lunedì 5 settembre 2011

ANAMORFOSI
Le Maschere Di Clara
-  Black Widow Records - 2011

Le Maschere Di Clara. Chi, ad una analisi superficiale del nome, si dovesse aspettare il più classico combo prog, giovane eppure stantio, ripiegato su sè stesso e senza capacità di innovare la materia proposta, dovrà certamente ricredersi dopo l'ascolto del fulminante debutto su lunga durata di questo promettente trio veneto. Lorenzo Masotto, Laura Masotto e Bruce Turri si affidano alla strumentale 23.23 per mettere le cose in chiaro fin dall'inizio: strabiliante per potenza metallica, dinamismo progressive e raffinatezza classica, l'opener del cd coniuga aggressività e innata classe sfruttando al meglio le doti dei tre strumentisti, rispettivamente al basso, al violino e alla batteria. Avete letto bene, niente chitarre. E neanche se ne sente la mancanza. I suoni distorti che compaiono qua come altrove sono mutuati dall'uso intelligente fatto con ciò che si ha a disposizione e che i tre sanno maneggiare decisamente bene. La claustrofobica Habanera, con tanto di colta citazione de L'Amour Est Un Oiseau Rebelle tratto dalla Carmen di Georges Bizet, dimostra come si possa fondere avanguardia e musica classica con attitudine rock ogniqualvolta si possiedono passione e temperamento giusti. Certo, non ci si improvvisa abili musicisti dall'oggi al domani. Il cupo basso di Sonata In Re Minore, supportato dal moto perpetuo della batteria via via sempre più tonante, sviluppa lentamente un muro di suono su cui si inerpicano le parole scandite da Lorenzo, il tutto intervallato dal terapeutico intervento vocale di Laura e malinconicamente ingentilito dalle meditative note di pianoforte e glockenspiel, prima della chiusura classica che ci riporta alla mente i Faith No More di Epic. Incessante, la tensione che si respira nella rutilante L'Essenza è sabbathianamente vera e angosciosa; il cantato/recitato di Lorenzo accresce in maniera esponenziale questo stato di catatonico annientamento. "Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla": dopo aver messo nero su bianco queste parole, l'allora giovane sensitivo torinese Gustavo Rol, nel lontano 1927, affrontò una crisi esistenziale che lo condusse successivamente in convento. Ebbene, nell'omonima Gustavo Rol è la sua stessa voce, registrata e già avanti negli anni, ad introdurre questa cavalcata post rock dalle forti connotazioni stoner e dal sapore arcano. L'interpretazione viscerale di Venere pare evocare un lato della dea, nascosto, verosimilmente dimenticato; quello luciferino, attribuito da secoli al secondo pianeta del sistema solare perché stella del mattino, portatrice di luce. Apidistra poggia massiccia su pianoforte e batteria mentre lamentosi violini tagliano rapaci l'aria gothica e in odore di zolfo. In Acheronte e Piombo c'è tempo per una ospitata: Nicola "Bologna Violenta" Manzan, prima al theremin e successivamente alla chitarra, si accompagna ai suoi corregionali infondendo ulteriore violenza sonora alle composizioni.  Chi si aspetta un attimo di requie nella conclusiva Vienna Dorme viene accontentato solo in parte. Introdotta dall'onnipresente pianoforte, Laura recita stentorea un testo ossessivo che ben si combina col fragoroso crescendo della batteria, prima che la stessa, come le onde del mare dopo la tempesta, si quieti nei minuti finali, sfumando in delay. Musica raffinata e aggressiva, disturbata e ammaliante. A fine settembre sapremo dove rivolgerci.

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