domenica 10 aprile 2011
venerdì 8 aprile 2011
Siamo ad aprile. A poco più di un mese dalle prove per il tour mondiale che li terrà occupati almeno fino al mese di giugno, i Twilight Singers di Greg Dulli approdano nuovamente nel Bel Paese per proporre in sede live i brani del recentissimo DYNAMITE STEPS, album che segna l'inizio della collaborazione con la gloriosa Sub Pop dopo i proficui anni passati non senza reciproche soddisfazioni con la londinese One Little Indian. La band che oltre al suo distinto fondatore questa volta annovera tra le sue file i veterani Scott Ford e Dave Rosser, rispettivamente al basso e alla chitarra-cori, Greg Wieczorek alla batteria e il polistrumentista Rick Nelson al violino, al piano e ai synth, ha pure un ospite d'eccezione, anzi, oggi due: sono gli amici di lungo corso Manuel Agnelli e il redivivo Dario Ciffo che, con Dulli e i restanti Afterhours del periodo, affrontarono le registrazioni in terra siciliana di BALLATE PER PICCOLE IENE prima e BALLADS FOR LITTLE HYENAS dopo, a cavallo tra 2005 e 2006.
Un parterre compatto e variegato accoglie calorosamente l'ingresso dei musicisti sulle note introduttive di Last Night In Town, primo di ben sei estratti dall'ultima fatica in studio che andranno a costituire un terzo della scaletta odierna. Qualche problema in spia, ma è già tempo per rispolverare un classico da BLACKBERRY BELLE: Fat City (Slight Return) consente le prime significative interazioni da parte dei ragazzi accorsi sotto al palco che accompagnano Dulli nelle strofe e Rosser al controcanto. Le loro due chitarre unite a quella di Agnelli per un inedito attacco a tre sono un soluzione lussureggiante per l'elegante Gunshots e mentre l'ex cantante degli Afghan Whigs è ancora intento ad accordare la sua Gibson ES-355, che ad ogni brano necessita un'aggiustatina, ecco un altro pezzo dal passato recente: Forty Dollars, spinta da un violino molto afterhoursiano, viene cantata senza gli effetti della versione in studio, scorrendo più fluida e immediata come la piccola, ma voluta, citazione di She Loves You nel finale richiede.
La stessa fruibilità è rintracciabile nella sognante She Was Stolen il cui tappeto organistico rimanda a certe atmosfere care ai Mercury Rev di Jonathan Donahue. Chi si aspetta a questo punto che il concerto viva sull'alternanza fra pezzi nuovi e brani vecchi resta piacevolmente sorpreso dall'osservare come il frontman per la canzone successiva sarà Manuel Agnelli che, depositata la sua chitarra, emerge dalle nebbie rosse di un palco eccessivamente fumoso, e sempre molto in ombra, per interpretare la "sua" I Milanesi Ammazzano Il Sabato, ben più corposa rispetto all'originale tratta dall'omonimo album. Dopo questo gustoso intermezzo che le videocamere di mezzo parterre non si lasciano sfuggire, è tempo di omaggiare un'altro artista. Questa volta si tratta dell'amica Martina Topley-Bird autrice insieme al dj David Holmes di Too Tough To Die, brano contenuto nel suo esordio solista QUIXOTIC e già ripreso in maniera sbilenca e personalissima dai Twilight Singers nel loro album di cover SHE LOVES YOU. È questa la fase di stanca del concerto che registra però una decisa impennata con i successivi due classici: Love e Annie Mae danno infatti la giusta scossa, anche ai musicisti stessi, Dulli su tutti, soprattutto per merito del luciferino violino suonato da Nelson e grazie al marziale piano, per l'occasione appannaggio di Agnelli, che preparano il terreno ad un unicum tra i due brani, senza soluzione di continuità.
Sempre troppo poche le parole del buon Greg che, senza perdersi in fronzoli, va al sodo con la successiva Bonnie Brae e chiama on stage Dario Ciffo, finalmente di nuovo al violino, per la nuova Get Lucky al termine della quale Manuel ha già anticipato tutti attaccando Teenage Wristband, vero e proprio must accolto da un boato e cantata all'unisono da band e fans: you wanna go for a ride? So let's do it! A questo punto sul palco restano solo i cinque musicisti americani e la scelta di fine set ricade sulla ipnotica melodia strisciata di soul di Candy Cane Crawl prima che le ovattate atmosfere cinematografiche di Never Seen No Devil, colonna sonora di un film che è il quotidiano vissuto in una qualunque metropoli, si impossessino della scena. Get Lucky ci riporta coi piedi per terra, utile però ad introdurre nuovamente gli amici Manuel e Dario "per eseguire una canzone che abbiamo scritto tutti quanti insieme in Sicilia sette anni fa".
La batteria seguita dal taglio di chitarra è inconfondibile: La Vedova Bianca o My Time (Has Come) che dir si voglia, è urlata in ugual misura dal cantante degli Afterhours e dallo stesso Dulli, il primo cantandola in italiano, il secondo intrecciando il testo inglese per una versione che non ha precedenti. Per i bis Greg passa al piano, Agnelli e Rosser alle chitarre e la sezione ritmica macina chilometri stando al proprio posto per una The Killer da brividi contrappuntata dal solito violino di Nelson. Siamo in dirittura d'arrivo: le onde di Waves ci trascinano nei loro pericolosi vortici, risucchiandoci ripetutamente e facendoci riemergere provati dagli abissi sonori in cui ci hanno condotto senza alcuna pietà. Spetta così all'Hyperballad di Björk, riveduta e corretta secondo il proprio gusto, mettere la parola fine ad uno dei concerti migliori di questa parte di tour europeo, se è vero come è vero che le parole conclusive di Dulli "It was my great pleasure to sing for you tonight!" poco prima di scendere dal palco verranno successivamente confermate da quanto scritto online solo tre giorni dopo, il 9 aprile, sostenendo come le tappe italiane siano state addirittura degli "highlights, non solo per via del pubblico che impazziva ad ogni data, ma anche per aver trascorso del tempo with our good friends, Ciao Italy!" Ciao Greg, ciao ragazzi; a presto!mercoledì 6 aprile 2011
martedì 5 aprile 2011
lunedì 4 aprile 2011
sabato 2 aprile 2011
in concerto
I più attendono le 23:30 per l'inizio dello show. In realtà un'anteprima di quanto di lì a qualche ora costituirà l'ossatura del concerto si può già ascoltare nell'assolato pomeriggio novarese di questo inizio di primavera quando, durante le prove, ecco comparire ai nostri occhi, da sinistra a destra del palco, Stefania Schiavone, costantemente baciata dai raggi del sole mentre improvvisa alle tastiere, il serafico Renato Meli col suo Fender, un iperattivo Luigi Fiore tornato dopo dieci anni alle pelli, l'atteso Ruggeri, finalmente senza tutore al braccio, e il sempre affidabilissimo Luigi Schiavone alla sua Schecter: i cinque inanellano, dopo aver tarato i propri strumenti per una ventina di minuti, la rediviva La Donna Vera, il cui inciso viene provato un paio di volte per affinare il gioco di squadra, Rien Ne Va Plus, Contessa, con Fiore impeccabile e sicuro orchestratore dei cori, Vivo Da Re e una Polvere su cui fa la sua comparsata Scream, fin qui umilmente in disparte, accompagnando al controcanto finale Enrico.
Sono le 19. Qualche fan comincia ad arrivare alla spicciolata e pian piano si avvia a tavola visto che la stragrande maggioranza ha scelto di fermarsi nel locale per poter cenare accanto ai propri beniamini, già sommersi da calorose strette di mano e richieste di autografi vari. Quando le porte vengono aperte anche agli "esterni", Ruggeri e gli Champagne Molotov sono ancora a tavola, divertìti e cortesi come sempre, senza tradire il benché minimo segno di nervosismo o emozione rispetto alla serata che li attende. A scaldare il pubblico di lì a poco ci pensa comunque Scream che degli Champagne Molotov è attualmente il vocalist in quanto la band, ormai sul palco, ha iniziato una tourneé dalle forte tinte hard rock proponendo un repertorio basato esclusivamente su pezzi dei Journey, storica AOR band americana, poco nota alla massa italiana, ma che ha visto succedersi nelle sue fila musicisti del calibro di Steve Perry, Jonathan Cain, Aynsley Dunbar, Steve Smith, quella macchina da guerra che è Deen Castronovo, Gregg Rolie, Ross Valory e molti altri, tutti al servizio del portentoso guitar hero Neal Schon, unico membro della formazione originaria rimasto al proprio posto dal 1973 dopo gli esordi con Santana.
Certo, le pur ottime Any Way You Want It, Lovin' Touchin' Squeezin', la metallica Wheel In The Sky, Separate Ways o Don't Stop Believin', tanto per citare una manciata di classici che in America hanno garantito un pressoché costante successo alla band di San Francisco lungo tutti questi anni, non hanno l'appeal dei classici del Rouge che questa sera un migliaio di persone è venuto ad ascoltare, ma sono pur sempre gradite occasioni per testare l'ottimo stato di forma degli Champagne Molotov di cui va apprezzato il coraggio per l'anomala offerta musicale proposta. E mentre all'ingresso del locale vengono avvistati Fabrizio Palermo e la moglie Roberta, arrivati giusto in tempo per non perdersi il live della reunion, è lo stesso Scream a cedere il palco all'atteso Enrico Ruggeri che, pacca sulla spalla all'amico, camicia grigia, cravatta pitonata e occhio lucido per l'emozione, si lascia scappare con un sorriso complice un semplice "Ciao ragazzi!" rivolto al pubblico eccitato.
Poi.. Rien Ne Va Plus. Pianoforte e voce. Applausi. Nonostante il fastidioso chiacchiericcio continuo di qualche infiltrato poco gradito, la poesia che proviene dal palco catalizza l'attenzione di tutto il locale e rapisce i cuori più sensibili. L'entrata poi degli altri strumenti per la conclusione del pezzo concede un caloroso tributo a tutti i musicisti. Facendo riferimento allo stop forzato causa operazione il cantautore milanese ci confida di come sia "molto contento di ripartire con quelli con cui siamo partiti un pò tutti": c'è pure Roberto Benoldi, storico tour manager della formazione, con cui vennero condivisi gioie e dolori di quei rouggenti Anni '80 che, prima di questa sera, per molti dei presenti tornavano però a prendere vita solo attraverso le parole e la testimonianza di chi li aveva vissuti sulla propria pelle. E allora godiamoci questi istanti. Ancora l'incantato pianoforte affidato a Stefania Schiavone diffonde le tenebrose note della strepitosa Il Portiere Di Notte mentre dall'altro lato del palco il fratello Luigi le contrappunta con la sua chitarra.
Spariti gli arrangiamenti elettronici degli ultimi anni, la protagonista della canzone prende forma non solo nel suo asciugamano, ma sembra addirittura avanzare tra i fumi del palco mentre l'assolo finale ne conclude la camminata. E fedele a queste versioni originarie ecco pure Nuovo Swing con Ruggeri che, ancora emozionato, sbaglia l'entrata, lo segnala addirittura nel microfono come se niente fosse, quindi, felice come un bambino, prende in mano le redini della situazione e dirige i cori del pubblico. Al di là dell'innegabile bravura di Stefania, è divertente osservare la nonchalance con cui il marito Renato Meli suona il basso, quasi non l'avesse mai abbandonato per dedicarsi invece all'industria discografica dopo lo scioglimento della band vent'anni prima. Deliziosa, anche se probabilmente un pò fuori luogo questa sera, Quello Che Le Donne Non Dicono da sempre momento di cori femminili che mai stonano, ma che si sarebbe potuta bypassare per far spazio a brani più movimentati e attesi dagli aficionados.
Poco male; l'immancabile Polvere zittisce immediatamente ogni tipo di eventuale malumore con uno Schiavone in stato di grazia, e presentato per primo quale dovuto omaggio ai tanti anni di scorribande musicali vissute insieme, che torna ad incendiare il fronte del palco col suo chitarrone heavy mentre il lungocrinito Scream raggiunge tutti per il controcanto finale. Un ringraziamento al siòr Silvio Crippa, l'unico Silvio conosciuto dalla band prima che comparissero altri imitatori, ed è tempo di presentazioni per il resto della band: il grande Luigi Fiore, batterista e ora pure guru dell'alimentazione, il discografico con la mai sbiadita passione per la Musica Renato Meli e una emozionatissima Stefania Schiavone che, immancabile, attacca l'ennesima sua arcinota partitura pianistica con Enrico che per la seconda volta non riesce ad entrare sull'attacco. È Il Mare D'Inverno, che strappa come sempre consensi e boati di attestazione, ma che oggi si piega di fronte al recupero della storica La Donna Vera, primo estratto di una terna a cavallo tra rock e punk, con un quadratissimo Fiore senza il quale anche i restanti brani perderebbero un pò del loro smalto primigenio.
Urge assolutamente una foto: dalle prime file ecco giungere nelle mani del cantante i mitici occhiali bianchi che Ruggeri indossa un istante prima di riappropriarsi dell'omaggio Decibel di Contessa e sparare l'altra scheggia pre-Champagne di Vivo Da Re che chiudono lo show della reunion. Foto ricordo per tutti. Quindi ancora Champagne Molotov featuring Scream con una nuova elettrizzante scarica di AOR targato Journey. Fatto salvo chi causa di forza maggiore deve farlo, spiace vedere a questo punto della serata allontanarsi dal parterre una fetta di pubblico, evidentemente già soddisfatta per quanto fin qui ascoltato e sicuramente poco avvezza ai nuovi brani. Ma chi resiste e sta al suo posto viene premiato: un informalissimo Ruggeri, abbandonate camicia e cravatta, si ripresenta sul palco in t-shirt nera e la band parte con i bis. E sono veri bis: l'acclamatissima La Donna Vera è l'immancabile partenza che richiama anche quanti si erano rifugiati al bancone a cercar un drink o più semplicemente refrigerio, poi di nuovo Polvere e Vivo Da Re con somma e reciproca soddisfazione di pubblico e protagonisti.
Baci e abbracci, applausi e fischi d'approvazione, gioia e commozione, rock e sudore. Questa volta è proprio finita. Ma nel migliore dei modi. L'indomani, sul proprio Diario Di Bordo, un raggiante Ruggeri così commenterà: "Ieri è stata una serata di quelle che non si dimenticano. Emozioni molto forti da chi era sul palco e da parte di chi, davanti a noi, cantava a squarciagola mostrandoci affetto e stima. Gli Champagne Molotov hanno ancora un'identità sonora molto precisa: è stato un concerto vero e proprio e non una rimpatriata. È stato bello risentire quelle versioni e cantarci sopra. La vita va avanti, arriveranno nuove idee e nuovi progetti, ma è fantastico fermarsi ogni tanto a guardare quello che abbiamo costruito e vedere che non è stato ingiallito dal tempo. Grazie Renato, Stefania e Luigi. A presto". Noi con voi.venerdì 1 aprile 2011
mercoledì 30 marzo 2011
lunedì 28 marzo 2011
Non cancellare il passato, ma saperlo recuperare e rinnovarne le tradizioni è quanto di più auspicabile l'uomo possa fare per mantenersi in contatto con le proprie origini ed essere in grado di fornire nuovi stimoli futuri per sé e i suoi simili. Tutto ciò è stato un lento processo messo ormai in atto da più di una decina di anni presso l'ex cortile interno delle Officine Olivetti, una volta sede della nota azienda italiana e oggi interessante spazio sottratto alle incurie e all'abbandono, destinato a spettacoli artistici di diversa natura volti a valorizzare il territorio eporediese e piemontese tutto.
Grande merito per quest'opera a suo modo encomiabile va attribuito all'Associazione Culturale La Terza Isola, alla guida dell'Officina H per il terzo anno consecutivo e multiforme forza promulgatrice in questi anni di asfittiche proposte culturali. A ben guardare, le stesse finalità che auspicavamo per il recupero e la ridefinizione del passato possono tranquillamente essere attribuite per meriti sul campo anche alla band di Novellara, questa sera protagonista assoluta dell'Auditorium e capace di radunare poco meno di un migliaio circa di spettatori per un quasi sold out come spesso è in grado di fare anche in spazi più ampi. Come per ogni tour teatrale che si rispetti la serata si articolerà in due tempi, inframezzati da un quarto d'ora accademico di pausa che consentirà ai musicisti di rifiatare e ai fans, giunti principalmente dal nord ovest, di scambiarsi le prime opinioni in merito alla scaletta dei propri beniamini.
L'attacco è affidato ad un classico di questo tour, infatti l'ariosa La Dimensione abbraccia simbolicamente, grazie alla calda voce di Danilo Sacco, le due ali di folla che siede in platea preparando il terreno al ripescaggio de La Coerenza, accolta da un misto di gioia e stupore e interpretata congiuntamente da Sacco e Massimo Vecchi, da anni grintoso sostituto dell'originaria voce di Francesco Gualerzi che si può ascoltare su QUANDO CI SARAI. I siparietti tra Cico Falzone e l'amico Danilo sono proverbiali; uno di questi precede i ritmi latini di Lo Specchio Ti Riflette che si fa notare per una coda strumentale leggermente allungata anche se la prima canzone memorabile della serata è l'attualissima La Storia, anno di pubblicazione 1977, la quale nell'arrangiamento attuale rivela, grazie a Vecchi, una carica rock solo sfiorata trentaquattro anni prima.
A gentile richiesta del pubblico Sergio Reggioli accenna un brevissimo motivo zigano con il suo violino prima che i sei tornino a fare sul serio con la sempre brillante Due Re Senza Corona, poderosa e affascinante interpretazione di un brano di per sé già molto riuscito e amato. Reggioli al canto fornaciaresco e alla chitarra acustica è successivamente indice che la cover di Zucchero Hey Man è il prossimo brano in scaletta pronto a strappare convinti applausi vista la sentita interpretazione di Danilo Sacco. Mantenendo il violinista all'acustica, torna, dopo qualche tempo, Amore Che Prendi Amore Che Dai, attesissima dalle prime file e come sempre cantata a squarciagola in supporto a Massimo Vecchi mentre Beppe Carletti si concede una fantasia alle tastiere. Dopo una manciata di messaggi letti sul palco, ecco un altro classico che non fa prigionieri: su Dove Si Va la voce di Sacco viene quasi sovrasta dai cori dei novecento paganti mentre nell'altro anthem Pugno Di Sabbia è Falzone a sottolineare con un bel passaggio di chitarra l'acuto del suo frontman. I due hanno poi tutto il palco a loro disposizione nella magica L'Eredità, provata peraltro precedentemente anche in sedi soliste e per la quale l'affiatamento è così elevato che non sfugge agli occhi dei più attenti la sincera stretta di mano tra cantante e chitarrista al termine del brano come a congratularsi per l'ottima esecuzione regalatasi.
Sacco viene ora raggiunto da Carletti e Reggioli per l'intensa Qui che suscita come sempre applausi a scena aperta ben prima del suo termine: il vibrato di Danilo è sincero ed emozionante, il violino di Reggioli toccante e commovente mentre Carletti orchestra il tutto con le note emozionanti del suo pianoforte. Standing ovation. Per movimentare la serata è tempo de Il Vento Del Nord: il nuovo arrangiamento, fresco e latino, consente a Falzone di esibirsi in un pregevole assolo finale di indubbia classe e offre uno scambio di testimone vocale a Danilo, Massimo e Sergio, le tre voci che si alternano difatti su altrettante strofe della canzone. Sono le 21:44. Ecco la pausa. Il ritorno on stage è battezzato da Il Nulla, meno coreografata rispetto a precedenti uscite teatrali, ma sempre di impatto e riarrangiata in chiave acustica con Reggioli ora al flauto, rispetto alle programmazioni e al computer del cd.
Io Voglio Vivere: fortunatamente niente coriandoli oggi anche perché la botta di vita che esplode ogniqualvolta si esegue questo brano, la Io Vagabondo per l'attuale formazione dei Nomadi, arriva comunque prima di affidarsi alle acque chete di Mediterraneo. Capolavoro assoluto l'assolone di Cico su Mamma Giustizia: finalmente liberata, la creatività del chitarrista ha modo di esprimersi senza vincoli nei sei minuti abbondanti lungo cui si articola la canzone: grandissimo. Altro classico proposto con il consueto pathos è Auschwitz seguita dall'omaggio a Marco Pantani de L'Ultima Salita. Un battesimo nomade formato maxi-extra-papale precede la grintosa, eppure un pò troppo logora, Marinaio Di Vent'Anni, sempre accattivante per carità, ma scontata a questo punto dello spettacolo nonostante i ricami finali di Carletti alle tastiere.
Di altra pasta l'ottima L'Uomo Di Monaco con Beppe che passa con disinvoltura alla fisarmonica mentre scorre nelle parole di Augusto Daolio interpretate da Danilo la storia dell'ex SS ormai vecchio e alla fine dei suoi giorni. Secondo e ultima cover estratta da RACCONTIRACCOLTI, Vent'Anni è l'eccezionale apoteosi del concerto grazie al prolungato acuto di Sacco davvero da brividi: il prezzo del biglietto passa anche da queste parti. "Oh, oh, intenditori..." si lascia scappare serafico il cantante piemontese mentre il pubblico gli tributa i giusti onori consapevole che potrebbe in qualunque momento rivaleggiare anche con Massimo Ranieri. E siamo quasi arrivati al termine dell'evento: le gucciniane Canzone Per Un'Amica e Dio È Morto, quest'ultima sempre molto vigorosa con le sue sfumature rock, sono infatti il classico preambolo alla conclusiva e corale Io Vagabondo, non prima certo di aver ringraziato le centinaia di persone accorse e i fans club presenti, da sempre sicura fonte di sostentamento e motore ben oliato della macchina nomade che macina chilometri in lungo e in largo per tutto lo Stivale italiano da quasi quarantotto anni.
Spetta in realtà al Te Deum far calare definitivamente le luci e il sipario sull'ennesima serata di festa che ha saputo catalizzare l'attenzione e la soddisfazione sia dei molti appassionati sia dei semplici curiosi, amici di vecchia data della band, impossibilitati magari a seguirla nei mesi estivi, che si sbracciano per acclamare e salutare i propri beniamini. Non immalinconisce più il clima uggioso che ha accolto tutti e che ci riaccompagna a casa: gli spazi dell'Officina H sono stati e restano una sicurezza di professionalità e calda accoglienza. Guardando l'orizzonte sull'autostrada si scopre con un sorriso sincero quanto la primavera sia ormai alle porte.
Andrea Barbaglia '11
un ringraziamento per la professionalità e la cordialità dimostrate all'amica Chiara Feliciotti e all'associazione La Terza Isola tutta.
il seguente post è raggiungibile qui: http://www.danilosacco.com/1/news_1842475.html mentre un link è visibile qui: http://www.facebook.com/pages/OH-Officina-H-Ivrea/158562731113 e qui: http://it-it.facebook.com/people/La-Terza-Isola/100000395493535
domenica 27 marzo 2011
Terzo tour italiano per la band dei gemelli Mike e Pete ora affiancati pure dal fratello minore Alex e sorretti dal potente drumming del fiero Chris McConville, quadratissimo batterista scozzese in forza al gruppo fin dagli esordi come trio e valore aggiunto per il rock'n'roll massiccio proposto anche questa sera. Qualcosa è tuttavia cambiato nel sound che piomba addosso alla divertita folla che popola il Vinile45: la ritmica, ora appannaggio di Alex, rende più corposo e grasso il rock esploso dalla chitarra di Mike, indiavolato ed energetico frontman sempre pronto a coinvolgere chi gli si para innanzi, che con gli immancabili coretti vocali è da sempre marchio di fabbrica del Bishops sound, mentre una spruzzata di indie rock va a contaminare le nuove composizioni. Ma andiamo per ordine. Una menzione particolare spetta innanzitutto alla band di apertura, gli autoctoni Le Case Del Futuro che con un fulmineo quanto accattivante set di mezz'ora neanche riescono a strappare convinti applausi di approvazione al pubblico, attento a questa nuova proposta che si muove agile fra sonorità rock mutuate dall'Inghilterra e ritmi più dilatati contaminati da un synth che alla resa dei conti è davvero parte fondamentale del loro sound. Freschi e originali: bravi!
Strade più conosciute vengono battute con City Lights, brillante rock song dagli accattivanti cori e dall'interessante intreccio di chitarre. Altra sorpresa e novità: il rock-soul di Poly Gonn poggia sul basso di Pete, per l'occasione venato di accattivante funk, nell'attesa di eseguire l'ancora inedita, ma già conosciuta Chase The Night. La scelta di The Only Place I Can Look Is Down mira a continuare su alti ritmi adrenalinici conditi pure da un piccolo assolo di Mike, anche se è già tempo di un altro brano fresco di pubblicazione come Finding Out, l'episodio musicalmente più elaborato e spiazzante della serata, con un paio di cambi di tempo interessanti, ma che pare destinato a non trovare posto costante nelle scalette dei prossimi anni a venire. Come riprendere in mano il pubblico di casa? Bastano due altri classicissimi della band londinese quali Hold On, davvero accattivante e catchy, e Free To Do What You Want, suonata senza soluzione di continuità con il brano precedente, accompagnati dagli spettatori che tengono il tempo con continui ondeggiamenti di capo sulla falsariga di quanto Mike sta continuando a fare da una cinquantina di minuti abbondanti. L'attuale singolo Nowhere To Run è ben fatto e si inserisce senza troppe difficoltà nella scaletta in quanto essenzialmente si tratta del pezzo più old style del nuovo corso a quattro seppur con i dovuti accorgimenti.
Saltata a piè pari la programmata Headlights (On), For Now e l'attesissima If You Leave Today chiudono l'energetico show dei quattro lasciando Mike letteralmente in una camicia di sudore per tutta la carica messa on stage nel tentativo di interagire costantemente col pubblico il quale, dopo un'iniziale titubanza, non si era lasciato sfuggire la possibilità di farsi coinvolgere. Il ritorno sul palco è così d'obbligo. "Do you want one more song?" Lies and Indictments/Sun's Going Down è la prima scelta operata per poi darle un seguito con la contemporanea Back And Forth, quasi a significare di come l'album di esordio sia comunque sempre fucina di ottimi pezzi e luogo presso cui inconsciamente rifugiarsi per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Avanti dunque ancora per una manciata di minuti a tutta velocità poi il tempo scade, l'ora legale incombe e per i tre fratelli e il loro drummer non resta altro che raccogliere gli ultimi meritati applausi di una serata piacevolmente su di giri grazie alla loro verve e al loro naturale affiatamento sul palco. Attendiamo solo il nuovo album per sapere se le nuove influenze saranno state messe definitivamente a fuoco e se dunque il futuro ci riserverà altri live carichi e concentrati come solo loro sanno regalare.
giovedì 24 marzo 2011
mercoledì 23 marzo 2011
Meno elettronica e più punk nel nuovo capitolo dell'avventura discografica di Francesco Cieri da Aosta. A ben quattro anni dal precedente lavoro per la Mescal di Valerio Soave, fucina di musicisti e band che hanno contraddistinto il panorama rock italiano a cavallo tra gli anni '90 e il nuovo millennio, l'arlekkino della Vallée torna con un dirompente sequel che pur non ricalcando nelle forme il suo predecessore ne rinnova la vitalità e la sostanza. In questo posto adesso è infatti Tutto Nuovo grida orgoglioso nella potente opener dall'impatto hard rock filtrato dalle adeguate manipolazioni sonore ad opera di Madaski e dal N.A.M.B. Davide Tomat, entrambi qui presenti in cabina di regia e, a volte, pure sul palco durante i live (come non ricordare l'ottima performance a Sala Biellese nell'estate 2005 durante il Libera Festival?). Esterno è ha tutta la carica punk del '77, ma più ragionata; Solo Romy è punk n' fun fuori controllo, venato da striature dark, come del resto la vita della protagonista. Riflessioni amare, "in your face" e fuori dal mondo nella successiva Fuori Città, episodio intrigante, dalle tastiere lunari che regalano sensazioni campestri nonostante la ruvidezza degli strumenti elettrici. Un umore ancora più ombroso è presente nella splendida Tornando Da Un Sogno, un must che potrebbe tranquillamente reggersi su chitarra e voce, sintomo evidente della facilità di scrittura testuale e musicale di Francesco, capace poi in un secondo tempo di rivestire le sue idee base con sonorità forse non all'avanguardia, ma certamente al passo coi tempi senza perdere, cosa essenziale, in efficacia e comunicazione. Un approccio ancora più diretto, malato e personale nell'intensa Maledentro, autolesionistico misto di rabbia e resa di fronte alla consapevolezza dei propri limiti personali e di quelli imposti dalla società. Violenta critica al mondo giornalistico-televisivo nella skeggia impazzita di In-Successo (Nel Successo), attacco senza filtri o censura rivolto a prezzolati articolisti, condotto a suon di sfrontatissime chitarre, condensato in soli centocinque secondi: record! Eppure "sarò il migliore" pur essendo un perdente, anzi il Perdente Nr.1: ne La Lista Della Spesa difatti troviamo tutti gli ingredienti per emergere, nel privato e nel pubblico sparandoci in cuore una dose di Amore, unico metadone puro e naturale in grado di garantirci adrenalina come si respira in questo esaltante pezzo dai sapori glam metal. In Sopportarsi emerge prepotentemente l'attitudine industrial à la Marilyn Manson che qualcuno aveva già ravvisato un pò a sproposito nei coretti femminili dell'apprezzato singolo Ulteriormente: qua però siamo dalle parti di HOLY WOOD e non di mOBSCENE, dunque nell'oscurità della Valle della Morte e non durante i frizzi e i lazzi della Belle Époque del Grotesque. Una volta ancora mai standard.
martedì 22 marzo 2011
PIÙ SIMILE A ME
lunedì 21 marzo 2011
Imponenti e quadrati. Descrittivi e fascinosi. Dopo l'apertura math-rock, contaminata da una psichedelia a 360° ad opera dei promettenti Verbal, spiazzante opening band della serata, Emidio Clementi, Egle Sommacal, Vittoria Burattini e Stefano Pilia prendono posizione dietro ai loro strumenti.
Quindi è il turno di Fausto, sicuramente il brano che ha saputo riaccendere le luci della ribalta sui quattro navigati musicisti in questo scorcio di nuovo millennio, ma che paradossalmente risulterà un pò sottotono in questa ottima serata, complice forse una sorta di impasto nel mix che lascia "sotto" gli strumenti di Egle e Stefano precludendone la naturale carica sonica, mentre un grintoso Clementi tuttavia ruggisce sicuro nel microfono. Via Vasco Da Gama è quel lucido viatico tanto atteso per la vorticosa e conclusiva In Un Mondo Dopo il Mondo, autentico tour de force per gli strumenti a corde, indispensabili attrezzi da lavoro tesi a ricostruire un ambiente altro. Si ascolta e apprezza così il lavoro strutturale di Egle che cede a Stefano le svisate rock, siano esse riconducibili poi al più classico suono di chitarra o alle sperimentazioni eseguite con l'archetto. A questo punto si avverte una prima quadratura del cerchio operata da quell'infallibile metronomo umano che diventa Vittoria quando è seduta dietro le pelli della batteria: tutto è compiuto.







