01-07-2011
- PERTURBAZIÓNE live @ Pista d'atletica -
Oleggio (NO)
Andrea Barbaglia '11
Giocare in casa. In occasione dei 25 anni di attività di Spazio Musica lo storico locale pavese ha realizzato una corposa quattro giorni di musica ed intrattenimento tesa una volta ancora ad offrire più un luogo di aggregazione sincera e genuina che non un evento di pura e semplice celebrazione, comunque giusta in casi come questo, o, peggio ancora, di triste sfoggio di vacua compiacenza. In cartellone trovano così spazio una schiera di artisti locali legati alla struttura di via Faruffini prima ancora che da ragioni lavorative da profonda amicizia e rispetto, pronti ad omaggiarne i cinque lustri di vita. Ecco dunque, solo per citarne alcuni, Folco Orselli & I Cani Scossi, headliner della prima sera; i già noti e meritevoli Green Like July; l'indie rock dei News For Lulu e la cantautrice Elisabetta Citterio; la gloriosa Treves Blues Band e gli storici Fungus; le note raffinate dei Macadam e il blues dei Rude Mood. In mezzo a tutti loro e a molte altre valide proposte noi andiamo a botta sicura, raggiungendo gli spazi del cortile interno del Castello di Pavia (a settembre vi si esibirà pure Franco Battiato) nel tardo pomeriggio del sabato per un piccolo grande artista: Gianluca Massaroni. Sì, di lui ne abbiamo già parlato in altre due occasioni su queste pagine e in un lasso di tempo relativamente breve, ma ogni esibizione a nome Massaroni Pianoforti è a suo modo un evento davvero unico e sempre nuovo.
Armato quest'oggi di sola chitarra acustica, l'unico cantautonomo neorealista post-moderno che l'Italia possiede sale sul secondo palco del festival in solitaria, ringraziando per l'invito alla manifestazione e decidendo di eseguire come brano di apertura del suo set una non scontata cover di John Lennon, leggenda già omaggiata nella compilation A DAY IN THE LIFE - JOHN LENNON REVISITED con la toccante Love, vale a dire l'urlo straziante di Mother, tra i più dolorosi ed evocativi episodi solisti mai composti dall'ex Beatles. Un ultimo tiro di sigaretta e fin dalle prime note l'attenzione del pubblico pomeridiano è catturata; sarà la voce sofferta di Gianluca, sarà l'irrealtà del posto che emana storia e cultura, fatto sta che questi primi minuti sono già da brividi. "Va bene, andiamo avanti. Avete delle richieste particolari?", domanda con quel sorriso da simpatica canaglia giusto un istante prima di farsi serio e scegliere risolutamente di eseguire Sali E Tabacchi senza aspettare una risposta che mai sarebbe arrivata.
Come nella migliore delle tradizioni musicali il brano ha il pregio di insinuarsi leggero e diretto in un crescendo sottolineato dal giro di chitarra blues che tanto deve al miglior Ivan Graziani; oltre a tutto questo è giusto sottolineare come anche il tentativo di coinvolgere gli astanti per un improvvisato coro tiene alta l'attenzione anche in coloro che stazionano sulle panche a bersi una birra o a chiacchierare tra un panino e una piadina. Per par condicio ecco Dobbiamo Smettere Di Fumare, il divertissement un pò fine a se stesso che tutto sommato ben si inserisce nel programma odierno, rapido e ironico, e che a sorpresa raccoglie diversi applausi. Preludio a quanto ci aspetta da qui in avanti? Forse sì. La Città Si Sveglierà è infatti nota; i "compaesani" di Massaroni ora partecipano più attivamente canticchiando testo e ritornello, noi ci domandiamo come un simile potenziale non sia ancora esploso e conosciuto a livello nazionale e ci gustiamo la coda strumentale del finale con un afflato grunge à-la Soundgarden suonato dallo spirito di Jeff Buckely. Da segnalare a questo punto l'inedito Lavanderia A Gettoni, anticipazione davvero neorealista del futuro lavoro in studio, di cui già trapela il working title SETTEMBRE, su piccoli gesti di vita quotidiana per far quadrare giorni e vite tanto nell'hinterland pavese quanto nelle metropoli urbane.
Malinconica al punto giusto, pare avere tutti i crismi per diventare uno tra i brani più intensi del cantautore di Voghera, tra echi battistiani e rimandi al primo Vasco Rossi senza alcun tipo di scimmiottamento, ma anzi, con quello stile a suo modo unico che lo contraddistingue, sia nei brani più riflessivi sia in quelli più leggeri. "Avete delle richieste? Che riguardano le mie canzoni. ..Mie! ..MIEEE!" Il sempre più esaltante Massaroni presenta il prossimo come un brano in cui si parla di buone occasioni, ma che col tempo vanno a farsi benedire: È Ancora Giorno trasuda una carica rock importante, anche semplicemente appoggiandosi alla Gibson acustica che Gianluca qui spreme fino all'ultima nota, giusto il tempo di far intuire anche al più distratto ascoltatore come il fuoco sacro della Musica arda vivo sotto la cenere di qualunque rogo. Dopo circa mezz'ora è purtroppo tempo dell'ultima canzone. Nell'aria già si sentiva più di una voce che sussurrava "Carlo, Carlo..." e fa piacere che le stesse siano probabilmente giunte anche sul palco vista la scelta conclusiva di affidarsi proprio a Carlo (Il Passato È Passato).
Dunque, in cosa consista la canzone di cui sopra, ci pensa il suo autore a dare le giuste coordinate ricordando come qualche anno fa, in quel di Pavia, al termine di una serata decisamente alcolica, un ragazzo "leggermente" alticcio avesse palesemente sbagliato citofono di casa svegliando nel cuore della notte un'intera palazzina prima di essere ricondotto sulla retta via. Da questa piccola storia vera Massaroni trae spunto per un quadretto divertente e ben bilanciato da poche note che si sposano perfettamente con la tematica non particolarmente aulica, ma dal terribilmente più concreto taglio urbano. Lo scambio di battute col pubblico fa il resto. I ringraziamenti finali per gli organizzatori e le persone accorse sono le note finali per questi trentacinque minuti di grande musica, in uno scenario inusuale con un piccolo pubblico cresciuto fortunatamente sempre più col passare del tempo e l'approssimarsi della serata. Il disappunto per non aver future occasioni di rivedere Gianluca live nei mesi estivi viene controbilanciato dall'attesa per il nuovo lavoro che sta nascendo in sala di incisione e previsto per l'autunno. Che taglio avrà a noi poco importa: la facilità di scrittura che l'accompagna è sintomo benaugurante per ciò che verrà. Ogni cosa ha il giusto tempo e noi, semplicemente, vedremo di non farci trovare impreparati. Grande MaSSa!!
Eccoci così all'ultimo live della giornata e di questo MiAmi 2011 che già solo nel corso di questa domenica ha offerto ben 19 concerti (su un totale di 49 nell'arco di tre giorni) lungo quelle che solitamente sono le ore di una faticosa giornata lavorativa. Vero, lunedì ci sarà ancora un momento di incontro e poesia grazie alla presenza, fra gli altri, dell'icona Federico Fiumani presso il circolo Arci Bellezza di Milano; tuttavia il clou sta arrivando. Reduci da un tour ricco di sold out, i Verdena bazzicano fin dal pomeriggio gli spazi del Magnolia, ad ascoltare colleghi, confusi tra il pubblico, riconosciuti da pochi a caccia di foto e autografi. Li perdiamo di vista sul far della sera, man mano che gli istanti precedenti alla loro esibizione si avvicina e la concentrazione richiesta aumenta. Ma sappiamo dove e quando li ritroveremo. Il palco principale li attende per le 23. Già durante il live di Cesare Basile di qualche ora prima, in transenna si trovavano ragazzi e ragazze con le t-shirt della band di Albino, decisi a mantenere la posizione fino all'arrivo dell'ora X. Noi si rincula nella pancia del parterre, leggermente spostati sulla sinistra. Apprezziamo i Verdena, ma non siamo fan della prima ora. Negli anni però la loro crescita è stata esponenziale e pure le ultime prove in studio sono lì a dimostrarlo: giusto che davanti ci siano i loro veri cultori; corretto che anche per chi li segue con meno foga ci sia ugualmente posto per goderseli nel miglior modo possibile. Anche questa sera la scaletta pescherà a piene mani nell'ultimo ottimo doppio album WOW?
Beh, data la bontà di uno fra i pochi doppi album italiani convincenti, come potrebbe essere altrimenti? Scendono le luci, sale l'incitamento. Quattro figure salgono sul palco. Niente chitarre, ma ben due tastiere per il primo pezzo: Miglioramento è ugualmente una botta sonora davvero notevole che il pubblico gradisce senza mezzi termini, segno di come le novità del doppio cd siano state ampiamente metabolizzate. E dalle retrovie ecco muovere verso le prime file numerosi ragazzi diretti a rimpolpoare e serrare ulteriormente il già nutrito parterre che è venuto radunandosi negli ultimi minuti precedenti il live. Si procede senza chitarre anche con la successiva Il Nulla Di O., breve e straniante tra continui arpeggi alle tastiere, mentre su Rossella Roll Over è il prezioso quarto uomo Omid Jazi a dare il suo contributo alla sei corde visto che Alberto Ferrari trova anche in questa occasione perfetta collocazione al piano elettrico, defilato sulla sinistra del palco, con una Roberta Sammarelli sempre molto carica cui spetta invece il compito di occupare lo spazio solitamente destinato al frontman.
Ci vuole la sorpresa L'Ora È Buia perché Alberto torni ad imbracciare la sua Gibson ES335 liberando così Roberta ad un potente headbanging giusto qualche istante prima di calmare, ma solo apparentemente, le acque con un classico tratto da IL SUICIDIO DEL SAMURAI, quella Phantastica nervosa e ricca di meravigliosi sbalzi emotivi che, oggi come sempre, viene spinta dalla tonante batteria di Luca e dai cori di tutti quanti. C'è un Cristo che sanguina, ma pochi paiono prestar attenzione. Come per i ManzOni, l'intercambiabilità fra i vari componenti, fatto salva la posizione inamovibile del più giovane dei Ferrari dietro le pelli, regna sovrana da queste parti. Per Badea Blues troviamo così Alberto al basso, Omid alla chitarra e Roberta alle tastiere; a differenza della versione in studio, sembrerà strano vista la differenza di organico, pare di percepire influenze pearljamiane del primissimo periodo, proprio quello di TEN per intenderci, tra i solchi di una Wash più lisergica e quelli di una Black meno visionaria e descrittiva, amalgamate e filtrate dalla stessa malinconia.
Piano elettrico per Omid, chitarra per Alberto, basso per Roberta, Luca sempre un metro dietro tutti; Nuova Luce e il contaminato afflato prog di Lui Gareggia si rivelano utili per preparare il terreno a Caños, primo atteso estratto dall'ottimo REQUIEM, accolta da un boato liberatorio presto incanalato nel prevedibile coro che l'accompagna. Anche Logorrea procede rock e cattiva in questa direzione, metà esatta della setlist odierna di un impressionante concerto che si sta rivelando minuto dopo minuto, canzone dopo canzone, un autentico successo, tra schiaffi psichedelici, gusto per le sfuriate soniche e costruzioni melodiche sempre precise e di forte impatto. Ottimo l'audio, gestito dal fido Brujo in cabina di regia, coinvolgenti le canzoni proposte. Il killer riff di Muori Delay, seppur leggermente anticipato rispetto alla sezione ritmica, è l'ennesimo momento di esaltazione collettiva, nel parterre ovviamente, ma pure sul palco; Alberto e Roberta letteralmente scatenati con in mano i propri strumenti "naturali" trovano in Luca l'aggressiva e naturale controparte, perennemente intenta a schiantare tamburi e grancassa. Altri due momenti di diversa natura tratti da WOW: la pastorale Tu E Me viene eseguita all'acustica con i suoi tanti rimandi ad atmosfere care a John Paul Jones poi il drumming serrato di Canzone Ostinata rilancia un rock psichedelico che non disdegna di omaggiare nell'uso della voce i Beach Boys di Brian Wilson. Da qui in poi, fatta eccezione per È Solo Lunedì che deve ancora assurgere a quel ruolo avendone tranquillamente le caratteristiche, è una sequenza di hit (sì, perché anche il rock di questo scorcio di millennio ne ha!) ed entusiasmanti nuove proposte, immediate ed orecchiabili pur non poggiando sulla classica alternanza strofa-ritornello.
Si parte con il giorno delle streghe di Angie, incontriamo Razzi, Arpia, Inferno E Fiamme, meditiamo sull'ampio respiro della solare Scegli Me, osserviamo impazzire tutti quanti (pure i due Ferrari che, al termine del pezzo in questione, si manderanno per un istante a quel paese con la grazia che solo i fratelli possono avere) per la comparsata dello storico Valvonauta, veniamo travolti dal ruggito grunge della macchinosa Don Calisto e saltelliamo sospinti dall'accattivante ritmo british, con tanto di urletti wilsoniani, di Loniterp, cui si affiancano atmosfere ben più stranianti à-la, sì, a-là Verdena, marchio di fabbrica, che piaccia o no, ormai consolidato e DOCG. Ottima sequenza, non c'è che dire. La pausa a questo punto è doverosa. Ma non dobbiamo attendere molto affinché dal palco i quattro tornino a deliziare le centinaia di persone accorse (sì, è il buon Fabrizio Lavoro ad esserci passato davanti). È l'ultimo sforzo. Elefante è una mazzata; roboante, vorticosa e avvolgente, vede la band macinare ancora chilometri di decibel, triturarli e darli in pasto ai fan. Poi la quiete e un bel Sorriso In Spiaggia, anzi due, con un pianoforte molto Queen che consegna agli annali del MiAmi 85 minuti intensi, senza cali di tensione ed attenzione; volti stremati e felici ovunque, anche in pista con il dj set (... Mistero di Enrico Ruggeri!?!). La Musica è passata di qui. Il tour dei Verdena anche a casa vostra.
C'era trepidazione per vedere una data live dei ManzOni. Centellinate e scelte come le parole e le musiche presenti sul loro disco d'esordio, le esibizioni del quintetto veneto sono tanto più rare al centro e al sud Italia per cui non ci lamentiamo se li ritroviamo in un pomeriggio di metà giugno all'interno del MiAmi, la kermesse ideata dallo staff di rockit.it e giunta felicemente al settimo anno, in un orario un pò infelice considerando che l'inizio della loro setlist è tassativamente programmato per le 17:00, non un minuto dopo, quando sotto al palco principale, battezzato proprio da loro nella giornata odierna, ancora non si vede nessuno. Neanche troppo spaesati i ManzOni occupano comunque tutto il Pertini, anche visivamente, schierando tre-chitarre-tre, una batteria e la voce nuda e cruda di Gigi Tenca. Attendono pochi istanti, non si guardano negli occhi, non si preoccupano di quanta gente accorrerà, lo vedi che sono concentrati e proprio per questo tradiscono un pò di nervosismo, forse. Sono tutte sensazioni che scorrono veloci nella mente di chi li sta osservando, poi una distorsione si staglia alta rompendo il silenzio, destandoci dai nostri pensieri e diffondendosi nell'aria, sirena meccanica proveniente dalla pedaliera di Ummer Freguia, a ruota seguita dalle minimali sperimentazioni sonore di Fiorenzo Fuolega.
L'attacco di Tenca ha in realtà fin da subito un approccio recitativo, scandito alla perfezione mentre racconta miserie e nobiltà di Mario, un inedito urgente, attuale e commovente, tanto più vivo perché riflesso della società odierna, sottolineato dalle note misurate della Telecaster di Carlo Trevisan e dalle spazzole di Emilio Veronese alla batteria qualche istante prima che la telecamera si sposti e si posi su un autunno Rosso di una piazza a Roma lasciando posto alla successiva deflagrazione delle sei corde. Applausi in tutto il parterre. Sì, perché qualche decina di persone è nel frattempo accorsa e se utilizzare il verbo "accalcarsi" sarebbe quantomeno errato perché non corrisponderebbe alla realtà dei fatti, è pur vero che si ferma, drizza le antenne e ascolta. Non leviamo gli occhi dal palco e assistiamo allo scambio di strumenti tra Fuolega e Veronese per la successiva L'Astronave, dato che l'intercambiabilità dei ruoli è una peculiarità della band non solo in studio. I versi dell'inconsapevole istrione Tenca, che nei momenti strumentali del brano s'aggira irrequieto sul palco, pompando a mille l'energia rubata alla musica dei suoi compagni, sono un'altra rasoiata carica di poesia e polvere da sparo. Basta poco per l'innesto.
La straordinaria Cosa Ci Sarà è il centro della performance manzOniana. Immagini concrete su loop ciondolanti si succedono nel racconto del frontman veneto che, abbandonato il leggio, pare vivere sulla propria pelle le emozioni provocate dalle sue stesse parole, immedesimandosi in esse, facendosi percorrere dal dubbio e lasciandosi percorrere da un fremito di titanismo che affiora qua e là ogniqualvolta l'essere umano sa di scontrarsi contro l'ineluttabile. Nel crescendo delle chitarre risiede la tensione che ci conduce al penultimo brano del live e al terzo cambio di line up; ora Fuolega torna all'elettrica, Veronese scivola all'acustica e Trevisan siede dietro le pelli. La scelta di affidarsi ai ricordi dell'amore perduto di Scappi è azzeccata: l'incanto amaro è interrotto solo dal passaggio di un aereo decollato pochi istanti prima dal vicino aeroporto di Linate quasi partecipasse attivamente alle dinamiche del racconto, colpo di (meta)teatro del tutto imprevisto. Sul palco si accendono le prime luci. Tu Sai. La tensione poetica, già di per sé palpitante, a questo punto aumenta, è fisicamente tangibile, si manifesta attraverso il corpo di Tenca, percosso e agitato dalle liriche sempre più devastanti nella loro disperata richiesta di aiuto. Sono le bordate soniche del duo Freguglia-Fuolega a dare continuità a questo male dentro. Infine si ode silenzio. Tenca, rivolto al pubblico già plaudente, esclama semplicemente "ManzOni". Pertini, alle spalle, guarda e approva.
Arriviamo al terzo giorno della settima edizione del MiAmi, una volta ancora allestito presso gli spazi esterni del Magnolia di Segrate, che sono da poco passate le 16:15; Marco Ghezzi e Gianluca Perucchini, titolari del duo bergamasco, coadiuvati anche quest'oggi dalla chitarra del tORQUEMADA Alfonso Surace e dal basso della Love In Elevator (no, niente Aerosmith; si cerchino riferimenti alle voci Love e 13th Floor Elevators piuttosto) Anna Carazzai, prendono posizione sul palco La Collinetta di Jack sotto gli occhi di qualche decina di spettatori. Ma hanno spianato la collina di fronte al palco, visto che pur stando in zona mixer pare di essere ben più vicino ai musicisti rispetto ad un anno fa? Mistero. "Ciao a tutti, noi siamo i Sakee Sed" e via, si parte con lo stordimento alcoolico e sbilenco di Vermouth And Baby che di lì a pochi minuti confluisce e si evolve in un altro pezzo a suo modo storico del duo bergamasco: dopo la bevuta di pochi istanti fa è infatti tempo di mettere qualcosa sotto i denti e Cenami Il Cefalo se culinariamente non è forse il massimo per lo stomaco è comunque specialità della casa per quanto riguarda le orecchie. Sul coinvolgente ritmo vaudevilliano del primo singolo tratto dall'esordio ALLE BASI DELLA RONCOLA, oltre alla mobilissima Anna, notiamo come l'attenzione delle prime file è decisamente buona e scorgiamo confusi tra la gente e un pò defilati sulla destra del palco innanzitutto i fratelli Ferrari, successivamente la signorina Sammarelli e, in ultimo, il loro collaboratore Omid Jazi.
Fin qui la prova dei loro amici è convincente, anche l'audio, che ha sempre penalizzato il secondo palco al Miami per le band più rumorose, quest'oggi è decisamente buono, permettendo di distinguere suoni e parole (ma allora, la collinetta è stata modificata oppure no?) senza grosse fatiche. I Sakee Sed decidono così di bagnare il felice evento con un inedito dall'inquetante titolo Tritolo che, tuttavia, si rivela una delicata ballata esistenziale dalle forti influenze psichedeliche innestate su un corpo melodico amante del walzer, seppur contaminato ripetutamente dal piano Rhodes di Ghezzi. Nell'aria c'è umidità, figuriamoci sul palco, per cui un goccio di birra tra lui e il sempre più barbuto Perucchini diventa obbligatorio, e per dissetarsi e per onorare il pezzo successivo che di lì a poco viene eseguito. Trattasi dell'attuale singolo in programmazione su... su... beh, da tempo ormai non si sa più bene su cosa un brano di una giovane band vada in programmazione, di certo non per radio o in tv; maggiore fortuna sta avendo nella Rete, per cui ci limitiamo a segnalare come la foga rock'n'roll di Bacco, brano di punta presente sull'omonimo ep e anticipo del futuro secondo album in dirittura d'arrivo, sia un ottimo biglietto da visita per chi ancora non conosce gli ex De Seekas e la loro Family allargata. Rullo di tamburi da parte di Perucchini e attacco in sincrono di chitarra, basso e piano. Semplice, essenziale eppure, o forse proprio per questo, dannatamente efficace.
In poco meno di quattro minuti le nostre teste e i nostri piedi non possono far altro che tenere il tempo, muovendosi sistematicamente sul brillante ritmo proposto. Nulla di davvero nuovo sotto il sole, eppure una volta ancora personale, unico e distinguibile dalla massa. E c'è pure un solo di chitarra ad opera di Surace. Bravi. La Gibson del tORQUEMADA è protagonista successivamente pure nel secondo fantomatico inedito della giornata intitolato Sta Piovendo, caracollante, ma potente ed aggressivo come mai prima d'ora i Sakee Sed si erano espressi. Per il finale il ventisettenne Ghezzi, sempre ingobbito sul suo strumento, propone un altro estratto da BACCO: l'interessante Repetita Iuvant, rock dall'atmosfera plumbea che affonda le radici negli anni '60 della West Coast, compatta il quartetto mentre vengono pronunciate liriche taglienti e la signorina Carazzai spinge sul suo basso con piglio da navigata professionista. Promossi, non c'è che dire. Per la verità, ci suggeriscono direttamente dalla cabina di regia, il pezzo conclusivo del loro set è la più compassata Tralalala, terzo estratto dall'ep di cui sopra, utile per raccogliere i meritati applausi; noi però abbiamo già abbandonato allora la zona mixer de La Collinetta (insomma, l'hanno modificata o no???) per correre sotto il palco Pertini e non perderci gli attesissimi ManzOni che di lì a poco saranno autori di una prova toccante e davvero maiuscola. Voi, cari Sakee Sed, siete sulla buona strada. Avanti così!