lunedì 5 dicembre 2011

03-12-2011
- SELTON live @ Palazzo Granaio -
Settimo Milanese (MI)

Galvanizzati dall'ascolto metodico di un bel disco come BANANA À MILANESA in cui fanno sfoggio i camei del grande Enzo Jannacci e degli irresistibili Cochi e Renato, dopo una precedente tappa nell'hinterland milanese a cui non riuscimmo a partecipare l'estate scorsa, questo sabato sera è l'occasione giusta per non farsi scappare il quartetto brasiliano di stanza in Italia ormai da qualche anno. I Selton sono infatti, nuovamente, l'attrattiva principale della serata dopo i già buoni risultati portati a casa nelle precedenti esibizioni organizzate in quel di Settimo Milanese. Prima di loro due cover band. Arriviamo che sul palco stanno ancora suonando i Nest e un assolone di Stratocaster ci investe insieme ai volumi altissimi di tutta la band. Il sestetto ha portato con sé una nutrita schiera di amici che lo supporta anche dalla zona divani lungo tutta l'esibizione, via via fino all'ultimo brano proposto e ha reso conviviale l'atmosfera del locale mentre noi, già proiettati a chi si avvicenderà sul palco, cerchiamo di individuare i Duebarratre nelle cui fila suona Ernesto Ghezzi, storico collaboratore di Max Pezzali. Di contro, intercettiamo due Selton, Ricardo Fischmann e Daniel Plentz, intenti a salutare alcuni fans. Il cambio palco rivela una sorpresa: questa sera Ghezzi ed Enrico Santangelo, il batterista, hanno dato forfait per cui saranno i soli  Gianmarco Trevisan e Francesco Buonomo, muniti come sempre di chitarre acustiche, ad intrattenerci prima degli attesi headliner. La serata scorre liscia, ma senza particolari picchi emotivi. Il pubblico sembra comunque gradire. Noi attendiamo. E l'attesa è ben ripagata.

In un battibaleno i Selton conquistano la scena. La scelta di aprire le danze col trittico
Be Water, Non Lo So e Passero, tutti tratti dal loro secondo omonimo album, è decisamente azzeccata. Poche note, grandi armonie vocali e il gioco è fatto: diceva il baronetto Jagger che per quanto si trattasse solo di rock'n'roll la cosa lo garbava e pure molto. Qua non siamo propriamente dalle parti dei Rolling Stones; le chitarre graffiano, ma accarezzano pure e si sintonizzano su un sound estremamente beatlesiano, riveduto e corretto da una scrittura portoghese riadattata in italiano grazie alla supervisione testuale del nostro Dente. C'è padronanza dei propri mezzi e una semplicità di esecuzione che affascina e cattura all'istante. Melodie irresistibili e riff semplici per una ventata di allegria contagiosa. I belgi lo sanno e avanzano sotto il palco accompagnando la musica con balli, cori e qualche birra di troppo, più per il loro fisico che per lo spettacolo che inconsapevoli "regalano" da questo momento fino a fine serata. Gli stessi Nest, defilati, seguono inizialmente con attenzione (i Duebarratre non pervenuti) quanto viene suonato on stage poi si fanno spazio sotto il palco e il Granaio diventa un piccolo sambodromo rock.

Canção Inteligente è la prima divertente sorpresa in omaggio a Cochi e Renato che suscita, se mai ce ne fosse bisogno, una ulteriore risposta positiva da parti di tutti. Lo sparuto gruppetto di brasiliani, giunto per il concerto dei loro compatrioti, abbandona uno dei tavolini occupati e si lascia coinvolgere dal ritmo. Seguono l'ironica Per Favore Dica Il Suo Nome e la discesa pentatonica nel noir de Il Segreto Di Pedro, con tanto di kazoo. Colpisce il drumming secco e quadrato di Plentz, autentica macchina del ritmo su cui in pochi scommetterebbero a prima vista, più per il pugno nell'occhio che la mise non propriamente sobria indossata (se qualcuno ricorda gli Afterhours del periodo GERMI sa di cosa si sta parlando) ci riserva. João Telegrafista è sempre commovente, tanto in italiano quanto in portoghese; Eu Vi Um Rei, altro classico targato Jannacci e riadattato per l'occasione, non può mancare neppure questa sera. Terza cover, ma d'Oltreoceano. Happy Together dei Turtles è un tripudio, con gli amici belgi ormai decisamente a casa loro, tra cori e fiumi di birra. In
Across The Sea Ricardo racconta la storia (autobiografica?) di un pirata diviso tra un tranquillo amore e la vita avventurosa coi suoi compagni di scorribande in giro per il mondo. Io Voglio Cambiare, cantata invece dal poliedrico Daniel, ora anche alla chitarra solista dopo essersi scambiato di posto con Ramiro e col rapido passaggio alle tastiere di Fischmann, vede l'agognata conquista del palco da parte di un belga, invitato on stage dagli stessi Selton per suonare il tamburello quale ringraziamento concreto per il supporto dimostrato in questa e in altre serate.

Tornati tutti ai propri posti è il riconoscibilissimo basso di
Vengo Anch'io (No Tu No) a far smuovere anche i più restii al ballo (e non stiamo parlando degli amici fiamminghi), col kazoo nuovamente a colorare di sound tropicalista l'ennesima perla della Canzone italiana. Gli ultimi freni inibitori si sciolgono con la gettonata A Hard Day's Night, cavallo di battaglia dei brasiliani ai tempi delle cover beatlesiane con cui si fecero conoscere in Catalogna e, di riflesso, pure qua in Italia tramite Fabio Volo che, qualcuno ricorderà, li volle con sé per il suo programma tv Italo-Spagnolo in onda qualche tempo fa su MTV. Ma non divaghiamo oltre che intanto ci stiamo perdendo la festa, i bagordi e l'inattesa Paperback Writer: ...it's party time in Milan!!! Poi, ancora storie di mare, con Nuoto Nuoto E Niente Più che consente finalmente a tutti di tirare un poco il fiato pur continuando a diffondere grinta e sincera passione tropical-rock. Qui ha termine la prima parte di un concerto davvero coinvolgente, caldo e partecipato. Gli applausi non si sprecano e sono tutti meritati. Qualche belga che ormai abbiamo imparato a conoscere festeggia con l'ennesima birra. E visto che il vibe è quello giusto, anche il ritorno in pubblico dei Selton è immediato.

La raccolta Io Vorrei, brano posto in chiusura del loro secondo omonimo cd e inserito quest'anno nella colonna sonora de I Soliti Idioti attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche, è eseguita in maniera leggermente diversa che in studio: Eduardo e Daniel si occupano infatti di due cowbells, Ramiro è all'ukulele e, come i suoi compagni, ai cori mentre a Ricardo spetta il compito di intonare il testo e accompagnarsi alla chitarra. Nella orecchiabile Astronauta Netturbino dire che si sfiorano divagazioni progressive è un azzardo, ma qualche deriva psichedelica c'è, specie negli intermezzi di tastiera, come sempre appannaggio di Flischmann. Per completare la festa nel miglior modo possibile la band di Porto Alegre scende dal palco e armata di tamburello, chitarra acustica e maracas si porta tra gli spettatori, ormai parte integrante dello show, e intona un nuovo omaggio ai quattro baronetti di Liverpool: è Lady Madonna, seguita a ruota dalla richiestissima Ob-La-Di Ob-La-Da, a raccogliere tutto il pubblico rimasto, unendo Brasile, Italia e Belgio in un abbraccio multicolore, espressione concreta del tanto sbandierato villaggio globale che spesso solamente la musica sa però realizzare. Questa volta è proprio finita. Almeno per oggi. L'affabilità con cui ci si ritrova a scambiare due parole con questi simpatici "carioca della Bovisa", mentre il dj set del locale alza i propri volumi, giunge a coronamento di quanto abbiamo visto e ascoltato. E non siamo gli unici a farlo. Ecco come, una volta ancora, il rock si dimostra linguaggio universale, capace di parlare a tutti in qualunque latitudine ci si trovi. Avviandoci verso casa mandiamo una volta ancora a memoria questa lezione.

Andrea Barbaglia '11

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sabato 3 dicembre 2011

02-12-2011
- GIONATA MIRAI live @ Cooperativa Portalupi -
Vigevano (PV)

Macchine parcheggiate lungo la strada su entrambi i lati della carreggiata, in parcheggi improvvisati e in anfratti scoperti per l'occasione, rendono più difficoltoso del solito l'arrivo alla Sforzesca, frazione di Vigevano, a sud dell'abitato cittadino, sulla strada che porta a Pavia, tra le campagne teatro dello scontro combattuto fra Piemontesi ed Austriaci nell'omonima battaglia  durante la Prima Guerra di Indipendenza. 23 marzo 1849. Il Risorgimento per unificare l'Italia. Camminiamo nello sterrato poi, guadagnato l'asfalto, mano a mano che ci avviciniamo alla cooperativa, sentiamo il vociare intenso e campestre, ipotizzabile visto il sopraccitato numero di vetture. Guadagnato l'ingresso, dentro c'è quello che non ti aspetti: una enorme tavolata ricca di commensali e altri tavolini tutt'intorno, anch'essi pieni di vita e suoni. Nella sala accanto stanno già suonando da qualche minuto. È il buon Angus Mc Og, alias Antonio Tavoni, ad aprire la serata musicale. Solitario, chitarra acustica in mano, umile e bonario, tra un brano e l'altro tratto dal buon esordio ANORAK, ci racconta le sue esperienze di vita, tra Italia e Australia, tra le stradine impervie delle provincia e i palchi a cielo aperto. È folk, un ottimo folk che forse meriterebbe una serata da headliner in un futuro prossimo venturo, in cui Iron & Wine va a braccetto con Neil Young in una primaverile scampagnata nella pianura padana, con le Highlands scozzesi nel cuore.

Ci avviciniamo un poco al palco, cercando un posto magari defilato, ma in ogni caso più vicino. Accanto a noi, seduto su un tavolo, confuso con gli altri avventori lì intorno e per questo inizialmente mimetizzatosi agli occhi dei più, c'è Gionata Mirai, baffo e occhiale anni '70 a caratterizzarne il volto. Al termine del set e in pieno cambio palco, il chitarrista esce per prendersi una boccata di tabacco, tornando in sala intabarrato nel suo spolverino pochi istanti prima della conclusione dei One Color Chameleon, saliti sul palco in duo acustico con il fomentatore di folle Riccardo Basla alla chitarra e lo scricciolo Monica Cadenini alla voce. Quest'ultima, già vocalist per i locali Dark Veneris, è, nonostante l'ancora giovane età, nettamente maturata rispetto agli anni gotici e la scelta di continuare a proporre brani propri anche con questa nuova avventura premia il coraggio a discapito però della forma. Almeno questa sera. Mancando infatti la sezione ritmica (il batterista Luca Siani è solamente in prima fila a filmare alcuni passaggi dei suoi compagni) per precise ragioni organizzative che consentono di dare un filo logica alla serata, pezzi come Endless Ways To Cross The Road o Just Move Freely And Nothing Else al primo ascolto perdono in incisività e potenza sonora, ma, fortunatamente, guadagnano in intensità emotiva, anche quando la corrente fa le bizze con la chitarra di Basla, risultando del tutto autosufficienti.

Gionata compare nelle retrovie della sala. Un ultimo pezzo poi tocca a lui. Ancora pochi l'hanno riconosciuto nel buio della sala, ma quando sale sul palco per settare lo strumento, una Taylor 455 dodici corde per mancini, e le luci sono tutte per lui, anche dai posti di rincalzo avanzano i più curiosi, sostando sulla immaginaria linea di confine tra palco e spettatori.
"Se vogliamo pensare di fare la rivoluzione bisogna che si abbiano le idee chiare su dove vogliamo arrivare. Di base bisogna aver il desiderio di qualcosa di più bello in cui vivere. Facciamo che per i prossimi ventitre minuti ognuno pensa a come sarebbe bello vivere semplicemente facendo qualcosa che ci piace. Cercate di capire cosa vi piace perché così dopo, magari, possiamo anche fare la rivoluzione" Così si pronunciava Gionata meno di una settimana fa durante la prima assoluta di ALLUSIONI al Cox di Milano. Stasera il discorso introduttivo è molto simile. Cambia il minutaggio dichiarato, ma c'è sempre un'urgenza nelle parole pronunciate dal frontman dei Super Elastic Bubble Plastic che ti fanno percepire la necessità di essere lì e non altrove, la volontà di metterci non solo la faccia, ma il proprio io tutto, come se ne andasse del destino dell'umanità, in uno slancio titanico che la suite Allusioni, nei suoi ventiquattro minuti successivi, sintetizza e diffonde nell'aria. L'arpeggio continuato che Mirai esegue senza soluzione di continuità, anche dal vivo regala, chiudendo gli occhi, un brivido che ipnotizza tutto e tutti. Si superano le barriere dello spazio e del tempo. Si viaggia con la mente nei luoghi più remoti del globo e dell'universo. Il silenzio viene rotto solo da alcuni fastidiosi incompetenti che anziché andar a fare quattro ciacole al bancone del bar si fermano dove non dovrebbero, ricevendo, sempre mentalmente ché la magia della Musica non dev'essere interrotta dalle parole, una scarica di insulti e improperi.

Ci risintonizziamo sulle frequenze allusive. Mirai è sempre concentrato. Composto e pervaso dal sacro furore che scorre nei fraseggi sulle corde. Vive dall'interno il suono che produce e lo rimanda visivamente al di qua del palco attraverso il ritmo sussultorio e costante della sua gamba destra, nervoso e sorprendente metronomo a scansione umana, mentre le dita disegnano sul manico della chitarra astratti percorsi matematici. È il loro istantaneo rallentamento ad indicare il termine dei cinque movimenti. Gionata si schermisce sottolineando qualche errore, peraltro sostanzialmente non avvertito, durante l'esecuzione, ma l'impressione di perfetto simbiosi tra sogno e realtà permane anche ora che la domanda più pressante diventa "E adesso? Come si andrà avanti?". Nessun timore. Bisogna stare al mondo senza paura. Il messaggio è chiaro e arriva diretto attraverso il secondo brano in fingerpicking proposto. Si tratta di un breve frammento studiato e composto per la colonna sonora dello spot legato al progetto A Wor(l)d For Japan, contributo di solidarietà compiuto concretamente a parole in favore delle popolazioni colpite in Giappone dallo tsunami dell'11 marzo scorso. Partito come una semplice richiesta di invio messaggi affinché le vittime della tragedia nipponica possano aver la consapevolezza di non essere sole anche e soprattutto durante gli anni della ricostruzione, il breve attestato di solidarietà ai sopravvissuti commissionato dalla E-Talentbank Japan, azienda di comunicazione di Tokyo, diventa un mini spot di due minuti musicato proprio dal chitarrista de Il Teatro Degli Orrori che trova la cifra stilistica migliore attraverso la sua dodici corde.

Spiazza un po' tutti questa esecuzione, ma, come il ciclo vitale di una farfalla, è talmente breve il lasso di tempo in cui nasce e muore che è già momento del terzo brano. Un senza titolo, una canzone in cerca d'autore, una base, come ci spiega lo stesso Gionata anche con ampi gesti delle braccia, su cui un giorno nascerà una canzone vera e propria, ma che per ora, dopo una infinità di tentativi andati a vuoto con altri musicisti, vive comunque di una sua dimensione unica e speciale, felice di bastare a sé nel crescendo dinamico della melodia e dell'arpeggio conclusivo. Mirai continua assorto nel suo mondo. "Dialoga" con la chitarra. A smorfie. Osserva tutto d'intorno. Poi poggia lo sguardo su di te. Ti fissa. Sembra guardarti, ma non ti vede. Ti attraversa con lo sguardo. Rapidamente o con maggior intensità. E va oltre, in una simbiosi tra suonatore e oggetto suonato quasi mistica. In chiusura di serata ecco un ukulele e le sue quattro corde essenziali da cui proverranno, di lì a poco, le note prodotte quasi in punta di piedi per quella che risulterà essere la miglior chiusura possibile per lo spettacolo di Mirai. La delicatezza del suono prodotto è un toccasana dopo le vertiginose corse in fingerpicking e l'abbandono alla carezzevole melodia di questa nenia è totale. Viene così il momento dei saluti e dei ringraziamenti. È la buonanotte. Per noi non c'è tempo di restare un minuto di più. Gionata lo sa. Ci allontaniamo nel cuore della notte in direzione Gallarate lasciandoci alle spalle i rumori che affolleranno di nuovo l'ambiente interno della Portalupi. Fuori fa freddo. Arriveremo consapevolmente tardi ad un altro appuntamento, con la foschia e la nebbia trovate lungo il viaggio a proteggerci dalle luci dei lampioni e a nasconderci ai fari delle altre automobili. Una scelta di campo. Per stare comunque uniti. Per il nuovo Risorgimento.

Andrea Barbaglia '11

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venerdì 2 dicembre 2011

L'ALTRA METÀ DELL'ANIMA
Beppe Carletti
- I Nomadi - 2011

A nudo. Così troviamo, forse per la prima volta nella sua vita, Giuseppe Carletti, classe 1946, da Novi di Modena, Reggio Emilia. Beppe e le sue tastiere; Beppe e il suo pianoforte. Beppe e la sua sensibilità artistica. Punto. No, per una volta non ci sono gli amati Nomadi accanto a lui. Basta parole. Qua c'è l'anima, ma anche il cuore, vivo, di Carletti. Una vita per la Musica, una musica per la Vita. Sono suggestioni quelle che accompagnano lo scorrere dei quarantotto minuti abbondanti del cd, in edizione limitata , regalo di Natale per sé e per i propri fan. Lo va dicendo in tutte le interviste; e no, i Nomadi non si sciolgono né alla luce dell'abbandono del cantante Danilo Sacco, comunicato giusto qualche giorno dopo l'uscita di questo cd solista, né tantomeno proprio a causa di questi tredici brani strumentali, recuperati e perfezionati dal passato (Miles Away apparve già nel 2004, cantato e con differente arrangiamento e sonorità nel disco solista dell'amica May) o, nella quasi totalità dei casi, nuovi di pacca. È un progetto coltivato da tempo, "un sogno maturato e cresciuto, durante questi lunghi anni di vita e di musica, lungo le strade del mondo, e che oggi finalmente sono riuscito a realizzare". Quasi uno sfizio di pregevole fattura che la ritrovata indipendenza discografica, dopo anni passati in seno ad una major, gli consente di fare. Ed è un omaggio ai suoi cari. Tutte le emozioni della quotidianità, siano esse le più positive, siano esse quelle amare e luttuose, si condensano nelle vibrazioni messe qua in musica. Si susseguono come in una delle tante canzoni di Guccini portate al successo dai Nomadi, la vita e la morte, la nascita dei figli (Per Te), la scomparsa delle persone care; l'arrivo dei nipoti, il saluto all'indimenticato Augusto Daolio (Tema Per Un Addio). Poi, ecco l'incanto suggerito dai colori della campagna descritta in Pensiero D'Autunno e, più in generale, l'abbraccio benevolo della natura con la sontuosa Madre Terra e l'eterea Arcobaleno; si dà modo di suggellare e rinnovare il ricordo dei tanti viaggi intrapresi per solidarietà (Una Dolce Emozione) senza mai dimenticare le proprie radici (Valzerino). Il serrato dispiegamento di mellotron, pianoforte e organo indirizzano la voce di Alessandra Ferrari a farsi sempre (Tre Rose) strumento tra strumenti, regalando una interpretazione da brividi prima nell'ispirata Anomalo Giallo quindi in Sospensione, laddove un fischio introduttivo già ci conduce in un mondo fantastico e fuori dal tempo. È musica che accarezza l'udito e solletica la mente. Il pensiero corre libero, le parole, assenti, non lo possono ostacolare né sono in grado di alterare il significato di ciò che, fino ad ora, era stato gelosamente custodito Dentro L'Anima di questo Artigiano della sette note, protagonista con la storia sua e quella del suo gruppo, di una grande fetta di cultura musicale italiana contemporanea. Siamo ai titoli di coda. C'è un ultimo richiamo, quasi un lascito per il futuro che ripercorre le sempre più prossime cinquanta primavere di carriera, testimoniando tutta l'intatta passione di Carletti per la sua opera, e che viene riversato nell'esplicativa ed intensa La Mia Strada, cinematografico saluto dell'ultimo vero vagabondo rimasto rivolto a noi tutti. Tu chiamale se vuoi Emozioni.

giovedì 1 dicembre 2011

CAVALLI
Fast Animals and Slow Kids
- Ice For Everyone - 2011

Che bella l'irruenza dei giovani in musica. A briglia sciolta, senza freni. Ecco, è qui che sta il punto. Da anni si cerca, oltre ad una giusta e adeguata promozione per chi se lo merita, un ricambio generazionale che stenta ad arrivare. Non che manchino proposte nuove e con gli attributi per poter dire la propria, al pari di mostri sacri dalla carriera avviata e divinità rock costrette da un istupidimento culturale globalizzato al limbo del mercato discografico. Purtroppo però stentano ad emergere. E più sono giovani più, se hanno qualcosa da dire, annaspano nel mare di reality e "talent" show vari. Sembra, pare, si vocifera, che il vento stia cambiando, ma sappiamo pure che in preda ad una tempesta marina il naufrago, nonostante tutti gli sforzi con cui tente di resistere, è costretto a soccombere ed affogare tra i flutti. I Fast Animals and Slow Kids urlano. Urlano da una scialuppa di salvataggio tutta la loro foga, la loro rabbia e il loro ardore, testimonianza viva della loro esistenza. Devono aver gridato forte se per loro son scesi in campo Andrea Appino dagli Zen Circus e Giulio Favero di ritorno ne Il Teatro Degli Orrori, per portarli in sala di registrazione prima e nuovamente in tour dopo. Qualcuno li ha già visti nelle ultime settimane in apertura proprio alla già citata band toscana. Qualcun altro se li ricorda sempre in tour tra Perugia e i paesi limitrofi qualche tempo fa. E se il demo d'esordio è stato un semplice companatico prima del debutto ufficiale che abbiamo tra le mani, ciò che stupisce è la navigata foga espressa proprio on stage, fatta ora scorrere all'interno delle undici tracce registrate presso il Sam World Studio di Lari. C'è dunque tutto l'irrispettoso prurito post adolescenziale mescolato alla carica dirompente della provincia italiana che da sempre molto ha offerto alla causa del rock; un vibrante e impertinente assalto frontale a chi vuole incautamente pararsi di fronte. Furia hardcore e labor lime: un connubio riuscito. Nervi ti esplode in mano con una dichiarazione di intenti (quello che io vedo lo percepisco mio / quello che io tocco è solo rat-tat-ta-ta-tà!) che programmatica non è; Mangio è altrettanto quadrata, ma più declamatoria e..."supercristiana". Cioccolatino mixa elegantemente Linea77 e System Of A Down; nel poderoso carrarmatorock di Lei troviamo i The Death Of Anna Karina con l'attitudine di One Dimensional Man e Black Flag mentre nella malandrina Copernico ritorna incredibilmente, attraverso l'amalgama delle voci, il fantasma dei primi, fieri, Tiromancino, quelli di INSISTO per intenderci, quelli del secolo scorso, quelli del pre-boom commerciale, quando la sperimentazione era di casa. Qua sono Aimone, voce, chitarra e futura rockstar, e il Bit, batteria e cori, a spartirsi i microfoni, ma la quadratura del cerchio non sarebbe stata trovata senza la benedizione del basso pulsante di Jacopo (Pontefice) e la chitarra del mite e compulsivo Alessandro. Un poco di Ministri in Collina. Poi ancora crossover mexicaneggiante in Organi e rimandi Sixties in , quasi una costola degli attuali Verdena. Chiude la poesia di Guerra, introdotta da un pianoforte lontano, ma decisivo. Lasciate che il talento corra, come dicevamo all'inizio, a briglia sciolta. Per una volta libero davvero.

martedì 29 novembre 2011

OvO
Nuovo tour italiano a Dicembre
e nuovo video di Nosferatu diretto da Mauro Diciocia

Parte un nuovo tour italiano per il duo più folle ed estremo che il nostro paese abbia generato!


Bruno Dorella (Ronin, Bachi Da Pietra) e Stefania Pedretti (Allun, ?Alos) si esibiranno in una manciata di imperdili date tra cui spiccano due eventi speciali: il primo è previsto per il 2 Dicembre al Tago Mago di Marina di Massa in occasione del decimo compleanno del club ed il secondo in data 8 Dicembre al Blah Blah di Torino dove si esibiranno sulle tavole a tema apocalittico di Enrico Mazzone.

Ecco le date confermate:
02.12.11 Tago Mago - Marina di Massa
08.12.11 Blah Blah - Torino
27.12.11 Glue - Firenze
28.12.11 Muviments 7 festival @ Castello Medioevale di Itri - Itri (LT)
29.12.11 Disfunzioni Sonore (w. Morkobot) @ Enigma club - Napoli

Guarda il nuovo videoclip di Nosferatu:


venerdì 25 novembre 2011

24-11-2011
- DENTE live @ SpazioMusica -
Pavia (PV)

È la nebbia ad accoglierci col suo freddo abbraccio in quel di Pavia. Un primo passaggio in macchina nei pressi di SpazioMusica ci permette di verificare come alle 20:45 ancora non si veda anima viva nelle stradine adiacenti il locale, ma al tempo stesso è la constatazione di come i pochi parcheggi siano già indiscutibilmente occupati. Ripieghiamo poco lontano. Qualche avventore fuma solitario davanti all'ingresso. Dentro il locale qualche volto noto, qualche universitario e il palco saldamente allestito. Spoglio, ma pronto. Ci vuole un po' di tempo, ma man mano che i minuti passano altri appassionati e curiosi arrivano alla spicciolata, mentre un piccolo esercito di fotografi, alcuni alle prime armi, cerca di posizionarsi nei posti migliori, accalcandosi adeso al palco e mettendo leggermente in difficoltà lo stesso Luca Milani, intento a salire on stage per cominciare la serata. L'ex File, band che ha avuto nello scorso decennio la ventura di lavorare accanto a nomi grossi della musica come Andrea Mei, Marco Trentacoste e Paolo Mauri, sale infatti sul palco armato di chitarra e armonica a bocca per quello che sarà una prova di rock springsteeniano sulla scia del capolavoro NEBRASKA e del non meno riuscito THE GHOAST OF TOM JOAD, proponendo quindi un set asciutto, secco e diretto, e regalando piccoli momenti di rock intimo come Old August Sun, Sin Train e Snow In Milan. Non tutto è a fuoco, ma la stoffa c'è.

Poi lo scenario muta all'istante. La folla radunatasi si stringe di più, il chiacchericcio  e gli urlettini di tante signorine accorse per quel Giuseppe Peveri perbrevitàdettoDente che di lì a poco ruberà la scena aumentano; il libero fluire di aria respirabile diventa caldo umido. Uno sguardo dietro di noi e lo stupore di trovarsi circondati su tutti i lati è presto spazzato via da una leggera brezza quasi invernale allorquando Nicola Faimali, Andrea Cipelli e Gianluca Gambini entrano in sala dalla porta laterale posta alla nostra sinistra, giusto un istante prima che compaia lo stesso Dente. Scattano i flash di quante, ragazzine, si trovano il cantautore al proprio fianco. Ma non c'è molto tempo. L'inizio è scoppiettante e tirato: senza una sola parola di commento introduttivo
Piccolo Destino Ridicolo suscita all'istante l'approvazione di tutti, sorprendendo per esser stata legata magistralmente a quella Saldati, mezzo promozionale per IOINMEZZOAVOI che pur perdendo in profondità per la mancanza degli archi, può bastare tranquillamente a sé anche con questo arrangiamento per quartetto di pop rock cantautorale. Anche La Settimana Enigmatica, terzo estratto consecutivo della serata proveniente dal quarto album, è un altro centro con il Sig.Solo a lavorare di fino alle tastiere; poi, finalmente, arriva pure il momento dei primi frizzi e lazzi di un Dente in palla, tra un sorso al drink appoggiato in zona Cipelli e qualche divertente scaramuccia col pubblico. Boom!

L'attacco velocizzato di una ridanciana
Quel Mazzolino suscita un piccolo boato immediatamente dispersosi, prima con l'ascolto delle disavventure alcoolistico-stradali del suo protagonista, poi grazie alle atmosfere soffuse, quasi cheeck to cheek, dell'altrettanto nota Incubo. Il caldo si fa via via più intenso e la giacca indossata "per contratto" da Dente non lo aiuta certo a respirare meglio; rendendoci partecipe di queste problematiche e di altre riguardanti la sua attuale precaria forma fisica in una serata pavese comunque sempre più vibrante ed entusiasmante, tocca a Io Sì procedere sognante e brillantemente ritmata prima della A Me Piace Lei, notevole e sempre apprezzata anche senza il dispiegamento di fiati presenti su disco e nonostante il finale triste. Ma se a lui piacciono così, avanti, procediamo lungo questa strada! E, dopo una dimostrazione pratica di come anche l'asta del microfono prenda autonomamente vita, eccoci di corsa a Casa Tua, tra le composizioni più malinconiche dell'ultimo lavoro e forse proprio per questo eccezionalmente intensa, sospesa fra le nuvole, dove ci piace pensare di scrutare lo stesso Dente a spasso, con una spiga di grano in bocca, intento a fischiettarsela. Il finale accellerato di questo brano ci rivela una tendenza a brevi fraseggi rock che, più avanti coi minuti, si faranno evidenti in altri episodi. Per ora continuiamo ancora insieme il viaggio, Da Varese A Quel Paese e in attesa del Giudizio Universatile, altra occasione utile per ballare sfruttandone l'anima disco funk anni '70, contagiosa tanto dal vivo quanto in studio.

Altro boato per la storica
Baby Building; a ruota segue Scanto Di Sirene, oggi sapientemente legata alla coda della nuova Rette Parallele, nel suo finale battistiano omaggiante a suon di samba e ritmi brasileiri, il miglior album rock italiano di sempre, l'immenso e ineguagliabile ANIMA LATINA. Ancora "filosofeggianti" chiacchiere da bar dello sport con qualche divertente botta e risposta su e giù dal palco, tra cellulari spenti, fotografie col flash, Boccaccio, canzoni alla rovescia e la fantomatica Radio Pavia Network, quindi è il turno dell'inaspettato quanto straordinario ripescaggio, direttamente dall'esordio solista ANICE IN BOCCA, di Io Della Bellezza Non Me Ne Faccio Un Cazzo, il momento in assoluto più dirompente della serata. Grande sorpresa, che da un lato spezza l'atmosfera palpabilmente celebrativa per questo ottimo cantautore e dall'altro denuncia una necessità di omaggiare le sue radici più grunge. Ancora con questo pop alternativo nelle orecchie, e diciamocelo pure, un po' desiderosi di un bis parimenti elettrico, dopo l'ennesimo dialogo tra Peveri e il pubblico, accogliamo il nuovo arrangiamento di Stella, altro must dei live da parecchio tempo ormai, e la meno nota Sogno, finché si giunge all'esecuzione dell'ultima canzone in programma (piccola bugia a fin di bene perché "le bugie a fin di bene sono bugie a-fin-di-bene"; e "ci sono comunque sempre delle bugie a-fin-di-bene"; "... afìn-dì-bene, afìn-dì-beeene...") che va a chiudere la prima parte dello spettacolo.

È
Le Cose Che Contano, dilatata fra la psichedelia e il prog con l'accoppiata Cipelli-Faimali sugli scudi, la scelta operata dal quartetto reggiano. Solitamente la discesa dal palco è accompagnata da richieste di bis, fischi di richiamo, cori che incitano la band a tornare sul palco; in quest'occasione, mancando i camerini, Dente si improvvisa intrattenitore di sé stesso istruendo a modo suo, direttamente dal palco, le sempre più spiaggiate prime file che rispondono divertite. In un coacervo di gesti, sguardi e non sense, i quattro ripartono tra "prezzolate" grida di richiamo con la bellissima Buon Appetito, cantata a squarciagola da tutto SpazioMusica. E per stemperare un poco l'atmosfera pervasa dalle ficcanti frecciate del primo bis, ecco L'Amore Non È Un'Opinione e sorrisi a profusione. Altro scambio di battute: "Bene, eseguiamo per voi questo ultimo pezzo della serata..." e dalla sala "Nooo!!!" "Sì!" "Nooooo!!!" "Sì." "Nooooo! Fai Verde!!" "No, dai, ...non è che vivo per dare soldi a Fiumani..." Risate generali. "...devo mangiare anch'io; ...anche lui, ma anche io..." Geniale. Così, "a richiesta", vengono eseguite l'attesa Beato Me, brano che, in ultima analisi, ha garantito la maggiore visibilità al Nostro, e la clamorosa Vieni A Vivere per la quale è inutile aggiungere tante parole. Ascoltatela una volta e vi innamorerete. Poi saluti e baci. Un concerto e una festa. Quasi un happening, vista l'estrema cortesia e affabilità di Dente anche al termine del live, tra autografi, flash, foto, strette di mano, richieste di numeri di telefono e molto altro ancora. Il tour è cominciato da poco; di opportunità perché lui-sia-tra-di-noi ce ne sono parecchie. Il bis è scelta obbligata. Go, go, go:...with a smile

Andrea Barbaglia '11

giovedì 24 novembre 2011

Sospesi tra indie rock statunitense e musica tradizionale mediterranea, A Toys Orchestra portano al Vinile 45 il nuovo lavoro Midnight (R)evolution

A Toys Orchestra + Disco Not Disco dj Set

SABATO 26 NOVEMBRE
VINILE 45
Via del Serpente, 45
Zona Ind. Fornaci
Brescia
INFO: 335/5350615
http://www.vinile45.com/
INGRESSO riservato ai tesserati Arci 2011 con un contributo di 8 EURO

A Toys Orchestra - http://www.atoysorchestra.it/
www.myspace.com/atoysorchestra

A TOYS ORCHESTRA + Disco Not Disco dj Set
Presentano il nuovo lavoro “ Midnight (R)evolution” atteso seguito dell'acclamato “Midnight Talks”.

Intenso ed evocativo indie rock di matrice statunitense e canadese a tratti abilmente contaminato con la tradizione musicale mediterranea.
DISCO NOT DISCO Dj Set by Marco Obertini disco punk/electrowave/psichedelia

Gli A Toys Orchestra nascono nel 1998 in provincia di Salerno. Dopo aver partecipato alla compilation Soniche Avventure e aver vinto il concorso “Gruppo Soniche” del 2000, indetto da Sony/Fridge, nel giugno 2001 pubblicano il primo album, dal titolo Job (Fridge rec). Nel 2003 partecipano e vincono il festival MusicalBox di Urbino, ospitato all’interno della rassegna “Frequenze Disturbate”. Nell’autunno dello stesso anno la band lascia la Fridge per passare alla Urtovox Records, iniziando a lavorare al nuovo album che esce nell’ottobre 2004 col titolo Cuckoo Boohoo, e si fa notare per il singolo Peter Pan Syndrome, abbinato a un videoclip molto fortunato. Il 19 marzo 2007 esce il terzo capitolo discografico degli A Toys Orchestra: si intitola Technicolor Dreams ed è realizzato in collaborazione con Dustin O’Halloran (Devics). L’album viene distribuito e promosso anche in Europa, ottenendo lusinghieri risultati in Inghilterra, con ben due singoli in rotazione su BBC Radio 2. Mentre tre brani di finiscono nella colonna sonora di The beautiful ordinary (2007), diretto della regista Jess Manafort, nel 2009 partecipano al progetto/compilation Il paese è reale, promosso dagli Afterhours, con il brano inedito What you said. Nel 2010 arriva nei negozi Midnight Talks cui fa seguito, nell’aprile 2011, Midnight (R)evolution, uscito successivamente all’Ep Rita Lin Songs, che in sei giorni di download gratuito viene scaricato 10mila volte.

Gli A Toys Orchestra sono: Enzo Moretto (voce, chitarre, piano, synth), Ilaria D’angelis (voce, synth, piano, chitarra, basso), Raffaele Benevento (basso, chitarre) e Andrea Perillo (batteria).
LEONCAVALLO

Spazio Pubblico Autogestito
Via Watteau, 7 Milano
(Bus 43 – 81 – MM verde Gioia o Centrale / Gialla Sondrio)
http://www.leoncavallo.org/

LA TERRA TREMA al LEONCAVALLO
Vini e vignaioli autentici, agricoltori periurbani, cibo e poesia dalla terra
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25, 26, 27 Novembre

LA TERRA TREMA

Ingresso a sottoscrizione 8 euro
Genere/Rassegna: Fiera enogastronomica
Luogo: Salone

Milano 2011, un movimento sempre più crescente di agricoltori sta per raggiungere la metropoli… lungo il percorso risuonano le grida di battaglia!
Questo anno La Terra Trema ospiterà oltre cento produttori, agricoltori e contadini nella metropoli per raccontare le loro storie di resistenza, per indicarci delle strade percorribili per un’alternativa a questo post-post moderno sistema di sviluppo. Per farci degustare, assaporare e gioire col loro vino, con i sapori, i profumi le storie dei loro prodotti.

Ad avere più spazio sarebbero stati quasi il doppio. Ci hanno contattato a centinaia, da tutta Italia, per partecipare a questo assalto. Ci riproponiamo di conoscere presto questi contadini.

La Terra Trema ospiterà anche questo anno una serie di incontri.

Il VINOTAV Rosso di Chiomonte DOP. Direttamente dall’Opposizione Popolare, un prodotto a rischio estinzione. Da quelle parti infatti è previsto l’inizio di un cantiere della nuova linea TAV Torino-Lione. Bevendo il vino di questa bottiglia non solo si sostiene una attività agricola della zona, ma si contribuisce ad una lotta per la sopravvivenza dell’intera Valsusa. Saranno presenti Andrea Turio (cooperativa Clarea) e Ludovico Jengo (comitati NOTAV).

Giacomo Ruiu ci racconterà della capra nera verzaschese, della montagna, e dei suoi formaggi con degustazioni della caciotta della Valle Intelvi e della formaggella del Luinese.

Gigi Brozzoni (Seminario Permanente Luigi Veronelli) ragionerà con noi sul vino asservito a richieste di mercato, omologato conformista e ammiccante, e sul vino che invece racconta di stagioni e territori, di storie di uomini e donne, di lotte: quando questo accade è lì che comincia una rivoluzione. Nella degustazione si assaggerà un vino contadino, un vino enologicamente perfetto, un vino macerato, un vino semiindustriale.

Verrà proiettato Genuino Clandestino. Movimento di resistenze contadine, di Nicola Angrisano prodotto dal collettivo InsuTv. Un grido di accusa contro le politiche europee, la filiera industriale agricola Italiana e la politica della grande distribuzione. Affronta il tema dei “neo contadini“, “fuori” dal giro della grande agricoltura, delle grandi certificazioni, dei contributi europei, che nonostante tutto lottano per produrre prodotti Genuini, secondo la tradizione contadina, ma spesso anche Clandestini, perché non contemplati dalla legge.

Uno spazio sarà dedicato ai più piccoli con la Scuola di Cucina creativa per Bambini, perché crediamo fortemente nel recupero della manualità attraverso esperienze di percezioni sensoriali. Il laboratorio di biscotti “Un dono d’inverno”, a cura di Claudia Compagni e Geraldina Strino, è gratuito ma a numero chiuso con prenotazione a lottavocorpoplatonico@hotmail.it.

Durante tutte e tre le giornate la Cucina Pop del Leoncavallo preparerà spettacolari pranzi e cene con i prodotti degli agricoltori presenti. Anche quest’anno ci sarà il pesce fritto, freschissimo dai mari della Sicilia, a cura della Cooperativa del golfo.
In alto i calici e prepariamoci alla lotta!
Festeggiando insieme e brindando alla vita anche in questi momenti incerti e difficili.

Consapevoli che anche attraversando La Terra Trema si possono trovare delle strade percorribili per il cambiamento reale, e che anche così nascono le rivoluzioni.

Perché non ci basta più essere solo acquirenti onesti e coscienziosi della decrescita felice.

Siamo gli incazzati, siamo gli stravolti da politiche insulse che ci hanno portato fino a qui.

PREPARIAMOCI A DETESTARE IL BUONO CHE AVANZA.

Le serate si concluderanno con dei concerti imperdibili: progetti di musicisti italiani e stranieri, che hanno fatto la storia della musica underground degli anni ’90, e nuove proposte di qualità.

Venerdì 25 Novembre
Mombu + Katzuma (dj set)
Ingresso a sottoscrizione 5 euro
Genere/Rassegna: Concerto per “La Terra Trema”
Luogo: Foresta

Katzuma nasce nel 2004 dall’incontro di Deda, produttore ed mc (Isola Posse, Sangue Misto, Neffa), e il tastierista Tony T. Affonda le sue radici nel funk e nella disco.
Mombu è il nuovo progetto di Luca T. Mai e Antonio Zitarelli rispettivamente sax negli ZU e batteria nei Neo.

- The Reverend and the flidder
Genere/Rassegna: Blues
Luogo: Baretto

Mauro Ferrarese, voce e chitarra, ed Enzo Albini, violino.

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Sabato 26 Novembre
Bellini + Paolo Minella (dj set)
Ingresso a sottoscrizione 5 euro
Genere/Rassegna: Concerto per “La Terra Trema”
Luogo: Foresta

Bellini è un quartetto ritmico, ermetico e bello aggressivo composto da Agostino Tilotta, sua moglie Giovanna Cacciola (Uzeda), il bassista Matthew Taylor (the Romulans) e il batterista Alexis Fleisig (Girls Against Boys).

Dj P. Minella chiuderà il sabato del villaggio con la sua DDD disco dancehall deephouse.

- Amanda e la banda
Genere/Rassegna: Blues
Luogo: Baretto

Il blues è di scena con Amanda e la banda, la cui voce solista ed anima del gruppo, Amanda Tosoni, è trascinatrice dotata di grinta e voce rare.

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Domenica 27 Novembre
Egle Sommacal + Sakee Sed
Ingresso gratuito.
Genere/Rassegna: Concerto per “La Terra Trema”
Luogo: Foresta

Egle Sommacal, chitarrista compositore (Massimo Volume, Ulan Bator), suonerà accompagnato dai fiati.

Sakee Sed, giovane duo bergamasco capace di passare dal folk allo stoner mantenendo intatta una genuinità che sul palco diventa a seconda dei casi romantica o festaiola.

La Terra Trema
Folletto 25603, Leoncavallo s.p.a.

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FLEISCH
Ufficio Stampa
Nora Bentivoglio
Promozione Stampa
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Francesco Carlucci
Promozione Radio e Web
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::: CIRCOLO MAGNOLIA :::
presenta
DENTE
+ Dj Fake

Mercoledì 30 Novembre 2011
Giovedì 1 Dicembre 2011


Ingresso 10 euro con Tessera Arci
Apertura porte ore 21.30
Inizio spettacolo ore 22.00


GUARDA IL TEASER su YOUTUBE:
http://www.youtube.com/watch?v=No2_gFH14r4

Doppia data milanese per il cantautore di Fidenza naturalizzato meneghino. La città che lo accolse sui piccoli palchi dei Navigli per esibirsi chitarra e voce, ora lo celebra e lo acclama.

Arrivato al quarto album in studio Dente conferma le qualità già espresse nei precedenti, affinando la scrittura, sempre più campo di sfida per giochi di parole, inganni letterali e finzioni stilistiche. Io tra di noi (Ghost Records, 2011) ha già nel titolo il sapore beffardo e maturo di uno chansonnier che si è fatto da solo, conquistandosi passo a passo, pubblico, critica e la stima del mondo musicale tutto. Tante sono le partecipazioni illustri, dagli arrangiamenti per fiati e archi di Enrico Gabrielli e Massimo Martellotta, alla produzione di Tommaso Colliva (Calibro 35, Afterhours, Muse, Marta sui Tubi).

Dodici le tracce dell’ultimo disco che sono già diventate per molti ritornelli e strofe da sapere a memoria, per cercare di disturbarne l’esecuzione dal vivo.

Il pubblico di Dente è tra quelli che non aspettano, vogliono, tutto e subito. Per questo ogni nuova prova artistica è messa al vaglio prima di tutto dal concerto e dalla sua semantica.

I concerti di Dente sono tra i più frequentati in Italia e anche per questo per Milano, la città in cui vive da diversi anni, si è scelto di raddoppiare l’appuntamento per farci stare tutti e non lasciare nessuno senza, mercoledì e giovedì Dente raddoppia, al Circolo Magnolia.

CONSIGLIATA LA PREVENDITA nei circuiti indicati: (E’ necessaria la tessera arci)
Magnolia (via circonvallazione idroscalo, 41)
Santeria (via paladini, 8 Milano)
La Locomotiva (piazza Marconi, 7 Vimercate - MI)
Sede Arci Milano (via Adige, 11 Milano)
Tambourine (via Carlo Tenca, Seregno 16 - MI)
Bloom (via Curiel, 39 Mezzago (MI)
Meet2bitz (Alzaia Naviglio Grande, 14 Milano)
Serendipity (Corso di Porta Ticinese, 100 Milano)
Frida (Via Antonio Pollaiuolo, 3 Milano)

NB: TESSERA ARCI OBBLIGATORIA

EFFETTUA LA PREADESIONE ON LINE: http://www.circolomagnolia.it/preadesione
Sarà già disponibile la Tessera Arci 2012, valida dal momento dell’iscrizione fino al 31 dicembre 2012. Fino al 31 dicembre 2011 è possibile accedere al Circolo con la tessera Arci 2011.

Come raggiungere il CIRCOLO MAGNOLIA
Tangenziale est uscita Linate, o da Milano percorrere Viale Forlanini, all’aeroporto a sinistra, dopo due semafori alla prima rotonda grande, parcheggio sulla destra

Circolo Magnolia
- Via Circonvallazione Idroscalo, 41 - Segrate (MI)
web site: http://www.circolomagnolia.it/
my space: www.myspace.com/circolomagnolia
facebook: Circolo Magnolia
twitter: Circolo Magnolia
gallery: www.flickr.com/photos/circolomagnolia
video: www.youtube.com/user/circolomagnolia
infoline: +39 366 5005306
mail: info@circolomagnolia.it

Ufficio Stampa ARCI Saphary Deluxe - phone/fax: 02 70200686 - daniela@sapharydeluxe.it

mercoledì 23 novembre 2011

STATUTO IN CONCERTO DI SOLIDARIETÁ PER GENOVA E LA PROVINCIA DI LA SPEZIA

SABATO 3 DICEMBRE 2011 
live @ Dialma Ruggero
LA SPEZIA (SP)

SABATO 10 DICEMBRE 2011
live @ piazza Adriatico
GENOVA (GE)


Avevamo dato la nostra disponibilità ed espresso la nostra VOLONTÁ di poter far qualcosa di concreto per la gente colpita dalla tragedia meteo delle scorse settimane. Siamo musicisti, ma non rockstar e i nostri redditi sono pari a quelli di un qualsiasi lavoratore al minimo di stipendio e non abbiamo la possibilità di fare donazioni UTILI. Abbiamo quindi pensato che sarebbe stato più UTILE usare la nostra musica, fare un nostro concerto dove tutti gli intervenuti potessero fare un'offerta da devolvere a progetti di necessità immediate per le persone messe in difficoltà dall'alluvione. Unendo le forze e le cifre, un aiuto CONCRETO lo potremo dare, usando quel che possiamo, cioé noi stessi che suoniamo.

E vogliamo sottolineare la tempestività e la disponibilità di varie realtà sia spezzine che genovesi messesi subito al lavoro per organizzare tutto al meglio.

Chiediamo a tutti voi di far girare la voce e invitare a partecipare più gente possibile, non solo per ascoltare noi, ma, soprattutto, per dare un aiuto UTILE a chi ne ha bisogno. Grazie.

Statuto

martedì 22 novembre 2011

NELL'ACQUA
Rezoph²onic
- Zeta Factory - 2011

Finalmente! Più volte annunciato e altrettante rinviato, anticipato un anno fa dall'omonimo singolo Nell'Acqua che, dopo il cameo nel videoclip di Spasimo, aveva permesso di arruolare attivamente nel progetto ideato da Icio De Romedis e Mario Riso il signor Michele Salvemini da Molfetta in arte Caparezza, sia alle liriche che alla voce, l'autunno 2011 vede l'uscita dell'atteso sequel al già straordinario REZOPHONIC di un lustro fa. Per l'esattezza: cinque anni, centoventi pozzi, dodici cisterne di acqua e, addirittura, tre scuole dopo. Una volta ancora a sostegno del progetto idrico in Kajiado, regione tra le più aride del globo ai confini fra Kenia e Tanzania, ecco perciò scendere in campo una nuova squadra di pesi medio-massimi del rock italiano. Molti alla loro seconda esperienza; altri, invece, importanti new entries, tutte unite da un vivo e partecipativo spirito di adesione al concreto impegno di Super Mario per questa sua iniziativa umanitaria targata AMREF. Fin dal primo ascolto si percepisce una novità rispetto al passato: Rezoph²onic è cresciuto, e oggi suona come una band vera e propria. Dalle mille sfumature e sfacettature sonore, certo, ma tutte provenienti da un'entità compatta e omogenea, in continuo movimento. Fluida e snella. Si prendano ad esempio la sognante power ballad Women On The Edge, affidata alle armonie vocali invenate di gospel di Alteria, L'Aura, Elena Di Cioccio e Michelle Lily, e il monolitico crossover di Evoluzione in cui canto e parti rappate sono appannaggio di KG Man, Bunna, Tormento, Ema e Max Zanotti; mondi lontanissimi che collimano ed esplodono in un caleidoscopio di suoni e colori altrimenti irripetibile altrove. Nel primo caso, con gli archi di Alyona Afonichkina a tessere le trame più leggiadre dell'intero album;  nel secondo, con gli scratch di DJ Aladyn e un tris di axemen come Tommy Massara, Fabio Mittino e Stefano Verderi a garantire il giusto dinamismo al pezzo. In questa forbice di umori si inseriscono senza soluzione di continuità il fulminante elettro punk di Regina Veleno, con Eva Poles protagonista assoluta alla voce, la più corale e settantiana Love, ennesimo esempio della grandezza vocale di Mr. Zanotti, il portentoso e sferzante hard rock dei Movida con Sono Un Acrobata, tutto cuore e muscoli. E che dire del primo singolo ufficiale del cd: la poesia di Gianni Rodari Ci Vuole Un Fiore, musicata in originale dai giganti Endrigo-Bacalov, diventa, grazie ad un ispirato Enrico Ruggeri, supportato tra gli altri pure dal capitano dell'Inter Javier Zanetti, un inno punk accattivante e coinvolgente, tanto su cd quanto in sede live. C'è spazio pure per una rivisitazione dell'altrettanto scatenata Nell'Acqua, con il cameo di Giuliano Sangiorgi, accanto al già citato Caparezza, e la contemporanea uscita della terza chitarra di Marco Trentacoste, factotum del precedente episodio discografico. Quindi salgono in cattedra le due voci dei Lacuna Coil in Survive: a Cristina Scabbia (solo ai cori di Nell'Acqua) e Andrea Ferro si affiancano Olly dai The Fire e il carneade Renato Di Bonito, mentre Saturnino al basso gonfia l'elettronica di Luca Chiaravalli e le programmazioni  di Giordano Moretti.  E compaiono pure le già note Predatori Della Notte, grintoso duetto Ruggeri-Pino Scotto presente su DATEVI FUOCO, e la cinematografica Vita Da Dandi già inserita nella colonna sonora di Romanzo Criminale 2, con Gary Wallis, collaboratore dei Pink Floyd, alla batteria. Prima del gran finale, affidato alla strepitosa versione live de L'Uomo Di Plastica, registrata all'MTV Day 2007, è tempo per Alti E Bassi, forse l'episodio meno riuscito del lotto, ma pur sempre energica (gran rullata introduttiva à-la Painkiller!) e moderna, con 3/5 dei Movida a lavorare di fino per Piotta, KG Man e Dava. Questo è quanto. Così, brani a tutta prima distanti finiscono per parlare la stessa lingua, superando la babele di generi e suoni, unendosi in un comunitario abbraccio artistico dal valore universale. "Chi ha avuto molto dalla vita, deve passare le proprie giornate provando a restituire". Concordiamo e sposiamo la causa. Fatelo anche voi. E sia ben chiaro che questo è solo l'inizio! Vai Mario!!

martedì 15 novembre 2011

INNERSELF SURGERY
Laser Geyser
- Tannen Records - 2011

Un treno lanciato a folle corsa su sferraglianti binari instabili, malfermi e sghembi. E due macchinisti. Uno alla batteria, l'altro alla chitarra. Questo, in ultima analisi, il nuovo 7 pollici dei bolognesi Laser Geyser, tra reminescenze garage e grinta emo-core. È un vinile estremamente ritmico, in cui anche le linee vocali presenti sia nello sfogo à-la Who di Innerself Surgery sia in Silver Strawberry For A Bullet, quest'ultima dal camuffato retrogusto cathedral-sabbathiano, ma con gli Stooges ben in testa, regalano una spinta propulsiva affinchè l'anima punk dei loro esecutori venga sempre più fuori, asciugando e scarnificando il più possibile la loro proposta sonora. Che si fa, numericamente parlando, assai ben più consistente con l'acquisto della medesimo disco in formato digitale. Da due brani si passa infatti ad un totale di tredici, andando a ripescare, per i neofiti, tanto lavori che raccontano e delimitano ulteriormente il raggio d'azione di Cangio e JJ, quanto vecchie hits. Da intendersi non nell'accezione di canzoni di successo, ma come veri e propri colpi, proiettili sparati neanche tanto a salve addosso all'ascoltatore, con l'intento di scardinarne l'atavica scarsa propensione ad un ascolto attento e appassionato. Ecco dunque Super Voids, con Cangio novello Perry Farrell alla guida di un proto punk scartavetrato; e il Johnny Rotten di inizio carriera uscito a braccetto per un drink analcolico con Speedo, direttamente dagli ormai defunti Rocket From The Crypt, in una quadrata Useless Crash. Ted Sad accenna una maggiore stratificazione e articolazione sonora, per quanto lo consenta la formula del duo, con riferimenti alla Alice Cooper band di fine anni '60 e ancora sotto l'ala protettiva di Frank Zappa. Sempre in tal senso, una nota di merito va alla strumentale Forzier mentre l'esplosiva Throat Miners, primo singolo in carriera per il duo, e qui accompagnato dalla b-side Scorpio Rising, è un travolgente frullato  non avendo peraltro nulla da invidiare a formazioni d'Oltreoceano ben più celebrate come gli ottimi Sponge. E potremmo andare avanti così all'infinito con Dust Tiger, Deathfuck, Slap You e Grass Snake Vertigo. Ma c'è pure dell'altro, come la dilatazione psichedelica di Carcharodan Carcharias, mutevole camaleonte sonoro in cui confluiscono ossessioni post rock e memorie proto punk su deliranti liriche spigolose e necessarie propulsioni melodiche. Policromie musicali e visuali, come la tavolozza di colori esplosi di getto nella nebulosa (iperspaziale?) presente in copertina; la stessa velocità con cui le schegge dei Laser Geyser viaggiano  e si propagano contemporaneamente nell'aere, partendo tanto dalla piastra per i vinili quanto attraverso la tecnologia dell'i-Pod. It's only rock'n'roll (but I like it)!

venerdì 11 novembre 2011

PICKIN' UP THE PIECES
Fitz And The Tantrums
- Dangerbird Records - 2010

Una voce maschile che risponde al nome di Michael Fitzpatrick; quella femminile che  nobilita ulteriormente i lineamenti affascinanti dell'effervescente Noelle Scaggs. Un sassofonista old school come James King e il gioco è fatto. Non per sminuire la sezione ritmica, affidata al basso di Ethan Philips e alla batteria del giovane session man John Wicks, o le tastiere di Jeremy Ruzumna, tutt'altro!? Anche perché saranno proprio loro a fare la differenza. Ma andiamo per gradi, visto che ciò che infatti resta impresso al primo ascolto dell'accattivante singolo MoneyGrabber è proprio la mescolanza delle due voci, quella più impostata e pop di Fitzpatrick e quella potente e soul della Scaggs (ricordate Let's Get It Started dei Black Eyed Peas? Guardate chi c'era nei cori), supportate dai ricami dei fiati, mai invadenti, ma di certo determinanti per garantire quel quid ad un brano omaggiante nel break centrale gli Chic di Le Freak. Certo, ci sono tante formazioni in circolazione che si occupano di soul, R&B e Motown, con due voci e i fiati comunque ben in evidenza; dunque, perché preferire il combo californiano agli altri? Perché, mentre intanto scorrono piacevolmente episodi come la critica politica di Dear Mr. President (qui Michael pare Mick Jagger), la psichedelica News 4 U e l'ariosa Pickin' Up The Pieces, ci accorgiamo di come non si faccia mai ricorso in ultima analisi alla chitarra e anzi, siano proprio il basso e la batteria a battere sul tempo, liberando le tastiere di Ruzumna a ruolo di protagoniste assolute, fornendo ritmo e smalto anche a due episodi rilassati come la sognante Tighter e la funkeggiante prova di Rich Girls. E ancora: Don't Gotta Work It Out, Winds Of Change e L.O.V. sono l'ennesima prova concreta di come pur senza inventarsi nulla di apparentemente nuovo, si possa dire la propria, offrendo un personale punto di vista e nuova linfa vitale ad un genere di per sé immortale. Una sfida vinta? Una prima battaglia non persa, piuttosto. È come sempre sulla lunga distanza infatti che si devono vedere i risultati. Certamente, incoraggia sapere che anche una band internazionalmente nota, e musicalmente differente, come i Maroon 5, nella figura del cantante Adam Levine, abbia scelto i Fitz And The Tantrums in qualità di opening band del proprio tour; così come pare altrettanto significativo che da qui a fine anno le date continuino a non mancare al sestetto, anche nel ruolo di headliner. E chissà mai che qualche mente lungimirante non decida di regalarceli pure qui in Italia, anche solo per un mini tour, lasciandoci la libertà di farsi e farci contagiare dall'uptempo di Breakin' The Chains Of Love o, più semplicemente, vedendo nel riuscito binomio Fitzpatrick-Scaggs la reincarnazione moderna di Ike & Tina.

mercoledì 9 novembre 2011

MUSICA DA CUCINA
Musica Da Cucina
- Long Song Records - 2011

I buoni sapori di una volta uniti agli ancestrali rumori della tavola. Così Fabio Bonelli, a.k.a. Musica Da Cucina, con il suo atteso secondo album in uscita tra pochi giorni, ci permette un tuffo negli anni '30-'40 della nostra Italia, dopo la vittoria claudicante nella Prima Guerra Mondiale e le sue lotte interne in seguito alla disfatta della Seconda. Eppure è ancora un mondo incontaminato quello che le ricette/canzoni preparate da Bonelli vanno indirettamente ad illustrare, dove il tempo è il signore incontrastato delle attività quotidiane e la donna ne è la loro fiera custode. L'indiscussa regina del focolare, il suo sapere sedimentato nella storia, recuperato dalla tradizione e tramandato alle generazioni future, è ciò che viene qui celebrato, senza sfarzo e pomposità, ma con estremo affetto e commovente fierezza. Così il ridanciano chiacchiericcio da cortile di Tanti Piccoli Chicchi Di Riso Che Sorridono Felici è occasione per localizzare il luogo del nostro posto di ristoro, ubicato ad Arigna, frazione di Ponte in Valtellina, tra i montanari della valle omonima e le massaie loro consorti. Pentole, grattuggie, sbattiuova, cucchiai, mestoli e coltelli sono solo alcuni degli attrezzi da cucina riadattati per l'occasione e trasformati in inusuali strumenti musicali; e se il risultato del primo capitolo discografico uscito quattro anni fa per la City Living fu allora sorprendente, oggi mancherà pure il fattore sorpresa, ma è esponenziale la crescita del pathos emanato dal nuovo ricettario. Figure femminili popolano il cd. Elvira E Amelia si ritrovano così, di nuovo giovani e belle, dinanzi alla tavola non ancora imbandita, impastando, amalgamando, lavorando alacremente con la farina, l'acqua e le uova; Zeffirina maneggia ai fornelli e nei pressi della stufa. Elena l'austriaca è protagonista della malinconica For Ellen. Noi che si fa? Lieviti Tu O Lievito Io, Nonna? Legittima domanda dei nipotini accorsi al suono delle vettovaglie adoperate con meticolosità dalle donne in cucina. Lungo Il Mera gli uomini continuano a lavorare in attesa del temporaneo rientro a casa; Tanta Neve, Piedi Freddi ci ricorda come le difficoltà della vita in valle potevano solo in parte esser accantonate di fronte ad un abbondante piatto di polenta fumante. The Rest Song è una sorta di ninna nanna, utile per la pennica pomeridiana dopo un caffé bollente corretto grappa. Al termine del lavaggio piatti, diamo una mano a ritirare almeno le posate, ma cucchiai e cucchiaini vengono riutilizzati da Bonelli per un paio di altri brani: Shager Today sono l'ultima fatica della giornata. Poi c'è solo attesa. Una lenta e lunga attesa per la lievitazione naturale di Pasta Madre, tra pentolame vario ed eventuale. Pazienza, estro e capacità manuali sono alla base di un'ottima ricetta; tutte peculiarità messe in luce una volta ancora da questa nuovo menù, preparato con attenzione e misura chez Fabio. Ringraziamento speciale va a zia Elvira, classe 1927, per i disegni in copertina, riadattati da Giacomo Spazio e Valeria Maggiani, ma soprattutto per essere depositaria vivente delle massaie di un'Italia sempre più lontana nel tempo, ma, mai come oggi, agognata e ricercata. Tutti a tavola!

lunedì 7 novembre 2011

THE SPHINX
Sananda Maitreya
- Treehouse Publishing - 2011

Se c'è una cosa che non gli si può di certo rimproverare è la scarsa prolificità. Sananda Maitreya, tornato in studio a poco meno di un anno dal precedente NIGOR MORTIS che già poteva contare sulla bellezza di ventitre brani, nei successivi dodici mesi rilascia a scadenze pressoché regolari quattro capitoli di quello che ad inizio 2011 verrà raccolto e pubblicato, sempre sotto l'egida della propria etichetta discografica, con la definitiva dicitura THE SPHINX, impressionante (capo)lavoro musicale, altrettanto corposo e ricco, articolato in ben ventiquattro tracce inedite; addirittura venticinque, se consideriamo il Sananda's Requiem, inattesa bonus track nel caso si opti per l'acquisto in mp3 direttamente dal website personale del musicista. Ennesimo ritorno in grande stile per l'Artista newyorkese, ormai di stanza a Milano da all'incirca dieci anni, il nuovo cd del suo post millenium rock è un autentico, immaginifico concentrato di anima e chitarre, di groove e passionalità, su cui, come sempre, svetta la voce calda e graffiante del musicista che abbiamo imparato ad amare a metà anni '80, strumento tra gli strumenti, in grado di emozionare come e forse più di prima in questa sua seconda vita artistica. Sananda non vive sugli allori del passato. I bagliori rock presenti nelle coralità Seventies della litania soul Christine crescono sempre più nel corso degli oltre 70 minuti di grande Musica prodotta, sfociando tanto nella diretta I Saw Her, bagnata da un'interpretazione da brividi del Nostro che ritroveremo pure nella splendida If All I Do Is Cry, quanto nelle pieghe etniche dell'accattivante Azerbaijan. Polistrumentista lineare ed estremamente efficace, Maitreya guidato da una sensibilità superiore, passa con eleganza e disinvoltura unica dalle atmosfere sensuali di Euphoria all'ammaliante R&B casalingo di The Laughing Song; ci regala un prezioso esercizio di stile al grand piano nella Sananda's Variation On A Theme By Mozart prima di concederci il bis in Time Takes Time (Takes 2) e avventurarsi nella lennoniana Marry Me, intensa dichiarazione d'amore, frutto di una naturale predisposizione per le gioie della vita. What Baby Wants, sostenuto e cadenzato jazz funk davvero trascinante, è un altro picco del cd; i migliori soulmen del passato rivivono in I Never Know, cullandoci in un abbraccio senza tempo. La cooperiana The Quarterback Song e le intricate vocalità di The Ballad Of LeBron & Kobe non abbassano la guardia. C'è spazio per il divertissement di Eat My Thumbs, coi Led Zeppelin di Misty Mountain Hop ad incontrare idealmente Anthony Kiedis e i Red Hot Chili Peppers in completo acido. E ancora: l'iperattivo wah wah di The Blame, la ballad All The Way To Memphis, i ritmi sudamericani di King Of The Silver Medal, quelli psichedelico-magrebini di The Captain's Table, la ripetitività mantrica di Big Baby e This Far testimoniano come tutto giri per il verso giusto nello Zooathalon, perfino tra le pieghe amare, ma non prive di speranza, della conclusiva She's Sad. Determinato come Hendrix, spirituale come Santana, multiforme come Prince, Sananda, anno dopo anno, album dopo album, ridefinisce il suo ruolo di performer dentro e fuori quel music business da cui volontariamente si affrancò nel secolo scorso, ponendo al centro della propria opera unicamente la forza creatrice del suo ingegno, supportata dalle qualità indiscusse della voce, da sempre marchio di fabbrica. Prima di Lenny Kravitz, meglio di Seal, ben oltre Michael Jackson. THINK SPHINX!

giovedì 3 novembre 2011

WILL RAP OVER HARD ROCK FOR FOOD
Chuck Mosley and VUA
- Reversed Image Unlimited - 2009

Nell'anno dell'attesa reunion dei Faith No More con tanto di tour mondiale annesso, ecco tornare alla ribalta pure quel Chuck Mosley, primo frontman riconosciuto della band, che fu fonte di ispirazione per lo stesso Mike Patton, di lì a qualche anno suo successore, agli inizi della sua brillante carriera, e che mai ha smesso in questi anni di scrivere musica seppur lontano dai riflettori del music business. Presente sul debut album WE CARE A LOT e sul successivo INTRODUCE YOURSELF, Mosley riunisce attorno a sé una band tutta nuova, i Vanduls Ugainst Alliteracy guidati dal drumming potente dell'ex Damn Yankees nonché attuale Lynyrd Skynyrd Michael Cartellone, e una manciata di ospiti più o meno noti che lo aiutano a rimettersi in carreggiata dopo la poco fortunata esperienza con i Cement e l'oblio degli ultimi quindici anni. Il singolo scelto per presentare questa sua fatica solista si intitola The Enabler e schiera Jonathan Davis, direttamente dai Korn, e il virtuoso John 5 alle sei corde per un brano tutto sommato lineare, ma, viste le persone coinvolte, dalle forti e dichiarate tinte nu metal, con una ragguardevole dose di elettronica proveniente dalle tastiere del produttore Michael Seifert (qualcuno ricorda i Bone Thugs-n-Harmony?). La commistione di generi pare sia la caratteristica che accomuna pure le altre nove tracce del cd, altrimenti così diverse fra loro: dall'estatico omaggio ai dEUS riletti attraverso il metal cantrelliano di Tractor, alla folk ballad Nameless in compagnia della misconosciuta compagna di etichetta Leah Lou, passando per le atmosfere claustrofobiche di Pile Driver e attraverso il pop punk della giovanilistica Punk Rock Movie che, al contrario, non avrebbe sfigurato all'interno di una colonna sonora di un qualsivoglia telefilm americano anni '90 tanto in voga anche da noi. In questa ricca tavolozza di colori c'è spazio per l'ennesima rivisitazione della classica We Care A Lot, dal divertito testo, una volta ancora modificato in base alle esigenze del momento, e che si segnala per il graditissimo cameo dell'ex compagno di band Roddy Buttom alle tastiere. Sophie è una quieta pausa per sole chitarre acustiche e voce da crooner dopo il tentativo, per la verità poco riuscito, di spingere nuovamente sull'accelleratore con il punk californiano di King Arthur's Cousin Ted, abortito rapidamente dopo pochi secondi. Le atmosfere pacate dei Collective Soul ravvisabili in Come Around crescono lentamente fino a sfociare nella cavalcata metal grunge à-la Soundgarden. Ain't gonna stop what I started! ripete Chuck; noi vogliamo credergli anche alla luce della conclusiva Bob Forest, una riuscita ballad hard rock, dominata dalla sua voce a tratti ossessiva, e ricca di assoli confezionati da Seinfert in compagnia dell'altro chitarrista Tim Parnin, che rivela un finale strumentale quasi ambient tutt'altro che scontato. Un buon modo per Mosley di introdur-sè stesso nel nuovo Millennio. Avanti così.

mercoledì 2 novembre 2011

IO TRA DI NOI
Dente
- Ghost Records - 2011

Lui è tra di noi con un pugno ed una carezza.

Tra le negatività de L'AMORE NON È BELLO (il pugno) e le positività di NON C'È DUE SENZA TE (la carezza) si colloca il canzonatorio IO TRA DI NOI. L'ironia di Giuseppe Peveri è sempre (s)canzonata dentro testi intrisi di icone letterarie (Ungaretti rivisto e corretto in Sàldati) e metaforiche rappresentazioni di una vita (di coppia) a due facce. La resa forma canzone di questi testi è molto accurata e trattata da 'esperti in materia' che non possono dare adito a smentite (Enrico Gabrielli, Tommaso Colliva, ...), ma in questo album viene espansa la vena orchestrale presente nelle composizioni di Dente a scapito della buona resa rock che si poteva trovare in alcuni brani dell'album precedente (Buon Appetito e Vieni A Vivere su tutte). Così come è difficile trovare dei luoghi comuni dentro i brani di Dente è altrettando facile donare dei prefissi al suo nome d'arte per descrivere i pezzi dell'Io Tra Di Noi (scritto II-IO-II - data di uscita dell'album - proprio per evocarne il titolo): intraprenDente nei pezzi più radiofonici come Piccolo Destino Ridicolo, Giudizio Universatile, Io Si e Pensiero Associativo; sorprenDente nella ariosa Rette Parallele con una insolita coda strumentale; evocativa e selvaggia come un corpo contunDente la Settimana Enigmatica; insolitamente decaDente Da Varese A Quel Paese. In un passaggio più attento e ripetuto (in cuffia) posto negli ascolti di Due Volte Niente, Cuore Di Pietra e Puntino Sulla I si può evocare intimamente il Nick Drake di PINK MOON.

Come detto, un Dente meno rock del preceDente, ma più delicato e sempre attento nei testi che fa uscire (lui stesso ha ammesso che la scrittura di una canzone è un atto liberatorio). Nel complesso un album pop molto curato e nei particolari perfetto, in perfetto stile retrò.