sabato 15 dicembre 2012

SARAH STRIDE
Sarah Stride
- FB 22 Records - 2012

Sarah De Magistris da almeno una decina di anni si prodiga in (quasi) tutto ciò che le discipline artistiche mettono ora a disposizione: scrittura, musica, teatro, video art, design e architettura. In una inesausta tensione creativa che eleva e permette di mantenere sempre viva l'attenzione sul mondo e i suoi repentini mutamenti, dopo una collaborazione non marginale con Ivano Fossati nella rilettura della trasversale Last Minute, tratta dal penultimo album in studio del cantautore genovese, e il più recente contributo all'ottimo LA MODA di Garbo, giunge finalmente nei negozi l'atteso esordio discografico con il nome d'arte di Sarah Stride. Che la sua collocazione sia quella nel novero delle rocker di casa nostra è fuor di dubbio; ma ciò che distingue l'artista lombarda dalle sue colleghe più o meno famose, è appunto la colorazione netta data ad ogni singolo brano andato a definire la natura variegata di questo album, prodotto dal compagno di vita nonché chitarrista del progetto Alberto N. A. Turra e suonato da una sezione ritmica sempre vivacemente affidabile allorquando data in custodia, come in questo caso, al fantasioso basso di William Nicastro e alla penetrante batteria di Tato Vastola. L'opener Metallo, scelta come primo, affilato singolo di presentazione, ha attirato l'attenzione della critica già solo per il fatto di essere stata composta a quattro mani con la scrittrice Melissa P, amica della De Magistris e non nuova a contaminazioni col mondo musicale. Qui la discesa nel turbinio dell'amato rock è fulminea a tal punto da provocare una sensazione di vertigine, sottolineata nel ritornello dal riverbero della voce in controtempo sulle chitarre spasmodiche delle strofe. Già con la successiva Eco Breve l'incanto della fascinosa voce di Sarah chiede alla musica di rallentare; interviene il pianoforte di Giovanni Venosta a garantire quella solennità che ben si sposa con l'atavica ricerca di sé espressa dal testo e che di lì a breve verrà ulteriormente sottolineata. Innanzitutto, dalla più dinamica, ma pur sempre altisonante Tra I Miei Gesti, trionfo di archi mai invadenti, a metà strada tra Antonella Ruggiero e Gianna Nannini; in seconda battuta, dalla quasi gemella Prove Di Volo, prima occasione per gli ottoni di Humberto Amèsquita e Gendrickson Mena di mettersi in luce. Ne La Preda è proprio la tromba del musicista cubano a introdurci e a farci da guida sul sentiero battuto dalle rullate di Vastola con le quali arriviamo presto a metà dell'opera: ne L'Indispensabile la narrazione sempre personale è, se possibile, ancora più diretta e, mentre il clarinetto di Raffaele Brancati si regala una vetrina importante, non fatichiamo a immaginare questa traccia dalle atmosfere confidenziali anni '60 cantata dalla signora Mazzini. La rarefazione di Fuori Da Me ha la profondità del miglior Zampaglione mentre violino e archi sopperiscono brillantemente, quando necessario, all'assenza degli altri strumenti. Turra, supportato dai live electronics di Kole Laca, dà dimostrazione della sua abilità a cambiare una volta ancora registro stilistico con Casca La Terra, un istante prima dell'ennesimo banco di prova per la De Magistris che si cimenta con l'amore tormentato di Lasciamo Che Sia. Non dimentica della tradizione nostrana e della statura che in essa hanno Sergio Endrigo e Sergio Bardotti, la cantautrice milanese sorprende con il jazz tangheggiante di Te Lo Leggo Negli Occhi, a cavallo tra i pugni chiusi dei Ribelli e il giovane battagliero di ferrettiana memoria. In chiusura ancora adrenalina con la vorticosa Gio, omaggio allo sfortunato amico Giovanni Cleis fondatore del collettivo Minuta, e una pacificata atmosfera nella elaborata parabola onirica di Respira. Ecco qua dunque tre quarti d'ora abbondanti in cui viene convogliata una vita intera. Un disco che è non solo il biglietto da visita, ma addirittura il bagaglio a mano di una artista irrequieta, sempre pronta e capace a mettersi in discussione non per il gusto di chissà quale sfida, ma per una esigenza personale che vive sottopelle e la solletica nel modo migliore. Sì, a conti fatti Sarah senz'altro ride. E pure di gusto.
 
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