indicando nome,
cognome e regione di provenienza.


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